Per una nuova rivoluzione: l’Ancien Régime c’est moi


Dopo 4 secoli di rivoluzioni, in cui si è spesso agito in modo inconsapevole quella che gli psicologi chiamano la proiezione dell’ombra – l’attitudine a scaricare sul nemico di turno tutto il male che non si vuole riconoscere dentro di sé -, è arrivato il tempo di inserire certe acquisizioni basilari della moderna scienza psicologica nella teoria e nella prassi politica, per poter contribuire all’evoluzione dell’umanità.
C’è un nuovo livello da sovvertire al di là di tutte le più ingiuste strutture politiche, economiche e sociali: l’ordinario stato di alienazione dell’io.
La vera rivoluzione ormai non potrà che consistere nel rovesciamento del piano egoico: l’Antico Regime sono io, è lo stato ordinario della mia coscienza che va smantellato, quando è reclusa nei suoi gorghi autoreferenziali e nella sua pretesa di autonomia.

La confessione personale è di conseguenza la vera rivoluzione di questo mondo, il rovesciamento permanente del suo fondamento spirituale; autentici sovversivi sono gli uomini e le donne capaci di riconoscere la negatività che alberga nelle proprie dimensioni interiori, offrendosi liberamente alla propria trasformazione.

La necessità di uno slancio del pensiero, la fede nell’invisibile, la centralità contemplativa che può guidare alla corretta azione nel mondo: questo e altro nelle brevi risposte di Marco Guzzi ai giovani riuniti la scorsa estate a Bosco Chiesanuova, in provincia di Verona.

Buona visione!

Commenti

  1. Sento le parole di Marco ai giovani di Bosco Chiesanuova un crescendo di quanto abbiamo vissuto durante l’intensivo dell’Immacolata: la rivoluzione che dura a lungo è quella che viviamo adesso, che riparte ogni giorno dal Pensiero creativo dove il nuovo alfabeto che ci fa pienamente uomini prende forma e suono nelle cellule del nostro corpo.

    GRAZIE e un forte abbraccio.
    Giuliana

  2. Sentendo le risposte ai giovani date da Marco mi chiedo come sia un mistero il dono che ho ricevuto di accoglierle profondamente e farle mie, nella misura in cui il mio essere qui sulla terra mi permette.Cercando di allargare ilo mio pensiero alle persone che sento care e che sono anch’esse in sofferenza capisco che è davvero difficile quel cambiamento antropologico che consiste nel non scaricare sull’altro ciò che invece dobbiamo guardare dentro di noi,che non sia scontato e che solo la fede che illumina il pensiero mi permetta di continuare a reimparare il mio essere donna, qui ,ora,aperta alla possibilità della trasformazione .
    La difficile quotidianità lavorativa dove la dimensione attacco -difesa prevale ,è un campo di azione che permette di lavorare molto su di me ,ma nel quale posso stare in modo autentico e questo mi porta non solo a modificare il mio comportamento,ma anche a pensare nuovi cambiamenti.
    Il discorso di Marco diventa così la vita nuova.
    Grazie di tutto ciò e un grande abbraccio .
    Rosanna

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