“Finalmente a casa”

Mancano ormai poche ore alla data che da molti mesi fa parlare tutto il mondo della fine del nostro tempo.
La conclusione del calendario Maya inquieta milioni di anime che interpretano la cosa come un annuncio preciso eppure sono tante le voci che smentiscono autorevolmente tali interpretazioni ma . . . . . . . . resta il pensiero e con lui il timore di essere nati negli anni sbagliati.

Molto probabilmente tutto ciò accade perché è ormai diffusissima una maggiore coscienza o quantomeno una percezione ben precisa che così non si può più proseguire il cammino dello sviluppo dell’umanità su questo meraviglioso pianetino in viaggio nell’infinito.

Del resto al passaggio di millennio il beato Giovanni Paolo secondo ce lo disse apertamente che siamo di fronte ad un bivio e l’umanità deve scegliere tra un serio cambiamento di pensiero o il baratro dell’autodistruzione, visto che ormai tra inquinamenti vari e la diffusione delle armi di distruzione di massa la cosa è facilmente realizzabile .

Mi piacerebbe giocare un po’ con voi stuzzicando la fantasia per alleggerire la tensione che pensare alla fine porta con se e lo faremo ma prima vorrei evidenziare come il lavoro che stiamo facendo nei gruppi dP sia perfettamente in linea con le necessità del tempo attuale e come risponda efficacemente alla ricerca di nuove strategie di convivenza pacifica e costruttiva.

Prendo alcune righe dalla raccolta “ Dalla fine all’inizio “ saggi apocalittici che Marco Guzzi con le Paoline ha prodotto nel 2011 : ( da pagina 38 )
Ora proviamo a chiederci: con quali caratteri sta emergendo questa figura inedita, post-bellica e trans-egoica di umanità ?
Rimbaud è stato tra i primi a manifestare i segni di questo passaggio a una nuova forma di soggettività, potremmo iniziare proprio con la sua più celebre frase: ”E’ falso dire : io penso; si dovrebbe dire: io sono pensato. Scusi il gioco di parole: io è un altro “.
Dunque il nostro io, quando abbandona l’illusione egoica di essere un nucleo ben definito nei propri confini, quando cioè la smette di difendersi/attaccare e inizia ad ascoltare e ad ascoltare in profondità, scopre innanzitutto di essere aperto dentro di sé, scopre di essere abitato a dimensioni altre, da strati psichici abissali, da altre parti di sé tutte da scoprire e con cui entrare in relazione.
L’Altro non è solo fuori di noi, perciò non basta eliminarlo o assoggettarlo o tenerlo fuori dalla città/civiltà per garantirsi una identità stabile; un ego, appunto, tutto d’un pezzo. L’Altro è dentro di noi, e ormai non possiamo più evitare di fare i conti con esso.
In questo paragrafo titolato , L’emersione del nuovo io relazionale, Marco approfondisce l’analisi delle nostre difficoltà ma tutta la composizione è dedicata ad una più attenta lettura del tempo attuale.

Ecco è proprio questo il campo di ricerca nel quale ci stiamo impegnando: la nostra interiorità.

Lavoro impegnativo, faticoso e doloroso che apre però immediatamente a paesaggi inediti provocando rapidi sebbene minimi cambiamenti delle relazioni con gli altri e con noi stessi . Occorrono molta pazienza, costanza ed umiltà per indagare nel profondo e la sinergia dell’impegno culturale-psicologico-spirituale sblocca il nostro modo di essere qui ora.
Il metodo di lavoro è esperienziale e agisce in modo efficace sulla conoscenza che a sua volta arricchisce le coscienze dei partecipanti.

Insomma ai Maya riconosco una bella coincidenza con questo tempo di crolli istituzionali ma anche di affascinanti ricerche e noi siamo già al lavoro per la costruzione di una Nuova Umanità .

Resta confermato un fatto, presto o tardi la fine di questa esperienza terrestre arriverà per tutti e di noi resteranno forse alcune cose tra cui una lapide con su scritto qualcosa. Considerando la estrema sintesi necessaria:
cosa vorresti leggere sulla tua lapide ?
Sulla mia ? FINALMENTE A CASA

Commenti

  1. antonella dice:

    carissimo Alessandro, grazie per questa illuminante rinfrescata, giusto stamattina leggevo Giovanni(8,9) dove Gesù guarisce un cieco sin dalla nascita, né lui né i suoi genitori sono colpevoli ma è così perché si possano manifestare le opere di Dio, dove c’è il giorno e la notte e allora nessuno può agire più. Ecco io mi sento così, alla ricerca finalmente dell’io dopo aver compreso che io è Altro che sta dentro di me e non mi lascia da sola con me stessa. Così Gesù sputò per terra e gli mise un pò di fango sugli occhi… Al cieco chiesero:”dov’è ora quell’uomo?” rispose “non lo so”. Capisco però che solo l’esperienza mi porterà finalmente a casa.
    Buon Natale,perciò, a tutti. Antonella

  2. Caro Ale,
    questa mattina, sono stata attirata dal gioco che proponi, ma arrivata alla fine della lettura l’immagine della lapide mi ha riportato la lunga malattia e la morte dei miei genitori e poi quella di mio fratello.

    Sono stata invasa dalla paura e non sono riuscita a rispondere.

    Ho sorriso e, nell’espiro, ho lasciato andare per rientrare in uno stato di vuoto e di quiete.

    Il cammino che sto compiendo insieme a voi mi conduce verso un continuo abbandono, spegnimento di quel centro di giudizio che ora sento fisicamente. Mi insegna a morire all’ego per aprirmi ad Altro.

    Osservo la mia trasformazione che mi fa più libera e leggera nel movimento.
    Così riesco a vedere la mia lapide sulla quale leggo le prime parole della poesia di Marco che ha dato inizio alla mia avventura in dP:

    CHIARA, TE LO PROMETTO, RISORGEREMO.

    La promessa di rinascita, di vita eterna è apertura alla Relazione.
    Il passo evolutivo che l’Umanità è chiamata a compiere è quello di comprendere che l’io è tu, è noi e può diventare pienamente se stesso solo nella Relazione.

    Ti abbraccio.
    Giuliana

  3. gioia
    piena
    esultanza
    e’ il pensiero
    che mi pensa
    e mi trascina via
    con sè. L’abbandono
    è d’obbligo quando parla
    l’ETERNO IN finito “in TE”

  4. Carino il gioco della lapide!
    Sulla mia vorrei che fosse scritto: ha raggiunto l’inizio della saggezza.
    Per me infatti la parola ”saggezza” racchiude e dice il senso dell’umano vivere. La speranza perciò è di raggiungere, nel senso di finalmente toccare, quello stato dji pienezza senza più le frustrazioni e le contraddizioni vissute qui. Tuttavia, spero anche sia un inizio, cioè spero che la vita eterna si riveli nella modalità dell’approfondimento continuo, della passione che continua a farci entrare sempre più nel senso della vita, un senso asintotico, che guida il desiderio verso il suo compimento lasciando però ancora sempre un mondo da scoprire.
    Un abbraccio
    iside

  5. Rosella che bello l’abero di Natale!
    Daniela

  6. grazie Daniela
    E’ bello essere vivi, eh?
    Un abbraccio e buona continuazione
    Rosella

  7. Alessandro C. dice:

    Eccomi sono sopravvissuto anche io .
    In realtà questo tema della fine lo penso spesso ma l’occasione Maya ha diffuso i pensieri in merito.
    Del resto avere occasioni di riflessione su questo tema sembrerebbe da evitare visto come la cultura attuale tende in tutti i modi di distrarci.
    Vi confesso che la mia speranza è di avere coscienza piena del momento ultimo anzi se possibile di avere un pochino di tempo per prepararmi ma so che questo non dipende da me, quello che invece dipende da me è impegnarmi, come sto tentando di fare con tutte voi, per sperimentare un’altra fine che fatico moltissimo a realizzare.
    Questo ego è così impregnato in ogni mia cellula da farmi pensare spesso che non riuscirò mai ha vedere la mia trasformazione.
    Più tento di spegnere, di lasciar andare, di abbandonarmi più si intensificano le resistenze, con una varietà ed una viscosità sempre nuova e più efficace, è incredibile.
    Forse dovremmo farne oggetto di una condivisione specifica . . . . .. . .
    Grazie per la vostra partecipazione al giochino e a Ro servirà un grande spazio per scrivere mezzo albero anzi , a me sembra più una bella scalinata che termina con gioia .
    Buon Natale a tutte-i Ale

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