Controcanto

Signore Gesù, vero Dio, vero Uomo…
Stai recitando, non ci credi veramente.
Vero Dio Padre, vero Uomo Figlio, nell’unità di un solo Spirito…
Smettila, non senti che sei falsa? Ma che Padre, che Figlio! Non provi nulla mentre dici queste parole, sei gelida e anche un po’ ridicola.
Tu sei la mia nuova Umanità…
Tu non cambierai mai, il tuo cuore è una pietra.
Noi ti conosciamo, con noi non puoi fingere.

Io ti prego, SALVAMI…

Alla parola “salvami” non ne posso più di queste voci interne che mi tormentano e allora l’ultima parola invece di pensarla la grido a voce alta: “SALVAMI!”
Il suono della mia voce spaventa un po’ anche me.
Non so più come fare. È un po’ di tempo che quando cerco di passare dalla meditazione alle parole della preghiera, arrivano queste mie voci interne, questi pensieri distruttivi che smontano tutto.
Controcanto: non so quasi nulla di musica, ma mi viene in mente questa parola.
Mi richiama un coro a due voci in cui la seconda fa il verso dissonante alla prima, ed è proprio questo quello che mi succede.

Ma questa volta sono stanca di subire.
Volete un canto a due voci? Allora lo facciamo sul serio.
Prendo in mano un salmo.
Adesso questo lo recitiamo insieme, dico idealmente ma con forza alle mie voci distruttive, una strofa io e una voi. Adesso noi preghiamo INSIEME e quando tocca a voi, guardate bene di fare del vostro meglio e di non barare! Io ci metterò tutta la fede che posso e voi farete lo stesso. Anche se fosse solo un grammo la vostra fede in Dio, ora la tirate fuori! Poi tornerete a dire quello che vi pare alle mie orecchie, ma ora PREGATE QUI CON ME!
È incredibile ma mi ascoltano. Le mie voci distruttive, impettite e offese, recitano la seconda strofa del salmo. Alla strofa successiva si sciolgono ancora un po’, o almeno, non fanno resistenza. Scopro che sanno pregare anche loro.
Qua e là alcune parole del salmo prendono vita. Qualcosa si allenta.
Provo un senso di sollievo e di sfinimento allo stesso tempo.
L’ultima strofa possiamo quasi pregarla insieme, io e le mie voci.
Non c’è nessun idillio, nessun lieto fine, ma un senso di sofferta compiutezza, forse un inizio di pace.

“Porgi l’orecchio, Signore, alla mia preghiera
e sii attento alla voce delle mie suppliche.”
Salmo 86

Comments

  1. Mariapia says:

    Quante volte , pregando, succede anche a me di fare il controcanto mentale!
    Apprezzo, Antonietta, la tua determinazione e il tuo espediente nel farlo tacere. Come ci ricorda talvolta Marco , con il “ gne gne” infantile e lamentoso non si va da nessuna parte.

    Anche Cristo sulla croce è ricorso a un Salmo, che abbiamo sentito ieri, nella liturgia della Messa della domenica delle Palme, è il 22. Inizia con parole di disperazione: “ Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? “ Ma nel proseguo ha parole ben diverse:
    “Lodate il Signore, voi che lo temete(…)
    Perché egli non ha disprezzato
    Né sdegnato l’afflizione del misero,
    non gli ha nascosto il suo volto,
    ma, al suo grido di aiuto, lo ha esaudito.

    Auguri a tutti per una Pasqua di vera rinascita! Mariapia

  2. Corrado says:

    Grazie, Antonietta, di questa memoria dei timbri oranti che, a loro modo, in cerca di assonanza tra dissonanze, fanno sentire la loro vocina – vociona dentro di noi, insieme al bocca chiusa – pausa – silenzio.
    Tutto è preghiera e niente è preghiera. Dipende.
    E’ il mio cuore il luogo mariano in cui, nell’ascolto del Verbo, muore, nasce, fiorisce e matura adesso nella mia carne quella sola preghiera che mi permette di sentire l’Orante – Cristo – che prega in me, attraverso di me.
    Mi accorgo così che non è più la “mia” preghiera, ma la Sua preghiera che si dilata in me e in tutte le membra del suo Corpo. In lui ogni lamento, lode, invocazione, dubbio, affidamento, grido, canto … diventa “una voce dicentes: Sanctus, Sanctus, Sanctus”.

    Auguri di santità in questa settimana santa
    Corrado

  3. maria carla says:

    Quante volte….quante volte la mia mente ha fatto il controcanto alle preghiere rituali, alle formule tradizionali di supplica o di ringraziamento! E’ inutile, se non trovo io le parole per pregare non arrivo a niente, tutto mi sembra falso e senza significato. Avverto sempre una resistenza dentro di me che non mi fa sentire in pace…eppure lo vorrei tanto! Ciao Anonietta e facci ancora partecipi delle tue battaglie vinte, mcarla

  4. Patrizia says:

    … e si capita anche a me, ma non solo quando cerco di pregare, anche quando tento di parlare, di esprimermi rimanendo in ascolto di me stessa nella fede, sento le vocine che mi tormentano dicendo: “proprio tu parli così? tu che sei gelida, che non hai mai parlato con il cuore, sei ridicola, non riuscirai mai a stare in relazione con gli altri in questo modo”.
    Anch’io come te mi oppongo, ma dopo un pò me ne separo, so che sono fatte di nulla, un pò come i miraggi nel deserto, basta non corrergli dietro.
    Scendo più in profondità e chiedo aiuto al mio spirito, con lui sperimento il nuovo, un preghiera sentita, un parlare sincero, ho visto che non c’è cosa che mette a tacere di più queste vocine che vedermi sperimentare, loro sanno che sono portatrici di menzogna e in un attimo si dissolvono.
    Sento che la Grazia è anche forza di combattimento e insieme si procede meglio, mi unisco a te e a tutti voi per proseguire perseveranti. Patrizia

  5. Cara Antonietta, grazie di questa bella descrizione di come, anche pregando, possiamo oscillare tra stati mentali diversi e antagonistici. Nella nostra pratica la fase meditativa dovrebbe attenuare non poco questa scissione interiore.
    Dobbiamo cioè sostare di più nella fase dello spegnimento, della rinuncia al giudizio, del morire a quell’io vecchio che appunto dubita, bofonchia, chiacchiera, e disturba.
    Dobbiamo lasciarci assorbire di più nello stato spirituale del Presente, dove il silenzio è più profondo, e lì lasciare che le parole della Rivelazione diventino il tutto del nostro essere. Dovremmo dire “Gesù” con tutto il cuore, con tutto l’essere, con tutto il corpo, lasciando che siano queste parole a dare nuova forma alla sostanza della nostra anima.
    Ora, certamente, capita che anche negli stati contemplativi si riaffaccino vocine di disturbo, ma dovremmo essere abbastanza esperti da riconoscerle subito, e da spegnerle senza troppe storie.
    Così cresce lo stato contemplativo e si fa sempre più totalizzante, totale, e lo Spirito prende tutta la nostra parola, occupa tutta la nostra mente, riempiendo tutto il nostro essere di pace, anche nel dolore a volte, e di molteplici e sempre nuove illuminazioni sui misteri della salvezza.
    Un passo per volta, senza pretese, con meticolosa e direi infantile fiducia.
    Un abbraccio. Marco

  6. Cara Antonietta,

    solo oggi ho avuto il cuore adatto a leggerti: bellissima e creativa la tua esperienza meditativa: mi ha lasciata ammirata.

    Mi pare che corrisponda appieno alle parole di Paolo: “Io sono persuaso che nè morte nè vita, nè angeli nè principati, nè presente nè avvenire, nè potenze, nè altezza nè profondità, nè alcuna creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore».
    Rm 8,31-39

    E’ bellissimo il tuo controcanto, una esperienza che nasce in modo speciale in te, proprio lì, nel dolore posto ai piedi della croce.
    E’ come se ti facessi realmente carico della “conversione del nemico” e non solo della tua personale liberazione… o forse solo così siamo realmente liberati?
    Chi può dire di conoscere il compimento dei tempi?

    Buona Pasqua di Resurrezione.
    Con affetto, grazie.

    Rosella

  7. Anch’io faccio parte del gruppo di coloro che sono abitati da molte vocine. Alcune tentano l’incoraggiamento, altre sono disfattiste, distruttive. Teatro di queste battaglie, alla fine spesso sono esausta, estenuata, e allora mi sembra che proprio lì provo un po’ di sollievo, quando riesco ad allentare la tensione presa dallo sfinimento.
    Grazie per la tua condivisione, perché è una grande ricchezza potersi specchiare nei percorsi degli altri.
    Un abbraccio
    iside

  8. Stefano C. says:

    Grazie Antonietta per questa occasione di riflessione su questo tema.
    Percepisco anche io nell’ultima settimana delle “vocine contrarie”; è come se mi sentissi “poco credibile” nell’atto della discesa meditativa.
    Probabilmente non riesco a spegnere efficacemente le resistenze come dice Marco, ma credo che a volte, non sia così sbagliato ascoltare la nostra esigenza d’altro… e allora invece di scendere in profondità… mi metto a contemplare la natura, rimanendo apparentemente in superficie…. ma scendendo inconsapevolmente poi nella desiderata profondità.
    Integrare noi stessi vuol dire unire, assorbire tutte le nostre componenti, anche ciò che di contrario ci vuole talvolta indicare solamente un altra via….

  9. Antonietta says:

    Grazie per i vostri commenti. Certo che arrivare al cuore della meditazione con questo controcanto così agguerrito, vuol proprio dire che ho ancora molto da spegnere, come ha scritto Marco.
    Ma le mie meditazioni sono spesso così: incomplete, non riuscite, arrivo alla preghiera zoppicando, ma poi capita che le parole di salvezza riescano a sanare qualcosa delle mie imperfezioni e resistenze precedenti.
    Vi dico anche che dopo aver usato questo stratagemma il mio controcanto si è molto attenuato, e quando c’è e non riesco a spegnerlo allora cerco di coinvolgerlo nel “gioco”, e spesso funziona.
    È successo anche che in mattine particolarmente storte queste voci abbiano cambiato di segno e siano diventate piene di speranza, erano quasi loro a pregare al posto mio… mah… io continuo a praticare e a sperimentare, confidando……
    Auguro una Santa Pasqua a tutti!
    Antonietta

  10. Anonimo says:

    Qualche volta sento, come dice Marco, la totalita’ della mia mente immersa nello Spirito, ed e’ un momento inebriante . Ma naturalmente non e’ sempre cosi’ spesso non c’e’ neanche il controcanto….la mia voce prega e io sono altrove! E quando me ne accorgo mi mortifico e chiedo perdono, per non aver colto il dono che Dio tenta di darmi e mi sento vuota e sciocca! Grazie per questa condivisione Antonietta e Buona Pasqua

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