Il percorso di Renzo nei “Promessi sposi” (2) : un cammino iniziatico

 

Nel post precedente ( del 29/4/2013), avevamo lasciato il nostro amico Renzo nel bel mezzo di un ambiente buio e selvatico: continuiamo a seguirlo, consapevoli che il suo accidentato percorso è metafora poetica del suo ( e del nostro) cammino di conversione del cuore.

Renzo sta cercando l’Adda, che è per lui sinonimo di libertà: superato il fiume entrerebbe nel territorio di Bergamo, allora compreso nella Repubblica di Venezia, dove la polizia del Ducato di Milano non potrebbe più arrestarlo per aver preso parte alla rivolta del pane.

Come dicevamo, Renzo sta pensando di tornare indietro, di farla finita con questa fatica che sembra non portare a nulla, sta per arrendersi, ma ecco che  “ stando così fermo, sospeso il fruscìo de’ piedi nel fogliame, tutto tacendo d’intorno a lui, cominciò a sentire un rumore, un mormorìo, un mormorìo d’acqua corrente. Sta in orecchi; n’è certo; esclama: – è l’Adda! – Fu il ritrovamento d’un amico, d’un fratello, d’un salvatore. La stanchezza quasi scomparve, gli tornò il polso, sentì il sangue scorrer libero e tepido per tutte le vene, sentì crescer la fiducia de’ pensieri, e svanire in gran parte quell’incertezza e gravità delle cose; e non esitò a internarsi sempre più nel bosco, dietro all’amico rumore.”  (Promessi sposi, cap 17)

In preda ad una paura accecante, Renzo si ferma, si pone in ascolto, non confida più esclusivamente nelle proprie forze e soltanto così può cominciare a “sentire” : un rumore, un mormorìo, un mormorìo d’acqua corrente.

Ed in lui si rinnova la speranza  che diviene certezza e confidenza nell’aiuto di Dio:  amico – fratello – salvatore.

Renzo si rifugia in una capanna per trascorrervi la notte e , dopo tanti giorni che non lo faceva più,  prega,  cerca la relazione con il Padre.

Finalmente giunto nel territorio di Bergamo, il cuore del giovane è abbastanza dilatato per accorgersi che non è lui il solo a subire ingiustizie e a soffrirne le umilianti conseguenze: sulla porta di un’osteria, una famiglia ridotta allo stremo dalla carestia è costretta a chiedere l’elemosina. Renzo con occhi rinnovati e pronti alla relazione con il mondo esterno, vede in quei poveri la Provvidenza e dà loro i suoi ultimi spiccioli.

 

 

 

 

 

Egli dovrà superare ancora molte difficoltà: il nuovo lavoro, la lontananza da Lucia, la peste, il ritorno a Milano, la ricerca della ragazza amata al lazzaretto … e qui, in questo ricovero dove i frati cappuccini esercitano opere di carità ed assistenza verso i malati di peste, i moribondi e i morti,  incontra fra Cristoforo, il confessore di Lucia che li aveva aiutati a fuggire dal loro paese. Il viso del frate mostra i segni della malattia,ma il suo animo è forte. Una cosa sopra le altre gli preme: accompagnare Renzo – ancora molto forte nel giovane la collera e l’ira verso il prepotente signorotto spagnolo – nella capanna dove si trova, morente, Don Rodrigo; il nemico odioso ed odiato, stravolto dalla peste, è irriconoscibile e non riconosce, respira a stento.

Questo è l’ultimo e risolutivo passo che Renzo dovrà ( per ora) compiere nel suo cammino di maturazione e trasformazione : per diventare integralmente nuovo deve perdonare chi gli ha fatto tanto male.

Il perdono è bene-detto e bene-dicente.

Libera il cuore e l’anima da antiche ostruzioni e da gabbie di ferree costrizioni.

Gli dice infatti fra Cristoforo : “Il sentimento che tu proverai ora per quest’uomo che t’ha offeso, sì; lo stesso sentimento, il Dio, che tu pure hai offeso, avrà per te in quel giorno. Benedicilo, e sei benedetto. Da quattro giorni è qui come tu lo vedi, senza dar segno di sentimento. Forse il Signore è pronto a concedergli un’ora di ravvedimento; ma voleva esserne pregato da te: forse vuole che tu ne lo preghi con quella innocente; forse serba la grazia alla tua sola preghiera, alla preghiera d’un cuore afflitto e rassegnato. Forse la salvezza di quest’uomo e la tua dipende ora da te, da un tuo sentimento di perdono, di compassione… d’amore!

Tacque; e, giunte le mani, chinò il viso sopra di esse, e pregò: Renzo fece lo stesso.” (cap. 35)

Renzo è fatto nuovo, pronto a vivere in pienezza la sua vita accanto a Lucia, ricchi entrambi di esperienze inattese,  non richieste, che hanno però fatto schiudere in loro qualità che altrimenti non avrebbero forse scoperto di possedere.

Ecco infatti la conclusione cui giungono i nostri sposi, ormai non più soltanto promessi:

conclusero che i guai vengono bensì spesso perché ci si è dato cagione;  ma che la condotta più cauta e più innocente non basta a tenerli lontani, e che quando vengono, o per colpa o senza colpa, la fiducia in Dio li raddolcisce, e li rende utili per una vita migliore.” (cap.38)

 

 

Comments

  1. giancarlo salvoldi says:

    Mi piace molto la tua intuizione di rileggere un capolavoro nell’ottica del nostro cammino di consapevolezza e conversione. Pensa che proprio l’altroieri, al mare di Castelfusano, ad un giovane bagnino che mi diceva di aver letto le solite monnezze di moda, ho consigliato di rileggere i Promessi sposi. Ma soprattutto proprio ieri, mentre tu ri-leggevi in maggior profondità Manzoni e ce lo ri-velavi, mi sono reso conto che ho fatto lo stesso lavoro nel mio campo.
    Scrivendo sui fondamentali della politica per una nostra riflessione comune, mi è venuta l’intuizione che è possibile, ed anzi necessario, applicare a questa realtà i parametri, che stiamo acquisendo, di lettura nuova del mondo. Non l’avevo ipotizzato prima, è emerso da solo, come creatività. Ciò conferma che il rinnovamento che stiamo vivendo è autentico, e ci permette di guardare in un’ottica nuova la vecchia vita, in tutti i suoi aspetti.
    Perciò forse tu non ti rendi ben conto di quale carico di lavoro ti stai assumendo. Non penserai infatti che, dopo i Promessi sposi, tu possa non rileggere Leopardi, o Pirandello, o tutti gli altri.
    Naturalmente poi, dopo il nostro vaglio, potrai proporre recensioni nuove a riviste stanche e un po’ rinsecchite.
    Buon lavoro 🙂

  2. Grazie per questa profonda rilettura guzziana! Il tema del perdono “bene- detto e bene -dicente” è stata una delle leve del mio percorso ed è davvero liberante.
    Sarebbe un bello spunto per tutti quegli studenti che lo affrontano sui banchi di scuola in modo spesso sterile e distaccato.Per me sarà una bella serata di riflessione con i miei due figli adolescenti.
    Ancora grazie.Rosanna

  3. Giuliana says:

    Quando arrivo in quinta elementare, propongo varie attività per ricostruire il percorso compiuto insieme nel corso di cinque anni e osservare i cambiamenti avvenuti in noi.
    Sarà bello il prossimo anno guardare le nostre trasformazioni insieme a quelle di Renzo utilizzando il tuo post, cara Filomena, adattandolo, ovviamente, all’età dei bambini.
    Mi piacerebbe, inoltre, coinvolgere i genitori nell’osservazione.
    Spero che il tempo “vuoto” della vacanza mi suggerisca in quale modo realizzarlo.
    Grazie e un abbraccio.
    Giuliana

  4. Grazie carissimi amici per l’apprezzamento 🙂
    @ Giancarlo
    l’anno scorso avevo in effetti interpretato una parte di uno scritto di Petrarca (l’ascesa al Monte Ventoso) nello spirito darsi-pacista e anche in quel caso calzava a pennello! Sono dunque pienamente d’accordo con te quando dici ” che il rinnovamento che stiamo vivendo è autentico, e ci permette di guardare in un’ottica nuova la vecchia vita, in tutti i suoi aspetti.” Grazie per l’invito, all’occasione tornerò volentieri sull’argomento letterario.
    @ Rosanna
    Da quando frequento i gruppi, cara amica, ho davvero acquisito una maggiore capacità di scendere più in profondità nell’analisi e nella comprensione dei testi, nella speranza che questo sia utile anche ai miei alunni. Grazie ancora per la tua lettura !
    @ Giuliana
    Che bello , carissima, sono veramente contenta che questo piccolo sforzo di interpretazione possa servire anche a te nel tuo lavoro! poi aggiornami …

    Vi abbraccio affettuosamente
    Filomena

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