Trasloco

Alto monte

Da almeno un anno  progettavo con timore e speranza nello stesso tempo, un trasloco; dalla casa coniugale piuttosto grande a quella dove avevo abitato prima di sposarmi, meno prestigiosa, ma più piccola e gestibile da sola. Incertezza e paura mi hanno accompagnato per mesi, ma da settembre ho deciso: dovevo farlo!

Ho incominciato a dividere ciò che dovevo lasciare da quanto mi occorreva portare, compito non sempre facile. Staccarmi anche da cose care, ma inutili? Buttare via , magari con il rischio che poi mi sarei pentita e avrei ricomprato?  E’ sempre difficile scegliere e talvolta buttavo via con rabbia, altre volte con piacere, ripetendomi che spesso le cose non sono al nostro servizio, ma viceversa.

L’appartamento dove ora abito è stato lasciato dall’inquilino abbastanza in ordine, ma occorrevano lavori di adattamento alle mie esigenze. Tutto si è svolto in un tempo relativamente breve e io volevo accelerarlo, forse perché paventavo , nel tempo intermedio, il ripensamento per la paura dello strappo! Mi sentivo forte e debole nello stesso tempo.

Poi venne il tempo del riempimento dei cartoni, delle pratiche burocratiche, dei grattacapi per le utenze. Mi travolse la stanchezza fisica, ma più forte ancora fu la tensione psicologica. Passai giorni di stravolgimento, interruppi il mio consueto ritmo di vita. Trascurai, ahimè, la meditazione, proprio quando ne avrei avuto più bisogno.  Chiusa nella mia rigida autonomia, ebbi paura di non farcela, di dimenticarmi qualcosa, di crollare.

E invece tutto andò per il meglio, il traslocatore seppe consigliarmi, comprendermi e sostenermi, amici mi aiutarono a sistemare tutto nella nuova casa. Ora sono quasi a posto e allora affronto una necessaria riflessione, secondo il metodo di darsi pace.

Perché non ho assaporato con curiosità e calma  questa importante esperienza? Perché nel periodo più impegnativo non ho dedicato un po’ del mio tempo a ciò che era più necessario,  quando la mia anima assomigliava a un inquietante quadro di Pollock? Forse per rimanere intrappolata nella mia ansia e potermene lamentare?  Per diventare una vittima piagnucolosa? Per pigrizia e cattive abitudini?

Perché la paura di soccombere? Terrore di vita e di morte? Sono angosce e zone oscure in cui voglio penetrare prima di ricadere nella trappola. Voglio ancora vivere come la bambina impaurita a cui dicevano che non sapeva fare nulla, che non era all’altezza, a cui pronosticavano sventure e che si rincantucciava lontano? No, proprio da questa vicenda ho sperimentato che so anche cavarmela, che le forze dell’adultità mi sorreggono, che l’aiuto di Dio, anche se da me malamente invocato, arriva al momento opportuno. E il paesaggio caotico può diventare il pacificato, ordinato e piacevole sfondo del quadro di un pittore rinascimentale.  Abito soltanto in un nuovo quartiere o sono morta a un vecchio stile di vita, a condizionamenti  familiari e sociali che non mi appartengono più?

A poco a poco  la tensione si placa e mi ritrovo come in convalescenza. Guardo fuori dalla finestra e vedo un santuario su un colle,  mi piace: è quello del la Madonna del Monte , al cui aiuto mi raccomando. Andrò presto lassù per ringraziare. Il trasloco è stato veramente come un’ascensione su un alto monte!   Salire costa! Come ha scritto, mi pare, un poeta.  Ma lassù si sta meglio!

La vita è cambiamento e ci propone sempre sfide nuove, chissà quale sarà la prossima?…  Mariapia

 

 

Comments

  1. Carissima Maria Pia, grazie!
    La tua esperienza riconduce alla possibilità di poterci osservare con equanimità anche nelle esperienze più faticose che ci troviamo a vivere, è ciò che stiamo mettendo in pratica attraverso il metodo di “darsi pace”. E’ la conquista di ogni giorno, decidere di accostarci alla meditazione per predisporci ad accogliere la vita e trans locare nel luogo di pacificazione interiore .

    Nel cammino verso il monte scopriamo che non siamo soli, siamo sostenuti e sempre siamo colti dallo stupore, facciamo esperienza che solo l’abbandono fiducioso sfocia sempre in una realtà a misura della Vita. Quella che desideriamo davvero.
    Buon Natale! Vanna

  2. Cara Mariapia,
    conosco il Santuario della Madonna del Monte, poiché vi si è sposata una mia nipote; e, come sai, condivido con te anche l’esperienza del trasloco.
    La Vita mi ha portato a traslocare da un paese all’altro nel giro di tre mesi e sotto l’incalzare di un pressing d’alto livello.
    Eppure oggi sono molto felice.
    Ci sono momenti nei quali mi chiedo stupefatta: ma come faccio?
    E sono ancora viva e sto meglio di prima.
    E ne ringrazio Dio.
    Le decisioni mi hanno preceduto, io ho solo acconsentito.
    La vita mi ha riportato nella sequela della sua parola incarnata, all’interno della quale ri-conoscere l’emozione.
    Difficile per me è sempre stato concepire un sentimento di riconoscenza, quel sentimento di gratitudine nella gratuità di quanto viene offerto e donato.
    Il qui e ora del post precedente è la mia ancora mentre il timone è fermamente puntato verso l’orizzonte dell’armonia necessaria ai rapporti familiari: da quelli coniugali a quelli filiali scaturenti dalla mia pacificazione interiore.
    Anch’io non ho più tenuto un diario quotidiano, né la meditazione precisa al mattino o alla sera, eppure mai come in questo periodo ho “sacrificato/ascendendo”, lasciato andare tutti i pesi inutili dilatando il cuore all’amore una meditazione incarnata nel Presente.
    Mi piace molto il silenzio nel quale attualmente abito e ritengo che possa essere la perla preziosa da sempre desiderata.
    Ho lasciato la bellezza delle pendici di un parco naturale per abitare in un centro “bern servito” e solo qui, in questo frastuono si compie l’incontro con il silenzio.
    Ti abbraccio con affetto, Buon Natale e a presto.
    Rosella

  3. Un bel racconto di una bella esperienza! Utile da ascoltare per apprendere ad affrontare i traslochi, attraversando la fatica per sentirne e goderne poi la leggerezza.
    Poiché sarà un Natale “nuovo” per certi versi quest’anno…. buon Natale carissima Mariapia
    Corrado

  4. Da dieci anni sono tornata a vivere nella casa in cui avevo lasciato la mamma anziana e bisognosa di cure e un fratello depresso.
    Staccarmi dalla casa d’origine e ritornarci dopo averla ristrutturata ha segnato un passaggio importante nella mia vita, faticosa conquista di autonomia e di libertà, tempo di purificazione e di pacificazione che mi ha portato in vetta.

    In questi anni sono ritornata a valle, la lotta interiore richiede umiltà, perseveranza, pazienza, coraggio, sento di non essere sola, di essere sostenuta, ora ho bisogno di intensificare l’abbandono fiducioso al Sostegno.

    Credo che questo gesto prepari la prossima vetta.

    Grazie carissima Mariapia.
    Buon Natale e un forte abbraccio.
    Giuliana

  5. Sicuramente non è stato un passaggio indolore, ma credo sia colmo di potenzialità evolutive…e liberanti!
    Concordo con Giuliana: alla fine la chiave sia nell’ “intensificare l’abbandono fiducioso al Sostegno”…
    Auguri per questo nuovo inizio, am soprattutto per questo nuovo sguardo su te stessa! 🙂

  6. Carissimi Vanna, Rosella, Corrado, Giuliana, Chiara!
    Grazie per i vostri commenti, che mi hanno aiutato a riflettere ancora di più sull’esperienza di un trasloco reale, fisico, da un quartiere all’altro, o da una città all’altra. Ma il trasloco, ho compreso meglio, è anche metafora di cambiamento, di svolta. E a questo dobbiamo abituarci ogni giorno, per tutta la vita, fino ad arrivare al trasloco finale che è la morte. Anche il cammino di “ Darsi pace” e un trasloco: dal nostro io egoico e chiuso, a quello vero, che può venire alla luce ogni giorno, se ci impegniamo a scendere nel nostro profondo, abbandonandoci a un aiuto superiore. Buona rinascita a tutti nel giorno del S. Natale! Mariapia

  7. maria rosaria rozera says:

    cara fanciulla,
    ritrovo parole ricche di significato, prospettive buone per il tuo futuro: io ho fatto un trasloco 3 anni fa dalla prov di Como a Latina, un trasferimento che mai mi aspettavo di dover affrontare e , passati i 3 anni, sono ancora in alto mare. No per gli scatoloni o le pigne di libri ma perché non sento mia né la casa dove abito né la città di Latina. Mi abituerò? Ho tanti dubbi!. Ciao e tanti auguri per il prossimo anno, ovunque tu sia.

    maria rosaria

  8. Cara Maria Rosaria!
    Grazie per aver raccontato la tua esperienza: un trasloco inaspettato da una regione d’Italia a un’altra e per di più inaspettato è certamente più complesso di quello che ho affrontato io da un quartiere di Genova a un altro della stessa città. Penso e spero vivamente che con il passare di altro tempo ti adatterai e troverai aspetti positivi nella tua nuova sistemazione. Mi permetto di suggerirti alcuni semplici espedienti che sto attuando io. Saluta con un bel sorriso ogni vicino di casa che incontri. Cercati nell’appartamento almeno un angolo, uno scorcio che ti piaccia, Lo stesso fai per il quartiere: ci sarà senz’altro almeno una via, un negozio, un giardinetto, una prospettiva che puoi per così dire addomesticare e sentire a te congeniale.
    Metti in casa qualcosa di nuovo gradito e comodo. per esempio , io ho acquistato delle nuove cartelline colorate per conservare bollette e documenti e l’ho sistemate a portata di mano. Buona esplorazione !
    Grazie per il “fanciulla”: sono una settantenne, ma nella mente e nel cuore, in alcuni momenti, mi sento giovane! Buon Anno! Mariapia

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