Il filo invisibile

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Durante il secondo intensivo del secondo biennio di approfondimento, Marco afferma:

“i nostri gruppi sono molto coerenti, c’è un filo; anche se non sempre uno ne è cosciente, magari lo sente… sarebbe importante portare a consapevolezza riflessiva la presenza del filo.”

Queste parole producono una vibrazione in tutto il mio corpo, mi arriva l’immagine della corda che in arrampicata mi legava agli amici e ci assicurava alla roccia. Ascolto la vibrazione in uno stato di calma e la gioia si fa pensiero.

Fin dal primo intensivo al quale partecipai, nel dicembre 2007, ebbi sentore di un filo, percepito sempre più concretamente nel corso di questi anni.

Nel triennio del telematico, l’ho avvertito  nei passi graduali scanditi da Marco ad ogni incontro e nei passaggi importanti del percorso; in seguito, con la trascrizione delle meditazioni, il filo si è fatto più percepibile, ora lo gusto dall’entrata all’uscita di ogni incontro e ancora di più, durante gli intensivi, quando le parole di Marco si intrecciano al Tai chi o al Qi gong di Paola.

La partecipazione al gruppo formatori è nuova opportunità per cogliere la Realtà del filo e individuarne alcune qualità: la stabilità, la potenza, la benevolenza e la fedeltà.

Comprendo che non si tratta soltanto del filo del discorso e dell’itinerario che percorriamo, ma del Filo Invisibile che mi porta nel Mistero, unendo gli eventi della mia vita ne illumina il progetto, un disegno che prende senso svelandomi chi sono e quale il mio compito sulla terra.

Un Filo che unisce i pezzi non solo della mia storia personale, ma della storia collettiva, ne diventa la chiave di lettura.

Arrivavo ad Eupilio lasciando alle spalle l’esperienza della montagna, che mi aveva riportata dentro l’intonazione emotiva della vita facendola esplodere in ogni cellula del mio corpo.

Dopo il tempo della schiavitù e del deserto, dopo anni trascorsi in gabbia, investiti nello studio e nel lavoro, nella cura dei genitori anziani, nell’attesa di un cambiamento che non arrivava mai, l’alta montagna  mi svuotava la mente, mi immergeva nel suo silenzio, mi regalava l’intensità dei colori e la bellezza dei fiori di roccia, mi faceva sentire grande e piccola contemporaneamente.

Tante ore di cammino e tanta fatica mi portavano in alto per godere un attimo di Cielo che restava nel cuore durante la discesa e nel corso della settimana si trasformava in desiderio di nuove vette.

In Darsi Pace, l’integrazione delle pratiche di autoconoscimento, di meditazione e di riflessione culturale danno consapevolezza a ciò che la montagna è venuta a svelarmi: un Filo Invisibile a cui sono legata che mi fa sentire parte del tutto, un essere in pienezza.

Adesso è la pratica meditativa a portarmi nel silenzio e nella quiete dove posso guardare ciò che ostacola la mia apertura alla vita, nell’espiro lascio andare la zavorra di pensieri male-detti per ritrovare la giusta intonazione emotiva, fondamento di pensieri bene-detti.

Il Filo Invisibile mi porta in un luogo intimo, profondo, dove avviene la ricreazione delle cellule emotive della vita, luogo in cui posso tornare quando il dolore della separazione si fa acuto, insopportabile, per lasciare andare i pensieri che ingannano e sabotano il mio procedere sulla via del ritorno.

In questo luogo sicuro accolgo, riconosco ed abbandono le pretese di controllo, il perfezionismo, la rabbia, la paura e sento nascere una forza che non mi appartiene, è tutta nel Filo Invisibile della vita che vince ogni morte.

Ciò che adesso so è che non sono sola, la lebbra che deforma le mie relazioni e mi separa dagli altri viene sanata; un fascio di luce entra nella mia tomba, si dà alla mia mano che non afferra, ma ne gusta la derivazione, ed io mi sento figlia amata, desiderata, chiamata per nome.

Comprendo di partecipare alla dinamica procreativa della vita se lascio che il processo avvenga nella mia carne, se lascio che il mio corpo venga segnato, inciso, marchiato dalla passione e dal desiderio del Filo Invisibile che niente e nessuno esclude.

Il Filo Invisibile che ho avuto la grazia di percepire attraverso la montagna e Darsi pace  è il Dio che Cristo rivela, il Dio che mi porta là dove la ragione si scandalizza, dove la natura si ribella e dove io non vorrei essere.

Il suo stile mi dà tremore e mi affascina.

E’ la Forza che mi sostiene ogni volta che attraverso il baratro della disperazione perché creda che è possibile andare oltre senza essere annientata e senta germogliare in me speranza.

E’ la Luce che mi si dona nell’oscurità dell’ abisso perché comprenda la menzogna del pensarmi sbagliata e insignificante.

Sono la Voce dolce e incoraggiante del padre e l’ Abbraccio benevolo della madre che mi fanno sentire figlia amata.

E’ la Via che mi orienta verso la vera identità.

E’ l’Uomo Nuovo che dà ordine a tutte le cose capovolgendone la prospettiva, piccolo e forte germoglio che torna, ritorna e vive in ogni cuore che si apre.

 

Comments

  1. antonella says:

    meravigliosa…il filo d oro che ci unisce all infinito di ciò che È

  2. marco guzzi says:

    Grazie, carissima, le tue parole sono precise e luminose.
    Il filo è anche un filo di voce che ci raggiunge e si fa parole nostre, scritte o pronunciate.
    In ciò consiste l’essenza poetica del mistero dell’Incarnazione.
    Un abbraccio. Marco

  3. Carissima Giuliana, gusto la pienezza di queste tue parole, mi conducono nella profondità delle esperienze interiori, mi lascio condurre…
    La parola “Ordine” trova spazio in me, mi riconnette con il Filo invisibile che mi parla da dentro.
    Grazie!
    Ti abbraccio con tanto affetto. Vanna

  4. Anche nel primo anno di approfondimento Marco ci ha raccomandato di ricordarci del “filo” che dà unità e continuità all’impegno del “ Darsi pace”. Ora tu associ all’immagine del filo quella della corda a cui sono legati gli alpinisti durante una cordata. Mi piace. Ma a me viene in mente anche un’altra immagine, quella di un cordone ombelicale che ci lega a Dio, attraverso il quale ci arriva nutrimento e forza. Nelle vicende più o meno burrascose della vita a me piace pensare che Lui non ci abbandona, che un legame ci sostiene e ci riporta comunque alla dignità di figli. In questo modo penso a un Dio che è soprattutto madre. Dalla madre biologica noi dobbiamo anche dolorosamente staccarci, ma da Dio madre no, anzi senza di lei saremmo perduti. Mariapia

  5. Grazie Giuliana di questa tua gioiosa condivisione, è molto bello ciò che dici, motiva, dà entusiasmo e speranza a me e credo a tutti. Un saluto Stefania

  6. Grazie di queste parole. Ridefinire la propria esistenza rifondandola nuovamente ogni giorno nella luce e nella gioia che esprimi mi dà speranza nel cercare quel Filo che in me si spezza ancora,dove i pensieri hanno il sopravvento sulle parole bene -dette e mi fanno sentire un aquilone legato ad un filo che fluttua tra il cielo e la terra.Se penso che prima del Filo c’erano solo catene mi sento grata alla Vita e a questa cordata Darsi Pace.Un forte abbraccio.Rosanna

  7. Che bello, cara Giuliana! Le tue parole danno vita ad immagini e sensazioni che esprimono molto bene l’ardua ricerca di senso: non mi fanno più temere la fatica, mi fanno pensare più al coraggio, alla perseveranza, alla fede e….. alla gioia di vivere.
    Mi piace molto anche l’immagine dell’aquilone di Rosanna e mi dà forza pensare che la fragilità del filo fluttuante ha però spezzato catene e sono proprio contenta di essere nella “cordata” Darsi Pace.
    Vi abbraccio Lucia

  8. Cara giuliana
    mi sa che stavolta hai superato anche il maestro.
    grazie

  9. A me piace pensare al Filo che unisce noi, che abbiamo intrapreso questo cammino in Darsi Pace, ma che ci unisce anche a coloro che seriamente sono in ricerca di un orizzonte di senso dentro cui inscrivere la loro vita. Ciascun pezzettino di creazione ha la filigrana del suo creatore.
    iside

  10. Carissima Giuliana, davvero bello quanto hai scritto, intenso, profondo, vivente perché vissuto!
    Desidero anch’io lasciarmi tessere dal Filo battesimale che conforma al Figlio, l’amato!
    Grazie Corrado

  11. Gabriella says:

    Cara Giuliana è molto bello ciò che hai scritto, le tue parole scorrono in modo fluido e fanno ben trasparire il forte desiderio di esprimere emozioni. Mi unisce a te il grande amore per la montagna per quella quiete e quel senso di libertà e di pienezza di cui parli quando si arriva con fatica alle alte quote. Percepisco anch’io, nei gruppi quando lavoriamo insieme, quel filo di cui parla Marco, un filo che unisce tutti noi, non per separarci dal mondo, ma per entrare meglio nel mondo in comunione con il tutto. Dici bene non sei sola! Gabriella

  12. @ Antonella e Stefania: abbandonarci all’infinito di ciò che E’ è sentire che paura, rabbia, senso di colpa si sciolgono nella gioia della ri-nascita che si espande dentro e fuori di noi.

    @ Mariapia, Iside e Corrado: la bellezza del Filo è di lasciarsi vedere nei modi che rispecchiano la creazione di ciascun creatore e la dolcezza è tutta nella sua voce che chiama ognuno di noi “figlio/a amato/a, mia gioia” dal cielo lacerato per amore.

    @ Vanna, Rosanna, Lucia, Gabriella: nel lavoro interiore sperimentiamo che lo scendere in profondità ci porta in alto, ci immerge nel silenzio e nella pace, ci alleggerisce liberandoci dalla prigionia, ci colloca in un nuovo ordine, quello della relazione.
    Il Filo ci fa dire io, tu, noi in modo nuovo e la nostra liberazione diventa anche trasformazione del mondo.

    @ Marco: il vero maestro rende autonomo l’allievo; continuo a gustare la dolce fermezza della tua guida che mi porta verso una maggiore libertà. Te ne sono infinita-mente grata.

    @ Davide: in montagna mi affidavo alla guida di persone esperte, consapevole della distanza tra la mia conoscenza/esperienza e la loro.
    In questa avventura curativa/trasformativa io mi trovo al pronto soccorso, il maestro all’ università di medicina, e anche oltre.

    Un GRAZIE a tutte/i insieme ad un abbraccio.
    Giuliana

  13. Giuseppina says:

    Che dire?!
    Tacere stupita e piena di gratitudine in contemplazione del Filo invisibile e vivo che cresce oppure partecipare al coro di voci?
    Come scrive Marco ” il filo è anche un filo di voce che ci raggiunge e si fa parole nostre, scritte o pronunciate”.
    Cosi’ condivido, la stessa vostra gioia che è quella di Corrado “gioire del desiderio di lasciarmi tessere dal Filo battesimale che conforma al Figlio, l’amato!” e invio le mie parole scritte ieri sera durante il laboratorio di poesia che tengo ogni mese alla scuola Media di Frascati.
    Le ho appena rielaborate stamane prima di rileggere il post di Giuliana che non ho riletto dal 10 gennaio!
    Con stupore mi si palesa e realizzo meglio che la Meditazione è Filo e si fa come dice uno dei versi ” tappeto volante” col quale possiamo attraversare frontiere e confini, sperimentandone e gustandone la solidita’.

    FILO INVINCIBILE

    Sono figlia della Vita
    tendo le mani e apro le dita
    per tessere filo di sabbia e di seta.
    Assetata di luce in trame d’ombra
    intreccio nuove visioni per altri inizi.
    Su tappeto volante attraverso
    frontiere e confini.
    Come Penelope disfo vecchi orditi
    per dialoghi arditi, invisibili agli occhi.
    Acrobata negli abissi dell’anima
    riemergo splendente di tenerezza
    come margherita nel prato
    danzo col sole nel cuore.
    Mi specchio in miriadi di Marie-Margherite
    sorelle disseminate a piene mani
    nei prati dell’Uni-verso.
    Imparo dal fiore a tessere Fili figli gigli.

    Un abbraccio pieno di gratitudine
    Giuseppina Francesca

  14. Carissima Giuseppina, è bello sentire nel coro anche la tua voce!

    Giocare con le parole, nel laboratorio della vita, è toccare le origini silenti del pensiero, attraversare frontiere e confini sul tappeto volante per raggiungere il luogo in cui impariamo a tessere fili figli gigli.

    Grazie e un forte abbraccio.
    Giuliana

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