Comments

  1. marco guzzi says:

    Cara Giovanna, grazie di questo spunto davvero fondamentale: il divorzio tra cristiani e tra le chiese è infatti uno dei segni più evidenti della crisi del cristianesimo storico. Credo che per uscirne dovremmo entrare però, come tu stessa dici, in un processo di conversione più reale e meno retorico. La conversione reale, per esempio, implica la confessione chiara ed esplicita dei peccati commessi. E allora: come siamo arrivati a questo stato di separazione? quali sono i peccati commessi e che magari continuiamo a commettere? Come e perché ci siamo separati dagli Ortodossi? perché il Papa scomunicò Lutero? Chi aveva ragione e chi peccò contro l’unità? L’accentramento clericale della chiesa, la creazione di una casta sacerdotale, dotata di poteri anche politici, quanto ha determinato lungo i secoli (e continua a determinare) queste separazioni? e siamo davvero convertiti rispetto a questi assetti clerico-centrici, e papo-centrici/papo-latrici?
    Se non compiamo un’analisi critico-storica reale, e quindi una confessione storica reale e puntuale, se continuiamo a restare nel generico appello ad una generica conversione, tutte le preghiere per l’unità dei cristiani rischiano di rimanere petizioni puramente retoriche. E’ come se una persona pretendesse di trasformarsi senza riconoscere ogni giorno con chiarezza le proprie distorsioni, le forme alienate e sbagliate del proprio comportamento e del proprio stesso pensiero.
    Lavoriamo nei nostri Gruppi anche per contribuire alla reale conversione della Chiesa, e quindi di noi tutti.
    Un abbraccio. Marco

  2. “Sogno un laboratorio di amicizia in cui, utilizzando il metodo di Darsi Pace, si possano curare le antiche ferite, vincere paure e diffidenze, invidie e gelosie, abbandonare secolari pregiudizi; in cui ci si possa lavare i piedi a vicenda, ricevere i doni gli uni degli altri.”

    Cara Giovanna,

    per l’unità dei Cristiani è opportuno pregare e io lo faccio chiedendo a Dio: Signore accresci la mia fiducia in Te: rompi la pietra del mio cuore e salvami.

    Ma poiché l’incarnazione del dialogo è sempre una questione di relazioni umane e personali, gli ostacoli che mi riguardano da vicino, son più o meno questi:

    prima questione: (quella fondamentale) l’ASCOLTO “fate questo in memoria di me”

    L’altra sera chiacchierando con una comune amica, ad un certo punto le riconosco: ”Vuoi essere santa!”.
    Al chè lei si schernisce “umilmente”. allora le racconto che quando in gioventù mi sono convertita, nella comunità in cui vivevo si pregava spesso lo Spirito che suscitasse santi tra di noi e anch’io circa quarant’anni fa pensavo che toccasse agli altri una simile fortuna, ma adesso so che è della mia di santità che trattasi.

    Seconda questione : la LIBERTA’ “volete andarvene anche voi?”

    La decisione di aderire o meno al progetto di realizzazione di noi stessi è personale.

    Gesù pone una domanda fondamentale alla libertà di ognuno che decida di seguirlo.
    Ma quale libertà interprella?

    Interpella la libertà di vivere e non quella di morirte, quella di procreare la vita e non quella di toglierla.
    Ci dice forse che siamo liberi di andarcene?
    No, non è di questa libertà che sta parlando.
    Ci dice forse quello che dobbiamo fare?
    No, suscita nel cuore di Pietro, così come in quello di ciascuno di noi, il desiderio di restare e lo fa elargendo doni in abbondanza: i ciechi vedono (la via) gli storpi camminano (rettamente) i lebbrosi sono sanati (donano nuova forma al popolo) e gli indemoniati liberati (esultando innalzano inni). La gloria di Dio è l’uomo che vive.

    Terza questione: la VERITA’ non giudicate e non sarete giudicati.

    Io ancora oggi sento affermazioni del tipo: “si giudica il peccato ma non il peccatore”, che, dal mio punto di vista, è come “arrampicarsi sui vetri”.

    Si giudica a partire dall’integrità del cuore.
    Il giudizio di Dio è il perdono: E perdonare è donare all’altro: integrità, realizzazione o salvezza che dir si voglia.
    Si giudica generando vita nell’altro, proprio come fanno i genitori che donano la vita nei figli.

    Si giudica, come ha fatto Gesù con l’adultera: coloro che giudicandola secondo la legge volevano lapidarla dissero: ha commesso adulterio; Lui invece si mise a scrivere sulla polvere (dalla quale siam tratti) e rimasto solo con lei disse: vai e non peccare più:) e vivi la vita nella sua abbondanza che è dono (ama ).

    Talvolta in nome della libertà, e della verità, vien meno l’ascolto reprimendo così la ricchezza insita nella diversità che appare come dissenso.

    Per me non è facile purificare con costanza il mio relazionarmi in famiglia o nei gruppi.
    Mi farebbe comodo credere che “son libera di andarmene” anche “solo” per pregare immersa nel silenzio.
    Mi farebbe comodo, alzarmi da tavola lasciando lì “il pane e il vino “ del “fate questo in memoria di me” perchè toccasse a qualcun altro.
    E’ faticoso restare seduti alla mensa, resistendo alla tentazione di soccombere allo scandalo e rimettendo tutto nelle mani di chi è “il Signore del tempo”.

    Una volta, ricordo di aver detto a qualcuno “mangiami” e presumo di essere stata fraintesa.
    Oggi, quel che mi aiuta maggiormente è meditare la risposta che Gesù diede a Pietro, circa il destino di Giovanni, quando gli fu chiesto: che ne sarà di lui?

    “Se io voglio che lui resti finchè io torni , a te che importa? Tu vieni e seguimi.”

    Cara Giovanna, grazie di tutto, scusa le mie intemperanze e lasciati abbracciare con affetto.

    Rosella

  3. Chi commette uno scandalo deve riconoscerlo, pentirsene, chiedere perdono.Tutte le chiese sono responsabili della divisione tra loro, ma la Chiesa cattolica, che è un po’ la chiesa madre , lo è di più. Concordo con Marco, finchè ella non riconoscerà fino i fondo i suoi errori , che si sono accumulati nel tempo,e non li confesserà pubblicamente, il cammino verso l’unità sarà ostacolato da grossi macigni. Mariapia

  4. Carissimi Rosella, Marco, Mariapia, grazie delle vostre risonanze.
    Io credo e sogno un ecumenismo dal basso, una storia nuova: fratelli appartenenti a tradizioni cristiane diverse affiancati nel loro pellegrinaggio terrestre, che imparino a camminare insieme condividendo i doni dello Spirito; piccole comunità di preghiera in cui si invochi insieme dall’unico Spirito il dono dell’unità, unità non omologante ma ricca della diversità di ciascuno!
    Questo richiede un pensiero nuovo che non segue più le logiche del passato, gesti e parole nuovi capaci di sciogliere geli secolari, uno sguardo rivolto con decisione, con fiducia e speranza, al futuro, al regno da costruire insieme.
    Questa la testimonianza che il mondo attende da noi. Si possa dire di noi quanto si diceva dei primi cristiani: “guardate come si amano!”

    Non mi illudo sia una strada facile, come non è facile quella delle nostre quotidiane relazioni con gli altri. Come osserva Rosella: “E’ faticoso restare seduti alla mensa, resistendo alla tentazione di soccombere allo scandalo e rimettendo tutto nelle mani di chi è ‘il Signore del tempo’”.
    Ma credo sia l’unica via.

    Vi abbraccio con affetto. Giovanna

  5. L’Ecumenismo dal basso procederà via via che crescerà la consapevolezza di una Chiesa Popolo di Dio in cammino, ma quante resistenze incontra ancora questa consapevolezza! radicata dentro di noi a livelli profondi è una visione di Chiesa gerarchica che esercita potere (non quello esercitato da Gesù!) e questa visione continua ad agire in noi a livello inconscio. Per questo credo in una presa di consapevolezza comunitaria attraverso un lavoro di con-versione, ritorno all’unità, fatto insieme, imparando con umiltà a lavarci i piedi a vicenda.
    Ogni membro di questo Popolo di Dio in cammino potrà mettere in atto gesti di comunione via via che dentro di sé procede verso l’integrità, la piena unione con Cristo: allora potrà anche fare pubblica ammenda di colpe ed errori commessi. Dobbiamo tollerare i diversi livelli di consapevolezza all’interno del Popolo di Dio, accettare la ‘passione’ della non piena comunione nelle nostre relazioni a tutti i livelli e continuare ad invocare il dono dell’unità. Giovanna

  6. Mi sento senz’altro allineata con quanto è stato scritto in questo post, ma mi viene una provocazione. In questo nostro tempo di messa in crisi profonda delle identità, si tratta di ripensare anche a che cosa significhi essere cristiani, nelle varie denominazioni. La diversità, che a mio modo di vedere le cose, è una ricchezza da valorizzare e non un difetto da appianare, forse sarebbe da intendere in una nuova prospettiva. Ripercorrendo a ritroso la nostra storia, chiedendo perdono per i peccati commessi – a partire da quelli di oggi e andando indietro – potremmo ridimensionare l’importanza che in questi due millenni abbiamo dato alla tradizione, riscoprire la fonte di quella bimillenaria storia, lasciare andare l’inutile, focalizzarci sull’essenziale, riposizionare le priorità. Se lo Spirito di Dio in noi modella la nostra umanità, allora “non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (Gal 3,28). Dovremmo dunque avere il coraggio di lasciare andare le nostre vecchie identità che ci costringono in ruoli belligeranti, per trovare una nuova identità che abbia Cristo come riferimento. A questo punto, il dialogo sarà con un altro essere umano e sarà sufficiente, non sarà necessario etichettarlo come cristiano, musulmano, ateo, cinese, operaio, avvocato ecc. e, nel caso dell’ecumenismo, sottoetichettarlo come cattolico, protestante, ortodosso ecc. Questo non significa perdere ciò che la tradizione religiosa ci insegna o la collocazione sociale ci trasmette, ma non farne idolo paralizzante.
    iside

  7. Io credo e sogno … una storia nuova … ricca della diversità di ciascuno!
    “Questo richiede un pensiero nuovo che non segue più le logiche del passato”

    Penso che il nostro pensiero radichi nel passato e che la novità sia semplicemente l’evoluzione che ci viene anche storicamente imposta, e che non differisce da quello che faticosamente andiam facendo nei gruppi:

    “una bella conversione ad U per lavorare INSIEME su sè stessi e NO sugli altri” .

    “ se io voglio che lui resti (af)finchè io torni a te che importa! Tu vieni e seguimi” (licenza poetica)

    Io sono un’analfabeta del computer e della rete, eppure “sento” come fosse il mio stesso corpo che vibra, la potenzialità di questo strumento proprio rispetto a questo “lavorare su sé stessi”.

    Questa è la mia passione all’interno del nostro lavoro.

    Mi è necessario ancora purificare quel senso d’impotenza e di scandalo da cui mi lascio spesso deprimere. D’altro canto, sin dall’utero di mia madre mi autoabortivo anche se è prevalso il suo amore per la mia vita. Non son ancora forte in modo stabile, ma mi pare che vada meglio, ho imboccato la retta via.
    E’ lo Spirito che raduna in unità; mio è solo il compito di reggere il peso del limite e cioè quello del mio agire contemporaneamente in parte integra ed in parte scissa, di far dono di una testimonianza da SANTA PECCATRICE qual’io sono.

    Ciao
    Rosella

  8. Giuseppina says:

    Grazissime per tutte le riflessioni e le risonanze di questo post che partendo dalle parole appassionate e vere di Papa Francesco “le divisioni fra noi cristiani sono uno scandalo, usare il nome di Cristo per separarci è uno scandalo…” spero si radichino arricchite dalla consonanza con tutti voi nel lavoro di liberazione interiore personale e quotidiano perchè non si avvilisca soccombendo allo scandalo della fatica di restare seduti alla stessa mensa.
    Allora come dice Iside non ci saranno più etichette idolatriche e, come in maniera vibrante ha testimoniato anche ieri alla messa fratel Arturo Paoli, a Lucca, carico del recentissimo incontro avuto con il Papa durante un’udienza privata, l’incontro col CRISTO ci farà più che figli, pescatori di UOMINI, come lo è Papa Francesco che mette al centro
    l’uomo a partire dal più emarginato.
    Che la preghiera per UT UNUM SINT continui quotidiana nel nostro lavoro personale e condiviso e ci dia il coraggio di lasciare andare le vecchie identità.
    GRAZIE, un abbraccio Giuseppina

  9. Carissime Iside, Rosella e Giuseppina, grazie delle vostre riflessioni.
    – Iside, condivido totalmente quello che dici: la diversità è un dono, ricchezza da valorizzare, ma questo si sperimenta solo attraverso lo Spirito, datore dei doni. L’io egoico sente la diversità un pericolo, cerca un’unità omologante. Via via che le identità separanti del vecchio io entrano in crisi e vengono abbandonate, le strade si incontrano, ogni conflittualità svanisce: nella Nuova Umanità siamo una cosa sola. Questo il mistero trinitario, unità nella diversità, verso il quale camminiamo.
    – Rosella, dove c’è passione c’è missione. Sin dall’inizio di questo blog la tua partecipazione appassionata ne ha fatto emergere potenzialità non previste, mi (ci) ha fatto comprendere quale strumento prezioso sia per il lavoro di trasformazione interiore. Tu mi (ci) sei di stimolo ed ho sentito molto la tua assenza in questi ultimi mesi. Comprendo la frustrazione nel non trovare corrispondenza a questo tuo impegno comunicativo e mi sento un po’ in colpa. Faccio molta fatica ad intervenire, ma devo accettare i miei limiti: il dialogo telematico non mi viene naturale, mi sento più a mio agio nel contatto diretto, ma sono ti grata per le condivisioni che mi aiutano ad entrare un pò più a contatto con ciò che anch’io sono, ‘santa e peccatrice insieme’, come ciascuno di noi, come è la Chiesa nel suo pellegrinaggio terrestre.
    – Giuseppina, grazie per aver raccontato di Arturo Paoli, uno dei profeti del nostro tempo. L’incontro con Papa Francesco rafforza questa visione di Chiesa Popolo di Dio in cammino, in cui la gerarchia è una piramide capovolta e chi sta più in alto è il ‘servo dei servi’. La sua forza ci incoraggia nel lavoro di trasformazione interiore per diventare anche noi ‘pescatori di uomini’.

    Un grande abbraccio. giovanna

  10. Cara Giovanna
    ti sono molto grata per la tua accoglienza comprensiva e desidero dirti che non ho alcuna pretesa verso i tempi degli altri.
    Mi è necessario trovare il coraggio di esprimere il mio disagio (talvolta prendendomi da me stessa per i fondelli con quel “Tanto si sa: io, son piena di pretese”) per poter continuare a lavorare su me stessa, pur permanendo nel limite della situazione.
    Limite che ci accomuna tutti: è una pretesa inutile quella di cercare di farci capire dagli altri: “tanto nessuno capisce nessuno”.
    Mentre: è un lavoro utile, utilizzare ogni mezzo per testimoniare il nostro cammino evolutivo di conversione.
    Quando poi qualcuno ti corrisponde comprendendoti, proprio come oggi hai fatto tu, ti si commuovono le viscere sin nel profondo. Un piccolo miracolo: questo è un momento meraviglioso.
    Ciao ti abbraccio
    Rosella

  11. precisazione
    Mentre: è un lavoro utile, utilizzare ogni mezzo per testimoniare E COSI’ FACENDO FAVORIRE il nostro stesso (personale e comune) cammino evolutivo di conversione.

  12. Carissima Rosella, sono felice di averti dato una piccola gioia, tu sei stata sempre tanto generosa nel condividere il tuo cammino sul blog. Nel blog sei a tuo agio, è il tuo mezzo privilegiato di testimonianza, qui realizzi il tuo carisma e la tua missione. Io invece mi sento un pesce fuor d’acqua. Non perderti d’animo e continua a condividere anche se non trovi la corrispondenza che desideri: le tue parole non cadono nel vuoto!
    Ti abbraccio con tanto affetto. giovanna

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  1. Verso l’unità ha detto:

    […] tre anni fa nel post ‘Lo scandalo di un Corpo diviso’:  Sogno un percorso ecumenico in cui fratelli appartenenti a Chiese cristiane diverse possano […]

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