Liberazione interiore—Trasformazione del Mondo

sanfrumenzio
Il tempo forte, quaresimale, che stiamo vivendo stimola decisamente riflessioni e analisi sul proprio cammino di crescita spirituale ed allora eccomi a condividere con voi alcune riflessioni che partono dal motto dP.

Tra i tanti pensieri che si affacciano allo scenario meditativo credo sia spesso presente (almeno per me è così) quello che ci mette di fronte ad una richiesta di maggior chiarezza riguardo l’azione concreta che scaturisce dai nostri laboratori.

“ Stare qui a meditare mentre nel mondo c’è bisogno di fare tante buone cose è comodo, guarda come altri si impegnano nella vera carità !!!”
E’ solo un pensiero che si affaccia , magari spesso, al quale il nostro lavoro da sempre risponde ma forse noi spesso non lo ricordiamo.
Come prima riflessione dobbiamo riconoscere che essere disponibili a stimolare ed accompagnare la crescita culturale, psicologica e spirituale di chi sceglie il cammino dP richiede un grande impegno al servizio dello sviluppo di una consapevolezza utile non solo ai singoli individui ma alla comunità intera che si gioverà della presenza e dell’azione di persone portatrici di maggior libertà interiore e capaci di darne spiegazione.

Nell’ambito ecclesiale la maggior chiarezza nel ripercorrere un reale cammino di iniziazione cristiana da adulti illumina molti aspetti, spesso bloccati nel buio del “dare per scontato”, e permette di fare concrete esperienze spirituali.
Questo si trasforma in maggior vivacità e partecipazione, come pietre vive nella edificazione della chiesa in tutti i suoi aspetti, ognuno di noi nella sua comunità territoriale presto o tardi sentirà forte l’impulso ad essere presente anche se solo come testimonianza di una esperienza efficace della crescita spirituale che sta vivendo.

Il lavoro che svolgiamo assieme in piccoli gruppi favorisce lo sviluppo di relazioni profonde che riescono molto spesso a trasformarsi in vere amicizie che anche se a distanza infrangono l’isolamento nel quale sempre più persone sono imprigionate.
L’utilizzo della tecnologia e la nascita di gruppi spontanei stanno confermando la bontà di un lavoro che favorisce le relazioni umane.
Conoscere meglio le nostre dinamiche interiori ci mette in condizione di comprendere un po’ meglio ciò che sta accadendo negli altri e favorisce una consapevolezza capace di aiutarci nella scelta del migliore approccio possibile per evitare scontri inutili e dannosi.

Questi solo alcuni aspetti ma sono certo che voi potete integrare questa riflessione e anzi . . . . . spero lo facciate !!!
C’è però un aspetto di azione concreta, del quale mi sembra mai abbiamo parlato, che l’associazione culturale dP svolge nel mondo partendo dal proprio territorio e si realizza partecipando al sostenimento di un servizio mensa per bisognosi che si svolge in una parrocchia limitrofa a quella di appartenenza (considerando la sede dell’associazione) per aprirsi poi ad un sostegno che dalla propria parrocchia si realizza in Africa , nel Mozambico per l’esattezza in due luoghi precisi, Mafuiane e Goba.

La mensa offre pasti dal martedì al sabato (circa 130 al giorno in sede e 20 fuori) primo, secondo, contorno e frutta (no precotti) impegnando in totale 80 persone che si alternano 4 in cucina dalle 7,30 alle 14 e16 in sala dalle 11 alle 14.
Gli utenti sono l’85% stranieri e il resto italiani per lo più anziani ma in aumento, questo servizio è attivo nella parrocchia del Santissimo Redentore a Val Melaina da circa 22 anni e 2 volte al mese vengono distribuiti pacchi alimentari alle famiglie più bisognose.

La sede di dP è nel settore nord di Roma IX prefettura della diocesi, parrocchia San Frumenzio (vescovo evangelizzatore dell’africa
http://www.sanfrumenzio.it/chi/visita.htm ) dove nel 1990 il 10 febbraio fece la visita pastorale il beato Giovanni Paolo II, appena rientrato dal suo viaggio in Africa il pontefice fece risuonare deciso l’allarme “ l’Africa muore “.
Nello stesso anno ebbe inizio una missione di aiuto che in questi 24 anni ha realizzato molti progetti e che prosegue con grande efficacia il lavoro di sostegno umano e spirituale alla popolazione locale . http://www.mozambico.sanfrumenzio.it/

Comments

  1. Anonymous says:

    Caro Alessandro,
    grazie di averci ricordato le ‘opere di misericordia corporale’ (nutrire gli affamati, dar da bere agli assetati…), che non andrebbero disgiunte da quelle di ‘misericordia spirituale’ (consolare gli afflitti, consigliare i dubbiosi, etc).
    L’importante è l’apertura del cuore (incluso nella miseri-cor-dia) e la consapevolezza che è solo dando ciò che abbiamo (spendendo i nostri talenti) che riceveremo in abbondanza.
    Un saluto. Paola

  2. rosella says:

    L’inutilità del servo e la Sua “merzè”

    Tutti abbiamo un giusto desiderio di essere riconosciuti, anche tramite l’opera delle nostre mani e di qualunque lavoro si tratti: redigere un post come esser/fare i genitori, eppure la vera soddisfazione inizia quando tu ti godi la crescita dell’altro che se ne va libero per la propria strata, talvolta “apparentemente dimentico di te”.
    Prima o poi ce la faremo a lavorare su noi stessi, consapevoli del fatto che non possiamo lavorare che la materia nostra. Che non sappiamo chi siamo e presumiamo di sapere che cosa sia giusto fare o dire agli altri, come se sapessimo chi sono gli altri.
    Chi lavora su sè stesso smette di giudicare, di separare il bene dal male, come il giusto dall’ingiusto: lascia che venga trasfigurata nel modo adatto la propria sostanza.
    Si lascia fare adatto al presente in ogni luogo senza trovare giustificazione alcuna per adattarvisi.
    L’inutilità del servo si coniuga con la Sua misericordia e ne trae beatitudine.

    Bravi!!!
    In molti ci adoperiamo per aiutare qualcuno che, da qualche parte della terra, esalando un fil di voce, testimonia “ho sete”.
    Taluni donano il superfluo, altri la vita.
    Io “spreco” un sacco di tempo a meditare, senza arrivare mai a una in quel famoso: “questo è un momento meraviglioso”, ed anche a raccontare stralci della mia storia che, molto liberamente, non tutti leggono.
    Eppure sono contenta; una goccia d’olio in darsi pace ha curato il mio cuore: e lo voglio dire:
    E “va bene così!”.
    Ciao
    rosella

  3. Anonymous says:

    Quella goccia di olio sappi che è infiammabile cara Ro, noi siamo bravissimi ad evitare incendi come provetti vigili del fuoco teniamo tutto sotto controllo ma non è detto che poi con il tempo la sorveglianza resti così efficace . . . . . . . .
    Anche il mio cuore si giova dell’effetto dP e il bilancio impegno-momenti meravigliosi è in rosso profondo ma il meccanismo rimesso in movimento lentamente procede e produce.
    Un abbraccio a te e a Paola

  4. Alessandro says:

    Sono io ma il pc no.
    Ale

  5. ciao Ale,
    devo/desidero/sì lo ammetto.
    volevo proprio corrispondere al tuo post ma ero così stanca che l’ho persino frainteso e rileggendo, mi son anche accorta, del “rischio scintilla”, che solo grazie a te si fa “luce”. chiara.
    Non per nulla sei “quello delle candeline” e da qualche parte del mio cuore c’è un posticino tutto particolare per te (Luciana permettendo).
    Saluti cari e auguri a tutti.
    Rosella

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