LA NUOVA EVANGELIZZAZIONE – Prima lezione

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Da oggi vi offriamo il Corso che Marco Guzzi ha tenuto al “Claretianum” – Istituto di teologia della vita consacrata dell’Università Lateranense a febbraio/marzo di questo anno.

Lo pubblicheremo in quattro post, uno ogni quindici giorni.

Questo Corso riassume tutti i presupposti del lavoro dei Gruppi “Darsi pace”, potete quindi diffonderlo in tutte le forme che riterrete opportune.

Il titolo e i contenuti di questa Prima Lezione sono:

Una Nuova Evangelizzazione per la conversione della Chiesa

 

In che senso e in quale misura questa Nuova Evangelizzazione (NE) può dirsi nuova? Quali sono poi i contenuti essenziali di questa “novità”? E quindi, dato che il rinnovamento della dinamica evangelizzatrice implica quello di tutta la Chiesa: quali sono i contenuti di questo rinnovamento, che Papa Francesco invoca ogni giorno a gran voce?

La NE dunque ci interpella tutti come credenti, e va al cuore della nostra esperienza di fede e della nostra capacità o incapacità di incarnarla nel concreto di questa fase storica.

Per individuare le traiettorie concrete di questo rinnovamento dovremo perciò procedere con una certa cautela e svolgere un lavoro di pensiero abbastanza impegnativo: 1) innanzitutto dovremo descrivere alcuni caratteri dell’attuale crisi della trasmissione della fede cristiana; 2) per poi comprendere molto meglio in quale contesto storico planetario accada questa crisi spirituale; 3) solo così infatti potremo vedere in che modo la svolta di portata antropologica che stiamo attraversando ricada sulla vita della Chiesa; 4) e infine potremo delineare le forme di una vera NE che sappia rispondere in modo adeguato alle sfide cruciali del tempo.

Le analisi e le valutazioni della crisi del Cristianesimo storico sono spesso molto confuse e contraddittorie: si oscilla tra prospettive catastrofiche e facili entusiasmi. Questa confusione, questa convivenza di interpretazioni estremamente negative e di ottimismi altrettanto estremi, dipende dalla incapacità di comprendere cosa stia accadendo a livello antropologico, quale sia cioè il senso della crisi epocale che stiamo sopportando collettivamente, perciò dovremo innanzitutto dedicarci a questa fatica interpretativa.

 

Leggere: M. Guzzi, Globalizzazione e Nuova Evangelizzazione, in “Annali della Pontificia Insigne Accademia di Belle Arti e Lettere dei Virtuosi al Pantheon”, XIII/2013.

 

Comments

  1. giancarlo salvoldi says:

    Ascoltando la prima parte della lezione, a proposito della questione di trovare i mezzi e le tecnologie supposte necessarie per fare l’annuncio, mi è venuto in mente il passo del Vangelo di Matteo cap. 10 versetto 11, che dice ” non preoccupatevi di come o che cosa direte”.
    Credo proprio che occorra alimentare il fuoco della fede di chi annuncia, e sarà poi quello a trovare naturalmente il modo migliore per brillare e arrivare a scaldare il cuore dell’ascoltatore.
    Qualcuno pensa davvero che ciò che conta sia il fare, mentre ha la priorità il “logos”, che è Dio e che era al principio.
    La Chiesa, come anche la società, la cultura e l’uomo, hanno bisogno di pensiero, e non di pensiero debole.
    La ragione prima è stata divinizzata nel ’700 e poi gettata nel fango con la crisi epistemologica, e in tal modo è stata collocata male in tutti due i casi: paradossalmente è toccato proprio a un papa, a Benedetto XVI, riportarla al livello che le compete e restituirle il ruolo di semplice strumento ma indispensabile sia per il credente che per il non credente.
    Penso che da un uso corretto della ragione, meglio se illuminata dalla fede, possa scaturire il pensiero profondo che ha la capacità di incarnarsi e diventare azione efficace di “caritas in veritate”, senza correre il rischio di un attivismo sterile.

  2. maria carla says:

    Coltivare il pensiero liberando lo spirito: questo mi sembra di poter sintetizzare dopo aver seguito con rinnovato interesse il video di Marco, che in occasioni e situazioni diverse riesce sempre a rilanciare con l’entusiasmo che gli è proprio i grandi temi che si affrontano nei gruppi DP. Pensare nella verità, sbarazzandoci dunque di mistificazioni e soluzioni false che ci fanno perdere lucidità e speranza. Grande lavoro di umiltà e di responsabilità personale…penso comunque sia questo il vero lavoro di una vita pienamente vissuta! mcarla

  3. “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della Verità, vi guiderà a tutta la verità. (Giovanni 16,12-13) . Oggi, in questo momento storico , mi pare sia giunta l’ora dello Spirito annunciata dal Cristo ! A fronte del crollo dell’efficacia delle pedagogie pastorali della Chiesa cattolica , la dove ha prevalso il potere di un IO Autocentrato ed egoico , lo Spirito di Cristo ci sta rivelando un senso nuovo delle sue Parole, fidando che oggi, nel tempo della globalizzazione e dalla unificazione del mondo, che ci costringe a cambiare i nostri modi di pensare, ne possiamo portare il peso ! Ancora , il Logos creatore del mondo, ci dà una mano perchè ai disastri climatici e politici in cui siamo immersi, non corrisponda una fine, ma l’inizio di una Nuova Umanità , nella logica del Cristo e di tutti i Santi profeti distribuiti in ogni cultura laica o religiosa sorta dai vapori della Terra e sotto lo sguardo amorevole del Cielo.

  4. La confusione delle idee può essere usata per dare messaggi ambigui, quando al potere le cose vanno benissimo così come sono, e non ha nessun interesse a cambiare qualcosa. Del resto è un metodo usato tutti i giorni, basta guardare i mass media e la politica. La bellissima lezione di Marco Guzzi mi ha fatto pensare che forse anche una parte della Chiesa la pensa così, e di certo di potere se ne intendono, durando da duemila anni… E mi dispiace, ma io ci metto anche un pochino di cattiveria… Mi auguro che lo spirito di Marco Guzzi possa prevalere tra i credenti, anche se penso che una istituzione così antica e potente sia quasi impossibile da cambiare, soprattutto se viene a mancare la forza dei più giovani.

  5. renato.c says:

    Grazie MArco per questa essenziale condivisione. Credo di aver compreso come la questione della “visione” sia il centro propulsore del “nuovo”. Non siamo capaci di vedere, di anticipare, di intuire nella sofferenza il nuovo, nella sconfitta l’affermarsi dell’appena possibile che urge e chiama a convertirmi, a convergere verso sé. Fondamentale è dunque la “theoria”, la visione viva e appassionata (pro-fetica, anticipatrice, inaugurante) di quel che si annuncia. Insomma, grazie Marco, sto riflettendo…

    renato

  6. Grazie a tutti voi, carissimi, dell’ascolto. Sì, questa serie di lezioni, che stiamo pubblicando con scadenza quindicinale, vorrebbe essere proprio un’introduzione “teorica” al lavoro dei nostri Gruppi. Senza una visione – e “teoria” deriva proprio dal verbo greco “orao” (vedere), che si coniuga anche con la radice “vid”, di origine sanscrita (da cui “Veda”, e avydia=ignoranza/cecità) – non ci può essere alcun rinnovamento né interiore né storico-culturale né tanto meno ecclesiale. Questo primato del pensiero (che è tutt’altra cosa dall’intellettualismo o dall’astrazione, e va riconnesso al Principio/Logos di Giovanni l’evangelista) va riscoperto nella sua verità, e rilanciato.
    Un abbraccio. Marco

  7. Marco,
    m’ interessa molto la questione: in/nel principio c’è il pensiero.

    Concordo con te sul fatto che il rinnovamento nella Chiesa non sia essenzialmente una questione di tecniche nuove.
    Lasciamo anche cadere l’intellettualismo “tenendolo però presente” come facente parte di quel vecchio che disamora l’uomo di oggi, in quanto troppo” astratto” ma non spirituale.
    E veniamo al Logos.
    Quale reale differenza tra astratto e spirituale se non il fatto che “il logos si fa carne?”

    E cioè, noi oggi siamo, per così dire, grandi abbastanza o maturi al punto giusto, da poter utilizzare l’esperienza del “contemporaneamente” almeno intuitivamente o a tratti, come fosse la “tuttunità” dell’integrità, tra cielo e terra.

    Possiamo cominciare a percepire il principio, il logos, come “concezione unitaria” di pensiero e azione: cioè ri conoscendolo in modo “sapienzale” relazionalmente: “è il pensiero che mi pensa”.

    Cerco di spiegarmi: se il Dio Cristiano che è relazione tra tre persone: Padre, FIGLIO e Spirito, ha nel proprio logos una persona che incarna la Resurrezione della materia del corpo dalla morte, allora il principio non può prescindere dall’atto del “fare” e questo a mio parere va chiarito meglio.

    Il logos è sì Spirito e non “astrazione” proprio in quanto incarna pensiero e azione.

    Oggi ci è forse data la possibilità di contemplare in modo nuovo il mistero dell’incarnazione del principio della vita: Risorta in Cristo.
    E anche se le nostre facoltà mentali sono più evolute, la modalità di penetrazione del mistero resta la stessa di ogni epoca: la conversione del cuore; cioè quell’attitudine “scientifica” di ri-conoscere la realtà che si rivela giusta, in quanto giustificata, quando il nostro cuore è lieto e grato per “la vita che vive”.

    Ciao
    Rosella

    p.s. “son forse fuori come un balconcino?” a me pare sensato.

  8. renato.c says:

    Ciao Rosella, mi sembra interessante, molto.

    “Possiamo cominciare a percepire il principio, il logos, come “concezione unitaria” di pensiero e azione…”

    Mi torna subito, istintivamente, alla mente Rimbaud quando dice che la “poesia sarà avanti … Questa lingua sarà anima per l’anima, riassumerà tutto: profumi, suoni, colori; pensiero che uncina il pensiero e tira.” (a Demeny, 15 maggio 1871)

    Forse, ma può essere che io sia più “balcone” di te, questa unità di Logos/Azione potrebbe essere la “Poesia” (non la letteratura ovviamente!), il canto dell’Altro-nell’io, l’incanto dell’io nell’Altro… che forse poi sarebbe anche la “visione”.
    Un abbraccio Rosella, è sempre bello trovarsi qui su questo “balcone” :)

  9. rosella says:

    Ciao Renato,
    anch’io son lieta per questa opportunità di scambio di pensiero e di auguri per ogni cosa tu possa desiderare nella vita.

    “Il canto dell’Altro-nell’io, l’incanto dell’io nell’Altro… che forse poi sarebbe anche la “visione”.
    Sì! solo che io quando mi ci metto son senza limiti nè pudore:

    “è’ la visione che (s’) informa nuova mente”.

    La persona che sperimenta l’atto poetico “dell’io sono tu che mi fai”, riconoscendo relazionalmente il pensiero che mi pensa: si offre (attivamente nell’abbandono) lasciandosi fare “dall’Altro nell’io” e “nell’incanto ri-creativo” incarna attivamente la parola nuova della visone.

    Secondo me la parte più interessante di quel che ho scritto è questa: “la modalità di penetrazione del mistero resta la stessa di ogni epoca: la conversione del cuore; cioè quell’attitudine “scientifica” di ri-conoscere la realtà che si rivela giusta, in quanto giustificata, quando il nostro cuore è lieto e grato per “la vita che vive”.

    Penso che questo sia in parte frutto della frequentazione del lavoro iniziatico che sto facendo da qualche anno nei gruppi di Darsi.

    Ciao un abbraccio e buona Pasqua a tutta la famiglia (allargata ai tuoi nuovi alunni)

    Con affetto
    Rosella

  10. rosella says:

    precisazione :
    si offre (attivamente nell’abbandono) lasciandosi fare “dall’Altro nell’io” e “nell’incanto RICREATIVO dell’io nell’Altro” incarna attivamentela la visione. Procrea nuova mente come fosse la materia poetica della parola.
    Il logos come inizio e fine nell’eterno infinito senza tempo.
    Però ciò che è più importante adesso secondo me è proprio l’ultima parte come riconosciamo d’essere sulla rotta giusta? checosa giustifica questa mia iniziale fede discretamente certa nel logos anche poetico?
    ciao ancora
    rosella

  11. marco guzzi says:

    Carissimi, certamente il pensiero autentico si incarna, e si trasforma in azione, è anzi esso stesso atto creativo (la differenza infatti tra pensiero e azione, pensata a fondo, è molto relativa…).
    In ciò il riferimento al Poetico è essenziale per me.
    Per me l’esperienza poetica, come esperienza di una parola ulteriore (rispetto al mio controllo egoico-logico) che mi raggiunge nell’ascolto, è sempre linguistica e operativa al contempo: muove il cuore e il corpo, la mano e le gambe. Perciò nel mio lavoro di riflessione sul poetico io tendo ad identificare la categoria del poetico con quella del cristico: poetica è la parola (ulteriore, divina?) che s’incarna e mi trasforma, mi illumina, mi salva, e mi muove, aprendomi ad inedite azioni/operazioni a loro volta salvifiche.
    Grazie dell’ascolto. Marco

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