Alta e bassa marea

alta marea

Al cospetto di persone che, confidandosi con me, dicono di sentirsi giù di corda, tristi, depresse, rivolgo spesso questo pensiero: “Noi siamo come le maree. Alta e bassa marea si alternano. Il mare non muta. Si placa o si agita ma resta sé stesso. Le correnti che agitano le acque ossigenano i fondali. Il movimento che placa, invece, agevola l’immersione. Sul mare calmo si può galleggiare col volto rivolto verso l’alto”.

I nostri movimenti interiori si alternano. Alcune volte ci sentiamo giù senza un apparente motivo. Altre volte, invece, siamo su di giri. Scrive Etty Hillesum: “Bassa e alta marea. Anche nell’amicizia le cose stanno così: bisogna acquisire senso del ritmo. […] Ho compreso che non può esserci sempre alta marea in un’amicizia e che pure la bassa marea debba essere accettata, e persino come qualcosa di positivo e fruttuoso, anche la vita, in quel momento, ha cominciato a fluire in me con un onda più calma”.

Ecco, questa è la mia prospettiva delle cose. Non siamo pietre, siamo spiriti incarnati. Tanto la carne (la parte biologica) quanto quella spirituale (la parte animico/spirituale) sono vive, palpitanti. Ritmi biologici e ritmi spirituali conoscono il movimento. Tutto, quindi, è movimento, sia il momento della apatia sia quello della vivacità o della vitalità biologica e spirituale. Tutto è dynamis, è movimento.

È difficile convincersi che siamo esseri dinamici anche quando il vento della vitalità non soffia e le vele sono sgonfie. Dovremmo in questi casi accettare la fase di calo, di bonaccia, perché fa parte del movimento della vita ed è finalizzata comunque ad una crescita, ad uno sviluppo. Accettare e porci semmai, senza ansia, qualche interrogativo, se quel torpore, quella aridità, quella insensibilità, quella stanchezza siano collegati a qualche pensiero disfunzionale (che cioè non è funzionale al benessere e al ben-vivere) o ad una modalità di vivere l’esperienza spirituale ed animica in maniera distorta o impropria o inautentica, più orientata all’esteriorità che non all’interiorità, più come manifestazione dell’io distorto che come dialogo dell’io con l’Essere, liberi dai crampi del giudizio e dalla stretta dei sensi di colpa che costituiscono una costante di chi soffre a causa della religione e che vive di religione e non di fede, danneggiandosi e seminando idee mortifere.

Chi vive l’Essere in questo modo, giungendo alla bestemmia di ritenersi ripudiato da Lui, dimentica le parole del profeta Isaia: “Sion ha detto: «Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato». Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai” (Is 49, 14-15).

L’amore di Dio è per sempre ed è curativo. Non è fonte di malessere. Se così fosse, non sarebbe venuto meno l’amore di Dio per noi, ma si sarebbe deturpata la nostra concezione sulla sua natura di Padre esclusivamente buono. Quanto ai rimedi, essi consistono nel rottamare il cascame di alienazioni psicologiche, morali e spirituali che ci condizionano e di cui siamo consapevoli. Ma come fare? Darsi Pace offre un approccio multifunzionale: culturale, psicologico, spirituale. Bisogna lavorare su questi tre aspetti, senza tralasciare la cura e la salute del corpo, largamente debitrice alla salute della sfera psicologica e animico/spirituale. Dalla sapiente armonizzazione di questi quattro pilastri può nascere l’Uomo Nuovo, cioè l’uomo risanato dalla potenza della Parola di Dio, che è eminentemente curativa e terapeutica.

Come sostiene Marco Guzzi, dobbiamo accogliere con serenità le fasi di stanca. Perché è normale (non siamo superuomini) e perché esse possono insegnarci qualcosa, a non abusare delle nostre forze, ad esempio, o ad essere meno presuntuosi, meno perfezionisti, più umani e umili, confidenti non solo nelle nostre energie, ma nell’aiuto di Dio che può sperimentarsi appieno ed abbondantemente nelle fasi di debolezza e di fragilità.

““Ed egli mi ha detto: “Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza”. Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie  infermità. Quando sono debole, è allora che sono forte””, scrive san Paolo (2 Cor 12, 9-10).

Comments

  1. Filomena says:

    Grazie, carissimo Salvatore, una riflessione utilissima e colma di benefica sostanza !
    Buona settimana di alta e bassa marea, ma sempre nel Nome del Signore
    Filomena / Nuccia

  2. Grazie Salvatore, un’onda energetica che ricompone e dà ordine ad ogni cosa.
    La tua riflessione mi riconnette, mi immette nel movimento della marea, alta o bassa non importa, adesso, proprio adesso sta pro movendo passi di liberazione, di guarigione da ogni infermità.
    In questo mio piccolo passo di consapevolezza accolgo ogni evento come opportunità di movimento verso la Sorgente della vita.
    Buona giornata. Vanna

  3. Giuliana says:

    Mi ci sono voluti tanti anni per imparare a non attaccarmi all’ alta marea e per lasciare scorrere tutto ciò che scatena in me la bassa marea.

    La meditazione mi ha aiutata e mi aiuta in questo faticoso apprendimento nel quale comprendo meglio le parole di san Paolo “quando sono debole è allora che sono forte”.

    Grazie Salvatore e un abbraccio.
    Giuliana

  4. Salvatore says:

    Grazie molte dell’attenzione. Un abbraccio.

  5. All’incontro di sabato Marco ci ha parlato di Gesù in veste di medico sano, che incide senza esitare un piaga. Ti ringrazio perciò più che per le parole rassicuranti, per queste: ” aridità… collegata a qualche pensiero disfunzionale… ad una modalità di vivere l’esperienza spirituale…più come manifestazione dell’io distorto invece che come dialogo dell’io con l’Essere … i crampi del giudizio, la stretta dei sensi di colpa che costituiscono una costante di chi soffre perchè vive di religione e non di fede, danneggiandosi e seminando idee mortifere”.

    Ecco, oggi in preda alla furia di quello che mi è sembrato uno tsunami, ho seminato idee mortifere, ho rinunciato alle preghiere delle ore e qualcosa di ben lontano dal Signore ha aperto le mie labbra alla bestemmia: “tu non sei il mio pastore e io manco di tutto!” Ora trovo qui, nelle tue parole, Salvatore di nome e di fatto, la mia quiete e il Suo perdono… grazie per questa piccola grande salvezza dalla mia dannazione quotidiana.

  6. Salvatore says:

    Grazie, Elena, per le tue parole. Non dobbiamo essere molto severi con noi stessi. Si può pure, in un momento di stanchezza, rinunciare alla preghiera delle ore. Credi che il Signore ami le formule? O ritieni che sia comprensivo come una buona madre ed un ottimo padre? E’ l’atteggiamento interiore che conta. E’ sentirsi preghiera vivente, anche quando dimentichiamo di recitare qualche preghiera. Non siamo automi né il Signore ama obbligare, costringere. Ti porto il mio esempio. Dimentico spesso o non ho voglia di racitare i salmi o di leggere qualche passo del Vangelo. E però, perché salvato da una Presenza, mi sento comunque immerso in questa Presenza, nel senso che mi avvolge delicatamente, che mi segue, che mi comprende e che mi perdona. Un abbraccio.

  7. Mariapia says:

    Ho trovato un pensiero del tutto consonante con questo post: ” Beati quelli che, sotto l’impressione della tua assenza, continuano a credere nella tua vicinanza. ” I.Larranaga

  8. Anonymous says:

    Caro Salvatore,
    Ho letto e riletto quanto scrivi e non immagini quanto mi ha confortato. Stamattina nella mia solita quotidiana passeggiata in riva al mare mi sentivo in ansia e angosciata e piena di problemi proprio come il mare che vedevo pieno di onde e mosso da un forte vento. Come sono tornata a casa ho letto “Alta e bassa marea”. Mi è sembrata una risposta del Signore che mi ha dato tanta pace !
    Grazie !
    Annapaola

  9. Stefania says:

    Grazie un post bello e rasserenante. Concordo con quello che hai scritto ad Elena, penso che riconnettersi con la sua delicata Presenza sia ciò che non dobbiamo dimenticare, perché quando riteniamo di farne a meno, di fare da soli, finiamo in qualche modo per deragliare. Un saluto. Stefania

  10. Anonymous says:

    Quando medito al mare se è mosso non riusco a quietarmi… mi chiedevo perché ? Più tentano e più mi agitavo…Un giorno mi sono detta entra in questo suono fragoroso che emette nel suo sbattere violento sul bagnasciuga… nelle onde alte che arrivano nella loro maestosa bellezza e forza come se volessero ingoiare tutto compresa me…un giorno sono entrata in tutto questo lui non era tutto ciò… la dolcezza dell’ acqua mi ha accolta e cullata non c’era nessun pericolo…mi sono solo lasciata andare come lui che si unisce al vento al sole alla terra. Antonella

  11. antonella says:

    Quando medito al mare se è mosso non riusco a quietarmi… mi chiedevo perché ? Più tentano e più mi agitavo…Un giorno mi sono detta entra in questo suono fragoroso che emette nel suo sbattere violento sul bagnasciuga… nelle onde alte che arrivano nella loro maestosa bellezza e forza come se volessero ingoiare tutto compresa me…un giorno sono entrata in tutto questo lui non era tutto ciò… la dolcezza dell’ acqua mi ha accolta e cullata non c’era nessun pericolo…mi sono solo lasciata andare come lui che si unisce al vento al sole alla terra. Grazie a tutti per avermi ricordato questo momento… Antonella

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