Etty Hillesum: germogli di nuova umanità


In occasione del centenario della nascita, pubblichiamo il video della conferenza su Etty Hillesum, tenuta da Marco Guzzi nel 2004, nell’ ambito del ciclo di incontri intitolato ‘Visioni’.

Affidare la responsabilità di una ‘nuova visione’ non a un filosofo o a un teologo, ma a una ragazza morta giovane in un campo di sterminio, lasciando il suo diario e alcune lettere agli amici, significa interrogarsi sulla verità, e sulle modalità di pensiero più idonee per avvicinarsi a essa.

Significa scoprire che la fede, più che un’adesione razionale a teorie e a credenze, è un’esperienza viva che vivifica.

Etty è una sperimentatrice che trova nel silenzio e nell’ascolto interiore, nel confronto radicale con tutti i suoi problemi, uno spazio libero dall’odio e dalla paura, la promessa di una nuova umanità inseminata nel tempo e nella storia.

Ecco alcuni temi che troverete nella relazione e nell’ampio dibattito che ne è seguito:

–         La ricerca di senso come atto creativo;

–         Le varie deformazioni della spiritualità operate dalle religioni tradizionali;

–         Il salutare bisogno di purificazione e di conversione di tutte le tradizioni (anche di quella laica e atea);

–         Le continue infrazioni al comandamento di non nominare il nome di Dio invano;

–         L’esperienza spirituale autentica (quella che trasforma) e la decisione per la morte, come atto continuo che apre all’autenticità del destino e mette a contatto con altro;

–         Il cristianesimo come totale anarchia (intesa come contestazione del principio sacrale del potere) e al contempo come fedeltà al Principio;

–         L’urgenza di una cultura del Nascente, che porti avanti i processi di liberazione dell’uomo a livelli sempre più profondi;

–         Lo slancio e l’entusiasmo del pensiero: la necessità di raccogliere e di ripensare tutte le speranze che la storia ha prodotto e che sono un patrimonio prezioso dell’umanità nascente.

Comments

  1. maria carla says:

    Sto leggendo in modo intermittente – e me lo concedo perchè non si tratta di un romanzo- l’edizione integrale delle “Lettere” di E.Hillesum, alcune davvero straordinarie e intensissime di vita. Vi trascrivo un brano di una lunga lettera del dicembre 1942 dove secondo me si rivela tutta la forza e la densità del suo pensiero:

    “Io credo che per ogni evento l’uomo possieda un organo che gli consente di superarlo.
    Se noi dai campi di prigionia, ovunque siano nel mondo, salveremo i nostri corpi e basta, sarà troppo poco. Non si tratta infatti di conservare questa vita a ogni costo, ma di come la si conserva. A volte penso che ogni nuova situazione, buona o cattiva, possa arricchire l’uomo di nuove prospettive. E se noi abbandoniamo al loro destino i duri fatti che dobbiamo irrevocabilmente affrontare -se non li ospitiamo nella nostra mente e nel nostro cuore, per farli decantare e divenire fattori di crescita e di comprensione-, allora non siamo una generazione vitale.
    Certo, non è così semplice, e forse meno che mai per noi ebrei; ma se non sapremo offrire al mondo impoverito del dopoguerra nient’altro che i nostri corpi salvati a ogni costo – e non un nuovo senso delle cose, attinto dai pozzi più profondi della nostra miseria e disperazione -, allora sarà troppo poco. Dai campi stessi dovranno irraggiarsi nuovi pensieri, nuove conoscenze dovranno portar chiarezza oltre i recinti di filo spinato, e congiungersi con quelle che là fuori ci si deve ora conquistare con altrettanta pena, e in circostanze che diventano quasi altrettanto difficili. E forse allora, sulla base di una comune e onesta ricerca di risposte chiarificatrici su questi avvenimenti inspiegabili, la vita sbandata potrà di nuovo fare un cauto passo avanti.
    Per questo mi sembrava così pericoloso sentir ripetere:
    ‘Non vogliamo pensare, non vogliamo sentire, la cosa migliore è diventare insensibili a tutta questa miseria’
    Come se il dolore- in qualunque forma si presenti a noi- non facesse ugualmente parte dell’ esistenza umana.

    Mi sembra davvero un inno alla capacità umana di estrarre da ogni esperienza un senso che la trascende…e un invito perchè ognuno di noi si cimenti a farlo!
    Ottima l’idea di riproporre questa conferenza di Marco del 2004, in verità attualissima e di grande aiuto alla riflessione personale e di gruppo! Mcarla

  2. Marco Guzzi says:

    Grazie, cara Maria Carla, questo sforzo di dare senso alle prove, di spremerne nuove visioni, è davvero molto importante, e molto ebraico-cristiano. Credo che Hetty lo abbia tratto anche dalle sue reiterate meditazioni di Rilke. Ciao. Marco

  3. L’ho visto qualche giorno fa, è così pieno di osservazioni e spunti interessanti che sarebbe bello avere la trascrizione, sopratutto per la parte delle domande. Mi stupisce che sia qualcosa di dieci anni fa, mi sembra di una attualità totale, forse è l’argomento che è sempre nuovo? Forse Etty scompagina sempre le nostre comode convinzioni? Mi viene voglia, anche leggendo il commento di Maria Grazia, di acquistare il volume delle lettere completo (che evidentemente mancava al momento della conferenza).

    Questo che riporto di seguito è solo un appunto di diario buttato giù un po’ in fretta, prendetelo (se volete) per quello che è, nessuna pretesa di esattezza, rigore o meno che mai, completezza … 😉
    https://dayone.me/fmBzp8

  4. Ops! Maria Carla, perdonate! Non posso correggere il commento 🙂

  5. Gabriella Somma says:

    Interessante la riflessione di Marco Castellani e, a proposito di relazione con l’altro, riporto ciò che Etty scrive sul diario (il testo integrale è fisso sul mio comodino):
    “Bisogna discernere bene il lato negativo delle persone, nella cui cerchia si vive e difendersene, ma non per questo bisogna respingere, disprezzare l’intera persona, bensì offrirle la nostra compassione”.
    Che maestra di vita!
    Gabriella

  6. maria carla says:

    Belle le tue considerazioni, Marco 2, le condivido in pieno! …non conosco J. Carron, ce ne voi parlare un po’? grazie, mcarla

  7. Grazie Maria Carla (e scusami innanzitutto che nella fretta ti avevo indebitamente “rinominato”….),

    per parlare di Julian Carron devo parlare un po’ di me, il minimo per farti capire. Carron è il sacerdote che è stato designato da Don Luigi Giussani come suo “successore” alla guida del movimento ecclesiale di Comunione e Liberazione, la cui proposta di educazione alla fede io sto cercando di seguire (con alterne vicende di avvicinamento/allontanamento), fin dal lontano 1984. Se vuoi, qui tne rovi un breve profilo “ufficiale”, http://it.clonline.org/julian-carron/default.asp?id=447#b13779

    Personalmente trovo affascinante il suo metodo pedagogico, che trovo molto affine a quello che fu di Giussani; senza fare la storia della mia vita (che magari non interessa proprio a tutti), ti dirò che prima di incontrare CL – in quel 1984 che fu un anno “cardine” per la mia vita, in vari aspetti – pur battezzato e avendo fatto comunione e cresima, pensavo che la fede fosse una cosa astratta e senza impatto sulla vita “reale”, certo non una cosa per gente che voleva “vivere”, è stato l’incontro con un sacerdote di CL, ora scomparso, che ha sparigliato le carte e mi ha fatto capire che Cristo aveva a che fare molto con il mio desiderio di compiutezza.

    Se sei interessata a capire qual è l’approccio di Carron (molto “dialogante”), qui ci sono gli appunti delle “Scuole di Comunità”, che è lo strumento formativo essenziale in CL
    http://it.clonline.org/appunti-della-scuola-di-comunita-con-julian-carron-2012/default.asp?id=702

    Mi fermerei qui per non andare troppo fuori tema; aggiungo solo che, da quando sono venuto in contatto con Marco Guzzi e il suo pensiero – e la straordinaria affinità spirituale che avverto con lui – dopo essermi interrogato (e avergli anche scritto, ottenendo una risposta che mi è veramente di conforto), mi trovo inevitabilmente lanciato in un cammino di verifica e conciliazione di questi due aspetti concreti in cui evidentemente il Mistero ha deciso di toccarmi. E devo dire che più vado avanti meno trovo problema nel farlo, anzi sperimento una rassicurante concordanza. Dirò una banalità, ma mi pare come guardare lo stesso panorama da due angoli (lievemente) diversi: si possono complementare utilmente in una visione ampia: almeno questa è la mia evidenza.

    Scusa se sono stato lungo…

    Un caro saluto,

    Marco

  8. Grazie Maria Carla (e scusami innanzitutto che nella fretta ti avevo indebitamente “rinominato”….),

    Julian Carron è il sacerdote che è stato designato da Don Luigi Giussani come suo “successore” alla guida del movimento ecclesiale di Comunione e Liberazione, la cui proposta di educazione alla fede io sto cercando di seguire (con alterne vicende di avvicinamento/allontanamento), fin dal lontano 1984.

    Da quando sono venuto in contatto con Marco Guzzi e il suo pensiero – e la straordinaria affinità spirituale che avverto con lui – dopo essermi interrogato (e avergli anche scritto), mi trovo inevitabilmente lanciato in un cammino di verifica e conciliazione di questi due aspetti concreti in cui evidentemente il Mistero ha deciso di toccarmi. E devo dire che più vado avanti meno trovo problema nel farlo, anzi sperimento una rassicurante concordanza. Dirò una banalità, ma mi pare come guardare lo stesso panorama da due angoli (lievemente) diversi: si possono complementare utilmente in una visione ampia: almeno questa è la mia evidenza.

    Un caro saluto,

    Marco

  9. maria carla says:

    Grazie per la preziosa informazione! mcarla

  10. sono interessata alla formazione Darsi Pace vorrei chiarimenti nei tempi e nei luoghi grazie

  11. Marco Guzzi says:

    Cara Orietta, grazie del tuo interessamento.
    Ogni anno parte un nuovo Gruppo, quindi in ottobre avvieremo un corso fisico-telematico, seguibile cioè fisicamente a Roma e on line da ogni parte d’Italia. Ogni altra info la trovi su questo stesso sito-
    Ciao, e a presto. Marco Guzzi

  12. Grazie a questo video, e ad un articolo uscito sulla rivista “Tracce” (http://www.tracce.it/default.asp?id=266&id2=342&id_n=39146) e poi con il tocco finale della pagina facebook che pubblica suoi estratti), non ho potuto resistere più – mi sono “dovuto” andare a comprare il diario integrale.

    La lettura è appena iniziata, ma tutto fa pensare che sia appena l’inizio di un viaggio affascinante.
    Che abbia messo gli occhi e le mani su un filone di puro oro, brillante, pieno di umanità palpitante.

    Un viaggio del genere può durare una vita, ed ogni tappa è salutare. Senza arrischiare dotti commenti, dico solo che il mondo di oggi mi sembra abbia tanto bisogno di dimorare un po’ nei pensieri di questa ragazza… perlomeno, ne ho bisogno io, questo è certo.

    Grazie!

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