La crisi della fede

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Pubblichiamo, in questo giorno dedicato agli angeli custodi, una lettera ricevuta da Marco Guzzi. Convinti che possa essere di grande aiuto per tutti. Grazie Angela!

Carissimo Marco,

sto terminando l’ascolto degli incontri dell’intensivo di Santa Marinella. Ascolto e prendo note, meditando dentro di me. Mi stai “spiazzando”. Quello che dici a proposito della fede, trova in me risonanze profondissime, perché mi ci ritrovo in pieno. Mi ci ritrovo in questa crisi di fede di cui parli e inizio finalmente a sentirmi meno sola nell’ascolto di questo urlo, che in me preme da anni senza trovare risposta e, se mai, facendomi sentire in colpa quasi fosse un tradimento alla mia personale chiamata.

E invece è grido per qualcosa di più autentico, che ancora deve nascere o, per lo meno, esprimersi liberamente. Più di una volta, drammaticamente, mi sono chiesta se avessi sbagliato indirizzo alla mia vita, se mi fossi ingannata, se fossi io tutta sbagliata, perché anch’io, anni fa, nel 2008, mi ritrovai a dire a Dio, ad urlargli con grido muto e disperato (e puoi immaginare con quale disperazione cieca, dicendolo da consacrata) che non sapevo più che farmene di Lui.

Certo, non è stato indolore. Tutto era crollato: le certezze granitiche – troppo granitiche! – su cui avevo costruito e arroccato la mia “fede algida”, che voleva e si illudeva – ma non poteva – essere palpitante; le certezze e le sicurezze altrettanto rigide e granitiche estese anche a questa forma di vita consacrata nel Carmelo, per cui avevo rischiato e giocato tutto, ma proprio tutto.

Tutto crollato, eccetto la consapevolezza dura e nera della morte, alla quale mi ribellavo disperatamente con tutte le mie forze, avvertendola come l’ingiustizia più grande. L’ingiustizia assoluta, cui non potevo sottrarmi.

La solita “crisi dei 40 anni” non era sufficiente a spiegare. No, la mia crisi partiva da zone più profonde, da disagi radicali, coperti da “maschere” costruite e solidificate da tempo e nel tempo, ma che io ignoravo. Una crisi che suscitava sofferenze immani, ma per la quale né io riuscivo a trovare spiegazioni, né trovavo chi comprendesse a fondo il mio urlo e mi aiutasse a decifrarlo e a dargli risposta.

Quante volte sono stata sul punto di mollare tutto, eppure (quell’eppure, che tanto ti piace) dentro sentivo e sento tuttora un’attrazione irresistibile per Qualcuno senza il quale la mia vita non avrebbe, né ha senso. Nonostante tutto. Nonostante le mie molteplici fragilità e le mie paure, che a volte mi fanno disperare della speranza ancora possibile. Nonostante tutto ciò, da dentro, nel profondo, qualcuno continua a chiamarmi, a provocarmi, ad attrarmi, a pretendermi… e l’urlo continua a non darmi tregua, anche se, forse, con volti diversi.

E’ sempre lo stesso pungolo interiore a trattenermi, ad impedirmi di mollare tutto ed andarmene. Come nell’87, all’inizio del mio percorso vocazionale, quando lo slancio sincero ed appassionato di rispondere alla chiamata di Dio, urtò violentemente contro la realtà scoperta in monastero, ma non tornai mai indietro e “rimasi”, unicamente perché inchiodata alla croce da un’intima certezza che Dio, prima della scelta, mi aveva messo nel cuore: fosse crollato il mondo, di quella “certezza” non avrei mai potuto dubitare!

Quanto ho desiderato poterlo fare, in certi momenti duri, avendo così libertà di andarmene via, magari sbattendo la porta! Superai la prova, adattandomi. Ora inizio a comprendere la portata di quello che sto scrivendo. Ora sto iniziando a comprendere meglio quello che è successo. Ma ci sono volute le tue lezioni di questo primo corso, per comprenderlo. E solo ora, che ti scrivo, mentre ti scrivo, mi si sta facendo ulteriore luce. La ragazza (o la bambina) ribelle, alla fine si lasciò addomesticare, illudendosi di vivere responsabilmente la propria vita. Da me non potevo comprenderlo, e non ci fu nessuno, allora, capace di aiutarmi a farlo. Mi adattai. Piano piano, gradualmente, sempre più inserita, allineata ed indottrinata in un intreccio in cui si confondevano autenticità e maschere.

Fino al 2008 ero convinta di essere felicemente “al mio posto”, di essere una persona pienamente e felicemente realizzata. E lo ero, in tutta buona fede. Tutto mi inebriava, di questa vita. Senza rendermene conto, dall’alto di un piedestallo e da dentro una torre in cui mi ero arroccata, giudicavo tutto e tutti, certa e sicura di me stessa, illudendomi e difendendomi con certezze fragili, credendole granitiche.

La misericordia mi ha tenuta in vita. La Misericordia di Dio, incarnata in occhi e cuore di creatura umana. A quella persona devo molto nel Nome di Dio. Per essa (e non è stata la sola) Lui – Dio – mi ha salvata da morte, insegnandomi ad usare, a mia volta, misericordia. Ma c’è ancora tutto un cammino da fare. Ed è anche questo, o soprattutto questo, che mi ha spinta ad aderire ai corsi di darsi pace. E sorrido: da un laico mi deve venire la risposta che attendo? E te ne sono grata, Marco, che Dio ti benedica. E’ un segno dei tempi. Ciò non mi fa paura, ma mi interpella.

Perché la vita consacrata, con tutta la sua pur gloriosa tradizione, non basta più a plasmare uomini e donne nuovi “creati secondo Dio nella giustizia e nella santità vera”? Perché siamo così poco credibili, così spenti, con troppa poca gioia negli occhi, sulle labbra e nel cuore? Dio non è forse Gioia? Le trite osservanze non bastano più, se non torniamo seriamente, radicalmente, al Vangelo di Cristo, a Cristo, all’annuncio, credendovi veramente. Respirando Cristo – Crocifisso e Risorto – nei nostri cuori e nelle nostre anime, nei nostri corpi, nel nostro sangue e nella nostra carne, in ognuna delle nostre cellule.  Hai colto nel segno: è la fede, a fare difetto.

Ed è questa, anche, la mia crisi. Scrivevo ieri a Vanna che una frase in particolare del Vangelo di ieri, XXI domenica dell’anno A, mi ha colpita. Ed è il divieto di Gesù, dopo la confessione di Pietro, di rivelare ad alcuno che Lui era il Cristo. Perché? Mi sono chiesta se non fosse perché la fede – come scelta personalissima della libertà umana – non può essere “consegnata” per passaparola dall’uno all’altro. Niente e nessuno può sostituire la scelta libera e responsabile di ciascun singolo, nessuno può delegarla ad altri. Come l’olio delle lampade delle vergini, che attendevano lo sposo. Ognuno di noi è, per così dire, inchiodato alla propria libertà, responsabile per una scelta che non chiede la sola (e forse, tutto sommato, anche facile) adesione dell’intelletto, ma che esige tutta la vita, per afferrarla e trasformarla in Altro. Nonostante la sua fragilità, debole fino al rinnegamento, la vita di Pietro ha avuto un “prima” e un “dopo” Cristo. E la mia?

A volte, ho sussulti di scoraggiamento e mi viene da chiedere con Nicodemo: “può un uomo – o una donna – essendo già vecchio rientrare nel grembo di sua madre e rinascere ancora”? Sono solo attimi. So che “a Dio nulla è impossibile” e che “lo Spirito soffia dove vuole”. La Misericordia di Dio, quella che Lui ha usato ed usa ancora con me, sono i chiodi che mi fissano alla croce. E più di una volta ho sperimentato anch’io di essere inchiodata ad una croce sospesa nell’abisso. Ed è difficile, arduo, in quei momenti, credere che la Croce sia LUI, Cristo, che ti chiede: credimi sempre, credimi tutto.

E’ questa la fede. Kierkegaard diceva che è come ritrovarsi senza sostegno a 10.000 piedi (non ricordo in realtà quanti ne enumerasse, ma poco importa) di profondità e lì, senza alcun appiglio, credere. No, mi sembra che non debba essere proprio così. Noi sappiamo che non siamo sospesi ad un abisso puro, che al di sotto di quell’abisso e di ogni altro possibile abisso, e più in fondo ancora, c’è sempre Cristo.

Da quando scese negli inferi, non ci sarà mai baratro così cieco e profondo, al di sotto del quale non ci sia Lui pronto a sorreggerci. Dentro ogni abisso, che è l’inferno di ogni cuore umano. Ma quanto è difficile crederlo! Sì, sono convinta anch’io che questa crisi profonda della fede, sia la matrice ultima e prima della nostra alienazione. Che sia anche la causa della mia crisi, della mia alienazione.

E’ un po’ umiliante (di quella sana e purificante umiliazione che ci deve far riflettere e scendere dal piedistallo), per noi consacrati, che le proposte e le risposte per superare lo stato di alienazione debbano venire da laici, che ci danno punti quanto a serietà con Cristo. La nostra vita, non dovrebbe essere un processo di liberazione in Cristo? E perché non siamo liberi? Ma sto buttando a mare tutto questo, Marco. Che Dio ci parli tramite chi vuole e a chiunque appartengano, saranno sempre belli, sui monti, i piedi del messaggero che annunzia la pace.

Un tempo, agli albori del cristianesimo, gli anacoreti, nel deserto, imparavano la libertà. I primi padri del deserto, nella solitudine, hanno vomitato dagli abissi dell’inconscio personale e collettivo, tutti i mostri che lo abitano, dandogli nome. I nomi delle nostre paure, che ci tengono prigionieri e schiavi. Che poi, come osservi anche tu, sono tutte riducibili ai vizi capitali, che sempre allignano nel cuore dell’uomo.

Questo fecero gli antichi padri e anacoreti. Oggi, come osservi giustamente tu, rischiamo anche noi consacrati di vivere di devozionalismo sdolcinato e melenso. E non abbiamo più guide, che ci indichino la strada. Dovremmo essere forse noi le guide, ma siamo guide cieche. Noi Carmelitani abbiamo Teresa e Giovanni della Croce, e la “piccola” Teresa, per non parlare di Edith Stein ed Elisabetta della Trinità ed altri ancora, è vero: ma non basta recitarli a memoria, vantandoci delle glorie passate come pezzi di museo da esposizione. Vanno riascoltati in modo vergine e ri-pronunciati in linguaggio nuovo ed accessibile. Vanno incarnati in modo nuovo nelle nostre vite. Dovremmo superarli, partendo da quello che ci hanno lasciato e andando oltre. E dolorosamente constatiamo di non esserne capaci. Purtroppo.

Bene Marco, ho chiacchierato molto e chiudo, raccogliendo tutto in un immenso GRAZIE, che affido per te a Dio attraverso Maria. Che Dio ti benedica. Sempre.

Un abbraccio, con affetto e gratitudine, angela

Commenti

  1. Daniela dice:

    Semplicemente bellissima!
    Grazie Angela!
    Daniela

  2. Anonimo dice:

    Oggi 2 ottobre, è il mio compleanno! Non potevo ricevere regalo più bello! La tua lettera Angela, è un cuore palpitante che parla e che trasmette, pur nell’amarezza/dolore, amore fede e fiducia, quelli dei quali abbiamo tutti bisogno in questo faticoso cammino. La tua bellissima testimonianza è di grande incoraggiamento per me perchè, anche se in ambiti diversi, ho ritrovato nella tua esperienza le mie stesse difficoltà/ perplessità: quelle che credo, tutti, ORA, laici e religiosi, attraversiamo nel delicato complesso cammino spirituale . Anch’io sono grata a Marco perchè solo con il suo lavoro sono riuscita ad individuare una “Via” concreta per poter far incarnare quell’ ” urlo” interiore e poter sperimentare, con tutto il mio essere, che proprio lì dietro c’era una Forza Vitale Che voleva fiorire e inondarmi con la Sua gioia.
    Con l’augurio che si diradino sempre più i dubbi e le fasi critiche, ti ringrazio ancora e ti abbraccio insieme a tutti
    Maria Rosaria

  3. maria carla dice:

    …una testimonianza davvero commovente nella sua ‘nuda’ verità. Quello che scrivi, cara Angela, è comune a tantissimi di noi, laici e consacrati!
    Cerchiamo di andare avanti insieme trovando il coraggio di aprirci come hai fatto tu, grazie, mcarla

  4. Salvatore dice:

    Questa lettera è di una autenticità vera. Molto bella!

  5. LETIZIA dice:

    Ti ringrazio di aver espresso con chiarezza e precisione quanto appartiene anche al mio vissuto.Letizia

  6. Anonimo dice:

    basta divisioni laici/ consacrati , Angela , sei una donna prima di essere una suora…..quindi per me sei libera davanti a Dio, senza scuse.Ti ho sentito vicina in queste tue parole e vera , evviva … quando Marco dice e ripete che dobbiamo smetterla con le maschere tutti nessuno escluso, non scherza. E’ l’unica via , anche se dolorosissima, per riavvicinarci a Cristo nel XXI secolo …. senza passare da lì, la fede è una favoletta edulcorata da cartolina illustrata.
    Dobbiamo sentire l’abisso della ns ferita originaria di uomini e donne. Mi dico : è solo lì che ci parla Cristo, dalla Croce anche lui ha urlato , ha voluto essere uomo fino in fondo e ns. fratello ….. mi dico: non scherzava, se egli è l’Amore che viene a salvarci , dobbiamo sentirne un bisogno fisico- psichico fin dentro alla carne, ma prima deve terremotare tutte le ns. certezze, fare piazza pulita delle le false certezze consolanti e renderci uomini e donne liberi e veri, non anestetizzati o superficiali , ma pronti , disposti ad accoglierlo. Questo sto imparando a capire dopo un anno di partecipazione a Darsi Pace, quindi come vedi siamo molto vicini al di là delle barriere sociali che vorrebbero dividerci
    grazie per la tua coraggiosa lettera e vera
    ciao

  7. Gabriella. dice:

    Penso che l’umanità espressa da Angela in questa bellissima lettera, assieme alla fragilità propria delle creature di Dio, la renda degna più che mai del ruolo di donna consacrata. Anche nei momenti di disperazione la sua fede rimane salda e incrollabile.
    Mi pare che il suo travaglio consista essenzialmente nel voler a tutti i costi essere se stessa, autentica, anche e soprattutto nella relazione con l’Altissimo.
    Grazie a lei per questa preziosa testimonianza. Gabriella

  8. Giuliana dice:

    Le tue parole testimoniano quanto stiamo comprendendo nella lettura del tempo: tutte le identità sono in crisi, l’uomo del XXI secolo è disincantato, disilluso davanti alla morte e al non senso.
    E’ questa nudità riconosciuta ed accettata che apre l’essere umano alla relazione con Dio. E qui di pongono altre questioni che nella seconda annualità cerchiamo di affrontare e chiarire.

    Nel laboratorio della fede che rappresentano per me i Gruppi Darsi Pace ho compreso che non è possibile scindere la conoscenza di sé dalla conoscenza di Dio.
    Concentrarmi, ascoltare il silenzio mi aiuta ad abitare la mia interiorità, a guardare i miei limiti, le negatività che tendo a rimuovere.
    La conoscenza della mia miseria, accompagnata dalla conoscenza di Dio diventa esperienza della grazia, della misericordia, del perdono, dell’amore di Dio, mentre la conoscenza di Dio senza la conoscenza di me stessa produce presunzione.

    Grazie Angela, la tua coraggiosa esposizione è un atto di fede.
    Un abbraccio.
    Giuliana

  9. Oggi nel mio diario entra la tua lettera cara Angela.

    Vorrei corrispondere a ciò che ci stai comunicando o meglio a ciò che stai annunciando tramite la tua esperienza di vita consacrata. Sì perché ciò che mi trasmetti lo sento come un vero annuncio di nuova vita per tutti noi.

    Le tue parole sono gravide di futuro, quel futuro che tanto aneliamo dentro la nostra esperienza di vita spirituale dove non vi è separazione, ne passato, ne futuro ma l’eterno presente: Vita.

    La prima buona notizia che mi annunci la sento nella parola: ” crisi” come pro – vocazione a rispondere alla chiamata. Crisi come pro- vocazione ad andare a cercare.
    Crisi come ricerca della verità in me.
    Crisi come opportunità al cambia – mento.
    Crisi come pro mozione all’andare verso… quell’abisso che è dentro di noi.
    Crisi come possibilità ultima per attraversare l’abisso per cambiare pensiero perché tutto ciò che hai creduto, o meglio, immaginato è crollato come preciso istante.
    Crisi per decidere di cambiare direzione di sguardo.

    La seconda buona notizia è quella dello “stare” dove è stata posta la tua vita.
    Stare dove sei eppure in movimento .
    Stare eppure essere aperta alla relazione ed essere in relazione con chi ti vive accanto.
    Lo “stare” che dice la pazienza, lo stare che dice la cura verso la tua comunità, lo stare che dice la decisione di stare ai piedi della croce anche quando la situazione è insostenibile. Lo stare che dice l’umiltà di credere.

    La terza buona notizia è il “coraggio” .
    Il coraggio di chi sa mettersi a nudo.
    Il coraggio di ascoltarsi e accogliersi veramente.
    Il coraggio di cercare il vero volto nella verità. Il coraggio di riconoscere l’impotenza. Il coraggio di vedere le forme della disperazione, il corpo e il sangue della mia separazione.
    Il coraggio di rendere concreti i passi verso la liberazione e la guarigione della nostra incredulità.

    Sento in te la forza prorompente che porta il seme a germogliare… Questa non è fede in Dio?

    Ti abbraccio con tanta gratitudine. Vanna

  10. Mariapia Porta dice:

    La sola presenza di un post così può giustificare la visita di un sito come “Darsi pace”!
    Cara Angela, la tua lettera mi ha ricordato le tante lettere che la mia famiglia ha ricevuto da una mia zia carmelitana di cui porto il nome , lei era Suor Maria Pia del sacro Cuore ( dico era perché è morta agli inizi degli anni 80), io sono solo Mariapia. Le lettere di mia zia , pur non scendendo in dettagli di esperienze spirituali personali, ( erano altri tempi! E che bello che siano cambiati!) sono di una profondità , acutezza e anche apertura al mondo eccezionali. Sono da custodire come un tesoro! Forse mia zia, nella sua lunga vita religiosa ha attraversato momenti simili a quelli di cui parli, perché solo chi ha vissuto esperienze così, vive una fede purificata , e sa parlare al cuore. Grazie, Mariapia

  11. cettina dice:

    Cara Angela ho letto e riletto la tua lettera e quando dici “Superai la prova, adattandomi” mi sono sentita male al pensiero che una bella persona come te si debba “adattare” . Non è che a volte scambiamo la volontà degli altri per volontà di Dio? La tua è crisi di fede o crisi di fiducia nell’istituzione chiesa ? sono due cose completamente diverse. Comunque tu saprai trovare la tua strada, la tua lettera mi offre l’occasione per raccontare la mia storia, all’interno di un gruppo quale DP in cui queste cose ce le dobbiamo dire. E’ da diversi mesi che pur sentendomi sempre innamorata di Gesù , del suo messaggio di amore (anche verso i nemici), misericordia (verso tutti gli uomini) non sono disposta ad accettare , per questo, dogmi inutili, liturgie e sacramenti che non hanno niente di sacro ma solo valore simbolico , come sostengono illustri teologi (del cui pensiero non mi importerebbe se queste cose non le pensassi anch’io in piena libertà) . Ma allora che abbiamo fatto fino adesso ? abbiamo scherzato? Io dico che di sacro c’è solo la vita umana, che per me in questo momento è rappresentata, nella forma più bella, dalla mia nipotina di 8 mesi, che mia figlia non si sogna di battezzare. E meno male che non le ho riferito del prete del paesino dove abito, il quale dopo un battesimo declama “ ora da questo bimbo è uscito il male” oddio !!!!!!
    Un abbraccio a tutti … cettina

  12. rosella dice:

    cara Angela
    che gli Angeli custodiscano tutti noi, Vergini e Sposi, come Maria custodiva nel silenzio il verbo di Dio fatto carne.
    Gioisco molto per ciò che ci comunichi di vero cuore.
    Anche nella mia esperienza coniugale il senso della vita si è rivelato permanendo nella promessa fatta quel giorno, in un sì.
    Spesso è proprio nelle pieghe dell’aridità e del non senso che maturano per Grazia di Dio le promesse della nostra vita, come fossero buon grano tra la zizzania.
    Credo che attingere alla Fedeltà di Dio alla Sua Promessa di pienezza, ci aiuti ad incarnare quella fiducia “fedele” tanto necessaria alle nostre relazioni quotidiane.
    Grazie, ciao e auguri per tutto.
    Rosella

  13. Corrado dice:

    Messaggio ricevuto, forte e chiaro.
    Davvero una bella pagina di vita “spirituale”.
    Nutrienti anche i vari commenti.
    Grazie Angela.
    “Viva il Signore! L’angelo suo mi ha custodito” (antifona dei vespri di oggi)
    Saluti a tutti gli amici. Con qualcuno arrivederci a prestissimo Corrado

  14. In realtà non ho nulla da aggiungere a ciò che è già stato detto, ma ci tenevo ad esprimere anche il mio apprezzamento per questa lettera così umana. Ci dibattiamo tutti nelle stesse angosce, nelle stesse crisi, ma forse è proprio qui, dentro la crisi, che riusciamo a far emergere la serietà di ciò che per noi ha senso e significato.
    Grazie Angela!
    iside

  15. Carissime, carissimi, vi ringrazio tutti per i vostri apprezzamenti, per la vostra vicinanza,per il vostro affetto, che ho sentito tutto. Non ho molta dimestichezza (anzi, non ne ho affatto!) con questi mezzi di comunicazione, ma provo a cimentarmi comunque: chissà che non ci azzecchi e possa arrivarvi questo messaggio di gratitudine e di affetto. Vorrei inviarlo a ciascuno e a ciascuna di voi personalmente, ma è bello esprimersi anche così, comunitariamente, come in un unico corpo composto di più membra, che respira dello stesso soffio e batte con un solo cuore.
    Ho una notizia bella da comunicarvi: grazie all’accoglienza e alla gentilezza di Paola e Marco (complice la dolcissima Vanna) quest’anno la nostra piccola ma bella comunità monastica – formata da 8 religiose – parteciperà comunitariamente alla prima annualità del corso darsi pace. Dopo aver fatto tanto per cercare di dare la “possibilità di Dio” a chiunque, nella nostra città e dintorni, ne avesse sete e desiderio (e i nostri appuntamenti di preghiera, in realtà, sono sempre più partecipati), quest’anno – in vista anche di un momento comunitario molto delicato e importante, che saremo chiamate a vivere nel prossimo mese di giugno – abbiamo deciso di “regalarci” un anno tutto per noi. Una specie di “anno sabbatico”, in cui ci prenderemo maggiore cura le une delle altre, con l’unica preoccupazione di crescere insieme, nel reciproco ascolto e nella reciproca accoglienza. Avendo già seguito, lo scorso anno, la prima annualità dei corsi “darsi pace”, e sperimentandone la fecondità, ho desiderato che anche le mie sorelle potessero usufruirne. Non però ciascuna singolarmente, ma tutte insieme, per crescere insieme verso Dio in una comunione fraterna sempre più profonda. Noi consacrati cosiddetti “contemplativi”, cui non è data alcuna forma di apostolato diretto, non abbiamo altro scopo nella vita se non quella di offrire a Dio (singolarmente e comunitariamente) le nostre umanità – povere e fragili come sono – perché Lui le ricrei in un pezzetto di Regno, in una scheggia di mondo nuovo. Non tanto e non solo per noi stesse, ma anzitutto per ogni altra creatura, che vive sulla faccia di questa terra. Collaborare con Lui credendo in un’umanità nuova possibile, già ora su questa terra. Giocare tutto su questa scommessa. Credere ed accettare la sfida del Vangelo: la novità assoluta dell’amore nuovo, che è l’amore al nemico (“da questo vi riconosceranno: da come vi amerete” … e “amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi” … “non c’è amore più grande, di chi dona la propria vita”) . Il che significa, secondo la “rivoluzione copernicana” operata da Cristo accettare di farsi “destrutturare” e “ricostruire da Cristo (se non vi convertirete e non ritornerete come i bambini….). Non è facile, non è immediato, ma è l’impresa della vita. La sua grande scommessa.
    Noi consacrati non siamo migliori degli altri: come tutti gli altri siamo solo dei “poveracci” e delle “poveracce”, che abbiamo creduto ad uno sguardo d’amore posato un giorno su di noi, e su quello sguardo, fidandoci, abbiamo giocato tutto, gettando nel Suo Nome, le reti della nostra vita nel Mare del Suo Amore. Credendovi.
    Questo, all’inizio. Solitamente, con l’entusiasmo di chi comincia. Poi, siccome Gesù non dice mai tutto in una sola volta (sa troppo bene che, altrimenti, non lo seguiremmo, ma fuggiremmo subito da Lui), gradua lo svelamento della nostra verità in proporzione alla nostra capacità di accoglierla. Piano, piano – ed è Misericordia – mostrandoci il Suo Volto, ci svela la verità di noi stessi, la nostra fragilità, le nostre inconsistenze, la nostra povertà. E qui comincia il cammino.
    Cammino che, l’anno scorso, si è intersecato con i gruppi darsi pace. Un tassello in più, uno sprint ulteriore, che ci aiuterà ad accogliere e a vivere meglio la sfida. La sfida bella ed entusiasmante – nonostante la sua attuale drammaticità – della vita.
    Sono contenta di fare questo pezzetto di strada con voi. Sono contenta che potranno entrare in dialogo anche le mie sorelle. Come sono altrettanto sicura che questo percorso comune ci aiuterà – come Comunità – nella maggiore conoscenza di noi fraternamente condivisa (fin dove questo sarà possibile: il rispetto della libertà è sacro), a vivere più profondamente la comunione reciproca nella reciproca accoglienza e in un sempre più profondo reciproco perdono e dono di reciproca misericordia.
    Perdonate la lunghezza: spero di non essere stata pesante. Avrei altre cose da aggiungere, anche in risposta ai singoli commenti, ma per il momento, essendomi dilungata anche troppo, mi fermo qui. Ci sarà altro spazio e tempo per dialogare ancora con voi.
    Per il momento saluto tutti abbracciandovi. A Vanna, che abbiamo avuto la gioia di conoscere personalmente, un pensiero particolare. Ma a tutti e a tutte, indistintamente, e volendovi bene, un abbraccio forte. Ed un sorriso. Buon viaggio a tutti, uniti, angela

  16. Ad Angela e a tutti coloro che hanno commentato nel blog,

    grazie di cuore, davvero un bel viatico per la nuova annualita’ queste parole tanto sincere e profonde!
    Un abbraccio. Rosaria

  17. Bella, veramente bella, grazie di cuore per averci donato la tua testimonianza, grazie Angela.

    Felice

  18. IRENILDE dice:

    grazie di cuore Angela per averci donato la tua testimonianza,il tuo coraggio nel metterti a nudo , nel guardare nel profondo …delle emozioni ,nell’aver lavorato sodo ….e i frutti si vedono!! e sono così gustosi da volerli offrire a chi ti sta intorno…..che bello camminare insieme! ti abbraccio affettuosamente e fraternamente ….irene

  19. Thank you ” NM” for just being YOU.

  20. Grazie per avermi indicato questa lettera. Grazie per questa testimonianza. Pur avendo dei percorsi cosi diversi mi sento cosi vicina alle tue paure. Grazie per non averle nascoste. Mi sento meno sola. Un caro abbraccio. Chiara

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