L’Ascolto Da Mettere In Valigia

ASCOLTO60 secondi di notizie. 60 secondi per raccontare cosa succede. 60 secondi di approfondimento. 60 secondi per poter raccontare il mondo e l’umano che l’abita. 60 secondi di apnea di chi ascolta. Finalmente arrivano i 180 (multiplo di 60) secondi di pubblicità.

60 caratteri per un messaggio whatsapp e/o un commento su FB. Dita veloci per sparare parole a occhi bassi e testa altrove.

Una iperstimolazione dei sensi dalla quale ci proteggiamo scivolando verso l’insensibilità. E il nostro analfabetismo emotivo aumenta. Ascoltare l’altro, avviare e mantenere relazioni costruttive diventa sempre più difficile.

Per merito della psicologia abbiamo imparato a conoscere meglio la nostra struttura intersoggettiva alla base delle relazioni tuttavia la capacità di stare con all’altro, d’incontrarlo e di ascoltarlo diminuisce. Strano.

Un vero e proprio inaridimento. Heidegger scrive che <<[…] l’inaridimento non è distruzione, è più inquietante perché impedisce ogni crescita futura e ogni costruzione.>>

Riflessioni che ultimamente mi ronzano in testa quando prendo il treno, uso lo smartphone, parlo con i miei figli che sono i più esposti a questo cambiamento, mia moglie e i miei colleghi.

C’è molto rumore e poco silenzio. Parlo sia del rumore esterno che di quello interno quello della nostra casa interiore. Il silenzio in cui la parola può essere ascoltata e con essa anche il suo peso,  è uno spazio che diventa sempre più compresso.

Udiamo ma non ascoltiamo. L’ascolto richiede attenzione, è un esercizio attivo, è una pratica, coinvolge le nostre emozioni. E’ cercare di capire quanto l’altro dice. Ascoltare è prendersi cura di sé e dell’altro.  L’ascolto ci permette di essere vigili, costantemente all’erta. Implica lotta, fatica, rinuncia. E’ l’antidoto al disimpegno e all’indifferenza.

Chi scrive fa fatica ad integrare tutto questo, soprattutto in certi momenti malgrado sia consapevole che è importante non spegnere la speranza di ricevere e dare ascolto. Dare un senso. Scegliere di smettere e ricominciare.

La risposta è del tutto personale nei tempi e nei modi. Allora mi dico “Che il viaggio continui, silenziosa-mente. Il coraggio trova sempre la sua strada, il dubbio non ce l’ha.”

E resto sintonizzato con voi.

photo credits: Alessandro Pinna

Comments

  1. Mi piace molto”L’ascolto richiede attenzione…E’ cercare di capire quanto l’altro dice(senza applicare precomprensioni quindi)….è prendersi cura di sé e dell’altro(forse perchè lo ritengo portatore di una porzione di verità)….è importante non spegnere la speranza di ricevere e dare ascolto(imparando ad ascoltarsi )” Obbiettivo molto impegnativo ma irrinunciabile.Grazie!
    Letizia

  2. Se per chi avverte e segnala il problema è difficile “ricevere e dare ascolto”, come comportarsi/poter intervenire nei confronti di chi è risucchiato, più o meno consapevolmente, dal vortice quotidiano che sposta continuamente l’attenzione verso altro? E’ l’ardua paziente impresa certosina che conduco quotidianamente per tenere accesi gli animi, vive le relazioni,… e non morire in questo mondo di fantasmi e di morte! Condivido pienamente tutto del post, anche la speranza, ma verifico quasi costantemente la difficoltà/impossibilità di incidere. Pur stando male, la maggior parte delle persone, credo, preferisce essere nel mal-essere della massa e del quotidiano e non vuole neanche essere ascoltata; non vedo molti prendersi in mano, guardare il proprio star male e trovare nuove vie. Nella non facile strada di chi inverte la rotta, c’è per fortuna però, insieme a mille difficoltà, anche la ripagante gioia di una vera vita! Grazie per l’affronto di questo quanto mai vero tema e per come è stato trattato! Non ho ben capito il mittente.. e me ne scuso: questo il motivo per cui le mie parole non sono precisamente indirizzate..! Ciao a tutti Maria Rosaria

  3. Come è VERO questo post!
    Siamo tutti freneticamente impegnati a fare…….a raggiungere………Non abbiamo il tempo o ci dimentichiamo spesso chi siamo. E’ proprio questo che cerchiamo di fare con Darsi Pace, fermarsi, ricordare qual’è il nostro vero scopo, acquietarsi per potere ascoltarsi e ascoltare l’altro.
    Grazie di avercelo ricordato!
    Un abbraccio a tutti
    Francesca

  4. Elisabetta says:

    Leggendo il post e i commenti mi è venuto in mente una esclamazione del Cantico dei Cantici. “Una voce! Il mio diletto!” (Ct 2,8) e mi veniva in mente quanto il nostro ascolto debba essere attento anche alla “voce” che porta le parole. La voce trasmette già tanto, è l’espressione del cuore e della mente che parla. La sposa dei Cantici ha imparato a riconoscere ogni linguaggio del suo diletto. Lei lo ascolta prima ancora che lui cominci a parlare. Ne riconosce l’andatura, e nell’attesa gli prepara lo spazio di accoglienza dove dare asilo a tutto di Lui. Così, sarebbe un atto materno o sponsale ascoltare il mondo – il diletto! perché realmente il mondo è oggetto di dilezione da parte di Dio – per cogliere la “voce” che parla e ascoltarla fino in fondo, fino al suo grido che reclama di capire il senso ultimo della vita. Dove sto andando? E mettersi in cammino insieme.
    Elisabetta

  5. ..come comportarsi/poter intervenire …
    ..verifico quasi costantemente la difficoltà/impossibilità di incidere..

    Ciascuno è chiamato a dare la sua risposta. E’ una conquista. Una possibilità.

    Il silenzio diventa il luogo della scoperta del sè, della ri-generazione del nostro pensiero e delle parole che lo realizzano.
    Il silenzio è anche il luogo degli incontri importanti dove possiamo ri-cominciare ad ascoltare parole nuove, dette meglio, bene-dette. Dobbiamo solo scegliere quali parole ascoltare …

    Il viaggio DP accompagna verso tutto questo.

    LE vostre riflessioni mi hanno fatto sorgere una domanda. Cosa ne pensa il maschile dell’ascolto e del silenzio?
    E’ in valigia? e lo usa…

    Chissà 🙂

    Un caro abbraccio DOmenico

  6. Bella domanda finale, caro Domenico!…io aggiungerei:” Cosa ne pensano le donne che hanno interiorizzato un modello di vita ‘maschile’ e che dell’ ascolto e del silenzio non sanno che farsene concentrate come sono ad ‘arrivare’ a tutti i costi (costi quel che sosti)? Comunque ci sono ancora “donne selvagge” in giro che per fortuna non hanno dimenticato questi tesori! mcarla

  7. Cara MCarla, noi maschietti in certi ambiti lasciamo (ahimè) ancora troppo spazio alle “selvagge donne” e forse le donne tendono a fare ancora poco spazio. E viceversa.
    In questo tira e molla il maschile e il femminile si incontreranno (un giorno) e nascerà qualcosa di “nuovo”.
    Naturalmente se e quando impareremo ad ascoltare, a parlare e quindi ad accogliere il maschile e il femminile che abita la nostra casa. Questo ambito è uno dei temi che affrontiamo nel viaggio DP. Tra i più affascinanti per i risvolti che potrebbero cambiare il nostro modo di vivere e pensare le relazioni compresa quella vs Dio… soprattutto 🙂

    Un abbraccio
    Domenico

  8. …per “donne selvagge” intendo quelle che sanno dare ascolto profondo all’altro e sanno ‘parlare’ anche col silenzio (non certo coloro che vogliono istericamente aver ragione a tutti i costi, magari urlando aggressivamente contro tutto e contro tutti…).
    Grazie per avermi dato lo stimolo di andarmi a rileggere un libro uscito qualche anno fa dal titolo LA SCOMPARSA DELLE DONNE (VERE, aggiungo io)!
    Penso di poterci trovare qualche acuta osservazione in proposito…ciao, mcarla

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