Stare dentro l’attesa

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Sono partita per Roma l’aprile scorso sentendo nell’aria primaverile e dentro di me una voce che mi diceva:

“Lasciati portare, stai dentro ciò che accade”.

Appena scesa dal treno, alla stazione Ostiense, un banale incidente mi ha procurato una frattura al piede sinistro e in quel momento la stessa voce, gentile e decisa, è ritornata a dire:

“Stai qui, non scappare, non avere paura”.

Quella frattura mi ha costretta a fermarmi, a rallentare il movimento abituale, a staccare  per un mese dagli impegni lavorativi, a dipendere da mia sorella nel menage quotidiano, ad ascoltarmi in profondità e soprattutto a decidere.

Ho deciso di lasciare la scuola nella quale avevo iniziato ad insegnare, a sperimentare, a sognare, per concludere in un’altra scuola un capitolo importante della mia vita, durato quasi quarantadue anni.

La chiusura del percorso professionale coincide con la conclusione del ciclo di Darsi pace, un settennio in cui  la comprensione del mistero spirituale della persona  è rivelazione del mistero di Dio.

Sette anni nei quali imparo a pescare uno ad uno i pensieri fondati su un profondo terrore di annientamento, sulla fuga da un punto di dolore insopportabile.

Mi sento come Giuseppe Corte, il protagonista di un breve racconto di D.Buzzati  (“Sette piani” in La boutique del mistero, Mondadori 2006)  che entrato in una casa di cura, un bianco edificio a sette piani, inizia una inesorabile discesa fino al primo piano, luogo in cui le persiane scorrevoli chiudono il passo alla luce.

 

Il baratro nel linguaggio di Darsi pace.

Nella discesa dentro le mie profondità imparo ad accogliere e ad ascoltare  l’alternanza della voce rassegnata della ferita con la voce impositiva della maschera.

“Basta, non ce la faccio, non sono capace, non voglio più soffrire, sono stanca…”

“Devi farlo e devi farlo bene, anzi al meglio, non devi sbagliare…. “

La lotta interiore si fa dura.

Il respiro, sapiente maestro di vita, mi viene in aiuto.

Nella discesa naturale dell’espiro lascio che l’impalcatura di pensieri male-detti sui quali si è strutturato il mio modo di essere cominci a traballare, a perdere i pezzi, a fare spazio dentro di me.

Solo la fede mi permette di avanzare, di stare dentro ciò che crolla abbandonandomi fiduciosa fino a scoprire che non sono io ad andare a pezzi,  ma un ordine costruito sulla separazione.

Al fondo del baratro si apre la possibilità della pienezza di Vita, la piena realizzazione.

Attraversare l’ultimo anno lavorativo e la conclusione del settennio in Darsi pace significa toccare con maggiore consapevolezza il punto di morte e comprendere il senso che esso assume nell’iniziazione cristiana.

Nella fede cristiana, le persiane scorrevoli che chiudono il passo alla luce non sono la fine come nel racconto di Buzzati, ma il passaggio centrale per scoprire l’insensatezza dell’intera impalcatura costruita sulla paura dell’annientamento, per scoprire che il mistero spirituale della persona è un luogo infinita-mente sperimentabile.

E’ il cuore che si ridesta e si rende disponibile al pensiero originale, al pensiero creativo, alla vera preghiera.

Sono dentro un dinamismo che assorbe a sé ogni essere umano per realizzarlo in pienezza e trasformare il mondo fondato sulla separazione e sulla paura; un dinamismo che ora definisco con una sola parola, il nome di  Gesù.

Pur desiderando sicurezza e stabilità, ho sempre percepito di camminare su un terreno provvisorio, mutevole e in passato ne ero spaventata; l’anelito ad una vita più giusta e felice si manifestava in comportamenti ed azioni piene di giudizio, di rabbia, di violenza, di senso di colpa, opposte a ciò che sentivo profondamente.

La conoscenza e la precisazione delle mie modalità difensive, l’abbandono fiducioso al Dio che vive e mi rende figlia nella libertà, mi aiutano  a comprendere che il mio vero desiderio non è controllare il gioco, ma prenderne parte.

Attraversare l’abisso in Cristo è percepire che il mio essere deriva dall’ Essere, è percepire l’eternità della vita.

Nella pace e nella luce di questa esperienza la voce che sento è una lode, un canto simile a quello che giunge ai pastori quando l’angelo  annuncia loro una grande gioia, la nascita del salvatore, il Cristo Signore. (Lc 2,10-14)

E’ questo il Natale che attendo.

Ora so che nel cielo c’è sempre una Stella ad indicare la rotta a chi ha il coraggio di credere e di cambiare.

Buon Natale a tutte/i.

Comments

  1. maria carla says:

    Carissima Giuliana, oltre al testo che mi ha profondamente chiamata in causa, mi ha colpito molto l’immagine che lo accompagna: un Cristo piegato sotto il peso della croce…”Niente di così ‘speciale'” penserà chi legge queste righe!
    Ma non per me. In questi ultimi mesi, infatti, mi è capitato più volte di entrare nella chiesa delle Grazie, a Bergamo, dove si trova la cappelletta del Santo Jesus. L’immagine che uno si trova di fronte è quella di un Gesù perfettamente dritto che si porta sulla spalla destra una croce come fosse un ‘fuscello’!
    All’inizio mi aveva soprattutto colpito l’assoluta ‘semplicità’ del dipinto (che mi ha fatto ricordare certe immagini di “grazie ricevute” di molti dei nostri santuari…),poi mi sono sempre più convinta che ciò che mi colpiva era la postura di questo Gesù, niente affatto ripiegato su se stesso, che avanza, guardando dritto negli occhi l’osservatore (l’esatta ‘traduzione’ figurativa delle parole “il mio giogo è dolce e il mio peso è leggero”).
    Senso di dignità e di coraggio, ecco ciò che mi rimanda lo Jesus delle Grazie!
    Coraggio per attraversare l’abisso che tanto ci spaventa. E finalmente dire “…è davvero Natale!”
    AUGURI a tutti, mcarla

  2. In questo periodo ho riletto ancora anch’io il racconto di Buzzati della clinica a sette piani. Mi avevano spaventato con un sospetto di diagnosi infausta! Oscillavo anch’io sopra l’abisso , alternando momenti di disperazione e di volontarismo, senza avere il coraggio di scendere fino in fondo e invocare l’unico aiuto possibile!
    Ora una Tac mi ha restituito la certezza di non avere nulla di grave; nella fase del ringraziamento per la bella notizia, cerco di allenarmi nelle piccole cose a morire, per ritrovare la mia ferita e imparare a conviverci e a risorgere. E’ questa la grazia di ogni festa cristiana, anche del Natale che alle spalle della mangiatoia vede la croce! Mariapia

  3. Cara mcarla,
    la visione dell’immagine postata mi ha aiutato a tradurre in parole ciò che si muove dentro di me.
    E la tua osservazione mi aiuta a riflettere sulla potenza che questa immagine ha avuto in me.

    La fotografia è stata scattata in una cappella un po’ nascosta di Gerusalemme.

    Ciò che mi colpisce di Cristo e della croce è la lucentezza, il bianco che vedo anche sulla sommità della montagna e nel coro degli angeli.

    Sento uno scioglimento interiore, il peso, la fatica, la difficoltà di oggi prendono un altro colore.
    Guardo con maggiore senso di realtà ciò che accade, mi sento un po’ più flessibile nella stabilità della postura e torno a rilanciare la verticalità.

    Risuonano in me le parole del salmista (S.81, 6-7 dal Salterio di Bose)

    Ora ascolto parole sconosciute:
    “Ho liberato le tue spalle dal carico
    Le tue mani hanno deposto il gravame”

    Pur davanti a immagini diverse, la potenza di Cristo è la stessa, sentiamo entrambe “coraggio per attraversare l’abisso che tanto ci spaventa. E finalmente dire “…è davvero Natale!”

    Grazie per la tua risonanza.
    Ti abbraccio regalandoti gli ultimi versi di una poesia di Marco:

    Nella dimessa luce dell’avvenuto
    Siate come comete che annunciano lo stesso
    Vostro natale
    (Marco Guzzi, La donna più gravida del mondo, da “Parole per nascere” pag.145)

    Giuliana

  4. Grazie carissima Mariapia,
    la tua presenza in cordata mi dona sempre gioia e forza.
    Un forte abbraccio.
    Giuliana

  5. Cara Giuliana, oggi ci doni un ulteriore passaggio del percorso vissuto nel settennio di “darsi pace”, tutto è “dentro” di te, ogni tuo passo di vita, qui raccontata, manifesta la consapevolezza del processo evolutivo dell’esperienza vissuta e di quanta libertà sei abitata.
    Il tuo stare “dentro” una postura stabilmente ancorata nella fede in Cristo e lo stare “dentro ” il flusso della vita rende la tua testimonianza viva e credibile.

    Riconoscere la “voce” che Cristo fa risuonare nel deserto della nostra quotidianità è possibile a chi ha sensi acuti e cuore pronto all’intima relazione per dialogare in ogni circostanza.

    Contemplare il mistero della croce è entrare nel dinamismo della vita. In questa immagine Gesù non ne è schiacciato.. la croce si erge, si estende verso l’infinito..
    Gesù tocca la nostra nuda terra , assume su di sé tutta la nostra realtà, è la nostra vita assetata di vita nuova.
    La croce: un ponte che collega alla vera vita, quella vita in pienezza anelata da ogni uomo. Gli angeli partecipano, tutta la creazione partecipa e attende la realizzazione dell’uomo nuovo.

    Ti abbraccio. Vanna

  6. salve, dopo aver letto quanto sopra cerco mi sforzo provo…. ma muri e muri più alti più forti più grossi di prima, più freddi si innalzano davanti al mio tentativo odierno.
    certo la notizia di ieri che mi sono entrati i ladri in casa portandomi via cose di valore affettivo ed economico notevole non mi aiuta, ho passato una notte quasi insonne con la paura piu per i miei cari che per me, che mi ha messo davanti ad una sconvolgente realt: quando succedono questi traumi la mia mente sembra una specchio fratturato ogni parte è una differente voce e io sono in confusione piena e la cosa che mi fa più male sono gli scatti d’ira di rabbia che scaturiscono andando ad investire sopratutto le persone vicine e care…..
    scusate lo sfogo

  7. Gabriella says:

    Bellissima immagine quella che hai postato insieme alla tua esperienza del cammino. La lotta interiore che e’ dentro di te e’ la stessa mia, ma cadendo possiamo alzare lo sguardo per scorgere magari la schiera degli angeli (come nell’immagine) che ci dà coraggio o gli amici di Darsi Pace che ci dicono “non mollare abbiamo bisogno anche di te”. Sei un bell’ esempio Giuliana, abbraccio te e tutti i cari amici.
    Bion Natale Gabriella

  8. Caro Gherardo,
    il problema del male che ci tocca da vicino ci riporta alla dura realtà di questa terra ancora macchiata da una ferita che sembra insanabile. Non arrabbiarti per esserti arrabbiato, non inquietarti per esserti agitato (come direbbe San Francesco di Sales): solo una grande comprensione e una grande pazienza per gli strati di paura e di rabbia che ci abitano e che un’aggressione esterna può riattivare. E poi la cura immediata: silenzio, preghiera, ringraziamento, affidamento, abbandono.
    Mi dispiace molto per quanto ti è successo e ti auguro giorni sereni.
    Paola

  9. È ancora vivo il ricordo del trauma vissuto per il furto subito. Per quell’invasione dei propri spazi ma soprattutto per i beni perduti…l’anello ricevuto da mio marito per la nascita di mia figlia, la spilla che mia madre indossava quando era giovane, al di là del valore rappresentavano pezzetti della mia vita.
    Comprendo la tua rabbia Gherardo, ma è proprio per sopportare queste prove che inevitabilmente la vita ci pone, per perdonare e compatire chi non ha rispetto e amore per l’altro ma neanche per se stesso, è per tutto questo che bisogna fare il vuoto in noi stessi e ricominciare!
    Ti auguro di dimenticare presto e trascorrere un sereno Natale con i tuoi cari Gabriella

  10. Carissima Giuliana, ci vuola molto ascolto interiore e preghiera per comprendere e realizzare il dinamismo ed essere in Cristo, come dici bene tu.
    Io mi ritrovo spesso in mille pezzi: interagire con i colleghi, ma anche con le enormi difficoltà sociali e psicologiche che vivono non pochi bambini oggi, insieme ai problemi del quotidiano in famiglia, mi fa piombare in stati di grande tristezza e toccare la mia ferita.
    La maschera è sempre pronta a scattare , la vedo bene e comprendo che agisce ancora in me.
    Nell’inspiro accolgo tutto ciò che mi accade, non lo giudico, lo accetto e nell’espiro lo lascio andare, arrivo al baratro e lo attraverso con decisione perchè il mio grande desiderio è arrivare a quella Luce.
    E’ in quest’attesa che si rinnova la mia fede , rinasce la Speranza e non mi sento più sola, proprio come se quel coro di angeli fosse lì , anche per me.

    In questo coro mi sento con te e con tutti i compagni di viaggio di Darsi Pace.
    Grazie della tua testimonianza che mi mostra come tutte le qualità positive che hai sempre avuto possono brillare di nuova luce per donarsi e trasformare la Vita in armonia ed Amore.
    Un grande abbraccio. Auguri atutti. Rosanna

  11. Cara Vanna,
    in questi anni abbiamo camminato fianco a fianco.
    Nelle mie oscillazioni, con poche parole, tu mi hai sempre riportata al Centro.
    Tu mi hai mostrato l’immagine che ho postato.

    Niente accade per caso.

    Gustiamo vigilanti il presente, in silenzio, in ascolto di ciò che l’Adesso chiede a ciascuna di noi.
    Ancora insieme, mano nella mano.

    Caro Gherardo,
    mi dispiace di quanto ti è accaduto e comprendo il tuo sfogo.
    Il lavoro interiore mi aiuta a non rifiutare nulla di ciò che accade, dentro e fuori di me.
    Penso che non sia facile per te farlo in questo momento, ma credo sia la sola strada percorribile per ricominciare.
    Abbi fiducia e continua a credere in ciò che adesso ti pare impossibile. Grazie.

    Cara Gabriella,
    sono entrata nel laboratorio Darsi Pace al dodicesimo anno di vita dei Gruppi ed ho beneficiato della loro seminagione.
    Stare dentro Darsi Pace per me significa essere viva, mettere sempre più a fuoco la gratuità e l’abbondanza di ciò che ricevo e che in passato non ho saputo vedere.
    Il lavoro che facciamo insieme mi aiuta a mettermi vera-mente in relazione e a scoprire la Relazione che mi rende davvero e sempre di più me stessa.

    Cara Rosanna,
    stiamo imparando ad abitare un luogo sicuro dentro noi stessi in una lotta interiore che si intensifica più scendiamo in profondità.
    E’ proprio la discesa che ci permette di toccare inattese altitudini, di sintonizzarci sulle alte frequenze dello Spirito e di ritornare alle relazioni quotidiane in uno stato di maggiore pacificazione.
    Quando ci sentiamo ancora sopraffatti da ciò che accade sappiamo che il rifugio interiore ci aspetta.
    Lì possiamo ricaricarci e attendere parole non ancora ascoltate.

    Grazie a tutte e un grande abbraccio.
    Giuliana

  12. Francesca says:

    Cara Giuliana,
    io sono da tre anni in questo meraviglioso mondo di Darsi pace. E la croce davvero a volte insopportabile, nello stesso tempo sto imparando piano piano ad accettarla. Se il Signore che è mio padre me l’ha data vuol dire che ce ne era bisogno e non devo abbandonare la speranza.
    Vi seguo tutti e vi ringrazio delle vostre testimonianze che rendono il cammino più facile……..
    Buon Natale! Francesca

  13. Cara Francesca,
    da quando sono in dP guardo con nuovi occhi me stessa, Cristo e la croce, imparo a riconoscere e accogliere ciò che in me sta finendo e a stare in attesa di ciò che non so.
    Ti confesso che non mi viene naturale, ma il lavoro mi aiuta ad entrare più velocemente nel luogo interiore in cui trovo pace e luce e forza per ricominciare ogni volta le piccole grandi azioni quotidiane.
    Accogliere le prove che troviamo lungo il transito terrestre è il primo passo per scoprirne il senso nella trasformazione che avviene in noi.
    E’ stato lungo per me il cammino per arrivare a questa comprensione, sono una donna di dura cervice.
    Ora mi commuovo davanti alla croce, è passato il terrore di un tempo.
    Dentro la mia croce trovo Cristo, l’Uomo Nuovo che vuole nascere in me, che chiede proprio a me, come a ciascuno di noi, di farmi tramite della nuova umanità che con Lui è entrata in questo mondo, non per essere più buona e più brava, ma per essere davvero me stessa, davvero felice.
    Grazie per la tua risonanza e buon Natale.
    Giuliana

  14. Cara Giuliana,
    ora so che sei davvero “una Stella capace di indicare la rotta a chi, come me, sta imparando di nuovo a credere e a cambiare” .
    Sento che la mia mente è più vicina al mio cuore e che il cammino che stiamo compiendo è davvero quello della Pace.
    E’ quasi d’accordo anche il mio Ego …e questo ancora mi preoccupa !
    Dal tuo cammino percorso, rilevo, nelle risposte ai commenti che hai ricevuto, il mio PROGRAMMA di LAVORO per il 2015 e gli anni successivi :

    “Lasciati portare, stai dentro ciò che accade”.

    “Accogli le prove che trovi lungo il transito terrestre
    è il primo passo per scoprirne il senso nella trasformazione che avviene in noi ”

    “Quando ti senti ancora sopraffatto da ciò che accade sappi che il rifugio interiore ti aspetta”

    ” Lì puoi ricaricarti e attendere parole non ancora ascoltate” .

    “Non cercare di controllare il gioco, ma gustalo e prendine parte” …è davvero meraviglioso !

    Buon anno e Buona Stella a Tutti.

    Ivano

  15. Fabio F. says:

    Parole utilissime, Ivano, anche per me in questo momento!
    Auguri a tutti, Fabio.

  16. Carissimi Ivano e Fabio,
    io credo che sia davvero meraviglioso ciò che accade in ciascuno di noi.

    La straziante necessità di liberazione che avvertiamo ci apre alla speranza che l’esile Filo rosso (ritorno al disegno di Davide) ha portato nella storia dell’uomo e del mondo.

    Come nel libro di Giosuè il filo scarlatto appeso alla finestra di Rahab, la prostituta di Gerico, ha salvato gli esploratori ebrei e salverà lei e la sua famiglia nel giorno dello sterminio, anche noi possiamo salvarci dalla paura che ci paralizza e ci rende schiavi aggrappandoci a quell’esile Filo che percepiamo vibrare dentro di noi.

    Non possiamo tradurlo in un concetto, non possiamo afferrarlo, pretenderlo, possederlo perché è una dinamica continua di rivelazione che ci chiede abbandono e fiducia, un farci piccoli tornando a credere come un bambino.

    Vi ringrazio per le vostre parole regalandovi la poesia di Jan Twardowski e stringendovi in un forte abbraccio.

    Chiarimento

    Non sono venuto a convertirla, Signore,
    del resto tutte le prediche sagge mi sono uscite di mente.
    Da tempo ormai sono spoglio di splendore
    come un eroe al rallentatore.
    Non le farò venire il latte alle ginocchia
    chiedendo cosa ne pensa di Merton
    e discutendo non la rimbeccherò come un tacchino
    con la goccia rossa al naso.
    Non mi farò bello come un germano ad ottobre,
    non le verserò all’ orecchio la teologia col cucchiaino.
    Mi siederò soltanto accanto a lei
    e le confiderò il mio segreto:
    che io, un sacerdote
    credo a Dio come un bambino.

  17. Solo nel leggere il titolo “Stare dentro l’attesa”, ho pensato:”questo l’ha scritto la Giuliana”.
    Solo nel leggere il titolo….: un nodo in gola.

    “Solo la fede mi permette di avanzare, di stare dentro ciò che crolla abbandonandomi fiduciosa fino a scoprire che non sono io ad andare a pezzi, ma un ordine costruito sulla separazione.”

    Ma.. quel che più conta per me è leggere che …”Il respiro, sapiente maestro di vita, mi viene in aiuto.”

    Grazie. Grazie per avermi ricordato la possibilità liberante di alleggerirsi.
    Un abbraccio!

    Chiara

  18. Cara Chiara grazie!
    E’ bello sapere che ci sei.

    Ciò che la pratica mi sta regalando è una consapevolezza più morbida, nella quale l’inspiro si fa sorriso accogliente e questo sorridere fiorisce dall’ accoglienza di ogni inspiro, la benevolenza del sorriso interiore è nella natura stessa del ricevere vita, vita che mi viene data ad ogni inspiro, in abbondanza.

    Nell’ espiro, quando davvero lascio andare la presa del controllo sento che il blocco ghiacciato di disperazione comincia a rompersi, nell’ abbandono confidente si scioglie goccia a goccia fino a comprendere che è fatto di acqua, allora imparo a sentire che l’acqua scorre e a gustare lo scorrimento.

    In questo stato comprendo la profondità e la verità delle parole di Cristo

    “Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero”. (Mt 11, 30)

    E sento che questa leggerezza è possibile anche nella quotidianità, dentro le relazioni più faticose.
    Ti abbraccio.
    Giuliana

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