Io non sono Charlie

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Io sono Charlie? No, io non sono Charlie.
Di fronte agli assassini dobbiamo certamente stare sempre dalla parte delle vittime, e pregare per loro, identificandoci con il loro dolore.
Però questo coro mondiale mi sembra un grido di disperazione:
Io sono Charlie, perché non so proprio più chi sono.

Io, occidentale ottenebrato, Io uomo terminale di una civiltà in putrefazione, piena di corruzione, di violenza, e di menzogna totalizzante, Io figlio di un profluvio di chiacchiere, di nichilismo mercantile, di egoismo narcisistico, di pubblicità e diritti individuali sempre più paranoici e assurdi, Io schiavo di Wall Street e di Bruxelles, di fronte all’offensiva jihadista non so far altro che innalzare la bandiera del diritto alla blasfemia!
Ben altro dovremmo tirare fuori da noi stessi, per poter dire con onesta e orgogliosa fermezza: Io sono europeo, Io sono italiano, Io sono cristiano e moderno e occidentale, in modo che queste parole risuonino come nuove e potenti e inequivocabili, come un muro d’acciaio di fronte ad ogni violenza, come le falangi greche si opposero a Maratona all’assolutismo persiano.
Questo è il tempo della nostra conversione, della conversione dell’Occidente ai propri stessi principi, altrimenti anche: libertà, fraternità, e uguaglianza, saranno morte parole, che già infinite volte sono state utilizzate per schiavizzare popoli interi e imporre ingiustizie e stragi in tutto il pianeta, a partire proprio dalla rivoluzione francese e dall’arroganza della sua ragione totalitaria.
Dobbiamo cioè riscrivere la nostra storia per ridare al mondo un nuovo inizio, uscendo da questo impasto di risate isteriche e di pianti senza fine.
Marco Guzzi

 

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Comments

  1. Io sono Giammarco e sto cercando di capire chi sono da 46 anni.
    “Faccio” il papà perché mi da gioia
    “Faccio”il funzionario in una azienda per poter “fare” il papà
    “Faccio” anche i gruppi Darsi Pace perché mi fanno evolvere
    “Faccio” l’europeo perché sono nato il Italia ma potrei fare anche l’africano o l’americano…
    Non se ne può più dell’induzione dell’identità. Si passa una vita intera a cercare di capire quale è la propria vera identità, figuriamoci se uno Stato nazionale (che appunto come dice la parola è ormai “stato”, storicamente morto e defunto) può definire chi sei. Specialmente quando cerca maldestramente di importi l’identità del “Nemico”. E nella circostanza di questa ennesima tragedia provocata, diventa sempre più soffocante l’induzione dell’identità di nemico appunto. L’Europa baluardo unito contro il “nemico”. Noi di qua loro di la: buoni contro cattivi.
    Basta con questa pantomima storica!
    Accogliendo l’invito di Marco Guzzi, per iniziare a riscrivere la storia io nella mia vita comincio dal rifiuto dell’identità di nemico.
    Giammarco Caimi

  2. Alessandro says:

    Io sono Alessandro e sono un terrestre cresciuto in Italia da 56 anni.
    Questi, purtroppo, non sono stati sufficienti per farmi sviluppare così come ora desidero.
    Certo il mio desiderio si è evoluto ma adesso non ci sono più scuse, non posso pensare che non sapevo.
    Questa triste vicenda, come tante altre, ci sta offrendo ancora una occasione: usciamo dal vortice della violenza oppure continuiamo a nuotarci dentro ?
    Scusate ma io mi chiamo fuori !
    Desidero con tutte le mie forze uscirne e anche se conosco la mia debbolezza , pregherò e farò il possibile per costruire il mondo che Gesù il Nazzareno ci ha mostrato.

  3. massimo cianfrini says:

    un nuovo inizio, vero Marco, concordo. un tempo in cui le relazioni, tra individui e nazioni, possano essere rette da relazioni profonde. per far questo, ci insegni nei gruppi, che bisogna darsi pace, questo stato si raggiunge con l’impegno personale per sprigionare i propri cuori. nel caso specifico anch’io sono convinto che la satira fuori misura alimenta il fuoco distruttivo di menti schiave della violenza. io sono cristiano e cerco di vivere, non senza difficoltà, l’insegnamento di Dio che è venuto a noi per renderci come lui. sono convinto che esistono in questo pazzo mondo molti seguaci del profeta che non torcerebbero un capello ai loro fratelli. in questo momento, come sottolinei, le tante chiacchiere, penso che non permettono di sentire il dolore del Creatore, che, vede, distorta, ancora una volta, l’intima natura del suo progetto sull’umanità: vederci come un corpo unico, oltre l’illusione delle differenze.
    Massimo Cianfrini

  4. Leggo e apprezzo molto ciò che viene scritto e detto su questo sito da Marco Guzzi e da altri.
    Tuttavia, pur comprendendone le ragioni, questo post mi ha portato alla mente la frase «Se non hanno più pane, che mangino brioche!» tradizionalmente attribuita alla regina Maria Antonietta che l’avrebbe pronunciata riferendosi al popolo affamato, durante una rivolta dovuta alla mancanza di pane.
    Chi ha orecchi…intenda.
    Un saluto.
    Vittoria Corona

  5. sono d’accordo con la posizione di Marco e degli altri amici che hanno scritto. Rifiuto l’idea di nemico riferita all’Islam per non parlare delle colpe storiche dell’occidente, che tutti conosciamo. Vi propongo un articolo di Terzani, scritto dopo l’11 sett. che è piu che mai valido anche adesso:
    http://www.matteogracis.it/sull-islam-non-aveva-ragione-la-fallaci/
    un saluto

  6. Purtroppo i giusti principi delle rivoluzione francese sono stati, e sono tuttora, utilizzati troppo spesso con metodo ‘giacobino’: la libertà di parola è per chi diciamo noi e a patto che dica le cose con le quali concordiamo. Si può ridere di tutto, tranne di ciò che da fastidio a noi. Si può irridere il Dio di qualcuno, essere blasfemi, ma non irridere i nostri idoli, che possono variare di tempo in tempo.
    Nei gruppi Darsi Pace impariamo a de-costruire i nostri feticci, a smascherare i pre-giudizi dell’io bellico e a smantellare tutto ciò che di falsamente sacro e intoccabile continua ad alimentarlo.
    Chi ha orecchi per intendere? Si fa fatica…………….
    Buona serata a tutti. Paola

  7. giancarlo salvoldi says:

    Molti decidono liberamente, e noi non li dileggiamo, di leggere la tragedia di Parigi solo in termini di interessi materiali, soldi e petrolio, anche se le motivazioni stesse addotte dai terroristi li smentiscono.
    Noi riteniamo che per una comprensione profonda e vera delle cause dell’odio e del terrorismo occorra riflettere certo sull’economia, ma soprattutto sulle persone e sulle culture, e si debba guardare alla storia con occhi di verità, perchè le menzogne o le verità che mostrano una sola faccia della medaglia diventano menzogna, e sono inganno.
    ( L’articolo sopra citato parla della campagna contro le mine, e io che ho fatto approvare la prima legge in Europa per la loro messa al bando, so che gli Usa si opponevano, ma la verità chiede di dire che i colossi che si opponevano erano due e si chiamavano il primo Usa e il secondo Cina comunista).
    Per restare sul piano storico, e non politico, e parlare del rapporto tra Europa e mondo islamico, è significativo come viene insegnata la storia nelle nostre scuole. Sembra che siano esistiti solo i secoli delle crociate, dal 1000 al 1300.
    Mentre invece prima delle crociate, dal 650 le armate islamiche hanno dilagato, a filo di scimitarra, in tutto il nord Africa, nella Spagna, in Sicilia e nei Balcani. E, nei secoli dopo le crociate, gli Ottomani sono arrivati nientemeno che a Vienna: ma le “mezzalunate” semplicemente vengono oscurate, sennò casca il castello dei teoremi.
    Ma sempre sul piano del puro dato storico, venendo ai nostri tempi, tutti sappiamo della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948, e crediamo che tutto il mondo l’abbia condivisa, e invece non è così: i Paesi islamici non l’hanno ratificata, perchè la loro cultura glielo impedisce.
    Questo è un grave problema di grande diversità culturale.
    Poichè io intendo rispettare i fedeli dell’Islam, e non certo i terroristi che lo strumentalizzano, io non dirò mai ” Io sono Charlie”, perchè non voglio irridere chi ha una fede diversa dalla mia.
    Io invece sono cristiano e illuminista, e so che “liberté, égalité, fraternité” vengono dalla rivoluzione messianica.
    Io invece sono cristiano e di quell’occidente che ha fatto tutte le guerre ma ha anche praticato la nonviolenza.
    Io sono cristiano e, coniugando “logos” e fede, trovo potente la sintesi della “Caritas in veritate” di Benedetto XVI.
    E chiedo a tutti i cristiani e a tutti gli occidentali di riflettere sui discorsi che Benedetto ha fatto al Parlamento di Westminster e all’Università di Ratisbona, proprio sui fondamenti della politica e sul rapporto con l’Islam.

  8. Io sono un corpo che soffre e il nuovo che nasce in me soffre nuovamente e ancora per la mancanza di rispetto che si dovrebbe alla vita.
    Ora per rispettar qualcuno serve che lo si riconosca e ci vuole UN CERTO DISINCANTO per non scambiare un uomo per una scimmia nuda o un birillo da abbattere.

    Non amo e non apprezzo la satira ritengo possa derivare direttamente dall’antica pratica della lapidazione.

    Penso che solo persone che decidono di amare la Vita comune facendo dono della propria, possano riconoscere il valore insito nella diversità… ma è come nuotare contro corrente in una società che omologa persino l’indifferenziato nei sessi della genitorialità.

    Ho apprezzato molto la lettera scritta dal vescovo di Parigi e letta durante tutte le Messe celebrate domenica in Francia; noi spesso critichiamo la Chiesa ma francamente mi pare che sia ancora l’ultimo baluardo in difesa del buon senso comune: buon senso come RETTITUDINE DELLA VIA da percorrere per procreare altra vita.

    Ciao Rosella

  9. anonymous says:

    ..je ne suis pas papa Francesco…

  10. anonymous says:

    …cioè..volevo dire che amo papa Francesco ma non mi ritrovo nelle dichiarazioni di ieri.

  11. Dopo aver molto riflettuto su quest’ultima vicenda, da qualche giorno mi sentivo proprio di di dire “io non sono Charlie”. Quindi aderisco totalmente alle parole di Francesco e di Marco e trovo davvero antichi, oltre che parecchio ipocriti, tutti quegli uomini, che rivendicano una libertà di espressione così concepita. Vuota, senza sostanza e anche senza contorni, dove facciamo entrare tutto e il contrario di tutto a nostro piacimento.
    Non mi addentro in analisi storiche e politiche ma credo davvero che l’occidente abbia delle responsabilità enormi, passate e presenti. Questa è ancora un’occasione che la storia ci sta offrendo per scegliere da che parte stare. Per essere, davvero, profondamente, moderni.
    Moi, je ne suis pas Charlie.

    Michela

  12. Rilancio con Etty:
    “…ognuno di noi deve raccogliersi e distruggere in se stesso ciò per cui ritiene di dover
    distruggere gli altri. E convinciamoci che ogni atomo di odio che aggiungiamo al mondo lo
    rende ancora più inospitale.” (Etty Hillesum)

    Daniela

  13. Giuseppe Spinnato says:

    Che il problema non sia solo politico ed economico sembra evidente e penso che molta ingenuità o malafede possa fare affermare il contrario. E d’altro canto nella pletora di cartelli alzati a convincere che si è qualcosa (qualcosa che sono abbastanza certo non si sappia neanche bene cosa sia) è stato spiacevole ma prevedibile assistere a certe lezioncine di certi intellettuali, eco di se stessi, lì pronti a scattare come poggiati sulla molla del loro intimo giacobinismo, pronti a dire che il male del mondo è la religione. Che sia vero in un certo senso, nel senso cioè “grandanimalesco” dell’istituzione umana forse è discutibile, ma quel che si è voluto far intendere, molto popolarmente e retoricamente, è altro. E il tutto passa meglio se sulle note di paradisi immaginati cantati dai grandi profeti che questi tempi si meritano: tutti lì a postare Imagine, e dire che il problema in fondo in fondo è quello.
    La ruota forse deve fare il suo giro, chissà, comunque sia, da parte di tutti i rampanti guerriglieri della tastiera al vetriolo sarebbe stato dignitoso, specie davanti a questi cadaveri e alla promessa dei prossimi, un titanico silenzio di riflessione. E poi capire cosa si può fare (dico fare) e magari anche cosa pretendere da parte di coloro il cui silenzio – questa volta sì – deve essere interrogato per fugare ogni dubbio per poter iniziare a costruire assieme una cultura di pace solida e trasparente.
    Che la risata sia luogo di cementazione sociale è stato paradossalmente vero, ma in un modo davvero grottesco. Sarebbe l’ora di smetterla di ridere.
    Giuseppe Spinnato

  14. Alessandra says:

    Non approvo qualsiasi atto di terrorismo che venga agito nei confronti di qualsiasi persona, qualsiasi attività essa svolga e in qualsiasi luogo della terra esso sia compiuto.
    Mi piace ridere di fronte alla satira intelligente, mi sento offesa di fronte alla satira che oltraggia.
    Di fronte al dilangante pensiero unico al quale siamo sottoposti, alla commercializzazione della persona, a leggi economiche che schiacciano i deboli a quale contenuto di libertà, uguaglianza e fratellanza si fa riferimento ?
    Alessandra

  15. Di fronte ad ogni tragedia, e non ne apprendiamo poche in questi giorni, per superarne l’orrore, mi ripeto, per sostenermi e andare avanti, che “questo è un tempo apocalittico”, come dice Marco Guzzi. E’ l’unica lettura che mi aiuta, da un periodo, a vivere decorosamente nonostante la bruttura e la ferocia alle quali è pervenuto il genero umano.
    Il lavoro DP mi dirige, come una cometa, in questo magma disgustoso in cui tutto parla di superficialità, di competizione e di guerra e mi rafforza nell’idea che è urgente che ognuno di noi lavori in prima persona per la trasformazione della propria bellicosità : non più separazioni, ma pace, nel genere umano!
    Maria Rosaria

  16. Ho paura che per coprire la devastazione di questi anni, nei quali la maggior parte delle persone ha perso diritti, reddito e serenità, si voglia far scoppiare una guerra,
    Il sistema mediatico sta sollecitando l’aggressività delle persone, indirizzando verso lo scontro, come pedine teleguidate, sia gli uni che gli altri.
    Che il Signore rivolga su di noi il suo sguardo e ci doni la sua pace.

  17. Piero Macellari says:

    Caro Marco
    non sono piaciute personalmente neanche a me le modalità con cui molte persone hanno reagito alla strage di Parigi.
    A parte la presenza delle solite ed immancabili Autorità credo che comunque la risposta della gente comune sia stata sincera e vada apprezzata.
    Probabilmente solo una reazione, forse anche per molti inconsapevole, come succede in questi casi, ma onesta.
    Non credo volessero solo dimostrare in difesa di una più o meno illusoria libertà dell’occidente (di stampa, di espressione, di religione, di satira …) di cui tutti ormai vedono i limiti, le distorsioni e le ambiguità.
    Volevano forse dimostrare semplicemente in difesa della vita contro la morte.
    E come dargli torto?
    Solo la vita può unire non certo la morte.
    Come non vedere in questo tutta la nostra umanità con tutti i suoi limiti.
    Certo Marco la storia dell’Occidente va riscritta ( e forse quella di tutto il pianeta) ma bisogna capire bene chi, quando, come, dove e in che termini, altrimenti non potremo altro che scrivere, forse, una storia alternativa, ma non certo una storia della Verità.
    E sarà un percorso lungo, tortuoso ed aspro.
    E forse dovremmo anche noi tutti di Darsi Pace cercare di capire meglio e non soffermarci su impressioni e informazioni spesso ricevute unicamente dai media, quando questi avvenimenti toccano le nostre coscienze e cercare di scambiare tra noi delle ipotesi più che delle verità.
    Un abbraccio a tutti
    Piero

  18. Mi sento in profonda consonanza con molti di voi (in particolare Daniela e Alessandra)…da parte mia un senso di profondo scoramento nel pensare “…ma siamo ancora a questo punto?”
    Mi sono venute in aiuto a questo punto le parole di Ermes Ronchi ne LE CASE DI MARIA
    “Il Signore è forza, ma non per eliminare davanti a te il deserto, ma perché tu non ti arrenda davanti al deserto. Non ti libera dalla sofferenza, ma nella sofferenza”.
    Ciao a tutti, mcarla

  19. Lungi da me giustificare un atto terroristico come quello che ha colpito la Francia.
    Però, lontani da ogni ipocrisia, le vignette in cui si dileggiano credi religiosi (molto profondi e sentiti) mi sono sempre apparse, quanto meno, di pessimo gusto.
    La religione, al di là delle sue singole esperienze, è sempre e comunque uno strumento per rapportarci con qualcosa che va al di là del semplice ed ossessionante materialismo, agganciandoci al cuore stesso della nostra esistenza.
    E la superficialità con la quale si colpisce questa fondamentale tendenza dell’essere umano mi è sempre apparsa insopportabile.

  20. Si ascolta e si legge di tutto e di più… sui tristi e orribili atti terroristici di Parigi e sulle reazioni successive…. con generalizzazioni, assolutizzazioni, posizioni ideologiche dall’una e dall’altra parte.
    Una ragazza, a cui avevo inviato, il post di Marco, mi scrive: “È bello avere uno spunto di riflessione che nasce da un altro punto di vista, è difficile orientarsi in questo tempo: ogni giorno, ogni ora ci sono stimoli nuovi dal mondo esterno, messaggi in contrapposizione, tutto sembra in continuo mutamento sotto i nostri occhi, alla ricerca dei Colpevoli…”
    È un’ennesima testimonianza di quanto abbiamo bisogno di “luoghi” di riflessione e di confronto che si sappiano “smarcare” dai cori correnti….
    Certamente, anch’io condanno la violenza fatta in nome di qualsiasi idea e più ancora per motivi religiosi, non credo sia giusto però generalizzare: islam = terrorismo. Ugualmente sostengo la libertà di pensiero e di espressione per tutti indistintamente e non in modo ideologico. Ma, a mio avviso, la libertà di espressione è veramente LIBERTÀ se rispetta la dignità della persona e non provoca “male”. Cioè, se io sono veramente una persona libera mi devo anche assumere la RESPONSABILITÀ delle conseguenze che derivano dalle mie azioni o parole. Mi chiedo, chi è responsabile delle violenze che sono avvenute in giro per il mondo, minacce, uccisioni, chiese o luoghi di cultura cristiana incendiate, dopo la stampa delle nuove vignette in seguito all’attentato di Parigi: solo i fanatici musulmani integralisti o anche chi li ha provocati in nome del suo diritto di espressione? E chi le ha acquistate è proprio innocente? QUEL DIRITTO DIVENTA OMICIDA se usato indiscriminatamente! ……
    L’esperienza del nostro lavoro DP ci fa comprendere che la libertà vera si conquista solo con un serio e lungo lavoro su di sé, unitamente all’accoglienza del dono, che ci viene dall’alto: “La verità vi farà liberi”… “Io sono la via, la verità e la vita!”
    Grazie a te, Marco e a tutti per questo spazio di condivisione e di confronto
    sr Maria

  21. Marco Guzzi says:

    Cari amici, grazie di questo ampio dialogo, credo anch’io che l’unica via da seguire sia quella dell’approfondimento, della comprensione, e anche dello studio. Nei nostri Gruppi, come sapete, lo studio è uno dei tre livelli del lavoro trasformativo, uno studio che tenta di reinterpretare anche la storia della modernità e dell’Occidente, per predisporci a dialoghi più consapevoli con le altre tradizioni spirituali. Uno studio che procede giorno dopo giorno, e che non scatta solo in concomitanza con le periodiche tragedie ….
    Procediamo dunque in questa direzione. Marco

  22. Giuseppina Nieddu says:

    Grazie davvero per questo post, sempre libero spazio di condivisione e confronto. Condivido pienamente quanto scritto da Daniela, Alessandra, M. Rosaria, Sr Maria e rilancio inviando i versi che ho scritto l’11 gennaio.
    Anche a mio avviso urge veramente ripartire solo da un serio e lungo lavoro su di sè che consente di ri-partire in maniera più pacificata e nuova dall’uso dell’ABC, o meglio dall’uso delle vocali come evidenziano anche i versi riportati.

    OSARE UNI-VER-SALE OSANNA A PARIS

    A desso urge ascoltare perchè accada
    A more Alleluia
    E sultare esaltare esili esodi espropri
    I nsieme iniziare innalzare inni infiniti
    O gnuno ostruire otri ostili
    O sservare osare ob-audire*
    U rli unici di umiltà umana uni-ver-sale
    M ira miracolo mirabile matita mostra
    M ARIAANNA muta mani-festa memoria
    M agistrale mite MAGNIFICAT.

    Pugnano 11-1-2015

    Buon lavoro ad ognuno di noi e a tutti gli uomini di buona volontà.
    Giuseppina

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