Silsilah: Una via per la pace


Movimento di Dialogo  Silsilah: un’esperienza concreta di convivenza e di pace in  un contesto di violenza dilagante, nel Sud delle Filippine.

«L’inizio di Silsilah? Fu quando passai un fiume che separava cattolici e musulmani. A  un certo punto ho deciso di attraversare il fiume, il mio Rubicone. Da allora ho speso la vita nel dialogo fra le due comunità.». Padre Sebastiano D’Ambra, da più di trent’anni missionario a Zamboanga, isola di Mindanao, così ricorda il momento in cui, nel 1979, dopo un periodo nella parrocchia di Siocon, decise di trasferirsi in territorio musulmano, varcando la sponda del fiume vicino al mare.

A Mindanao, devastata da un  conflitto che ha provocato centoventimila vittime,  anche la sola speranza di pace era utopia, ma Padre Sebastiano ha creduto nel dialogo.
«Si respirava una grande tensione in quei luoghi – racconta-. I militari circondavano la zona con centinaia di uomini, per dare la caccia ai musulmani. Attacchi e risposte violente si susseguivano con regolarità. In quel periodo ho avuto modo di conoscere molti giovani musulmani che parlavano con determinazione di lotta e violenza. Prima che la parola diventasse familiare anche all’opinione pubblica, ho sentito spesso parlare del jihad. Molti musulmani avevano assistito a gesti di violenza nei confronti di loro famigliari, specie da parte dei militari. La loro cultura imponeva loro di vendicarsi, quasi un obbligo morale. La mia prima immersione nel mondo musulmano è avvenuta condividendo sofferenze e problemi».

In un contesto incandescente come Mindanao, un rapporto del genere, fra un sacerdote cattolico (per di più straniero) e i musulmani locali, non poteva passare inosservato. «I militari non gradivano la mia vicinanza ai musulmani. Anche diversi cattolici si erano lamentati con me perché il “loro” prete preferiva condividere le sue giornate con non cristiani. Debbo ammettere che la tentazione di tornare in parrocchia, in un ambiente più normale e così sentirmi più “utile” era insistente».

Il 9 febbraio 1981  padre Sebastiano finisce in un agguato ed un amico filippino viene ucciso per sbaglio, al suo posto. Padre Sebastiano è costretto a rientrare in Italia.
«Le circostanze mi diedero tutto il tempo di riflettere sull’esperienza condotta in quegli anni e sul futuro della mia missione». Due anni dopo è di nuovo nelle Filippine deciso a riprendere con maggiore determinazione il suo impegno nel dialogo interreligioso.
«Il mio intento, ieri come oggi, era di dar vita a spazi e occasioni dove musulmani e cristiani potessero incontrarsi, condividere la loro fede, pur nella differente tradizione religiosa di appartenenza, con un obiettivo comune: convertire il cuore di ciascuno a Dio. Noi amiamo ripetere che, grazie al Silsilah, vorremmo che i cristiani diventassero credenti migliori. E i musulmani altrettanto. Oggi diventa sempre più chiaro come l’impegno di dialogo interreligioso e di pace sia una strada maestra, anche se spesso è una ‘strada stretta’ che va percorsa nella pazienza e nella fede. Molti adesso cominciano a capire che per promuovere il dialogo interreligioso bisogna partire dalla spiritualità. Cristiani, musulmani e gruppi di altre religioni devono riscoprire all’interno della loro esperienza religiosa la dimensione della spiritualità. Questo è lo ‘stile di Dio’, perché il dialogo inizia da Dio e ci porta a Dio. Dico spesso agli amici del Silsilah e ad altri che per me il dialogo è amore in azione vissuto nella compassione e spesso nel silenzio. Questa è la speranza che vogliamo comunicare».

L’ispirazione centrale del Silsilah è costruire il dialogo tra credenti, partendo ciascuno dalla propria fede; non mettendo fra parentesi le differenze, in nome di una malintesa tolleranza, bensì ciascuno a partire dalla propria esperienza religiosa.

Il cammino del Movimento di Dialogo  Silsilah in questi 30 anni non è stato facile, ha incontrato ostacoli e opposizioni durissime, fino al martirio: l’uccisione di padre Salvatore Carzedda nel 1992 è stato il momento più critico.
«Insieme dobbiamo camminare e sognare, ogni giorno della nostra vita, guidati dalla speranza. Andiamo avanti è l’impegno che abbiamo preso in modo solenne, cristiani e musulmani insieme, di fronte alla bara di padre Salvatore. Da lì in poi Andiamo avanti è diventato il nostro motto».

Un importante riconoscimento al Silsilah  è arrivato dal Giappone con il premio Goi Peace Award  per la pace 2013 per «i molti anni di impegno illimitato per promuovere il dialogo e la solidarietà tra musulmani e cristiani nelle Filippine».

«Il mondo si avvia verso una sintesi della storia –dice P. Sebastiano- e noi siamo chiamati a dare una risposta. L’islam sta facendo un cammino che ricalca a grandi linee quello del cristianesimo, con le sue luci e ombre. Oggi ricorda al mondo la centralità di Dio, anche se questo avviene con tante contraddizioni. Partendo da questa premessa l’incontro con l’Islam è urgente oggi più che mai, ma deve essere fatto con lo stile di Dio che è amore, solidarietà, riconciliazione e speranza. Non è stato facile in questi anni portare avanti questo aspetto del dialogo. Molti, preoccupati delle situazioni di conflitto vorrebbero risposte immediate senza accettare questo cammino.
A quanti pensano di percorrere questo cammino di dialogo e pace vorrei ricordare che bisogna avere tanta pazienza, fede e coraggio. Il dialogo interreligioso è un cammino che, se vissuto con fede, diventa un pellegrinaggio, perché ci conduce in modo misterioso verso ‘un luogo sacro’ e ci fa incontrare lungo il cammino altri compagni di viaggio che percorrono la stessa strada. Dobbiamo essere pronti anche a vivere questa esperienza come un’avventura, perché sappiamo come e quando inizia, ma non sappiamo come finisce».

Convinto che la preghiera trasforma il cuore e che chi prega è capace di portare pace attorno a sé, Padre Sebastiano ha fondato a Zamboanga l’Harmony Village, dove cristiani e musulmani fanno esperienza di vita in comune e pregano insieme la Preghiera dell’Armonia, usata come arma per combattere l’ideologia terrorista dilagante.

La Spiritualità-della-vita-in-dialogo si è diffusa in vari Paesi del mondo con la Catena dell’Armonia, iniziativa inter-religiosa di meditazione e preghiera volta a creare un ‘legame spirituale’ con quanti hanno a cuore la pace e credono nella forza della meditazione e della preghiera. Quanti vi aderiscono si impegnano ad un tempo di meditazione e preghiera e a lavorare per la pace partendo dai valori spirituali di ogni religione.

La pace inizia nel cuore e si diffonde a partire da un cuore pacificato. Finché i nostri cuori saranno feriti, quindi difesi/armati, le identità religiose (così come ogni altra identità) saranno usate per contrapporsi, e non potrà esserci pace nel mondo.

PREGHIERA DELL’ARMONIA

O Signore, ti supplico per la pace,

purifica i miei occhi perché

possa vedere la pace,

purifica la mia mente perché possa

comprendere la pace,

purifica il mio cuore perché possa

amare la pace,

purifica la mia memoria perché possa

lavorare per la pace;

quella pace che proviene dal Tuo amore

e dalla Tua misericordia.

O Signore, sostieni il mio sguardo di pace,

seguendo ciò che Tu mi ispiri;

Tu hai molti modi per rivelare

la Tua presenza

e il Tuo amore per l’umanità,

ma il Tuo stile è costante:

essere in dialogo con tutti,

prenderti cura di tutti.

O Signore, fa che io sia segno della Tua pace:

vivendo in dialogo con Te,

io possa comprendere il Tuo silenzio

e cercare la Tua presenza;

vivendo in dialogo con me stesso

io possa scoprire il significato della mia vita;

vivendo in dialogo con gli altri

io possa camminare in armonia con tutti;

e vivendo in dialogo con il creato

io possa prendermi cura della terra.

O Signore, dammi il coraggio

di vivere in dialogo

in mezzo alle divisioni e ai conflitti

e costruire la pace insieme a tutte le persone

di buona volontà che credono nel

Tuo amore e nella Tua misericordia. Amen.

Comments

  1. JE NE SUIS PAS CHARLIE continua…grazie per questo bellissimo e importantissimo documento! mcarla

  2. Giovanna grazie per questa testimonianza, che non conoscevo e che ho amato conoscere. Abbiamo bisogno di incontri, conciliazioni e non contrapposizioni! E’ giunto il momento, dal mio punto di vista, di non stare dalla parte di nessuno, MA DI TUTTI. Della pace cioè e della convivenza pacifica, pur nelle diversità, perchè il cuore e lo spirito sono universali e ci uniscono. E Silsilah ne è un esempio concreto e incoraggiante. Spero sia di stimolo e aiuti a “convertire il cuore di ciascuno a Dio”, “nella pazienza e nella fede”.
    Grazie ancora per questo bellissimo documento che riappacifica i cuori e li riconduce all’Unico Unitario Senso.
    Ti abbraccio con grande affetto Maria Rosaria

  3. Annapaola Boy says:

    Questa è la strada ! anche se tanto difficile che alle volte sembra impossibile…. ma è l’unica .
    Grazie Giovanna
    Annapaola

  4. Chissà perché non si parla mai diffusamente di queste esperienze che riempiono di gioia, di speranza e che edificano la pace? L’informazione è asservita a chi ha come interesse principale quello di convincere il mondo che esiste il nemico di turno, che è necessaria la contrapposizione.
    No. E’ necessaria la conoscenza reciproca e il dialogo: tutti abbiamo sempre tanto da imparare gli uni dagli altri.
    Grazie Giovanna, non conoscevo l’esistenza di questa meravigliosa realtà.
    Irene

  5. Sono d’accordo con Irene! I mezzi di comunicazione di massa ci bombardano con notizie di stragi e conflitti. Sono diffuse l’ansia , il timore del futuro, il pessimismo, l’avvertire la propria impotenza di fronte alla violenza. Il conoscere invece realtà come quella presentata in questo post allarga il cuore alla speranza e ci sprona a ” inventare” iniziative simili. E soprattutto a pregare con la profonda e completa preghiera dell’armonia e a diffonderla! Mariapia

  6. Carissime Maria Carla, Maria Rosaria, Annapaola, Irene, Mariapia, grazie dei vostri interventi.

    Si, Maria Rosaria, è il momento di stare dalla parte di tutti, cioè dell’uomo, riconoscendosi ciascuno appartenente all’unica famiglia umana. Mai come in questo tempo la divisione tra credenti nell’unico Dio è scandalo al mondo! Ma questa divisione prima di essere esterna è dentro il cuore, il corpo, di ciascuno di noi: è nella nostra carne. Ci portiamo tutti dentro una forma di fondamentalismo inconscio.

    Annapaola, la strada è difficile, richiede il quotidiano disarmo del cuore; disarmarsi quando gli altri sono armati è una grande sfida di fede e coraggio.

    Irene, il Principe di questo mondo fa di tutto per alimentare la paura e convincerci che non c’è altra strada che la contrapposizione: l’io egoico si identifica contrapponendosi, sente la diversità un pericolo, cerca un’unità omologante. Via via che le identità separanti del vecchio io entrano in crisi e vengono abbandonate, le strade si incontrano.

    Maria Pia, ‘inventare’ iniziative simili, pregare e diffondere la Preghiera dell’Armonia: che bello! voglio scrivere a P.Sebastiano per avere suggerimenti. Credo che Silsilah e Darsi Pace abbiano molti elementi in comune e potrebbero collaborare in modo concreto per costruire la pace.

    Sogno un laboratorio di amicizia (Il giardino della Pace) in cui appartenenti a tradizioni spirituali diverse imparino a camminare insieme condividendo i doni di Dio: un laboratorio in cui crescere nella conoscenza e nella stima reciproca; un laboratorio in cui, utilizzando il metodo di Darsi Pace, si possa curare il fondamentalismo inconscio, proprio dell’io egoico, che alberga nel profondo di ciascuno di noi; un luogo in cui curare le antiche ferite, vincere paure e diffidenze, invidie e gelosie, abbandonare secolari pregiudizi e insieme invocare il dono della pace.
    Son convinta che il cammino ecumenico parta dal basso, da persone di buona volontà che si impegnano a percorrere la via del dialogo anche in mezzo a divisioni e conflitti, a vivere una
    una Spiritualità-della-vita-in-dialogo come quella proposta dalla preghiera e dalla catena dell’Armonia.

    Altri condividono questo sogno? Ci vogliamo confrontare?

    Un grande abbraccio. Giovanna

  7. Io sogno il tuo stesso sogno, carissima Giovanna.

    Oggi partecipando all’open day nella scuola in cui lavoro, ho guardato volti di vari colori, tante culture, storie diverse sentendomi dentro un’unica circolazione di energia, in un unico Corpo.

    Stare in Darsi Pace mi aiuta a percorrere la via del dialogo, il dialogo che inizia da Dio e mi porta a Dio; imparo a dialogare con me stessa, con Dio, con gli altri, con la creazione.

    Il dialogo è una catena per ricordare a me stessa e agli altri di non avere paura.

    Grazie e un forte abbraccio.
    Giuliana

  8. L’ecumenismo in DP.! Mi pare un sogno che può tradursi in progetto concreto! Da dove incominciare? Forse dal seguire le esperienze di altri. Informiamoci e lasciamoci travolgere dallo Spirito! Mariapia

  9. C’è un bellissimo, recente, discorso del Papa sull’ecumenismo, scritto in occasione del cinquantesimo anniversario dall’apertura a Roma del pontificio istituto di Studi Arabi. Leggiamolo e meditiamolo! Mariapia

  10. Un luminoso esempio di operatore di pace quello del padre del PIME che ci hai fatto conoscere e bellissimo il tuo sogno/progetto. Mi auguro si possa realizzare.
    Stefania

  11. Abbiamo davvero bisogno di leggere di queste testimonianze di chi ci crede e mette in pratica. A fronte di ciò che quotidianamente maciniamo dai media, mi pare che qui si dica che ciò che sembra impossibile ai più, diventa possibile là dove gli uomini tentano di aderire alla loro umanità più autentica.
    iside

  12. Sento che siamo già dentro il sogno.
    In DP fin dal primo approccio ho respirato un profumo ecumenico che dilata il cuore, non so quanto sarà lungo il processo, forse è semplicemente in-finito, certamente è iniziato ed è ben innestato tanto che anch’io oso unirmi al sogno di un dialogo ecumenico.
    Ieri sera, a Grottaferrata, nei castelli romani, ho partecipato con viva emozione ad una liturgia ecumenica organizzata per il centenario della nascita della Beata Maria Gabriella dell’Unità .
    Conosco un pò la vita di questa beata nata in Sardegna come me e morta a 25 anni. Offri’interamente la sua breve intensissima vita monacale proprio nel monastero di Grottaferrata per l’Unità dei cristiani.
    Come Giovanna sono convinta che il dialogo ecumenico proceda con le persone umili e semplici che desiderano e chiedono un cuore per la Pace e che realizzano, come P.Sebastiano, il loro sogno dell’Ut unum sint.
    Facciamo nostro il loro sogno affidandoci in ascolto, confidenti in nuove fioriture.
    G razissime a Giovanna e a tutte le sognatrici e i sognatori,
    Giuseppina

  13. Carissime Giuliana, Mariapia, Stefania, Iside, grazie.
    Sono proprio felice: quando un sogno comincia ad essere condiviso si creano le premesse per la sua realizzazione.
    E sento che questo è il tempo, e tutto il lavoro in Darsi Pace mira a questo.
    Coltiviamo questo sogno, innaffiamolo con la preghiera, e “lasciamoci travolgere dallo Spirito”che ci suggerirà ogni cosa (grazie Mariapia per l’indicazione del discorso del Papa sull’ecumenismo).
    Io intanto scriverò a P. Sebastiano per avere suggerimenti.

    Vi abbraccio una ad una con tanto affetto. Giovanna

  14. Carissima Giuseppina, leggo il tuo commento dopo aver postato il mio.
    Che meraviglia, cresce il numero dei sognatori, al momento solo sognatrici! (noi donne, si sa, anticipiamo i tempi dei miracoli!).
    Continuiamo a sognare insieme e a condividere i nostri sogni perchè si traducano in progetti concreti.

    Abbracci a tutti gli amici e le amiche che coltivano sogni di pace. Giovanna

  15. Carissimi sognatori e sognatrici, vi riporto il sogno sorto in me all’inizio della mia partecipazione a Darsi Pace e condiviso con alcuni amici (con i quali anni fa si era avviata una piccola esperienza poi purtroppo arenatasi). Vi riporto le linee guida del sogno e dell’esperienza.
    Il Giardino dell’amicizia con i fiori della pace
    Quale contributo concreto possiamo dare come uomini e donne di fede allo sviluppo di un’umanità capace di vivere in pace?
    Constatiamo che le religioni sono state, e sono tutt’ora, causa di conflitti e di guerre. Eppure “tutte le religioni credono che gli uomini debbono riconoscersi fratelli fra loro e che debbono imparare ad accogliersi, ad amarsi, a servirsi reciprocamente, e ad aiutarsi a vivere; tutte ci insegnano la benevolenza e la misericordia verso il prossimo, ripudiando come contrari alla legge divina l’odio, la violenza o la guerra. Tutte riconoscono la presenza di un germe divino nascosto nell’intimo di ogni persona, che deve essere accolta con rispetto e con amore. Tutte insegnano a vivere nella speranza di un futuro migliore che deve essere realizzato, almeno parzialmente, già nel tempo della nostra esistenza terrestre” (dichiarazione finale Quarta Conferenza Mondiale delle Religioni per la Pace, Nairobi 1984).

    Constatiamo come anche tra fedeli di una stessa religione esistono conflitti insanabili, risentimenti, rancori, che alimentano l’instaurarsi di un clima di diffidenza, sospetto, violenza (l’amaro pane, intriso di veleni, di tante comunità). Cosa impedisce di vivere in pace nonostante la stessa fede?

    La pace è un piccolo seme piantato nel giardino del nostro cuore: la sua crescita richiede una cura giornaliera per estirpare tutte le erbacce che ne soffocano la crescita, una cura che richiede di stare chini, a contatto con l’humus, con la terra. L’umiltà è la prima pianta da coltivare per far crescere il seme della pace.

    Tute le religioni richiedono una con-versione del cuore, una inversione di direzione rispetto all’ego-centratura autosufficiente, difensiva, bellica, ed hanno preziosi insegnamenti per dis-armare il cuore, per liberarlo da tutte le erbacce/veleni/vizi che impediscono alla pace di crescere.
    Un io centrato su di sé è un io che vive drammaticamente la scissione dalla sua Fonte originaria, è un io scisso al suo interno che continua a riproporre all’esterno le sue scissioni e i suoi conflitti.

    In questo Laboratorio vogliamo fare ‘esperienza’, insieme ad amici di altre tradizioni religiose, di pulizia del giardino del nostro cuore dalle erbacce che lo infestano (avidità, attaccamenti, gelosia, desiderio di potere, controllo, e…..e……) e di disarmo del cuore, imparando a coltivare tutti quegli atteggiamenti che fanno crescere la pace: l’accoglienza, l’ascolto, la fiducia, la stima, il rispetto, l’amicizia e…..altre ancora.
    Riconosco l’altro come portatore di una ‘parola’ unica e lo accolgo come dono prezioso per me, per realizzare la mia personale con-versione, per approfondire la mia fede. Anch’io sono portatore di una ‘parola’ unica, mi metto in ascolto per comprenderla e la offro come dono all’altro in umiltà. Nessuna ‘parola’ è in contrasto con l’altra: quando accade, ciò richiede una più profonda pulizia della mente e del cuore.

    In questo Laboratorio vogliamo fare esperienza di camminare insieme, uomini e donne di diverse fedi, vincendo paure e pre-giudizi. Vogliamo fare esperienza di un giardino ricco della bellezza di tanti fiori composti in armonia.

    Altri vogliono condividere il loro sogno? Lasciamoci ‘travolgere dallo Spirito’ come ci invita a fare Mariapia.

    Tanti abbracci profumati dei fiori della pace. Giovanna

  16. Io ho poche occasioni di incontrare persone di religione diversa dalla Cattolica, ma è vero quanto scrivi, Giovanna: è difficile incontrarsi, comunicare, nel rispetto delle sensibilità e convinzioni diverse tra cattolici! Prima io, ho il vizio di giudicarli, di considerarli conservatori o progressisti, profondi o superficiali, convenzionali o autentici ! Questo disturba i rapporti, provoca evitamenti e fughe, Su questo c’è molto da lavorare! Per esempio una mia sorella non partecipa alle messe di suffragio che io faccio celebrare per i parenti, perché il ” mio prete” è troppo non convenzionale”! Io non sempre ho voglia di ascoltare le messe piuttosto spente del suo parroco. Come fare? Sopportare, fingere, chiarirsi nel rispetto reciproco? Amarsi di più al di là dei propri convincimenti? La strada è lunga… Mariapia

  17. Carissima Mariapia, com’è vero quello che dici! La difficoltà è proprio l’incontro con l’altro, aldilà della fede che professa. La difficoltà è nell’accettare l’altro in una diversità (modo di pensare, di sentire, di essere) che mi disturba, crea disagio, dolore. Posso chiedermi perché: cosa mi disturba tanto? Sta toccando la mia ferita?
    Cosa fare? Posso agire le mie usuali modalità difensive (lo evito, mi separo, mi adatto fingendo che tutto va bene, mi anestetizzo bloccando l’emozione), oppure posso (se le condizioni lo permettono) confrontarmi parlando con franchezza, mantenendo l’apertura fiduciosa all’altro, amandolo nella sua diversità. Non è facile…. e… come dici bene tu…. la strada è lungaaaaa…….

    Ho scritto a P.Sebastiano e mi ha subito risposto, felice della mia mail. Suggerisce di leggere quanto si trova e vede sui due siti: http://www.silsilahdialogue.com e http://www.harmonylink.info (sul primo si trovano informazioni sul Silsilah, sul secondo proposte per la diffusione della Catena dell’Armonia e della Preghiera dell’Armonia).
    Purtroppo i due siti sono in inglese e la traduzione che si ha impostando la lingua è pessima (il mio inglese è prossimo allo zero, cerco un’anima buona che mi dia una mano).
    Mi dice che c’è proprio tanto da fare e di risentirci dopo aver preso visione dei due siti. Ha trovato interessante il nostro sito.
    Vedremo lo Spirito dove vorrà condurci. Abbracci affettuosi. Giovanna

  18. Stupendo.. .tre parole Adesione Amore Armonia.
    Grazie Giovanna
    Antonella *

  19. La prima settimana di febbraio di ogni anno è stata dichiarata dalle Nazioni Unite ‘World Interfaith Harmony Week’ , Settimana Mondiale dell’Armonia e del Dialogo Interreligioso, in riconoscimento de “l’assoluta necessità di un dialogo tra le diverse fedi e religioni per migliorare la comprensione reciproca, l’armonia e la cooperazione tra i popoli”.
    Il Movimento Silsilah Dialogue ha vinto l’anno scorso il Primo Premio al mondo.

    Una delle iniziative del Silsilah è La ‘Catena dell’Armonia’: iniziativa di Meditazione e Preghiera per invocare da Dio, attraverso un’incessante preghiera, il dono della pace.
    Singoli, gruppi e comunità di diverse religioni possono partecipare a questa “catena” impegnandosi a un tempo specifico di preghiera o di meditazione (quotidiana, settimanale o mensile) per la pace, perché durante le 24 ore del giorno ci siano sempre persone unite in una preghiera per la pace.
    Questo il link di un bel video con il canto della Preghiera dell’Armonia:
    https://www.youtube.com/watch?v=xts1H1YmaZE

    Buona settimana di preghiera per l’Armonia e il Dialogo. Giovanna

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