Dai loro frutti dunque li riconoscerete.

 

ramo di albicocco In questo anno di attività dei gruppi Darsi Pace ho seguito in particolare tre incontri, guidati, a coppie, dai nostri sei amici formatori (“La messe è abbondante, ma [per ora] sono pochi gli operai!” Lc 10, 2a), che un paio di volte l’anno, sostituiscono Marco Guzzi nella conduzione, su suo invito.

A due incontri ho partecipato di persona (il 19 novembre 2014, 3° incontro 2° anno, condotto da Chiara e Giovanna; il 14 dicembre, 4° incontro 1° anno, condotto da Alessandro e Gabriella), mentre uno l’ho seguito per via telematica (2° incontro 3° anno, condotto da Barbara e Paola).

Alessandro e Gabriella hanno parlato del processo della globalizzazione e di come esso ci interpelli ad una più profonda comprensione di noi: è necessario infatti comprendere che il modello di umanità a cui siamo abituati, la figura egoico -bellica su cui l’intero mondo è stato costruito, sta tramontando, è in agonia, e noi vogliamo collaborare all’emersione di un nuovo modello di umanità, lavoriamo per far nascere in ciascuno di noi una figura umana più relazionale e pacificata. Per attuare concretamente questa volontà, abbiamo poi condiviso in piccoli gruppi il primo esercizio di auto-conoscimento del percorso Darsi Pace.

Chiara e Giovanna (in un’atmosfera riscaldata dalla luce di una candela che emanava profumo di garofano) hanno ricordato il costante bisogno di rilanciare la vita spirituale superando la nostra naturale pigrizia, il senso di scoraggiamento e di vanità che spesso ci prendono lungo il cammino, la sfiducia che quotidianamente si affaccia alla nostra mente e spesso ci invade. Hanno poi spiegato il “punto di scissione” presente nelle nostre intime profondità, evidenziando tutte le emozioni che ne scaturiscono, fino alla paura abissale ed apparentemente terminale, fino al punto in cui le nostre strategie difensive non hanno più alcuna consistenza e  siamo convinti di essere soli e perduti. Senza speranza. Ma una speranza, invece, esiste.

Barbara e Paola hanno comunicato la bellezza di sentirsi sempre all’inizio, eterni principianti,per dare slancio ed energia al proprio lavoro interiore. Il percorso Darsi Pace, già nel corso della seconda annualità,  fornisce, a questo proposito, due importanti strumenti per aiutarci a perseverare ed intensificare il cammino: la Preghiera dei Figli di Dio e l’esercizio a 9 punti. Impossessandoci di questi strumenti, facendoli sempre più nostri, potremo affrontare con consapevolezza crescente il mistero più inquietante che l’uomo si trova, ineluttabilmente, a vivere : il mistero della Morte.  Mettersi di fronte a questo mistero è una necessità spirituale (oltre che biologica) : impareremo, se lo vogliamo, a spegnere il nostro ego, impareremo a morire a noi stessi per rinascere nuovi, divini ed umani, umani e divini, con Cristo ed in Cristo.

Mi sono ritrovata nelle stesse stanze dove, dal 2008 al 2011, avevo per la prima volta ascoltato le parole di Marco: gli argomenti, i temi, erano dunque gli stessi, ma le parole mi sono risuonate nuove e fresche, zampillanti, e hanno acceso in me le stesse emozioni della prima volta.

Il calore e la passione dei nostri sei amici, che hanno scelto di trasmettere il metodo Darsi Pace incarnandolo in sé (e so tutta la fatica di questa incarnazione, fatica che peraltro non traspare affatto dai loro volti e dai loro gesti: “Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero” Mt 11, 29-30), hanno sciolto il gelo che attanaglia il mio cuore, hanno attenuato le mie folli paure, hanno convinto la mia recalcitrante, testarda ragione.

Ho apprezzato e gustato il loro coraggio e la loro scioltezza, nell’adesione personale ma fedele al percorso ideato da Marco.

Mi sono portata a casa da questi incontri un senso profondo di gioia leggera ma per nulla effimera. Come il profumo di un’essenza floreale che perdura nell’olfatto.

Ho ricevuto incoraggiamento, ho provato serena gratitudine. Come una ruga che, finalmente, si distende sulla fronte.

Perché scrivo questo?

Non soltanto perché desidero testimoniare la mia riconoscenza e il mio affetto ai “magnifici 6” (per iscritto riesco a testimoniare meglio), ma anche perché credo che ciò che ho qui provato a descrivere e a comunicare sia un altro segno, forte, della validità del metodo Darsi Pace : noi tutti conosciamo e apprezziamo le qualità di Marco, creatore di tale metodo, qualità che sempre sanno lasciarci a bocca e a cuore aperti. Ma io credo e testimonio che la bellezza e la grandezza di questo percorso sta anche nel fatto che esso “trascende” la persona che lo trasmette, curando e alleviando tensioni e sofferenze, aprendo varchi inconsueti nel pensiero e nell’anima di chi ascolta.

E’ un metodo che dà frutti.  E sono frutti buoni. Albicocche nutrienti e mature.

E’ proprio così :   “Dai loro frutti dunque li riconoscerete” (Mt 7, 20)

Comments

  1. Alessandro C. says:

    Fare tardi la notte mi offre l’opportunità di leggere i nuovi post e questo cara Filo mi permette di abbracciarti per primo.

    Grazie per le bellissime parole, per quanto mi riguarda il coinvolgimento al servizio è stato uno sviluppo naturale iniziato sin da subito.

    Quando senti vibrare dentro di te parole ricche di senso, quando inizi a sperimentare in proprio ciò che da tanto tempo cercavi, quando senti cambiare le emozioni quotidiane e le modalità di relazionarti con il mondo, quando riesci a chiudere gli occhi e metterti in ascolto cercando il silenzio è così bello e coinvolgente che vorresti parlarne a tutti, coinvolgere tutti, aiutare tutti.
    Questo per me è arrivato subito ma ancora oggi con grande difficoltà devo superare la mia inadeguatezza che è sempre lì, forte e minacciosa ma anche subdola e velenosa sempre attiva fino a quando siamo di fronte agli amici del laboratorio; li il desiderio di poter essere di aiuto si fa realtà ed ecco che la tensione cala la preparazione torna e la relazione fa il resto.
    E poi si ricomincia, ogni giorno, più volte al giorno c’è bisogno di ricercare quella integrità che ci fa essere nella Relazione…
    Baci Ale

  2. Grazie Filomena per la bellissima sintesi e grazie anche a te Alessandro per l’umiltà e il contagioso entusiasmo!
    Ho provato più volte, ma solo all’inizio di questo anno, del 3° cioè, a proiettarmi nei “magnifici 6”, presa dalla gioia di voler diffondere e partecipare agli altri la bellezza della mia esperienza e del “metodo”, proprio come dici tu Filomena, ma sento che le mie albicocche…. non sono ancora pronte per essere immesse sul mercato e gustate! Hanno in sè tutte le potenzialità, ma hanno ancora bisogno di sole e di calore…! Ed è per questo che ringrazio e apprezzo il coraggio di chi, pur con perplessità personali, dona con slancio i succosi e profumati frutti della propria fatica………
    Un abbraccio Maria Rosaria

  3. Gabriella says:

    Sono davvero commossa dal tuo post Filomena e devo dire che, quel giorno, vedere tra i volti presenti (numerosissimi quelli del primo anno) quello tuo, di Lula e di Giovanna accorse per dare un supporto a me e Ale mi ha incoraggiato tantissimo. Vi ringrazio ancora, la cosa bella di questo “gruppo formatori” è sentirsi un corpo solo che con l’aiuto di Marco ma soprattutto dello Spirito potrà spero trasmettere questa meravigliosa esperienza dei gruppi Darsi Pace.
    Un abbraccio Gabriella

  4. Grazie, cara Philo, sapere che i nostri sforzi sono utili fa piacere…
    Sentirsi albicocche poi……!?!?!
    Credo che l’importanza di questo esperimento, avviato a partire dallo scorso anno, sia quello di mostrare a tutti i partecipanti che la parola che aiuta a trasformarci può passare per molte bocche, anche per la nostra.
    E soprattutto che non dovremmo restare spettatori passivi di un evento, che magari ci dà i brividini, ma non ci responsabilizza.
    Cara Maria Rosaria, è bello che ti proietti in avanti: credo che, oltre al rischio dell’acidità di frutti non ancora maturi, ci sia quello di frutti andati a male perché nessuno li ha mangiati.
    La natura missionaria che lo Spirito di Cristo trasmette ci spinge ad uscire dalle nostre comodità e paralisi e ad andare per il mondo con coraggio e umiltà. Fiduciosi di essere corretti e guidati.
    Un abbraccio! Paola

  5. giancarlo salvoldi says:

    Sono tentato di sentire lo scritto di Filomena come un rimprovero a me che non sono riuscito ad andare oltre la buona intenzione di sgobbare per la “laurea” in formazione di Darsipace.
    Ma questo sarebbe egoico e preferisco sentire un po’ di nostalgia con la gratitudine piena per i magnifici sei, o dodici, che non hanno bisogno di essere Marco per essere in grado di dare frutti copiosi, dolci e vitalizzanti.
    L’altra sera con Valentino ho tenuto nella pianura lombarda una conferenza sull’Islam ( poi per una fortissima nevicata ho impiegato tre ore per fare 70 km. nella notte). Dopo la conferenza, con un infinità di domande che mi venivano poste ” ma allora che cosa si può fare?”, mi sono confermato nella convinzione che la risposta non sta nè nel rifiuto, nè nel buonismo, ma nella consapevolezza delle nostre radici greco-giudaico-cristiane e nella necessità di conformare ad esse anzitutto la nostra vita e poi la nostra cultura, l’economia e la società.
    La risposta alla grande paura dilagante consiste nel saper essere noi stessi, e non essere il vuoto: se c’è un vuoto qualcosa lo riempie, ma bisogna vedere cosa.
    Col crescere di questa consapevolezza, che verrà sempre più percepita come necessità, crescerà il bisogno di numerosissimi formatori di “Darsipace”, perchè le persone saranno assetate dell’antica Parola fatta nuova perchè proposta come quell’acqua viva che stiamo bevendo e che ci sta dissetando tutti.
    grazie, GianCarlo.

  6. Carissimi, mi permetto di rivolgervi delle parole di incoraggiamento. Volevo ricordare insieme a voi che gli apostoli erano semplici pescatori, (temo senza nessuna laurea) eppure Gesù li scelse come annunciatori del suo Vangelo. Ricordiamoci pure della Madonna e di S.Giuseppe erano persone semplici eppure il Signore li scelse come sua famiglia. Certo i tempi sono cambiati,ma la storia a cui facciamo riferimento è quella. Un fraterno saluto proprio a tutti.

  7. Come posso fare per contattarvi e poter chiedere lumi in proposito a questo cammino che fate? Grazie.con vero cuore saluto e auguro buona domenica
    Enza

  8. Chiaradedo says:

    Grazie carissima Filomena , con la mia parte egocentrata mi sento sempre inetta , oppure pazza ad essermi caricata di un nuovo impegno cosi’ gravoso nella mia vita .Devo dire che quest’impresa della formazione e della conduzione dei gruppi è un potentissimo tornasole e il mio ego fa dei grandi capitomboli e prende delle belle sventagliate !!
    Sempre meno ci sono permesse rappresentazioni e sono sempre piu’ dolorose….
    Ma i frutti della realizzazione quando arrivano sono sempre e per tutti piu’ dolci .
    Per esempio :
    Leggere il tuo post in perfetta sincronicità con il brano della Lettera di San Paolo di oggi .
    “Fratelli, Infatti annunciare il Vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità che mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo!
    Se lo faccio di mia iniziativa, ho diritto alla ricompensa; ma se non lo faccio di mia iniziativa, è un incarico che mi è stato affidato. Qual è dunque la mia ricompensa? Quella di annunciare gratuitamente il Vangelo senza usare il diritto conferitomi dal Vangelo.
    Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero. Mi sono fatto debole per i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno. MA IO TUTTO FACCIO PER IL VANGELO,PER DIVENTARNE PARTECIPE ANCHE IO.”
    “Diventare partecipi del Vangelo ”
    Ecco Filo ,amici cari sentire nel cuore quest’unità nella liberazione è bellissimo e ci riscalda.
    Affidiamo tutta Darsi pace alla Protezione di San Paolo .
    Con affetto infinito Chiara piccola ciambelletta con marmellata di albicocche

  9. Chiaradedo says:

    Per Enza , fai scorrere i menu’ a tendina in alto nel sito .Ci sono i vari link che ti spiegano tutto .

    Chiara

  10. Gabriella says:

    Vorrei dire ad Enza che se è interessata a partecipare ai gruppi può scrivere a Matteo help@darsipace.it
    Se vive nel Lazio può anche partecipare al prossimo incontro all’Ateneo Salesiano di Roma aula Zatti il 1 marzo ore 10.00 in tale occasione ci conosciamo e le possiamo dare indicazioni per l’iscrizione.

  11. Carissima Filomena, grazie di questo post che invita a riflettere sullo sbocco naturale del nostro percorso: condividere con altri il cibo buono che abbiamo mangiato. Se ho gustato un cibo che ha rallegrato il mio cuore sorge in me il desiderio di condividerlo con altri. Tanti cuori appesantiti attendono oggi di essere rallegrati, tante anime affamate di senso attendono di essere sfamate!

    Ciò che mi ha attirata nel percorso iniziatico di Darsi Pace è stato l’approfondimento degli stati dell’Io: Io in conversione il 1° anno, Io in relazione il 2° anno, Io in Cristo il 3° anno. Lo stato dell’Io in Cristo sfocia nella missione, nell’assunzione di responsabilità riguardo alla trasformazione del mondo, almeno di quella piccola fetta di mondo in cui vivo. Non faccio il lavoro interiore per star bene solo io. Via via che mi libero cresce in me il desiderio di liberare altri ( in Darsi Pace giochiamo a ‘tana libera tutti’). Chi desidera questo in me? E’ Cristo che desidera continuare la sua opera attraverso me.

    Cara MariaRosaria, che bello il tuo proiettarti in noi, ildesiderio che senti, proprio in questo 3° anno di corso, di testimoniare ad altri la gioia della trasformazione! è proprio lo Spirito di Cristo che preme per risplendere in te. Non preoccuparti della maturazione delle tue albicocche, lascia crescere in te il desiderio, è il Sole che fa maturare, noi dobbiamo solo lavorare a ridurre le zone d’ombra che impediscono ai raggi del Sole di raggiungere le nostre albicocche, accettando la nostra fragilità, le nostre cadute (quante !!!), i capitomboli descritti così bene Chiara, come occasioni preziose di crescita, perchè, per citare ancora S.Paolo, “quando sono debole è allora che sono forte”.
    Ti aspettiamo presto al corso formatori.

    Tanti caldi abbracci a tutti, in particolare alla ‘piccola ciambelletta con marmellata di albicocche’ con la quale condivido questa straordinaria, catastrofica avventura. Giovanna

  12. Carissimi amici,
    rispondo in ordine sparso e concentrato ai vostri graditi/gradevoli commenti

    La scelta delle albicocche non è casuale ma proviene da un’affermazione di Marco che, durante un incontro dei nostri gruppi, forse dell’approfondimento, ha detto di sentirsi come un albicocco e quest’immagine mi è rimasta ben impressa fino a far fiorire questo post 🙂

    Durante l’omelia di ieri, il parroco della mia chiesa ha detto, spiegando il Vangelo, che il segno della guarigione è il servizio reso alla comunità : “La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.” (Mc 1, 30-31)
    Mi sembra coincidere alla perfezione con le parole che avete pronunciato nei vostri commenti ! E con il percorso personale di Marco.
    E mi spinge a chiedermi: a che punto è la mia guarigione? quando sarò abbastanza matura per trasmettere ad altri la dolcezza ricevuta? Lavorerò per sentire una risposta, per capire, per accogliere senza trattenere.

    Mi dispiace, caro Giancarlo, di averti provocato un iniziale disagio, ma mi pare che tu ne sia uscito a testa alta! Grazie perciò 🙂

    Aspettiamo tutti di avere tra noi Maria Rosaria, se già sente in lei il desiderio di trasmettere la sua gioia e la sua scoperta 🙂

    E aspettiamo di avere tra noi Enza !

    Grazie anche all’incoraggiamento dell’Anonimo 🙂

    Buon lunedì, buonissima settimana
    Filomena

  13. Liturgia di oggi, prima Lettura
    Dio disse: «La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che fanno sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la propria specie». E così avvenne. E la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie, e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona. E fu sera e fu mattina: terzo giorno.
    Genesi 1, 11-13

  14. barbara says:

    Non frequento assiduamente il sito e quindi solo oggi ho letto il tuo commento, cara Filomena. A parte il caffè pagato sin d’ora 😉 , è davvero bello sentire che c’è una unità di intenti e un calore che vanno al di là della conoscenza reciproca e del tempo trascorso insieme. Sono questo calore e questa energia che invochiamo l’un l’altro ogni giorno nella nostra preghiera e che ci aiutano a scorrere un po’ più leggeri nel flusso frizzante dello Spirito vitale.

  15. Filomena Bernocco says:

    Ciao Barbara,
    il calore e l’energia di cui parli sono davvero presenti, tanto che, mentre sto leggendo questo tuo commento, sento nelle orecchie la tua voce!
    Grazie per l’attenzione e … per il caffè !
    🙂

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