La vita vera

goccia

  In questo periodo non riesco a conciliare la vita vera con la vita “vera”. Cioé, volevo dire…  la vita di tutti i giorni, il lavoro, la famiglia, quello che succede nel mondo… e dall’altra parte la meditazione, la preghiera e il nostro lavoro interiore. Sento come un cortocircuito con la vita, appunto… ma qual è poi delle due la vita ” v e r a “?  

Un’amica di Darsi Pace mi telefona ed esordisce così, diretta e profonda come al solito.

Andando avanti con il lavoro interiore, la vita che viviamo fuori appare spesso dissonante e fuori asse. Come se l’aggiustamento del nostro baricentro interno comportasse inevitabilmente la percezione di tutto lo sfasamento che abbiamo intorno, e noi incastrati lì in mezzo. I problemi non si spostano di un millimetro, e noi li sentiamo, li patiamo tutti, anche più di prima.

Allora solo un monaco, ritirato dal mondo, può vivere una spiritualità profonda, riuscita e senza compromessi? I nostri tentativi di conciliare una nascente dimensione contemplativa con una quotidianità laica, normale sono destinati a fallire o a farci stare così male?

Vorrei una risposta rassicurante ma non la trovo. L’unica cosa che so é che io voglio la vita, la voglio in abbondanza.

Ma quale vita?

La vita per me è la ricerca costante di questa relazione intima e inedita con Dio.

La vita per me è trafficare nel mio colorato e complicato quotidiano, con le persone, nelle relazioni, dentro la società.

Il movimento che scava nel fondo di me e mi spinge verso l’alto/Altro è la vita vera.

Il movimento che mette le mie mani nella pasta del mondo è la vita vera.

Verticale, orizzontale, due linee che si incrociano e si saldano in un punto. Cristo e la sua croce.

Allora è questa la vita vera.

Commenti

  1. massimo cianfrini dice:

    ciao Antonietta, la tua riflessione è stata più volte anche la mia, in diverse occasioni sono inciampato sull’inconciliabilità apparente tra vita contemplativa e vita mondana.
    leggendo il Vangelo, però, mi sono reso conto che anche il nostro Maestro ha vissuto tante incomprensioni e problemi relazionali.
    quando ha mandato i discepoli ha detto loro che la pace che avrebbero annunciato se non fosse stata accolta sarebbe tornata a loro, gli ha detto anche di scuotere la polvere di quei luoghi dai loro sandali .
    ricordo che ci ha esortato ad essere “nel mondo” ma non del mondo e di fare come lui, prendendo la nostra croce
    diventando miti ed umili di cuore tanto che il nostro carico diventi leggero.
    mi torna in mente, nello sviluppo della sua giornata, il ritiro in preghiera, credo che ci abbia voluto dire che si, le difficoltà in questa condizione incarnata son tante, e ci saranno sempre delle lotte, ma se chiediamo con forza a Dio, saremo ascoltati: Chiedete e vi sarà dato!
    tornando a noi, credo che una vita spirituale ben agita può incontrare con leggerezza le persone del mondo e magari a qualcuno può anche far cambiare idea in modo inusitato
    ciao i miei migliori auguri.

  2. Questa mattina mi compare questo messaggio come il primo che leggo, e mi soffermo sul l’interrogativo di “una vita vera”. È anche per me una riflessione che mi porto da ieri, dal 7′ incontro del primo anno, quando una nostra amica si poneva lo stesso dubbio: ma come si fa a vivere con la verità in questo mondo? Credo che mi è chiara più o meno la dimensione verticale, come mi sembra anche per l’amica che invia questa richiesta stamani, ma appare meno sottolineata quella orizzontale: mi piace pensare o sentire che dal verticale non vengo solo sospinto verso l’altro, ma soprattutto aperto ad un incontro che possa essere occasione di conoscenza, curiosità, apprezzamento della diversità, rispetto o valorizzazione, in una parola “comunione”. Questa comunione non è solo quella attesa o indicata dai pulpiti, ma per me quella che si va costruendo nelle relazioni del quotidiano, e quando non ci si riesce, ti pervade un bisogno forte di voler “stare insieme con…” l’altro/i, nutrire il legame è custodirlo nel tempo. Ma a questo riguardo, faccio spesso l’esperienza della diffidenza e mediocre qualità della relazione con un grado di intimità/confidenza giusto, che lascia il sapore dentro della interruzione o non possibilità del contatto. Altre volte sento e mantengo forte il contatto con l’altro, e la vita mi appare con più senso. Credo, e concludo, che la scommessa per una vita vera sia quella di non coltivare da soli l’Amore del Padre, ma essenzialmente insieme, sempre, da vicino o da lontano, attenti alle rotture e alle offese, alle invasioni e alle violenze, che appunto interrompono e ti rimandano al solo a volte alienante rapporto verticale.
    Ma per non interrompere è richiesto di avere ritmi e percezioni molto rallentate, e di meditante contatto con se.
    B giornata, che si vede dal mattino

  3. Spesso mi sono fatto le tue stesse domande.
    La vita vera, sensata è quella dell’eremita? Che si è separato dalla vita conflittuale, dispersa e distratta del mondo?
    Meditando in solitudine raggiungo spesso l’armonia con me stesso, l’armonia con il Signore (forse).
    Ma l’armonia con il prossimo?
    Mi rendo conto che è una separazione.
    L’Io egoico vive di separazione, è separazione.
    E proprio questa separazione vuole guarire il comandamento più grande: amare Dio, amare il prossimo, amare se stessi.
    Mi fermo qui, perché ho di fronte la mia incapacità.
    Un caro saluto

  4. Grazie di aver condiviso la tua testimonianza.

  5. La vita vera per me è quando riesco ad essere sincera con Dio, con me stessa e con gli altri . Questo non è per niente facile. Ci vuole un esercizio continuo di concentrazione e discernimento. Alleniamoci! Mariapia

  6. Per me la vita vera sono gli sprazzi di luce, di gioia e di leggerezza che vivo tra il graduale processo di scongelamento dell’io, che resiste con tutte le difese possibili ed immaginabili, e la comparsa della mia nuova umanità! Ho superato l’iniziale disorientamento tra le “due vite”, abbandonandomi alla gioia del processo. Con questo abbandono fiducioso, vedo, quando mi libero a tratti dalle morse dell’ego, l’assurdità, l’inutilità di tante cose della vita terrena, che occupano, per la mia mente egoica, uno spazio ed energie immense che possono essere destinate a fini ben più nobili! (alla ricerca di me stessa per es. e alla gioia vera anche su questa terra). E in questa ottica si ridimensionano e cambiano connotazioni anche le cose che ci impegnano e turbano maggiormente: gli affetti e le relazioni umane.
    A riguardo mi sono state di grande aiuto, e ve le consiglio, le letture di San Giovanni : “L’amore cristiano”, “L’odio nel mondo”, “La promessa dello Spirito Santo”.
    Un abbraccio Maria Rosaria

  7. La vita vera la percepisco quando vivo la mia realtà riuscendo a sentire la vicinanza dello spirito e a ringraziare, nonostante le contraddizioni, le paure, le ansie, i problemi e i cortocircuiti, che la quotidianità ci presenta.
    Un saluto Fabio e Paola

  8. “Ricerca costante, scavare a fondo, mettere le mani nella pasta del mondo”: mi pare che queste tue parole, Antonietta, dicano esattamente la nostra vita vera: concentrati sull’essenziale, imparando a discernere il buon desiderio dall’illusione della concupiscenza. La vita è un grande esperimento, tendo a dimenticarmene, vorrei le cose risolte e chiare di fronte a me. Poi è la vita stessa che mi ricorda che non ci sono ricette, siamo chiamati a veleggiare con in mano la mappa di una buona notizia che ci attira a sé.
    Un abbraccio a tutti
    iside

  9. Antonietta dice:

    Grazie per esservi fatti interpellare da cosa sia la “vita vera”.
    Cercando qualche parola per concludere, mi viene questo: la vita è tutta vera, quando riusciamo ad esserci dentro completamente, interi, presenti e … appassionati.
    Continuiamo a provarci!
    Antonietta

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