Non mangerete…

fiamma

“Mi sono stufata del corso di danza, vorrei provare con la cucina. Gianna, poi, mi ha parlato tanto bene del suo istruttore di nuoto: credo che seguirò acquagym. Poi mi piacerebbe vedere che aria tira allo yoga della risata. Canto, dovrei iscrivermi a canto, l’arte permette l’espressione di sé.” Mi sveglio trafelata e confusa: meno male che era solo un incubo. Eppure anche nella mia vita reale rischio di fare, fare, fare perché più fai più sei trendy. Ma, alla fine, dove sono io? Smarrita tra le cose, diluita tra un impegno e l’altro, mi sono persa.

Adamo, dove sei? Mi risuonano le parole di Genesi.

Mi torna alla mente una traduzione di qualche versetto precedente, più precisa anche se diversa dall’usuale lettura, relativa al famoso albero della conoscenza del bene e del male.

“Il Signore Dio prese l`uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse. Il Signore Dio diede questo comando all`uomo: «Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell`albero dell’esperimento di tutte le cose non devi mangiare perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti».” (Gn 2,15-17)

Secondo la saggezza degli antichi, ciò che preserva la vita dell’uomo e la fa fiorire è esattamente l’evitare di mangiucchiarla a spizzichi e bocconi, passando velocemente da un morso all’altro senza assaporare nulla, con l’illusione però di aver “fatto esperienza”. “Tutto serve a fare esperienza” spesso si sente dire, come se la vita fosse un calderone in cui infilare un po’ di tutto, il cassetto delle cianfrusaglie.

Come nel mito biblico, però, se imbocchiamo questa strada ci ritroviamo inevitabilmente nudi, cioè privi delle vesti della sapienza.

Ma allora come faccio ad assorbire la vera conoscenza?

Intanto, inspiro profondamente, poi seguo il ritmo del mio respiro, corto ed affrettato: non avevo dubbi! Perché ti giudichi? Lascia andare, datti tempo, placa la smania.

Quando ti senti veramente viva?

Penso al sentimento potente che provo per le persone che amo, all’emozione travolgente che mi piglia quando sono davvero immersa nelle letture cui mi dedico con entusiasmo. Sento una forza, quasi violenta, dentro di me che mi porta a volere ancora ed ancora di quella cosa che mi dà da vivere. Non è mai abbastanza il tempo trascorso con un’amica preziosa, o in compagnia di una buona lettura. Non è mai abbastanza il trasporto con cui scrivo per qualcosa in cui credo veramente. È lì che si producono il fervore più intenso e le più solide soddisfazioni, a dispetto dei limiti che la vita pone, è lì che sento che sto crescendo.

Allora vedo con maggiore chiarezza che la mia libertà può prendere forma soltanto intorno all’energia delle passioni, andando sempre più a fondo nelle relazioni che stabilisco, dedicandomi con attenzione, cura e concentrazione alle cose che faccio.

Davanti a me, e dentro di me, ho quell’uomo dalle grandi passioni che è Gesù di Nazareth, che rovesciava i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe perché era divorato dallo zelo per la sua casa, che piangeva per la morte dell’amico Lazzaro, che urlava di dolore per la lebbra che divorava gli uomini. E ha portato così agli estremi quella passione per l’umano e per il divino da non mollare mai, neanche di fronte alle continue minacce di morte, fino alla fine, solo in croce, senza scorta.

Io allora divento tanto più me stessa quanto più smetto di zampettare da un punto all’altro senza una meta chiara ed ascolto nel profondo ciò che mi chiama, mi attrae, mi persuade dentro una conoscenza inesauribile, una sapienza che ha sempre ancora una parola da rivelare, una dedizione benedicente alle persone e alle cose con cui entrare in una relazione sempre aperta al nuovo.

Commenti

  1. Quanto sono vere le tue parole, Iside!
    E quanta amarezza nel constatare che il luogo per eccellenza-cioè la scuola- in cui questa passione per la vita e questa sapienza dovrebbero essere coltivate e sviluppate infondendo speranza e fiducia nei giovani, sta dando sempre più spazio “ai tavoli dei cambiavalute e alle sedie dei venditori di colombe”, un gran calderone dove puoi metterci tutto e il contrario di tutto e dove superficialità, approssimazione, frustrazione e non-senso spesso trionfano!
    FERMATE IL MONDO, VOGLIO SCENDERE!
    Nel laboratorio DP noi cerchiamo di farlo…confido nel fatto che come cerchi nell’acqua il risultato del nostro ‘lavoro’ si espanda sempre di più e accresca intorno a noi la consapevolezza di quanto sia importante dedicarci con” attenzione, cura e concentrazione” alle cose che facciamo. Buon ‘lavoro’ a tutti, mcarla

  2. Grazie Iside,

    mi è piaciuto tanto leggere il tuo post, l’ho sentito risuonare con grande forza. Soprattutto la domanda “Cosa mi rende viva?” che mi ha accompagnato in maniera assordante per tanto tanto tempo, persa nella confusione dei tanti “pezzi di me” che non riuscivano a trovare ordine. Poi ho incontrato Darsi Pace e ho iniziato a fare molta pulizia delle cose inutili . Anche io prima pensavo che più facevo e più ero “trendy” , imitando un po’ anche la vita frenetica dei miei amici, e spinta dal messaggio che bisogna competere competere e competere per affermarsi! E invece per trovare il proprio angolo di mondo, il proprio modo di essere autenticamente “basta” saper rispondere sinceramente a quella domanda “Cosa mi rende davvero viva”?, attraverso la pazienza e l’ascolto profondo di sé, senza la smania di fare e fare….Praticamente… il lavoro di una vita… Ma questo è l’unico senso che vedo, l’unica via percorribile per poter vivere pienamente e con ardore.
    Un abbraccio

    Maila

  3. Cara Iside,
    grazie davvero per le tu riflessioni. Arrivano proprio nel momento in cui…dovevano arrivare. Io sono proprio così, zompettante da una cosa all’altra. Sentendomi anche un po ridicola per questo ma incapace di farne a meno. Consumo così tanto le mie energie che poi il mio corpo decide da solo che è ora di fermarsi. Due anni fa ho rotto una gamba. Ora sono immobilizzata da una brutta influenza che da un mese e mezzo si è incollata a me. Ma io lo so che il vero motivo è proprio quello di cui tu parli.
    Sto studiando una strategia per non essere più così volatile e per fermarmi solo lì dove davvero desidero. E comunque per imparare a sentirmi di più e non consumare così tanto le mie energie, fino all’esaurimento. Ma non so da dove cominciare perché in fondo non so cosa desidero per davvero. E’ questo il mio dramma. E non perché mi sento trendy. Ma, ancora più grave, perché solo così, facendo mille cose, mi sento viva. Come risolverlo? Non so, intanto comincio con una dieta forzata. Come fossi una tossicodipendente, perché così mi sento. Invece di riempire la giornata con 10 cose, provo a mettercene solo 5, per esempio. Poi mi impongo di fare meditazione tutti i giorni. Poi andrò anche da un analista che sto già cercando….però già mi accorgo che sta partendo la solita dinamica mentale. Ed è proprio quella che non va bene. Davvero non lo so, spero di ricevere qualche segnale di direzione. E spero di saperlo leggere e interpetare.
    Intanto…medito.
    Grazie ancora per quello che hai scritto.
    Michela

  4. Stamattina, oppressa da varie , piccole, tristezze e preoccupazioni, iniziavo stancamente la giornata. Ho letto questo post, ed è stato come respirare una boccata di aria fresca, mi sono rimessa in carreggiata: tra i pensieri depressi, ripetitivi, è fiorita la speranza! Sì, vale la pena vivere, non aspettando chissà cosa, chissà quale esperienza significativa, non passando vanamente da un tentativo all’altro di cambiamento, ma ritornando su una scelta essenziale di serio lavoro quotidiano su noi stessi e sulla realtà umana e materiale più prossima. Grazie! Mariapia

  5. Marco Guzzi dice:

    Grazie, carissima Iside, in fondo è proprio questo costante ritorno/ricordo dell’essenziale lo scavo che tentiamo di favorire, la scoperta quotidiana di quella antica radice, da cui fioriamo.
    Un abbraccio. Marco

  6. Interessante post Iside . Questi tempi estremi sembrano portarci proprio nella velocità , nel toccare le “cose” le passioni i sentimenti senza fare vera esperienza solo per un unico motivo: allontanare il Tempo e i suoi limiti. Solo nel lento scivolamento dentro noi stessi , nell’accogliere le nostre paure e limiti con il respiro lento e profondo che poi è’ il soffio di Vita. Posso consigliare l’incontro avuto da Marco con Rutelli a Maggio 2013 , il 6 se non sbaglio su YouTube . Un intenso e appassionante Marco parla ai giovani, li esorta a ribellarsi non con la violenza ma alla follia della creatività e della iniziazione vera del No! Parole forti, di vita che infiamma cuori e menti pronti al cammino. Un cammino doloroso ma estremamente proficuo. Per attendere l’alba nuova di un vero giorno di salvezza . Di una nuova Umanità . Grazie .

  7. Con mille sfumature, ho sempre cercato nella mia vita L’Essenziale. L’età ora mi è di grande aiuto. Con il lavoro DP scivolo sempre più naturalmente verso questa ricerca e stile di vita. Non sono però esente dal dolore di qualche mio caro che – almeno ORA!- per l’oggettiva situazione esistenziale deve sottostare al ritmo incalzante della vita. Io ho l’impressione che a volte si è costretti a soffocare le spinte spirituali interiori e si possono utilizzare le energie solo per sostenere il ritmo da cui non puoi sottrarti. Non finirò mai di benedire il percorso DP, ma io ho la fortuna di poterlo assaporare, assimilare, vivere, ora che sono in pensione, in tempi e modi a me congeniali. Se questo percorso è un modo per uscire dalla nevrosi travolgente e assurda ( e io sono d’accordo), come poterlo percorrere se la stessa obbliga a ritmi intensi ed assurdi? Non sempre basta la volontà personale al cambiamento! Credo che concorra e incida anche l’organizzazione politica/economica/sociale (la nostra non aiuta in questo senso), e purtroppo il lavoro di chi prega e medita è lungo e non può portare di rimando ad un suo immediato cambiamento. Abito in una zona di pendolari e c’è chi parte alle sei del mattino e rientra alle 21! Dovrà pur assolvere al ritorno alle funzioni fisiologiche basilari e alle relazioni familiari? E seppure, dopo una giornata del genere, trova la forza di aprirsi allo “spirituale”, giova in quelle condizioni?
    Grazie Iside perchè con il tuo scritto mi hai permesso di esprimere un altro aspetto, per me doloroso, del nevrotico non senso che travolge! Maria Rosaria

  8. – Hai ragione Maria Carla, la scuola dovrebbe essere un grande laboratorio di passione/i, invece purtroppo tante volte le fiacca sul nascere. Sono certa, però, che accanto agli insegnanti più strani e frustrati, ci siano persone molto in gamba, che ce la stanno mettendo tutti con i pochi mezzi a disposizione per aiutare i ragazzi a crescere. È triste però che questo debba essere lasciato alla buona volontà del singolo. In fondo, nel settore sanitario, in cui lavoro, la situazione è analoga e similmente deprimente.
    – La ricerca di che cosa ci faccia sentire vivi è lunga tutta la vita, cioè è l’impegno serio dell’eternità. Ma non è così ovvio riuscire ad imboccare questa strada, come dite bene voi Maila e Michela. Rispondere alla domanda “cosa desideri?” sembra banale e invece è molto difficile, sepolti come siamo sotto i nostri mascheramenti. Siamo abituati a vivere in superficie, sulla buccia di noi stessi, guidati da forze che ci tengono a galla e non ci lasciano guardare nelle profondità più autentiche e vitali. Piano piano, in questi anni di lavoro in DP, sto imparando che sciogliere qualche crosticina di ghiaccio è possibile ed inizio ora ad assaporare il senso del lasciare andare.
    – Molto felice di essere valsa un po’ d’aria fresca: ciao Mariapia!
    – Carissimo Marco, Antonietta mi ha girato il suo contributo su Facebook su questo tema: proprio bello!
    – Abbiamo davvero molto da imparare, caro Mirko, dal potere rivoluzionario della creatività, quella vera, quella dello Spirito!
    – Credo che il punto che tocchi, Maria Rosaria, sia esattamente il motivo per cui sia fondamentale affrontare la questione da un punto di vista sia personale sia politico-sociale. Il fatto che DP si collochi su entrambe le dimensioni non penso sia una fissazione di Guzzi, ma un preciso motivo di stretta connessione tra ciò che viviamo in privato e in pubblico, per così dire.
    Penso anche che molte volte cadiamo vittime di fraintendimenti per cui lo svago dallo stress quotidiano devii verso forme ulteriormente alienanti. Mi sgomenta sempre sapere ad esempio quante persone usino i centri commerciali come oasi di rigenerazione della domenica… Che tristezza! Perché non invece la condivisione familiare di un bell’esercizio a nove punti?
    iside

  9. Antonietta dice:

    Ciao Iside,
    anche a me sembra che sotto alla frenesia del “fare esperienze”, fermandosi solo alla superficie, ci sia proprio il bisogno di sentirsi vivi.
    Perché parti di noi stanno morendo, nel silenzio, e noi non le vediamo, e neanche le sappiamo nominare.
    Io ero arrivata ad un punto in cui tutto il mordi e fuggi culturale e spirituale non mi serviva più, il grido di dolore dentro era troppo forte.
    Poi sono stata costretta a fermarmi in modo violento, e cambiare così, quando si è un treno in corsa, è una cosa tremenda.
    Meglio sarebbe rallentare un po’ alla volta, e imparare ad ascoltare, a gustare quello che ci nutre sul serio, e fare scelte in questa direzione. Magari anche correndo dei rischi, ma restando aperti, in ascolto.
    Per la mia esperienza, la strada per ritornare vivi non è una passeggiata, comporta rinunce e incomprensioni, ma è una strada di grande bellezza. Ora sento che è la direzione naturale della vita, una cosa semplice in fondo.
    La fatica viene quando ci si è allontanati troppo dal fuoco che abbiamo dentro.
    Antonietta

  10. Antonina dice:

    Bella riflessione Iside, tuttavia io credo che le singole persone dovrebbero sottrarsi con più coraggio a questo trend della nostra società e del nostro tempo, dicendo un bel No! a questo andazzo.
    E’ troppo comodo lamentarsi e poi non fare nulla per cambiare le cose, certo ci vuole un po di fegato, ma la gente che ce l’ha dove è finita? Io spesso nel mio ambiente vado controcorrente cercando di contrastare questo fiume in piena che mi vorrebbe asservita a mille cose diverse e magari pure in contrasto tra loro, e sapete come va a finire? Che mi ritrovo isolata, oggetto di conversazioni poco edificanti alle mie spalle, derisioni ecc. ecc. ma malgrado ciò vado avanti per la mia strada, perchè so che lo faccio per una buona causa. Coraggio ci vuole, consapevolezza che se siamo asserviti è perchè spesso lo permettiamo con la nostra accodiscendenza e con il nostro lasciar correre quando invece sarebbe il caso di fermarsi, riflettere e imboccare finalmente la strada che porta al rispetto di sè,il quale è poi la base per farsi rispettare e per rispettare il nostro prossimo. Ma che razza di vita facciamo, che razza di relazioni affettive possiamo intrattenere se siamo sempre divisi in mille cose molte delle quali francamente inutili!? Io conosco persone che, ad esempio, non staccano mai occhi e dita dallo smartphone e magari non si rendono conto se una persona amica o familiare o altro, vicina a loro, sta soffrendo di solitudine o di qualche mancanza materiale. Bisogna avere il coraggio di dire basta e imprimere un cambiamento al nostro modo di pensare e di agire schizofrenici.

  11. Ciao Antonietta!
    Rallentare un treno in corsa non è facile, ma a velocità ridotta possiamo ammirare meglio il panorama! Da te sto imparando ad assaporare meglio questo panorama: grazie!
    Ciao Antonina!
    Sono molto d’accordo con te sul fatto che il coraggio sia una virtù da riscoprire per riposizionarci, sempre di nuovo, su ciò che davvero ci costruisce come esseri umani. So bene anch’io che la cosa non accade senza dolore, con il rischio di essere posti a lato dal pensiero dominante. Francamente a me importa abbastanza poco e cerco di esercitarmi nell’ascolto profondo di me, per scoprire i miei reali desideri e dedicarmici con passione. Il resto, mi annoia per cui non faccio poi tanta fatica a stare a lato, perché ciò che conta non ci può essere tolto.
    iside

  12. Anonimo dice:

    Ho appena finito di scorrere le tue righe, cara Iside.
    Le ho incontrate direi quasi per caso e sono così contenta di essermi fermata.
    Ho ancora il sorriso stampato sulle labbra; non riesce a spegnersi! Forse perché, ciò che dici mi riguarda.
    E’ meraviglioso imparare a godere della vita. Esserci interamente nel momento presente. Una santa carmelitana, Elisabetta della Trinità, scriveva di Gesù che Egli possedeva la sua anima tra le mani; aveva il pieno possesso di sé. Credo che anche il nostro cammino sia imparare l’unità interiore per godere del bel dono dell’Amore, ed acquistare quello sguardo penetrante (sempre dono del Signore della Pace) che ci fa contemplare la bellezza che sta in tutte le cose e in tutti i frammenti di vita.
    Ti ringrazio tanto.
    Agata

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