Le Madri del deserto

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Forse non tutti sappiamo che accanto ai Padri del deserto sono esistite anche le Madri del deserto: donne coraggiose e sagge, studiose della Scrittura, innamorate di Dio, del deserto e della preghiera, esperte nel combattimento spirituale, divenute ‘madri spirituali’ di tanti.

La loro sapienza è un tesoro prezioso da  riscoprire.

Parlando delle «vaste assemblee di vergini» che si incontravano nei deserti egizi S. Giovanni Crisostomo nelle Omelie dice che il segno distintivo di queste monache è la forza nell’affrontare le «avversità», una dote considerata «virile».

«Le donne qui non hanno minore filosofia e vigore degli uomini: vigore non per maneggiare lo scudo né per cavalcare, come vorrebbero i più severi legislatori e filosofi greci, ma per partecipare ad una battaglia ben più aspra e dura. Esse combattono con gli uomini una comune guerra contro il demonio e le potenze delle tenebre. La fragilità del loro sesso non è affatto d’impedimento in questi combattimenti. Queste lotte non richiedono la forza del corpo, ma la buona volontà dell’anima. Perciò, molto sovente, in tal genere di guerra, si sono viste donne combattere con maggiore coraggio e generosità degli uomini e riportare, quindi, le più gloriose vittorie».

Otto le Madri del deserto che si ricordano: Sincletica, Sara, Teodora, Maria Egiziaca, Melania, Maria, sorella di Pacomio, Marcella, Macrina, sorella di Gregorio di Nissa. Le più famose sono tre.

Sincletica, appartenente a una nobile famiglia, alla morte dei genitori rinunciò alla ricca eredità e si ritirò con la sorella cieca in una caverna. La fama delle sue virtù  e della sua santità richiamò molte persone, alle quali rivolse i suoi insegnamenti, elaborando una vera e propria dottrina sul demoniaco.

Il nemico, «astuto nei mali», nell’intenzione di«prendersi l’anima come una casa, o la fa cadere a partire dalle fondamenta, o l’abbatte tutta a cominciare dal tetto, oppure passando per le finestre, prima lega il padrone, poi si prende tutto. Le fondamenta sono le buone azioni, il tetto la fede, le finestre i sensi». Il diavolo conosce le prede, e sa ben calibrare i suoi attacchi: «Egli infatti tende molti lacci ed è un cacciatore eccezionale: per gli uccelletti più minuti prepara piccole trappole, per quelli più grandi appronta legacci più forti. I suoi primi lacci sono la gola, la voluttà e la lussuria; ma, come i guerrieri più capaci dopo aver utilizzato le armi più leggere facendosi più pressanti i combattimenti brandiscono l’arma più forte di tutte, la spada, così anche il diavolo dopo aver speso inutilmente le prime esche, fa ricorso alla sua ultima lama, la superbia». 

Disse la Madre Sincletica: «Dobbiamo lottare per il rinnovamento vero dell’anima, non per quello finto e ingannevole, cioè per il rin­novamento interiore e profondo. Abbiamo tagliato i capelli, ora rimuoviamo le incrostazioni dalla testa. I capelli verosi­milmente sono la bellezza mondana, la fama, il possesso, il dolce cibo e altri piaceri. Le incrostazioni della testa invece rappresentano i pensieri cattivi, i sentimenti sporchi, perché la testa è la nostra anima. Spazziamo via le incrostazioni, sia la nostra anima bella e limpida».

Teodora ha una storia affascinante, ma forse leggendaria: per seguire la chiamata di Dio decise di lasciare il marito e, per non essere ritrovata da questi in qualche monastero femminile, si travestì da uomo e si fece accogliere, col nome di Teodoro, in un monastero maschile. Qui si distinse per spirito di rinuncia e sacrificio. Un giorno venne accusata di essere padre di un bambino che una ragazza aveva abbandonato presso la sua cella. Teodora sopportò l’accusa e il castigo: venne allontanata dal monastero assieme al bambino e visse per sette anni nel deserto, tormentata dal demonio. Ripresa in monastero fu relegata in una cella molto appartata, ma qui cominciarono a verificarsi vari prodigi. Alla sua morte l’Abate del monastero ebbe la visione di una donna bellissima condotta incontro allo Sposo da schiere di angeli e santi. Richiamati nella sua cella dal pianto del bambino i monaci, nel comporre il suo corpo, scoprirono che era una donna, come nella visione avuta dall’Abate.

Disse la Madre Teodora: «È cosa buona cercare l’unione con Dio nella quiete, l’uomo saggio persegue questa quiete. Ma sappi che, appena la cerchiamo, il Maligno viene subito ad appesantire l’anima con l’accidia, lo sconforto, i pensieri. E appesantisce anche il corpo con infermità, debolezza, rilassamento delle ginocchia e di tutte le membra, e toglie la forza dell’anima e del corpo. Ma se siamo vigilanti, tutte queste cose scompaiono.

Né l’ascesi, né le veglie, né la fatica salvano, ma soltanto l’umiltà sincera. Come non è possibile mettere su una nave senza i chiodi, così è impossibile salvarsi senza essere umili.

Sarra, visse per sessanta anni presso il delta del Nilo. Per tredici anni fu violentemente attaccata dallo spirito di lussuria, e non pregò perché il combattimento cessasse, ma chiedendo a Dio la forza di resistere, finché un giorno questo spirito le apparve e le disse: “Tu mi hai vinto, Sarra”.

La madre Sarra disse: «Se prego Dio perché tutti gli uomini siano pienamente soddisfatti di me, mi troverò a far penitenza alla porta di ognuno. Pregherò piuttosto perché il mio cuore sia puro con tutti»

La scelta di una più intima unione con Dio nel deserto, che sembrava estinta, oggi sta tornando ad attrarre molti. I deserti delle nostre città stanno facendo rinascere questa attrazione, e contengono forse in sé una chiamata.

I nuovi eremiti sono per la maggior parte metropolitani: la grande città è oggi il vero luogo della solitudine, dell’ anonimato, del combattimento silenzioso contro i nuovi demoni.  La forza di questi eremiti metropolitani sta nel contraddire lo spirito del tempo; trascorrono la vita in preghiera, non temono la povertà, rifiutano qualsiasi gerarchia.

Nel mondo sono circa ventimila, in Italia milleduecento, un numero sottostimato perché, data la peculiarità della scelta, il fenomeno resta per la maggior parte sommerso.

La maggioranza è cattolica ma non mancano altre confessioni cristiane e altre religioni. In effetti l’anacoreta è il più ecumenico tra i credenti, perché ritrova, vivendoli ogni giorno, i valori che accomunano tutte le fedi: preghiera, penitenza, sacrificio, digiuno, distacco, contemplazione.

Cosa ne pensate di questo fenomeno? Avete conoscenza di qualche eremita?

Comments

  1. Rosaria says:

    Disse la madre Teodora: ” E’ cosa buona….” Queste parole lette stamattina mentre mi accingevo alla pratica meditativa descrivono con sorprendente precisione quello che sto vivendo da un anno a questa parte.
    Mentre frequentavo il secondo anno 2013-2014 di Darsi Pace mi sono bloccata dopo il 5° incontro ma non ho smesso di ascoltare le lezioni, di partecipare agli incontri di Palazzolo, Mozzo , s . Marinella e di svolgere una pratica meditativa incostante. Nello stesso periodo il mio corpo è stato appesantito da tante infermità che certamente hanno a che fare con la mia età (70), ma che ora vedo anche in relazione con il mio travaglio interiore.

    Finora ho pensato che la difficoltà a raggiungere lo stato di presenza fosse da imputare solo alla paura che mi è sempre accanto, alla mia pretesa di tenere tutto sotto controllo, ora aggiungo anche l’ UMILTA’ SINCERA.

    Grazie di cuore a tutti i compagni di cordata che con i loro scritti e la loro presenza fisica (gruppi Palazzolo e Mozzo) mi sostengono e aiutano in questo viaggio spirituale. Grazie anche a Marco e tutto lo staff. A tutti un abbraccio. Rosaria

  2. Cara Giovanna,
    grazie di averci ricordato queste figure forti di donne, madri spirituali, mistiche, vissute in epoche così lontane, eppure così vicine agli aneliti di molti uomini e donne contemporanee.
    Penso agli starets vissuti nella Russia dell’Ottocento, ai mistici di tutte le epoche e di tutte le grandi religioni.
    Penso anche ai poeti vissuti nel travaglio della modernità, capaci di contraddire lo spirito del tempo con la potenza di una parola sorgiva ascoltata nel deserto, spesso senza la protezione di una tradizione rivelata.
    Penso a Padre Gabriele Maria Berardi, dei Servi di Maria, vissuto tra il quartiere nomentano a Roma e il suo eremo di Guidonia: una luce per molte persone sofferenti e disperse nella solitudine della città, una guida nei travagli e nelle scelte difficili, un balsamo per cuori affranti.
    Preghiamo di poter avere sempre operai per la messe!
    Buona giornata, nonostante il maltempo.
    Paola

  3. Giovanna, è davvero interessante e attuale, che le donne alla fine sono forti e resistenti! Grazie! Teresa

  4. Giovanna says:

    Carissima Rosaria, hai ragione, solo coltivando un atteggiamento di sincera umiltà possiamo vincere/spegnere l’ego, rinunciare al controllo ed aprirci alla Presenza. L’umiltà è l’unica arma vincente nel combattimento spirituale.
    Dai detti della Madre Teodora: C’era infatti un anacoreta che cacciava i demoni, e chiese loro: «Che cosa vi fa uscire? Il digiuno?». Dissero: «Noi non mangiamo né beviamo». «Le veglie?». «Noi non dormiamo». «La solitudine?». Dissero: «Noi viviamo nei deserti!». «Ma allora, che cosa vi caccia?». Dissero allora: «Nulla ci vince se non l’umiltà».

    Carissima Paola, grazie. Non conoscevo Padre Gabriele Maria Berardi, ho fatto ora qualche ricerca su internet, ho trovato queste parole: “Figlia ricordati che Satana adegua la sua tattica ai tempi……”.
    Si richiede oggi un discernimento ancora più sottile perchè le insidie sono mascherate e particolarmente subdole.
    Lo Spirito Santo ci illumini per operare un retto discernimento tra ciò che è Luce e ciò che si maschera di luce dentro e fuori di noi.

    Carissima Teresa, e si noi donne sembriamo deboli ma……..siamo fortissime.

    Un abbraccio affettuoso a voi e un augurio a tutte le donne . Giovanna

  5. Anonimo says:

    Come sono le persone veramente umili? Spero mi possiate rispondere e sentitamente vi ringrazio.

    Un saluto.
    Cristina

  6. Giovanna says:

    Carissima Cristina, la parola ‘umiltà’ deriva da humus, terra, la stessa radice di uomo ed anche di umorismo. La persona umile sta realistica-mente in basso, a contatto con la terra, con la verità di se stessa: sa di essere uomo non Dio; è consapevole dei propri limiti, difetti, e sa sorridere di sé, guardarsi con benevolenza, certa di essere amata così com’è dall’Amore che la ri-genera ad ogni istante.

    Questo naturalmente è il percorso di una vita, una strada che impariamo a percorrere nei nostri gruppi spegnendo i pensieri dell’ego, prendendo contatto con le nostre aree ferite, osservando il modo in cui abbiamo imparato a difenderci, mettendoci a nudo nella condivisione fraterna, aiutandoci a far cadere le maschere (tante le maschere di falsa umiltà dietro le quali l’ego continua a nascondersi!) ed esponendo tutto all’Amore che salva nella preghiera.
    Facciamo un gioco che da bambina mi piaceva tanto; non ricordo come cominciava ma finiva: e tutti giù per terra!

    Un grande abbraccio. Giovanna

  7. GianCarlo says:

    Se siamo superbi e ci riteniamo autosufficienti allora siamo dei nani.
    Ma se siamo capaci di umiltà, arma prodigiosa che vince Satana, allora andiamo alla ricerca di tante donne e uomini, grandi e belli, che hanno già scrutato orizzonti e ci possono dare tanto.
    Conoscendoli è come se salissimo sulle spalle di quei giganti, e pur restando piccoli riusciamo a vedere lontano.
    Giovanna ci fa dono, sintetico e fruibile, di figure preziose e poco conosciute che sono un alimento buono.
    Grazie, Giovanna, un abbraccio, GianCarlo

  8. Stefania says:

    Grazie Giovanna che fai conoscere figure femminili di così alta spiritualità e fascino. Forse esempi tanto impegnativi non sono nelle possibilità di tutti, ma il richiamo al discernimento e alla ricerca dell’ umiltà del cuore mi sembra già una grande sfida. Provo ad aggiungere la virtù della speranza ricordando l’ albero che il proprietario voleva tagliare perché non dava frutti e coltivato fruttificò. Mi unisco a Rosaria nel ringraziare e ringrazio anche lei della sua testimonianza. Un saluto. Stefania

  9. Anonimo says:

    Cara Giovanna ,grazie per il dono delle tue conoscenze e riflessioni che ci aiutano in questo percorso di darsi pace!in particolare fermarmi sulla parola umiltà per scoprire i suoi profondi e veri significati, mi indica la strada aiuta ad abbassare l’ego.il gioco tutti giù per terra è il giro tondo:giro giro tondo casca il mondo,casca la terra tutti giù per terra.e si cadeva con le mani nelle mani dei compagni che dopo la caduta ti aiutavano a rialzarti .che bello essere in girotondo, cantare, muoversi, danzare, ridere insieme delle cadute!è bello sapere che donne forti hanno camminato sulla strada ,che io ho appena iniziato a percorrere, e l’hanno illuminata affinché altre/altri potessero percorrerla. “Camminiamo sulla strada che han percorso i santi tuoi, tutti ci ritroveremo dove forte splende il sol ”
    Un abbraccio irenilde

  10. Giovanna says:

    Caro GianCarlo, la tua espressione ‘salire sulle spalle dei giganti’ mi ricorda quella di S. Teresina che sentendosi incapace di salire la scala della santità aveva trovato una semplice soluzione: prendere l’ascensore, mettersi in braccio a Gesù.

    Cara Stefania, ognuno ha la sua chiamata alla santità; non importa quello che facciamo ma l’intenzione del cuore.
    Ricordo la preghiera di un segnalibro regalatomi quando ero ragazza e che conservo nel cuore: Signore, non importa che io faccia grandi o piccole cose, purché sia fedele al mio posto e il tuo Amore mi trovi attenta quando mi chiamerai per nome.
    Noi possiamo predisporre il terreno buono coltivando l’umiltà, il resto lo farà il Giardiniere, e la speranza è uno dei fiori più belli e delicati che pianta.

    Cara Irenilde, grazie per avermi ricordato la canzoncina del girotondo ed il finale del ‘tutti giù per terra’: “si cadeva con le mani nelle mani dei compagni che dopo la caduta ti aiutavano a rialzarti”.
    Quanta sapienza nei semplici giochi dei bambini! Il cammino spirituale dovrebbe ritrovare questa freschezza e semplicità, diventare un gioco sempre nuovo, entusiasmante, pieno di stupore, da fare insieme ad altri amanti dell’infanzia spirituale.

    Grazie delle vostre risonanze. Un abbraccio. Giovanna

  11. Spettabile Redazione, sono capitato oggi casualmente nel vostro interessante sito e ho letto il post di Paola del 5 marzo 2015 dove accenna, quale esempio di eremita, a Padre Gabriele M. Berardi. Poiché sono un esponente dell’Opera da lui promossa a Roma nel 1956 ed occupandomi sin dalla sua scomparsa (avvenuta il 22 novembre 1984) tra l’altro di raccogliere le testimonianze su di lui e sulla sua fama di santità per la sua causa di canonizzazione (ne ho raccolte oltre duemila) e altre pubblicazioni, volevo chiedervi cortesemente la possibilità di entrare in contatto appunto con Paola, per poterne raccogliere la testimonianza su questo eroico sacerdote. Su di lui potrei parlarvi davvero a lungo e anche sul suo essere stato a tutti gli effetti un vero moderno eremita.
    Vi sono grato dell’aiuto che mi darete, vi ho scritto su tale spazio perché non ho trovato il consueto link “contatti” con voi. Cordiali saluti.
    Carmelo Maria Carlizzi
    Via Cassia, 1716/A – 00123 Roma
    Tel.347.4356247

  12. Buongiorno Carmelo,
    puoi contattarmi su info@darsipace.it.
    Un caro saluto! Paola Balestreri

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