Lavorare la crisi

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Sono io in crisi con la religione o è la religione stessa ad essere in crisi? Bella domanda. Del resto, l’osservatore influenza il fenomeno, me lo dice la fisica. Ma la crisi c’è, su questo non posso barare. Non basta ripetermi “Dio mi ama, Gesù è morto per me” perché tutto vada a posto. Luigi Giussani diceva anni fa come “Quello che manca nella Chiesa non è tanto la dizione letterale dell’annuncio, ma l’esperienza di un incontro…” e la verità di queste parole mi brucia aspra sulla pelle.

Siamo sofisticati, oggi. Non mancano certo le offerte spirituali, nell’odierno mercato globale. Né mancano variegate proposte di percorsi psicologici, le innumerevoli ginnastiche, o le offerte culturali, quelle letterarie o specificamente poetiche. Ogni proposta sul “mercato” è sovente capace di andare in grande dettaglio in quello che propone, affondare “in verticale” su un determinato e ben specifico segmento. Ma rimane come chiusa in sé stessa, slegata da tutto il resto. Quello che non trovo, è una visione forte che garantisca una unificazione armonica di tutto questo. Che sia necessaria e non appena un anelito culturale o estetico, me lo dice – assai concretamente – la mia sofferenza. C’è un vuoto, che fa male. «È l’umanità che ha abbandonato la Chiesa o è la Chiesa che ha abbandonato l’umanità?» si chiedeva realisticamente Giussani, citando Eliot. C’è una ferita da abbandono, comunque, da sanare.

Darsi Pace può lavorare (in) questa crisi. Arriva come risposta ad una ricerca che avevo dovuto avviare, non certo per motivi di erudizione, bensì spinto da un malessere sempre più pungente. Il malessere che mi ha spinto, più di un anno fa, a vincere paure e resistenze e cercare aiuto da un terapeuta. Quel malessere che mi ha portato a leggere di psicologia, iniziando a comprendere che c’è molto di più dell’ambito asfittico in cui vedevo avvizzire la stessa scienza e il mio lavoro di astrofisico, e che “quello che non si vede” ha una influenza decisiva sul benessere dell’anima. Quel pungolo che mi porta a frequentare la poesia, che trovo sia ormai l’unico modo di esprimersi totalmente “non retorico”. Oppure ad interessarmi ai filosofi orientali e allo Yoga, superando le mille resistenze interne ed esterne (“ma è robba da cristiani? E’ peccato? ma non te stai a sbajà? E se poi perdi la fede? Se mi diventi buddista, induista?”).

Questa crisi mi ha portato a sentire spesso la fede come drammaticamente scollegata dai miei entusiasmi, dalle mie pulsioni: sovente – nelle pratica di vita – tradotta quasi esclusivamente in una serie di gabbie morali contro cui covava e cova (con imbarazzo e sensi di colpa) un forte ed indistinto risentimento. In questo senso, nell’approccio di Darsi Pace ho intravisto una possibilità percorribile di tenere la fede e tutto il resto, insieme, in armonia.

Nessun’altra proposta psicologico-spirituale che finora ho incontrato mostra di prendere sul serio tutto quello che il mio cuore mi indica come valido, dalla meditazione orientale ai testi di Jung, alla poesia. Nessun’altra proposta mi dice così chiaramente che se spesso non avverto la divinità come amore ma come severo giudice non è perché sono sbagliato (…e via con altri sensi di colpa!) ma è solo perché devo fare un percorso, devo guarire.

Il malessere adesso assume parvenze più lavorabili. Ho una ipotesi di lavoro in più. Una possibilità di fare un cammino, o meglio, di integrare ed inverare il cammino spirituale che già faccio, psicologico (con la terapeuta) e culturale (nel mio lavoro di astrofisico) e artistico (nella mia vocazione per la scrittura, che mi ha sempre accompagnato, anche se non sempre l’ho voluta riconoscere). La scoperta, per me, è che questo nuovo e urgente lavoro non sostituisce niente, nemmeno le altre mie “appartenenze” – ecclesiali e non – ma le rende tutte più vere. Sorprendente, a viverlo.

Nell’ambito di Darsi Pace capisco che se sto male non è solo un problema mio personale, ma è legato ad un travaglio universale. Così la domanda di partenza inizia ad ammorbidirsi, gemmano possibili traiettorie di risposta. Che differenza vedere i miei personalissimi disagi – che iniziano a diventare più morbidi – sotto questa luce!

Già, ammorbidire il disagio, lavorare la crisi, senza più scandalo: è questo il motivo per cui Darsi Pace, ora, è  così importante nel mio percorso.

La foto è un’immagine astronomica del centro galattico, sede di intense trasformazioni e di un ‘travaglio cosmico’ veramente impressionante

Se guardiamo al cielo, scopriamo che – a differenza di quanto si pensava un tempo – l’Universo stesso è in subbuglio e in furiosa trasformazione, non è mai stagnante: l’astronomia moderna ce lo mostra continuamente, suggerendo evocative connessioni con il palpito del cuore dell’uomo moderno. In particolare, la zona centrale della Via Lattea è un posto dove bellezza e violenza convivono fianco a fianco, intarsiato di zone dove nascono tumultuosamente nuove stelle, dove cioè il nuovo si origina in una sorta di continua nascita, mentre il vecchio viene spazzato via e fagocitato dal buco nero di grande massa, che vi si trova al centro.

Commenti

  1. Anonimo dice:

    Micro/macro…quello che succede nel piccolo, avviene anche nel (infinitamente) grande!
    Marco (Guzzi) ce lo ripete sempre ed proprio questa lettura della realtà lo ‘strumento’ che ci dilata oltre noi stessi e ci rende consapevoli di essere all’interno di un processo cosmico straordinario in cui noi partecipiamo, NON SIAMO SOLI e soprattutto possiamo contribuire a una nuova nascita.
    In questa prospettiva possiamo ‘distanziarci’ da chi vorrebbe farci identificare solo con tutto ciò che sta morendo e che sembra ingoiarci nella sua disperante negatività!
    Lo sto sperimentando quotidianamente con mia figlia ventenne che nella sua fatica di crescere sembra costantemente travolta da ansie, paure, resistenze insuperabili…eppure nei momenti di ‘bonaccia’ riesco a intravedere in lei piccoli segnali di novità, a partire dagli stessi tratti del viso che mi sembrano meno ‘infantili’, espressione di maggiore consapevolezza e maturità.
    Anche per me è un ‘lavoraccio’, a volte mi lascio prendere dallo sconforto e dalla stanchezza…Poi dopo la burrasca mi dico “non tutto finisce qui, c’è anche dell’altro…”. In questo sguardo allargato trovo finalmente un po’ di sollievo!
    mcarla

  2. Hai proprio ragione…. è un lavoraccio, una “guerra”, non sempre pulita. Come tutte le guerre. Ma come ho sentito dire proprio l’altro ieri dal Papa, in una piazza San Pietro così affollata e così silenziosa, raccolta … “La morale cristiana non è non cadere mai, ma alzarsi sempre, grazie alla sua mano che ci prende.”

    Marco

  3. Giuliana dice:

    Sono arrivata in Darsi pace sofferente e terribilmente sola nella ricerca.
    La visione a 360 gradi che unisce armonicamente le parti mi ha riportato in alta montagna facendomi sentire piccola e grande contemporaneamente.
    Il lavoro interiore, nell’ integrazione dei tre livelli, mi aiuta a togliermi di dosso la percezione di essere sbagliata, mi dona la gioia di essere degna di amore, ravviva in me la speranza.
    Mi alleggerisco di inutili pesi, non devo forzarmi in nulla né fare il di più, ma essere più vera in ciò che faccio ogni giorno, imparando a fare come se tutto dipendesse da me sapendo che tutto dipende da Dio, come diceva s.Ignazio.

    In ciascuno di noi, come nell’ Universo, bellezza e violenza convivono e tumultuosamente possono nascere nuove stelle.
    Ascoltare il palpito del cuore può aiutare l’uomo moderno, defraudato del suo Io, a tornare a se stesso e a Dio.

    Bellissima l’immagine, grazie.
    Giuliana.

  4. Marco Guzzi dice:

    Grazie, caro Marco, hai davvero colto l’essenziale del nostro laboratorio: l’integrazione di pratiche ed elementi quasi sempre separati o addirittura contrapposti. Questa integrazione in realtà è una profonda riformulazione e sintesi creativa di tutti i componenti ..
    Ciao. Marco

  5. rosella dice:

    Luigi Giussani diceva anni fa come “Quello che manca nella Chiesa non è tanto la dizione letterale dell’annuncio, ma l’esperienza di un incontro…”

    Anch’io mi sono convertita incontrando Cristo nelle parole e “nell’opera” di Giussani; quell’incontro mi ha aperto l’intelletto ad una esperienza di Fede incarnata nella concretezza della mia realtà quotidiana; ma, ciò nonostante, pur consentendomi di agire nella vita la retta via, non mi ha mai “commossa sino alle lacrime” nello scioglimento del cuore facendomi gustare l’esperienza del perdono.

    L’esperienza che vivo in dp mi pare essere una cura più intima e personale del mio cuore di pietra.

    Direi che le anime dei due movimenti siano complementari nella mia storia e ringrazio lo Spirito di Vita che ancora una volta elargisce l’abbondanza della Sua grazia, radunando tutto in unità senza scarto.

    … e la fatica dell’incarnazione continua in quel “dolore” che rende nuove tutte le cose e di rosa le colora.

    Ciao
    Rosella

  6. Mariapia dice:

    Che bello che “ l’universo sia in subbuglio, mai stagnante”. Anch’io mi sento così e posso provare a considerarmi, se non è troppo difficile, specchio del tutto.
    In Darsi Pace ho trovato un metodo per conoscermi ed accettarmi così come sono e per ricevere risposte, almeno provvisorie, ai miei interrogativi esistenziali. Mariapia

  7. Rosella, scrivi “Direi che le anime dei due movimenti siano complementari nella mia storia…”

    E sicuramente lo sono nella mia. Mi accade un fatto sorprendente (appena accennato nel post), che capisco meglio cosa mi viene detto in CL ora che lo guardo dalla prospettiva di DP… per me è davvero un fatto che mi stupisce, e mi stupisce anche la consonanza di tante cose e di tante indicazioni, che ora posso vedere. Anzi certe cose di Giussani dette anni fa, rilette con l’apertura di DP, sono veramente impressionanti per quanto profetiche. In tutto questo, non si tratta – né mai lo sarà – di mettere un “vestito ciellino” a DP, sia chiaro: piuttosto, per la natura stessa del lavoro che viene fatto, io inizio a pensare che porti ogni vera appartenenza a “radicarsi” con più ragioni.

    Marco

  8. rosella dice:

    … mentre rileggevo quello che avevo postato notavo molte consonanze con il tuo scritto e sorridendo mi pareva quasi di aver detto le stesse cose.

    Per quel che accenni sopra, è analogo a quanto condividono nei gruppi alcune religiose o anche semplici cristiani come me circa la percezione dell’esperienza nella pratica dei sacramenti o della preghiera.

    Contemplare è bello! e tu m’insegni a contemplar le stelle

    Ciao e aguri per tutto il bene necessario

    Rosella

  9. Rosella, “e tu m’insegni a contemplar le stelle”. E io intanto inizio a capire che l’Universo è teatro – è spettacolare proiezione esterna, smisurata conferma – di quel travaglio davvero “cosmico” che alberga nel cuore dell’uomo – nel mio personalissimo cuore. Intorcigliatissimo. Però che può essere dipanato, “lavorato”.

    Auguri anche a te di buon cammino.

    Marco

  10. Grazie Marco Castellani

  11. luciana dice:

    Grazie Marco C. le tue riflessioni mi hanno colpita molto, dopo 10 anni come catechista di prima comunione, tre anni con i Gruppi darsi Pace, un marito che fa parte dei gruppi, un figlio che ha preso la laurea triennale in Fisica, io mi sono presa un anno di riflessione… da una parte un marito “prete”? dall’altra un figlio “ateo”? Da che parte sto io? Si è vero “ama e fa ciò che vuoi! ” ma non basta, lo sconquassamento che sento dentro di me tu lo hai spiegato molto bene, non siamo soli nell’universo, anche questo è in continuo movimento! Mi hai fatto sentire parte “del Tutto” io non sto da una parte o da un’altra, sto insieme, un caro saluto Luciana.

  12. Grazie Luciana,

    per me è preziosa, forse la cosa più preziosa, la testimonianza di un travaglio, simile al mio, in altre persone. Intanto mi fa sentire, banalmente, meno solo. E poi capisco, tocco con mano, che non sono confinato nel mio psicologismo e nei miei malesseri, non è cosa (solo) da gabinetto psicologico, c’è veramente un travaglio “cosmico” che si ripercuote e ripercorre, a volte nello strazio, ognuno di noi, a seconda della nostra sensibilità.

    Io faccio parte da tanti anni di un movimento, ho una moglie da sempre cattolica (molto meno problematica di me), tre figli allegramente agnostici, mentre la piccolina ancora viene a messa. E – con tutto questo – uno sconquasso dentro così forte e radicato, che interroga questa “fede” fino alle radici, chiedendone davvero la ragionevolezza, che l’unica cosa che posso fare, è guardarla con simpatia, questa crisi, con tentativa cordialità… nell’attesa che la strada si chiarisca.

    Una delle cose più confortanti che ho ascoltato nell’ingresso ai Gruppi, non lo scorderò mai, è quando Marco ha detto, nel primo incontro, che “qui il disagio viene preso sul serio, viene accolto”. Prima di ogni discorso filosofico o peggio, astrattamente religioso. Allora mi sono detto, qui posso essere compreso, amato. Posso smettere di censurare la mia crisi, far risplendere il mio “fallimento”… posso, insomma, sentirmi a casa…

    Un caro saluto,

    Marco

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