Nel silenzio

silence

Ciò che mi avvince di più dei due giorni che precedono la Pasqua, è che sono i giorni del silenzio. Il silenzio è spettacolare, per me. Semplicemente spettacolare. Più vado avanti nella vita più sento che il silenzio è uno spettacolo. Più cresco più avverto il silenzio come confacente al cuore.

E’ proprio strano. A volte ciò che mi fa più paura e ciò che mi fa bene coincide, viene a sovrapporsi. Il silenzio è una di queste cose. Sì il silenzio fa paura, siamo abituati a temerlo. Nel flusso continuo di informazioni che proviene dai media, non c’è ormai più niente che possa preoccupare davvero, che possa imbarazzare, che possa agitare. Tutto quello che fluisce in televisione, in radio, su Internet, viene immediatamente scansato, sovrastato da quello che passa un momento dopo. Tutto si dimentica, ogni scandalo, ogni eccesso, ogni apparente trasgressione. Tutto.

Tutto, certo, tranne il silenzio.

L’unica regola, lo sappiamo, è che il flusso non si può interrompere. The show must go on. Questo è l’unico vero problema, l’unico vero scandalo. Il resto passa. Il resto è spesso tristemente funzionale al mantenimento dello status quo, anche quando si ammanta di pretese sovversive o rivoluzionarie. Dico ciò, sia chiaro,  non per indulgere nella critica della cattiveria dei tempi, perché questi sono tempi per molti versi immensamente migliori di tante altre epoche, e di questo dobbiamo essere grati. Lo dico piuttosto come tentativo di uno sguardo onesto sulla realtà, uno sguardo amichevole ma onesto.

Perché mi rendo conto che nell’epoca attuale l’unico scandalo è il silenzio. L’unica cosa completamente altra rispetto alla trama ordinaria della comunicazione globale. Nell’epoca della globalizzazione informatica, la rivoluzione è l’assenza di segnale, il silenzio.

Tolta la pressione esterna, può avvenire il riequilibrio. Interrotta la bulimia informativa, quella che trattiene inesorabilmente in superficie, riparte quasi spontaneamente la connessione con strati più profondi.

Avviene, riprende almeno come possibilità, il lavoro interiore, l’ascolto di sé, la ricerca di senso. Pervade il cuore la dolce possibilità di un ricominciamento. Quel lavoro su di sé che davvero rende giovane l’anima, accende qualcosa che palpita e riscalda da dentro, profondo e robusto.

Qualcosa di fragile, fragilissimo, che va coltivato amorevolmente, perché anche un poco di questo lavoro umile, questo affondare le mani nel (proprio) terreno, subito ripaga. Così ci si può accorgere che il silenzio, l’attesa, riverbera la possibilità inesausta di fare pace con sé stessi, di darsi pace.

Che poi è l’unico vero importante lavoro della nostra vita. Questo paziente lavoro sull’anima – più di tanti proclami e roboanti risoluzioni – è quello che davvero può cambiare la vita, può innescare la vera, unica rivoluzione.

Può veramente assumere un riverbero pasquale, può veramente rimetterci in vita. 

Comments

  1. Anonimo says:

    Nel silenzio di questo giorno festivo, benedetto ed atteso, ho meditato, poi senza far rumore per non svegliare chi ancora dorme ho acceso il computer e……sempre nel silenzio, ho letto il tuo bel post, caro Marco.
    Io ero davvero terrorizzata dal silenzio, quasi fossi priva di uno scudo per proteggermi…ma da cosa? Forse dai miei pensieri più profondi, forse da quel senso di “solitudine” stato a cui associamo sempre una sorta di abbandono o di fallimento della relazione e comunque una separazione!
    E invece ho capito che il silenzio è l’unica via per la “comunione” con il mio essere e quindi con il cosmo, unica via per la liberazione.
    Non è un caso che le Sacre Scritture buddiste lo chiamano “Nobile Silenzio” e che per gli occidentali che si accostano ai ritiri di Vipassana, la regola del silenzio è la più dura da affrontare.
    Anche le nostre Chiese richiedono il silenzio, come si può altrimenti pregare e dialogare con Lui?
    E’ una forma di rispetto a cui ancora molti di noi, che pure entrano in chiesa, non sono educati.

    Ritrovata la gioia del silenzio, ora lo cerco, lo inseguo, mi ci immergo….
    Un abbraccio Gabriella

  2. Mi è sempre piaciuto il silenzio, ma fino a poco tempo fa l’ho vissuto come un momento di relax durante una passeggiata nel bosco o su una spiaggia deserta.

    Quello che gusto ora è un altro silenzio, è piu’ profondo, coinvolge tutta me stessa e lo assaporo ovunque quando mi raccolgo e con il semplice (ma difficile da realizzare pienamente) gesto dell’inspiro-espiro mi trasferisco in un altro stato della mete.

    Grazie a questo “nuovo silenzio” ho vissuto con maggiore intensità e partecipazione il grande mistero pasquale.

    ANGELO: chiunque è mediatore delle tenerezze di Dio (padre Armellini della comunità dehoniana di Albino)

    Buona festa a tutti. Rosaria

  3. Caro Marco,

    grazie per il tuo bel post. Mi ci ritrovo completamente, è un tema attualissimo per me. Mi sento continuamente disturbata, interrotta, non lo riesco a trovare da nessuna parte questo benedetto silenzio, né in casa, tanto meno in questa metropoli. A volte vado in chiesa per cercarlo o aspetto che finiscano le funzioni e lì tanto peggio: sono assorta in meditazione/preghiera e puntualmente qualcuno viene ad interrompermi per chiedere un’informazione: “ma non c’è la messa oggi? E quando inizia e quando finisce e quanto è durata?”…Anche gli altri, il mondo esterno sembrano non riconoscere più e rispettare il sacro momento della contemplazione e del ritiro, come se non fosse importante che qualcuno sia lì seduto in silenzio appunto,assorto in un momento di Pace preziosissimo, magari raggiunto dopo una lunga e paziente educazione alla calma interiore. Nel silenzio invece tutto si riequilibria, come dici tu, è uno spazio preziosissimo, il più prezioso che abbiamo e andrebbe coltivato e ricercato quanto più possibile. Questo non implica chiaramente un ritiro o un isolamento dagli altri, al contrario ci si riconsegna alla comunità più integri. più pacificati e quindi in grado di costruire relazioni più vere.

    Un abbraccio e auguri a tutti!

  4. Cara Maila,

    le sensazioni che racconti sono anche le mie. A volte passo intere giornate in cui mi sento “defraudato” dalla possibilità di avere silenzio, di cercarlo e di abitarlo (è abitabilissimo, il silenzio). Non lo trovo in casa (siamo in sei, e c’è sempre qualche apparecchio acceso che emette suoni….), non lo trovo fuori, nella vita ordinaria.

    A volte entro in chiesa sperando non vi siano funzioni, in quel momento. Assai più spesso mi prende una fretta misteriosa e inutile di fare altro, di correre verso la “prossima cosa”.

    Ho così bisogno, in questo periodo, di svuotarmi, di fare spazio, di sgombrare l’anima dai pensieri tante volte pensati e ripensati, che ormai hanno perso succo, vanno avanti per abitudine. Ho provato a sostituirli con altri pensieri, ma il meccanismo dietro rimane lo stesso. Dopo un po’ capisco il trucco, sento che “cambiare idea” – anche in campo spirituale -sopra la stessa base di uomo egoico, è come cambiare la decorazione di una torta che rimane essenzialmente la stessa: è appunto solo un gioco dialettico, una dinamica di superficie, un trucco dell’ego.

    La cosa rivoluzionaria appunto è il silenzio. Smettere di dirmi chi sono, ammettere di non saper nulla, finalmente: allentare il sistema di pensieri generato in fondo in fondo da quel bambino ferito, che ha paura. Che è tesissimo nell’atto di difendersi da tutto e da tutti, ma sotto tutte le strategie ha, lo sento, una paura da morire.

    Il silenzio mi avvicina a quel bambino, posso iniziare a sentire cosa dice.
    Posso iniziare a parlargli, senza bisogno di suoni.
    Posso iniziare a pensare la follia più audace.
    Quella di poter guarire dalla paura,
    di poter rinascere.

  5. Non credo di aver mai sperimentato una reale assenza di suoni. Fortunatamente, almeno per ora, le mie orecchie funzionano ancora. Anche se andassi in un luogo sperduto ci sarebbero i suoni degli animali, delle piante, del vento… Ma forse il silenzio è ancora un’altra cosa. Anche dentro di me è piuttosto “rumoroso”: la mia mente fa un gran fracasso e silenziarla è un’impresa cui cerco di dedicarmi con pazienza quotidiana, ma il traffico cerebrale è piuttosto intenso. Devo stare attenta allora a non confondere il silenzio con l’assenza di suoni. Forse il silenzio ha a che fare con il ritmo profondo della vita, con il respiro del mondo, con la parola che crea nella danza del linguaggio.
    Sta di fatto che mi danno molto fastidio i luoghi rumorosi e sembra molto difficile trovare posti in cui gli uomini non abbiano aggiunto rumore, compreso il chiacchierare vano.
    iside

  6. Giovanni Camponeschi says:

    …infatti, solo nel silenzio (interiore) possiamo entrare nello stato “adorante”, fulcro del nostro spirito, ossigeno, energia vitale (ricevuta)….

  7. Caro Marco,
    più che il post è la risonanza che hai corrisposto a Maila a commuovermi … fa risuonare in me una miriade di difficoltà che abitano la mia incapacità a una reale esperienza del “silenzio/comunione” io ancora non l’ho incontrato questo luogo dentro o fuori di me.

    La gioia della parola che è una relazione che rinnova la mia vita sì, quella la conosco ma il silenzio interiore ancora non so checosa sia.

    Ti abbraccio e buona Pasqua a tutti

    Rosella

  8. Caro Marco, mi hanno colpito le tue parole. Penso che quando parli del rapporto fra la cultura della società in cui viviamo, essenzialmente pubblicitaria, e il silenzio, essenzialmente libero, dicendo che “l’unico vero scandalo è il silenzio”, tu esprima qualcosa di molto vero e rilevante. Perché il silenzio è diventato scandaloso, anche in ambienti apparentemente illuminati o culturalmente validi? perché per esempio il nostro presidente del consiglio non perde giorno senza twittare qualcosa?
    C’è insomma una patologia nell’essere umano in quanto tale per cui è divenuto co-essenziale al suo esserci nel mondo(per dirla con Heidegger) il bisogno di riempire tutti gli spazi e tutti i tempi in modo da controllare tutto?
    Non è forse il silenzio qualcosa di incontrollabile e incontrollato?
    Non è forse questa incapacità folle di fare silenzio una patologia dell’ego terminale, che nel silenzio scoprirebbe tutta la sua inconsistenza?
    Cosa può emergere da un sano silenzio? Sicuramente qualcosa che non mi aspetto, cioè me stesso.
    Ecco, io credo che abbiamo paura di noi stessi, di chi siamo veramente, delle nostre profondità.
    Portare la meditazione e una educazione al silenzio penso sia oggi rivoluzionario.
    Grazie Marco,
    con gioia
    Francesco

  9. Antonella Marcantonini says:

    Il Silenzio quando accade è uno stato di Grazia anche i rumori diventano silenziosi o
    meglio
    penetrano nel Silenzio.

    Il Silenzio comunica
    con il Silenzio dell
    Infinito .

    Si, il timore di scoprire
    la grandezza donata blocca perché
    secondo me vediamo la
    nostra piccolezza
    quella dell ego
    scalpitante e di quanto
    riusciamo a essere
    coinvolti da lui.

    Altrimenti non mi
    spiego pur avendo
    vissuto attimi di
    silenzio fatico
    ad accettarlo.

    A volte credo che
    questa sia la
    comunione con il corpo di Cristo
    Ma ignoro così tanto .

    Un saluto di pace
    silenzioso a tutti.
    Antonella*

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