Cristo: la nuova umanità

A partire da oggi vi offriamo il corso che Marco Guzzi ha tenuto al ‘Claretianum’ (l’Istituto di teologia della vita consacrata dell’Università Lateranense)  sul tema: “Nuove figure di santità. Verso una nuova centralità contemplativa” nel marzo di questo anno.

Lo pubblicheremo in tre post, uno ogni quindici giorni.

Questo corso, che prosegue quello svolto nel 2014 sulla Nuova Evangelizzazione, riassume tutti i presupposti del lavoro dei Gruppi “Darsi pace”, potete quindi diffonderlo in tutte le forme che riterrete opportune.

Il titolo e i contenuti di questa Prima Lezione sono:

La novità di Cristo irrompe nella storia

  • In che senso possiamo parlare di nuove figure di santità? In che senso le forme di santità cambiano nel tempo, pur mantenendo l’identico rapporto col mistero di Dio rivelatoci in Cristo?
  • La “novità” è una categoria cristologica, in quanto il Cristo inserisce nella storia una novità che sempre ci spinge al rinnovamento. L’attuale fase però possiede una singolare radicalità, al punto che parliamo di svolta antropologica e di Nuova Evangelizzazione.
  • Sembra infatti che un’intera figurazione antropologico-culturale, che possiamo denominare egoico-bellica (e cioè fondata su identità definite per contrapposizione) stia collassando in ogni ambito esistenziale e sociale. Mentre una nuova figurazione più relazionale si sta mostrando come l’unica possibilità evolutiva ancora disponibile.
  • Questo passaggio da una umanità egoico-bellica ad una più aperta alla relazionalità costituisce d’altronde il cuore dell’Annuncio cristiano, che sembra oggi rilanciarsi perciò con inedita potenza. Questo rilancio implica anche la ricomposizione del divorzio tra tradizione cattolica e culture moderne, che ha lacerato gli ultimi 5 secoli di storia. Questa riconciliazione richiede a sua volta un profondo processo di conversione e di correzione da parte di entrambe le parti, come Benedetto XVI ci ha spiegato con grande finezza. Si tratta di rilanciare il Vangelo della Nuova Umanità, che ha informato di sé, sia pure in forme spesso distorte, tutti i moti evolutivi della  modernità.
  • Questo processo sta avendo già molteplici effetti: dalla revisione e purificazione delle nostre immagini di Dio, fino alla trasformazione di alcuni contenuti che attribuiamo all’uomo realizzato, e quindi alla figura di santo.

Leggere: M. Guzzi, Dalla fine all’inizio, Ed. Paoline 2011, pagg. 19-44

Ib., Globalizzazione e Nuova Evangelizzazione, in “Annali della Pontificia insigne Accademia di Belle Arti e Lettere dei Virtuosi al Pantheon”, XIII/2013, http://www.marcoguzzi.it/index.php3?cat=nuove_visioni/visualizza.php&giorno=2012-10-13; in inglese  http://www.peacepathgroups.org/?p=188

Bibliografia essenziale

  • Papa Francesco, Esortazione Apostolica Evangelii gaudium, Libreria Ed. Vaticana 2013.
  • Benedetto XVI, Lettera Enciclica Caritas in veritate
  • J. Ratzinger, Introduzione al cristianesimo
  • M. Guzzi, La nuova umanità – Un progetto politico e spirituale, Ed. Paoline 2005
  • M. Guzzi,  Imparare ad amare – Un manuale di realizzazione umana, Ed. Paoline 2013.
  • M. Guzzi, Dalla fine all’inizio – Saggi apocalittici, Ed. Paoline 2011
  • M. Guzzi, Darsi pace – Un manuale di liberazione interiore, Ed. Paoline 2004
  • M. Guzzi, Globalizzazione e Nuova Evangelizzazione

http://www.marcoguzzi.it/index.php3?cat=nuove_visioni/visualizza.php&giorno=2012-10-13

In inglese: Time to begin again

http://www.peacepathgroups.org/?p=188

Comments

  1. Walter Mutton says:

    A caldo, dopo aver appena concluso una prima visione di questo video un breve commento:
    bellissimo, grazie! Speriamo di riuscire nel migliore dei modi a diffonderlo quanto più possibile…
    Ti abbraccio con affetto
    Walter

  2. Mariapia says:

    Caro marco!
    L’ascolto di questa tua lunga, organica lezione è stato per me un buon ripasso di quanto già appreso da te durante i corsi di D.P. Ti pongo una domanda: come recepiscono questi allievi, che provengono da diversi continenti e da diverse etnie, soprattutto il discorso sulla modernità e sul suo progressivo distacco dal Cristianesimo? Le loro esperienze culturali non sono diverse dalle nostre di europei? Le loro immagini distorte di Dio sono uguali o diverse dalle nostre? Grazie Mariapia

  3. Marco Guzzi says:

    Grazie, caro Walter e cara Mariapia del vostro ascolto sempre così attento e profondo.
    Ciò che vedo nei mie corsi è una sostanziale comprensione e adesione allo schema interpretativo che propongo, anche perché il confronto con la modernità, sia pure in tempi e modalità diversificate, è un problema che tutti i popoli hanno dovuto e devono tuttora affrontare. Sussistono poi evidentemente analogie e differenze nelle storie etnologiche e nelle visioni teologiche dei popoli, ma la rivelazione di un Dio che ama senza condizioni, e che quindi non chiede sacrifici di sangue, mi pare che resti la rivoluzione teologica di Gesù, tra l’altro ancora in buona parte da assimilare…..
    Ciao. Marco

  4. Ciao Marco, questa tua nuova conferenza fornisce, come sempre, chiavi di lettura che consentono di interpretare i fenomeni del nostro tempo, e stimola l’attività pensante di chi la ascolta.

    Dopo l’infanzia e l’adolescenza (età moderna: fase di crescita), l’umanità è chiamata a divenire adulta nello Spirito (“cresima del mondo”). Da qui la “centralità contemplativa”. Il punto di partenza di ogni discorso credibile, oggi.

    Ora l’umanità può guardare se stessa, e il mondo, da una nuova prospettiva, riscoprendo la propria natura spirituale, dis-identificandosi dal proprio ego. Ciò che crea divisioni, è “vecchio”. Ciò che unisce, coniugando a un nuovo livello di profondità, è nuovo. Ciò che è nuovo, è cristico e rivoluzionario.

    Cosa è la santità? La “piena realizzazione umana”, può compiersi se usciamo dall’inganno della separazione. “Egli, Dio, si è fatto uomo; tu, uomo, almeno riconosci di essere uomo” (sant’Agostino): aprendoci alla relazione con il prossimo e con il mondo emerge la nostra identità umana più autentica, e possiamo riconoscere la nostra natura.

    Filippo

  5. Marco Guzzi says:

    Caro Filippo, grazie di questa tua perfetta lettura, è proprio questo il punto: diffondere una prospettiva trans-figurativa (in senso antropologico) del nostro tempo. Per questo abbiamo avviato i Gruppi, e per questo è nato anche il Gruppo di creatività culturale. Dobbiamo tentare di creare nuove forme di comunicazione di questa inedita prospettiva storico-iniziatica.
    Ciao, e grazie. Marco

  6. Caro Marco, tu hai parlato spesso di necessità di discernimento sia nei confronti della modernità che del cristianesimo. E’ un discernimento frutto di pratiche che contattino lo Spirito, che si alimentino della perseveranza anche nella meditazione e nella pratica contemplativa. Mi chiedo: se poi nascono cose nuove e queste vengono a far traballare il vecchio che si incarna in forti posizioni fondamentaliste appartenenti sia alla modernità che alla tradizione cristiana, e ciò provoca forti reazioni di difesa o non sembra incastrarsi in nulla di esistente, può essere un buon segno?
    Ogni tanto rido con me stessa e mi dico che se fossi nata in alcune epoche passate mi avrebbero forse messo al rogo o chissà… e poi continuo a sorridere e mi dico anche che oggi non sembra esistere per me una collocazione già esistente…dai, me la rido così l’EGO si indebolisce!!!!!!!

  7. Mi sono dimenticata di firmarmi.
    Eliana

  8. Marco Guzzi says:

    Cara Eliana, credo che sia inevitabile che in questa fase sconvolgente e travolgente della storia ciò che nasce metta in crisi molte posizioni ormai superate sia della modernità che del cristianesimo storico: noi stiamo proprio vivendo questo travaglio, è già in atto, e da tempo. Oggi il Nascente si trova perciò sempre al crocevia, sempre un po’ fuori luogo rispetto a tutte le collocazioni già date e consolidate. Il Nascente nasce fuori strada, fuori legge, fuori da ogni recinto storico-culturale troppo definito, nasce cioè povero, molto povero rispetto ai ricchi fogliami dell’autunno, nasce povero e duro come una gemma di febbraio, ricca però di tutto l’immenso futuro.
    Ciao. Marco

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