Cristo la nuova umanità (2)

Commenti

  1. Condivido pienamente quanto dici circa la nuova Immagine di Dio: non riesco a sentirla dentro di me diversamente. Tutta la lezione per me è stata splendida.
    Ti chiedo però: come mai Dio nel V.T., per rivelare all’uomo il Suo progetto di salvezza e farsi conoscere, si è servito di persone?
    La Bibbia “Ancora” pag. 28, dice che Dio ” si servì di uomini scelti”……. “agendo Egli in essi, e per loro mezzo, scrivessero tutte e soltanto quelle cose che egli voleva fossero scritte”. Da chi/come sono scaturite allora le Vecchie Immagini di Dio, se gli uomini scelti scrivevano solo ciò che Dio voleva? ( mi rifiuto di pensare che siano state indotte da Dio Stesso).
    E se quanto suddetto da “Ancora” fosse controvertibile, perchè Dio si è servito di uomini, necessariamente fallaci, sia perchè antecedenti all’arrivo di Cristo, ( potevano solo agire/parlare/scrivere con la natura/struttura “egoica”) sia perchè in linea con la cultura e possibilità di conoscenza/comprensione di quell’epoca?
    Non posso immaginare che esistano cristiani di serie A e cristiani di serie B e che Dio non conoscesse l’efficacia degli “Strumenti” utilizzati.
    Ancora grazie, grazie per tutto ciò che dici. Per me vero, necessario, innovativo! Maria Rosaria

  2. Marco Guzzi dice

    Cara Maria Rosaria, la domanda è complessa, mi limito a dire che la rivelazione di Dio accade sempre e solo attraverso la coscienza degli uomini: perciò la Bibbia ci racconta diverse immagini di Dio, in quanto Dio ci si dà solo attraverso lo specchio del nostro comprenderne lo Spirito … questo significa che la Rivelazione, nella tradizione cristiana, è sempre linguistica e storica, sempre incarnata. Dio non può che dialogare, non vuole marionette che ripetano a pappagallo le sue parole, ma persone libere che le comprendano, e questo implica il pericolo dell’errore e dell’errare della storia.
    Ciao. Marco

  3. Marco, grazie! A rivederci a Santa Marinella!!! Maria Rosaria

  4. Ciao Maria Rosaria! Il tema che proponi mi coinvolge parecchio e da anni ormai tento di approfondirlo. Come ha espresso chiaramente Marco G. nel suo commento qui sopra, i testi sacri sono la testimonianza del tentativo umano di vivere il divino che ci preme dentro. Dio non si rivela a partire da sé, ma solo a partire dalla relazione con una coscienza che dà credito all’anelito che la abita. La smentita storica, tuttavia, è così bruciante che ci offusca e ci fa cadere nella tentazione di attribuire a Dio indifferentemente il bene e il male che sperimentiamo nelle nostre vite. Perciò occorre una coscienza così allineata come quella di Gesù di Nazareth, che sa tenere fino alla fine nella fede nel Dio unicamente affidabile, per dirci l’incondizionata dedizione di un Dio che è solo Padre e mai faraone (per usare una metafora di Sequeri, autore citato da Marco nella lezione). Tuttavia, la nostra propensione al peccato, cioè al sospetto sull’intenzione buona di Dio per noi, è così radicata che subito dopo Gesù abbiamo ricominciato a cadere nuovamente – come ad esempio mostra bene l’episodio che coinvolge Pietro, con Anania e la moglie Saffia in At 5, la cui morte viene interpretata come vendetta per la disonestà dei due coniugi.
    A me pare proprio bello sapere che c’è un Dio che non si impone alla nostra libertà, ma la interpella nella speranza di una relazione così profonda da modellare l’identità umana verso la sua verità, man mano che la vita procede. Dio ha molto più rispetto della nostra libertà di quanto non ne abbiamo noi per noi stessi. E ha anche tanta misericordia da raccoglierci ogni volta che cadiamo, per ricominciare ancora ed ancora.
    iside

  5. Ciao Iside! Vedo solo ora il tuo splendido commento. Te ne ringrazio! Rifletterò sulle tue parole, come su quelle di Marco, per dare sempre più ” Corpo” al divino, Che, come dici tu e spesso anch’io, spinge dentro. Il mio rammarico di fondo è che vorrei nei momenti bui della mia vita un Padre che mi venisse incontro, ( almeno in quei momenti nei quali non c’è altro), e che facesse sentire di più la Sua presenza (anche se io ho la totale certezza che Lui c’E’ sempre!), cercandomi! Perchè la relazione nasce solo se prendo io l’iniziativa, visto che conosce il mio continuo desiderio di incontro e non sento in questo Suo venirmi incontro, l’invadenza della mia libertà? Questo per me sarebbe importante per sperimentare la reciprocità del cercarsi e del darsi Amore, anche per rompere mie reiterate dinamiche affettive. Ho sempre dovuto andare io incontro all’altro, se volevo la relazione (quella vera!), e S U D A R M E L A assumendomi ogni responsabilità, nel bene e nel male, visto che l’avevo voluta io!
    Ti abbraccio e ti ringrazio con affetto. La tua profondità , nei vari post, mi fa piacere e spesso compagnia! Maria Rosaria

  6. Grazie Maria Rosaria per il tuo apprezzamento.
    Anche a me ogni tanto viene voglia di un Dio che si mostri faccia a faccia, poi mi riprendo perché so che sto cadendo in tentazione, cioè nella tentazione di non dare credito al fatto che il Padre si faccia vedere soltanto tramite una coscienza umana che gli corrisponda. Però è qui che noi facciamo fatica e non ne sentiamo pienamente la responsabilità. Perché se veramente credessi che l’Abbà si mostra soltanto nella relazione con una coscienza credente, allora ogni volta che ricevo un aiuto, nei miei momenti più bui, ma anche una condivisione gioiosa nei momenti sereni, saprei che quel gesto è del Padre che mi viene incontro nella libertà di una coscienza che, non importa se consapevolmente o meno, si è decisa per quella figura di Dio che è soltanto cura, e perciò per quella figura di Uomo che si fa affidabilità facendosi immagine di quel Dio. E viceversa, mi dimentico così spesso, intrappolata come sono nelle mie dinamiche emotive, che ogni volta che mi sottraggo ad un gesto di cura, faccio perdere all’altro l’occasione di vedere l’immagine del Dio affidabile e gli confermo invece l’immagine del Dio faraone.
    E poi vorrei poterti dire, perché lo dico a me stessa: stai tranquilla, non temere, perché noi siamo sempre preceduti dall’Amore di Dio, fin dall’origine, dato che non ci diamo la vita a partire da noi, ma la vita viene a partire da un Altro e, umanamente, da due altri (genitori). Cioè la relazione con il divino è da sempre una risposta ad una Parola che ci precede. Quindi, qui non ci sono fatiche da fare per cercare Dio, ma possiamo essere certi che Lui è già lì ogni volta che lo cerchiamo.
    Ti abbraccio con affetto
    iside

  7. Iside, ho letto!
    Sento che devo camminare… e che tante sono le porte che si aprono in me in questo periodo. Sono serena e lascio fare..!! In fondo Quel Mistero E’ sempre più presente, vicino e rassicurante al punto, che mi suscita un sempre più fiducioso abbandono. E questo in questo periodo mi dà forza e mi basta! A risentirci durante la marcia..!!
    A presto Maria Rosaria

  8. Se potessimo entrare in contatto con il Divino, saremmo, appunto, Santi!
    Fino a quel momento, dobbiamo cercare e ….accontentarci, provare e riprovare, sicuramente la meditazione è una buona pratica, anche se la distrazione di massa, almeno per me, vince al 90% delle volte…, vedi quello che dice Marco sulla depressione e la mania. Forse è come se fossimo in mezzo a una nebbia, e Dio è vicino ma non lo vediamo, dobbiamo diradare la nebbia.
    Coraggio! Rita

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