Le parole dei poeti rinnovano la vita

foto post Filippo

Chi è poeta oggi? Oggi il poeta è uno dei pochi esseri umani davvero vivi e contemporanei, in cui la fine di un mondo diviene annuncio di un nuovo inizio: la nuova umanità che preme in ognuno di noi è essenzialmente poetica.

Ovunque imperversa il discorso ipocrita dei retori, sempre più logoro: riempie palinsesti televisivi e corsi accademici, inonda di chiacchiere case, scuole, università. Convegni, trasmissioni, festival insistono a proporre forme vuote di una cultura che non nutre e non dà frutti. Sfasciata ogni rappresentazione ideologica della realtà, un mondo crolla inesorabilmente, ma invece di guardare con coraggio nell’abisso e condurne fuori l’umanità, intellettuali, docenti e uomini di cultura evitano il confronto. Si tenta di intrattenere il pubblico, si evade verso il passato con nostalgia da antiquari, o ci si limita a descrivere nichilisticamente lo sfacelo odierno. La poesia e la letteratura vengono tenute distanti dalla vita, vivisezionate, divengono materia di studio per eruditi, spettatori dell’esistenza, non favoriscono una crescita autentica. Ciò che viene propinato accresce il caos, invece di portare luce e orientare, sorreggere, un’umanità smarrita.

Le crisi individuali e collettive del nostro tempo, tra cui quella dell’ambito accademico e poetico, hanno un’origine comune. L’umanità in sé infatti sta attraversando una dolorosa ma catartica dinamica di fine/inizio: “In my end is my beginning” (Eliot). I prodotti poetici e culturali di un io egoico, chiuso in se stesso, dotato di presunta autosufficienza, irrelato, ormai entrato in fase terminale, non possono che esprimere parole vuote, inerti, mortifere. Parole che proliferano e invadono il mondo come un torrente che però non irrora né nutre la terra (humus, l’uomo). Questo main-stream televisivo, radiofonico, letterario è superfluo, superficiale, non può toccare le profondità del cuore umano, rigenerare la vita, ma solo riempire di spazzatura il mondo. La cultura dominante, seguendo le logiche di un mondo tecno-mercantile, finisce per essere complice del processo di disumanizzazione in atto.

In questo scenario, diviene preziosa e salvifica la testimonianza di quei poeti che, attraversando fino in fondo la loro stagione agli inferi, abbiano saputo vivere ed esprimere la speranza di una rigenerazione finale: “Il canto ragionevole degli angeli s’innalza dalla nave salvatrice: è l’amore divino” (Rimbaud). Versi rivoluzionari che preannunciano la nascita, l’insurrezione di una nuova forma di umanità, oltre la sua fine. Illuminano il cammino oltre l’abisso del non senso, della menzogna, dell’alienazione. “Silenziosi sopra il Calvario, si aprono gli occhi d’oro di Dio” (Trakl): apocalissi, rivelazione insperata dell’Essere, gravida di speranza. Oltre ogni pretesa egoica di un io ormai frantumato, disgregato, disperato, il poeta riscopre la relazione, la connessione salvifica con la Fonte dell’Essere. Si pone all’ascolto di Parole spirituali, vitali e luminose. Così esce dall’isolamento e si propone come guida: annuncia la palingenesi, orienta l’umanità verso la sua liberazione, canta l’alba oltre la notte fonda.

L’atto creativo del poeta è iniziazione a vita autentica, collaborazione all’unica rivoluzione possibile nella nostra epoca: la nascita di una nuova figura di umanità relazionale, gioiosa e consapevole. Una nascita che tutti noi possiamo scegliere di favorire attraverso un lavoro interiore, su noi stessi, come quello proposto dai Gruppi Darsi Pace. Questa insurrezione diviene contestazione della mentalità di un mondo sempre più alienato dalla Sorgente della Vita, però nell’intimo vibrante di vita nuova.

«Sepolto nelle rocce, / rocce dentro montagne / di buio e grevità –/ così quasi si estingue, / così cova l’incendio / l’immemorabile evangelio…» (Luzi). È il fuoco della rigenerazione che rinnova l’umanità, e vivifica nello Spirito la nostra carne e le nostre parole.

Commenti

  1. ….Marco basta parlare ….criticare ….. gettare fango adosso alle istituzioni ……fai qualcosa…. ma non solo a livello filosofico, spirituale, poetico, meditativo ……

    proponi tu come e cosa fare …… concretamente…. per creare questa NUOVA UMANITA’ ….perchè tu alla fine dici sempre le stesse cose……… e non cambia mai niente……

    con affetto

    lorena

  2. Francesca dice:

    E’ vero, Lorena sono sempre le stesse cose, ma non c’è altra soluzione se vogliamo fare qualcosa. Dobbiamo cambiare noi stessi per cambiare il mondo…….. E più siamo e più qualcosa avverrà……
    Ognuno di noi nel suo piccolo può cambiare qualcosa……..
    Un abbraccio a tutti Francesca

  3. rosella dice:

    poetico è concepire
    poetico e storico è concepire un figlio
    poetico storico e culturale è dar da bere e da mangiare al popolo moltiplicando pani e pesci
    poetico è irrompere nel cuore della mente con un gesto e una parola che frantumino la pietra tombale che ci co-stringe isolati e soli.

    Vero è che anch’io sono INFASTIDITA DAL TUONO usato dal poeta, PER INFRANGERE IL MURO del suono.

    ma poi: sorrido e mi abbandono.

    Ciascuno di noi è solo un tralcio nella Vita e ad ogni tralcio spetta la propria linfa.

    Quel che anch’io fatico ancora a concepire è che LA MORTE INIZIATICA non è qualcosa di disincarnato, ma quella cosa per cui San Francesco la chiamava SORELLA, mentre pativa le stigmate del Signore.

    Nella vita c’è tempo per ogni cosa: per nascere e per morire per cantare le lodi a fratello sole e per benedire sorella morte; per lavorare e riposarsi.
    Il nostro compito è quello di fare ciascuno la nostra propria parte e al posto suo: lì ben saldo alla vita, sul tralcio baciato dal sole e mosso dal vento, come fosse una tenera fogliolina tra le braccia del padre beata e in pace.

    E questo è molto bello e liberatorio e questo è quel che imparo a vivere in Darsi Pace.

    Siam tutti giusti e sbagliati contemporaneamente: nessuno è ancora santo; che rende buona la nostra opera e la giustifica è un Altro, Colui che ci sostiene e raduna in unità.

    Auguri per l’intensivo nella discesa dello Spirito che vi elevi a Santità.

    Un abbraccio
    Rosella

  4. Anonimo dice:

    Sono d’accordo con Rosella: ognuno deve fare la sua parte, lì dove si trova…con coraggio, rischiando in proprio, mettendoci la faccia (come si dice spesso oggi!). Anche per me questa è la vera rivoluzione!
    COSA SIGNIFICA in concreto?
    Cercare di essere il più possibile CONSAPEVOLI di ciò che ci attraversa e ci muove per non cadere nella trappola di una reattività automatica che ci incatena in vecchie forme di esistenza mortifere e senza sbocchi vitali.
    …e poi l’ ASCOLTO, profondo, reiterato di quella dimensione ‘altra’ che ci abita.
    Nei gruppi DP s’impara che questo è un lavoro di umiltà, quotidiano e paziente…nessuna bacchetta magica, solo perseveranza nella pratica meditativa che proprio nella regolarità rivela tutta la sua potenza.
    mcarla

  5. Marco Guzzi dice:

    Cara Lorena, non so cosa tu intenda per “fare”. Noi, credo, facciamo molto per realizzare concretamente e ogni giorno la nuova umanità in noi e tra di noi: abbiamo creato un movimento di persone che ormai opera in tutta Italia e anche fuori; abbiamo sviluppato forti relazioni umane, nuove e fondate sulla ricerca di libertà e di sincerità; abbiamo aiutato migliaia di persone, che stanno meglio, e operano nei loro contesti.
    Certo, è poco, ma è quanto io sono stato in grado di fare finora, spero che tu sappia fare di più e meglio.
    O forse la tua percezione che non cambi nulla dipende dal fatto che tu non lavori abbastanza su te stessa, e quindi non fai esperienza dei grandi mutamenti che il lavoro interiore produce in noi e nel mondo circostante.
    Perché non vieni a fare questa esperienza concreta nei nostri Gruppi?
    Comunque teniamo sempre a mente che i grandi rivolgimenti della storia avvengono attraverso un mezzo molto leggero: il pensiero, la parola, quel potere creatore che per i cristiani è addirittura il principio di ogni cosa …
    E’ lì che accade ogni autentica rivoluzione.
    Ciao. Marco

  6. Daniela dice:

    La teoria del “fare” è un tipico rivestimento delle nostre mancanze più profonde.
    Facciamo: volontariato, azione politica, ci dibattiamo come forsennati per compensare il nostro dolore interiore profondamente occultato.
    Nel percorso che sto intraprendendo con sempre maggiore convinzione e tenacia ho imparato tante cose, una di queste è che per poter “fare” bisogna “Esserci” essere presenti al presente, questo ri-centrarci continuo ed inesausto sboccerà nella maturazione che ci è possibile.
    L’importante è che ognuno di noi faccia tutto quello che ci è dato di fare come se tutto di pendesse da noi nella profonda consapevolezza che tutto dipende da Dio.
    L’impazienza, la pretesa e l’arroganza dell’ego che vuole che i frutti estivi maturino in inverno non porta lontano!

    “Niente ti turbi
    niente ti spaventi.
    Tutto passa
    Dio non cambia.
    La pazienza ottiene tutto
    Chi ha Dio
    non manca di nulla.
    Dio solo basta.”
    S. Teresa d’Avila

    Buon cammino a tutti!
    Daniela

  7. Satana dorme ogni giorno sul capezzale dei potenti; essi lo adorano col fatto e gli pagano tributo giornaliero di pensieri e d’opere.
    (Giovanni Papini)

    Trova la tua pace interiore e migliaia di uomini si salveranno al tuo fianco.
    (Serafino di Sarov)

    Faticosamente comincio a credere che la concreta trasformazione del mondo inizia con quello che appare inutile e debole: la ricerca sincera della pace interiore.
    Un caro saluto

  8. ….Marco ci sarà qualcosa di positivo in questa umanità anno 2015 ….perchè secondo il tuo modo di vedere sembraessere nell’inferno di Dante…la vita è bella pensa al tramonto o all’alba … al sorriso …o al saluto….. al profumo dei fiori …questa è gioia semplice…. Dio ci vuole essere semplici con le nostre virtù e vizi… non ci giudica …per quello che facciamo …..per il male che abbiamo dentro di noi ….. ci perdona….. il suo amore è incondizionato…. perchè tu ci vuoi cambiare ??

    un abbraccio

    lorena

  9. Cara Lorena,
    sei coraggiosa ad esprimere con sincerità quello che senti , sfidando un ” pezzo grosso” come Marco, così frontalmente . Lui ti ha risposto e sono d’accordo con lui, ma vorrei cercare di capire anche quello che tu vuoi esprimere : ” perchè per vivere serena e in pace devo sentirmi costretta a cambiare, a prendermela con il mondo, stare li a guerreggiare e a criticare quello che non va ? Perchè devo infilarmi nell’Inferno di questa vita, quando posso tenermi da parte e gustarmi l’alba e i tramonti, annusare i fiori , vivere le gioie semplici della vita? Dio ci ama, non ci giudica e anzi è anche misericordioso perchè non rispettarci tra di noi, prenderci cosi come siamo, con vizi e virtù? Non è sulla TOLLERANZA che dobbiamo costruire le nostre relazioni ? Che brutto invece, quando qualcuno si mette a gridare, a strapazzare tutti quelli che a lui non va , che non vogliono cambiare ! ”
    Forse, cara Lorena, di questi tempi, bisognerebbe ragionare anche su quella che fino ad oggi è considerato IL VALORE DELLA TOLLERANZA, non credi ? Cosa dobbiamo tollerare e ancora tolleriamo ? Cosa invece non possiamo più tollerare? Tu che ne pensi ?
    Con simpatia per il coraggio della sfida: una energia che si presenta aggressiva, quasi a distruggere ( quello che ti spaventa anche in Marco ) , ma porta con sè anche uno spirito creatore, che sono sicuro è anche dentro di te.
    Spero vorrai continuare a cercare in te questo tuo Spirito creativo e salutare, a modo tuo o se vuoi, come facciamo noi di Darsi Pace ….
    per me infatti E’ l’ESSERE LA VIA DEL FARE ( Lao Tze ) lo dico dopo ho provato il contrario con grande infelicità.
    Un caro saluto, non sparire
    ivano

  10. …Marco non è “un pezzo grosso” è semplicemente una persona umana con le sue virtu’ e i suoi difetti… ….. .forse dovrebbe mettere un po’ di più in discussione le sue teorie “soggettive” …..perchè secondo me pecca un po’ troppo di presunzione ……che siano giuste…. non è scritto da nessuna parte che ciò che dice sia vero …. a parte nei suoi libri….

    un abbraccio

    lorena

  11. Chi ne sa più di me, lo ammiro . Veder Marco come un “pezzo grosso ” è una modo di dire sbagliato, retaggio popolare di chi si sente inferiore, come ancora io quando ho lo sconforto. Mi scuso! .
    Riguardo poi ” che ciò che dice sia vero ” cosa è vero ? Credo che sia molto vero tutto il lavoro che Marco ha fatto e sta facendo , le cose che dice, le cose che scrive, il suo fervore, certo con il suo carattere che puo’ piacere o non piacere, ma autentico, libero, sincero. A me , quando sono fiacco, e mi guardo attorno e vedo gente più fiacca di me, fa bene sentire la sua energia ! Ma la verità di Marco, di Lorena e di Ivano, è che ciascuno deve trovare la sua ! Forse non è tanto cercare la verità, quanto piuttosto essere veri, autentici, al meglio di noi stessi, piuttosto che al peggio ! Anche la Verità, come la Pace, va cercata, con un nostro DARSI ….alla fiducia , alla conoscenza, all’ascolto, credendoci, affidandoci , se non a Dio, almeno ai nostri desideri umani o a ciò che sentiamo essere vero in noi !
    con simpatia e fiducia ( strano, mi fido più degli altri che di me !)
    ivano

  12. Anonimo dice:

    Ciao Lorena, secondo me non si tratta di stabilire “chi ha ragione”, cioè se Marco dice -e scrive- la verità o meno, rischiando di fare intellettualistiche quanto sterili dispute accademiche ma di accogliere (o no) una proposta di percorso interiore e di ricerca spirituale che nel laboratorio dei gruppi DP si può gradualmente (e concretamente) realizzare sperimentantandola ‘sulla propria pelle’.
    L’ unico consiglio che ti posso dare è “Prova!”, non firmi nessuna cambiale in bianco, e puoi sempre ritirarti (ma almeno hai avuto la possibilità di sperimentare in concreto la proposta e quindi decidere a ragion veduta che non fa per te!). Tra l’altro, come nel mio caso, puoi seguire il tutto telematicamente in un’ area riservata con relativo ‘blog’ per i commenti…auguri, mcarla

  13. Anonimo dice:

    Non si tratta tanto di “fare” qualcosa, ma di ESSERE qualcuno. Daniela ha citato Teresa di Gesù e la sua famosa preghiera “Nada te turbe”. La stessa Teresa esortava le sue figlie a “lavorarsi interiormente” non tanto per fare qualcosa (anche se di grande), ma per “ser tales que…” ossia “essere tali da…”, tali da cambiare il mondo con l’umile e faticosa – ma formidabile! – forza di un mistero pasquale assunto giorno dopo giorno, vissuto personalmente nella propria carne. Che cos’è, infatti, questa nostra vita, se non un itinerario di progressiva purificazione, di assimilazione a Cristo benedetto, che ci porta ad essere, se lo vogliamo, ciò che siamo stati creati? “Uomo – ammoniva Evagrio pontico – se vuoi sapere chi sei, non guardare ciò che sei stato, ma l’immagine che Dio aveva di te quando ti ha creato”. Quell’immagine è il Figlio Suo, in cui noi, nel tempo che ci è dato di vivere su questa terra, siamo chiamati a divenire, a fare carne nella nostra carne. E’ semplicemente l’itinerario biblico: creati da Dio simili a Lui, “pezzi di Lui”, siamo chiamati a divenirlo per scelta libera e risposta d’amore, passando, naturalmente, per il cammino di spogliamento di tutto ciò che, in noi (e fuori di noi), non è Dio e di cui, via, via, ci siamo incrostati lungo la nostra storia collettiva ed individuale.
    L’immagine evangelica del campo coltivato a grano, in cui il nemico aveva nottetempo seminato la zizzania, non è solo il mondo globale (in cui, inutile negarlo, la zizzania esiste ed esisterà, insieme al buon grano, fino alla fine del mondo) ma è il campo che siamo tutti noi, l’umanità che è ciascuno di noi. Nostro compito è quello di coltivarlo, trasformandolo in giardino. Forse non avremo la possibilità di cambiare il mondo in quanto tale, ma ciascuno di noi può cambiare se stesso, lavorando a coltivare quel fazzoletto di campo, quel pezzetto di giardino, quel frammento di Eden, che è la propria. Affrettando l’avvento del Regno. Zolla dopo zolla. Senza pessimismi e con tanta speranza, perché, nonostante le apparenze, il mondo è stato già salvato. A noi il compito, se siamo furbi, di immetterci positivamente, nel flusso della salvezza. Collaboratori felici, anche se nella fatica e nelle lacrime, di Dio.
    Mi sembra sia questa la proposta che ci sta offrendo, senza obbligarci ad aderirvi, Marco. Indicandoci, come modello da seguire, Cristo, non se stesso.
    Avventura affascinante. E degna.
    Buona Pentecoste a tutti, con un sorriso ed un abbraccio,
    angela

  14. Fabio F. dice:

    Grazie per questo bel post, un carissimo saluto a tutti, e un particolare abbraccio a Marco per la costante e comune battaglia contro ogni forma di presunzioni e di malignità, interiori ed esteriori, che costantemente, uniti nello Spirito, cerchiamo di sconfiggere

  15. Marco Guzzi dice:

    Grazie a te, caro Fabio, sabato ci hai donato una testimonianza di forza e di fede che credo non dimenticheremo.
    Un abbraccio. Marco

  16. Ciao grazie a te Fabio. Sulla discussione che si è sviluppata: per me oggi siamo chiamati proprio a riscoprire il legame essenziale tra contemplazione e azione, tra pensiero e azione. Il “fare” umano per essere davvero creativo può nascere solo dalla relazione con il Principio di Vita che è Dio.
    L’attivismo frenetico è l’altra faccia della medaglia di una umanità depressa che tenta di sfuggire al confronto con i propri bisogni più profondi e autentici.

  17. Anonimo dice:

    Non conosco Lorena . Conosco Marco. Lo conosco nei suoi testi. Lo conosco perché sto terminando fisicamente il primo anno del laboratorio Darsi Pace. Non ti conosco Lorena ,il tuo livore interno emotivo che ti spinge ad un attacco così frontale a Marco. Sono arrivato nei gruppi Darsi Pace dopo tante conferenze viste di Marco. Un Intelletuale che incendia i cuori di giovani , adulti , anziani desiderosi di ricerca e rivolgimento. Ho deciso di seguire fisicamente i Gruppi e non telematica / mente per non incorrere in sterili e pericolosi processi idealizzanti. Volevo sporcarmi, impolverarmi, respirare l’aria del viaggio verso e la meditazione del ritorno a casa. Il tempo e il lavoro interiore, intellettivo , psicologico mi sta dando ragione anzi comprova la validità del percorso. Lorena prova . I nostri gruppi sono aperti in entrata e uscita . Marco è’ un Intelletuale prima di tutto libero da partito politico, non servo di multinazionali e molti dei suoi libri c’è uno spaccato di vita Reale non edulcorate elucubrazioni filosofeggianti “per vendere “meglio. Fai una ricerca sulla sua personale bibliografia . Leggila bene come ho fatto io prima di iniziare. Vedrai e scoprirai un Uomo che ha rinunciato. Rinunciato al fascino della celebrità , alla vendita a tutti i costi. Ha rinunciato o rifiutato comunque un scelta forte in età giovanile per servire l’Altro. Servire. Servire non essere Servo di un sistema concedimi il termine Istituzionale oramai. la sua stessa bibliografia , facendo attenzione alle date , alla nascita dei gruppi Darsi Pace. Io trovo la sola sua bibliografia un elemento rivoluzionario in mezzo a un Italietta che è’ abituata ad abbaiare, urlare, apparire in ultimo non cambiare Mai. Il nostro poeta a 60 anni rilancia continuamente idee insurrezionali non illusorie ma vere come le nostre uniche Vite.

  18. Anonimo dice:

    E’ vero, la biografia di Marco lo rende testimone credibile di ciò che dice, scrive e fa…abbiamo bisogno di persone coerenti e non di imbonitori e venditori di fumo, di guide capaci davvero di ascolto e di accompagnamento autentico. A noi la scelta di farci accompagnare o no! mcarla

  19. Enrico Macioci dice:

    Mi rivolgo a Lorena.
    La proposta (la provocazione…) di Marco Guzzi è paradossale. Ambiziosa ma umile, colta ma semplice, rivoluzionaria ma paziente. Proprio per ciò non è facile discernerla, non è facile “entrare” appieno nel discorso (sintetico ma assai denso e articolato) di Marco Guzzi senza mettersi sulla difensiva, senza sospettare di subire una lezione più che di condurre un’esperienza.
    Eppure Marco Guzzi è uomo di domande più che di risposte; la tentazione di prenderlo per un maestro si materializza solo se non si ha il coraggio d’affrontare un cammino personale. La libertà del resto, ce lo ha spiegato bene Dostoevskij, è ciò che più ci terrorizza, tanto da preferirle spesso le più bieche, tristi e mediocri schiavitù. E Marco Guzzi ci spinge nella direzione della libertà massima…
    Io credo che ci sia un metodo infallibile per valutare con obiettività un lavoro e/o una persona: com’è cambiata la mia vita da quando conosco e seguo questa persona e questo lavoro? E’ cambiata in meglio o in peggio? Cosa mi è accaduto di concreto? Cosa ho smesso e cosa ho cominciato? A cosa ho rinunciato e cosa ho conquistato? Cosa ho compreso che prima non comprendevo, che anzi prima non vedevo? Questo lavoro mi è di qualche utilità? Illumina parti essenziali di me? Muta la mia percezione dello stare al mondo, e dunque il mio senso? Mi sembrano domande impietose, davanti alle quali nessun fumo negli occhi è possibile gettare, e che è un diritto e un dovere porsi; solo dopo aver toccato con mano, però, e con tutte e cinque le dita, ciò di cui si discute.
    Per quanto mi riguarda, conosco Marco Guzzi dal marzo del 2007; durante tale lungo periodo ho seguito i gruppi saltuariamente e ho partecipato a qualche intensivo, dunque non sono certo un “fanatico”; ho parlato con lui di persona e al telefono decine e decine di volte; ho letto molti suoi libri (i quali non a caso, lo si noterà, pur portando avanti un discorso preciso si rifanno di continuo a tradizioni millenarie, vi si riallacciano con indocile rispetto, con ribelle devozione…) sottoponendoli al vaglio del mio giudizio; ho paragonato le sue parole a quelle dei poeti e dei pensatori che amo e che mi fanno fremere, riflettere, emozionare; ho spesso trovato molta energia nelle sue parole, molta di quella sostanza misteriosa che chiamiamo vita, e una volta durante una conferenza su Rimbaud (la quale in fin dei conti non era su Rimbaud ma su di noi, su noi tutti) mi sono addirittura commosso; ma non gli ho altresì risparmiato nessun dubbio, nessuna obiezione, nessuna perplessità, nessun pelo nell’uovo, nessuna alzata di ciglio. Lui è sempre stato pronto a rispondermi, e lo ha fatto con calore e passione, e non per perorare la propria causa ma ogni volta daccapo – rimettendosi in gioco personalmente – per verificare se quella causa fosse ancora e sempre valida, lì e allora, qui e ora, sempre. Ogni volta che abbiamo parlato, abbiamo parlato come se fosse la prima. Anti-accademico dunque, e non uno che “che ci vuol cambiare” o che “sostiene di dire il vero”. L’opposto invece! Un acrobata senza filo, un avventuriero. Ed ecco il massimo che lui ti dirà: questo è il filo e quello l’abisso. Io percorro il filo. Tu che vuoi fare?
    Il resto sta a te.
    Questa, Lorena, la mia esperienza, per quel che può valere.
    Enrico

  20. Daniela dice:

    Molto bello Enrico! Sottoscrivo.
    Daniela

  21. Francesco Marabotti dice:

    Complimenti Filippo!
    La Poesia è quella parola geniale che veramente salva e conduce gli uomini e le donne verso un altrove che tutti cerchiamo. È parola vibrante, sincera, non mutilata dall’ipocrisia e dalla pochezza in cui troppo spesso restiamo impantanati. “Poiesis” è l’autentico fare creativo: “ogni atto per cui qualcosa passa dal non essere all’essere è poiesis” (Plat., Symp., 205, b).
    Fare concretamente è un espressione ambigua che sempre ci tenta nell’illusione che “in principio era l’azione”, non a caso fatto pronunciare da Faust. Serviranno millenni di autentico lavoro spirituale per comprendere e assimilare la rivoluzione autentica che cambia davvero il mondo: quella poetica. Tutti i veri rivoluzionari sono poeti in questo senso.
    Se non crediamo nella rivoluzione, e nel desiderio profondo di cambiare il mondo, ed è comunque una precisa visione di pensiero, io credo che siamo anti-cristici, e dovremmo fare i conti con noi stessi comunque.
    Ad ogni modo siamo tutti sulla stessa barca: avremo bisogno di un tempo infinito per divenire veramente poeti.

  22. Giuseppina dice:

    Grazissime, Filippo, di questo post poetico che partendo subito con una domanda (Chi è poeta oggi?) ha acceso una partecipazione vibrante, confermando la forza creatrice della parola vera, vissuta e respirata dentro la propria carne, la sola capace di far accadere ogni autentica rivoluzione.
    Amo la Poesia e i poeti, ho 68 anni e da qualche anno tengo un laboratorio di poesia nella Scuola Media di Frascati, dove ho insegnato.
    Il primo e più grande poeta di riferimento per me è Gesu’ Cristo e, ancor prima di Dante, San Francesco, tutta la sua vita e il suo profondo ammonimento: ” Fai attenzione a ciò che pensi e a ciò che dici perchè può diventare la profezia della tua vita”…
    Trovo sia perfettamente in linea con Gesu’: “Cio’ che esce dalla bocca proviene dal cuore.Questo rende immondo l’uomo”.
    Leggendo il 1° commento di Lorena a questo post mi e’ sorta spontanea una domanda:
    “Perchè i poeti fanno cosi’ paura? Chi ha paura della Poesia? Perchè continuiamo dopo 2000 anni a fuggire da noi stessi per paura del cambiamento che nessuno vuole imporci?
    Anch’io, come Enrico Macioci, conosco Marco Guzzi dal 2007, seguo i gruppi DP da 4 anni.
    Trovo che il metodo integrato di DP ( MENTE- CORPO -SPIRITO) che si porta seriamente avanti per il lavoro interiore sia veramente “poetico” , concreto e necessario, capace di sviluppare forti e sincere relazioni umane anche… con me stessa e… di favorire incontri con testimoni indimenticabili per la loro forza di fede e di speranza come quelle di Fabio e Paola e…di Marco Guzzi e sua moglie Paola…che sento come splendidi compagni di viaggio e mi rinforzano nella certezza che Fare Pace è mio affare personale e quotidiano, come ho scritto in alcuni recentissimi versi che dicono:

    Quando mi fermo e ascolto
    il mio respiro
    inizio
    a fare pace con me stessa.
    Con coraggio combatto
    l’unica vera guerra santa
    che disarma il cuore
    e incontra il clandestino
    che sono io
    nascosto al fondo della stiva.

    Quando ascolto il suo dolore
    tenendolo per mano
    sento la pace che
    come filo d’erba rinasce.

    Si, è vero siamo chiamati liberamente a fare gli acrobati, a percorrere il filo e a danzare la vita anche sull’orlo dell’abisso dove nuovi germogli continuano a spuntare e a salire dal basso…e ci insegnano ad abitare poeticamente il Mondo.
    Un abbraccio a tutti i compagni di viaggio, e a Lorena che lo voglia o no sta continuando a cercare…
    Giuseppina Francesca Nieddu

  23. Mirko Falà dice:

    Non conosco Lorena . Conosco Marco. Lo conosco nei suoi testi. Lo conosco perché sto terminando fisicamente il primo anno del laboratorio Darsi Pace. Non ti conosco Lorena ,il tuo livore interno emotivo che ti spinge ad un attacco così frontale a Marco. Sono arrivato nei gruppi Darsi Pace dopo tante conferenze viste di Marco. Un Intelletuale che incendia i cuori di giovani , adulti , anziani desiderosi di ricerca e rivolgimento. Ho deciso di seguire fisicamente i Gruppi e non telematica / mente per non incorrere in sterili e pericolosi processi idealizzanti. Volevo sporcarmi, impolverarmi, respirare l’aria del viaggio verso e la meditazione del ritorno a casa. Il tempo e il lavoro interiore, intellettivo , psicologico mi sta dando ragione anzi comprova la validità del percorso. Lorena prova . I nostri gruppi sono aperti in entrata e uscita . Marco è’ un Intelletuale prima di tutto libero da partito politico, non servo di multinazionali e molti dei suoi libri c’è uno spaccato di vita Reale non edulcorate elucubrazioni filosofeggianti “per vendere “meglio. Fai una ricerca sulla sua personale bibliografia . Leggila bene come ho fatto io prima di iniziare. Vedrai e scoprirai un Uomo che ha rinunciato. Rinunciato al fascino della celebrità , alla vendita a tutti i costi. Ha rinunciato o rifiutato comunque un scelta forte in età giovanile per servire l’Altro. Servire. Servire non essere Servo di un sistema concedimi il termine Istituzionale oramai. la sua stessa bibliografia , facendo attenzione alle date , alla nascita dei gruppi Darsi Pace. Io trovo la sola sua bibliografia un elemento rivoluzionario in mezzo a un Italietta che è’ abituata ad abbaiare, urlare, apparire in ultimo non cambiare Mai. Il nostro poeta a 60 anni rilancia continuamente idee insurrezionali non illusorie ma vere come le nostre uniche Vite.

  24. Ciao Francesco, grazie, è vero, divenire poeti, esseri umani poetici, rinnovati, richiede un tempo infinito e profonda umiltà, per questo non è facile. In sostanza l’umiltà di arrendersi di fronte all’incapacità dell’ego di dare risposte sensate. Solo così ci si può aprire all’ascolto del Principio di Vita, Logos, Parola rigenerante: queste sono le parole di cui abbiamo bisogno in un mare di chiacchiere.

    Grazie a te Giuseppina per il commento e per la tua poesia. Perché continuiamo a sfuggire, bella domanda. L’ego presume di potersela cavare da solo, totalmente irrelato da tutti e da tutto: sempre più isolato e alienato. Vive nell’illusione della separazione, mentre l’essenza umana è relazione. La crisi antropologica odierna è in realtà la crisi dell’ego, quindi c’è poco da sfuggire. Nei prossimi decenni e secoli (come se non bastasse la situazione odierna per “fermarci e ascoltare”) l’assetto egoico diverrà sempre più insostenibile, a livello individuale e collettivo. Le ricadute almeno per me sono costanti, bisogna lavorare molto, consapevoli però che questa rivoluzione sta già accadendo, volenti o nolenti, e che possiamo già pregustare degli stati di autentica liberazione.

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