Le parole dell’insurrezione

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La cosa più onesta da dire è che non sapevo proprio cosa aspettarmi. Essendo un praticante del primo anno, era la mia prima occasione di partecipare ad un intensivo. Questi tre giorni che ogni anno riuniscono tutte le annualità di Darsi Pace rappresentano certo un momento forte e qualificante del percorso. Questo lo capivo. Ciò che certamente non mi aspettavo era di poter venire preso, esattamente nel punto dove mi trovo, agganciato e portato su una traiettoria percorribile, motivata. Di procedere da arcata ad arcata, sopra il placido mare di Santa Marinella (dove eravamo riuniti), percorrendo gli infiniti chilometri che separano il non senso dalla prospettiva ragionata e pertanto (di nuovo) ragionevole di un cammino. Possibile, pensabile.  Pronunciabile. A parole.

Eh sì, perché il grande protagonista di Santa Marinella 2015 sono state proprio loro, le parole. E’ strano, perché di fronte al rumore incessante del mondo, alla bulimia informatica moderna, mi sarebbe venuto spontaneo provare a cercar rifugio nel contrario: nel silenzio, nella sottrazione, nell’assenza. Invece Marco Guzzi mi ha mostrato che quello che stranisce e sfinisce non sono le parole, ma le parole sbagliate, le parole male-dette. A partire proprio da quelle che ci diciamo noi stessi, a volte a flusso continuo.

Silenziare queste parole è solo parte del lavoro. Ed è forse questa la novità più forte entrata nel mio orizzonte, dopo Santa Marinella. Perché queste parole si possono e si devono sostituire, con altre parole, che danno senso. Fermarsi al silenzio è importante, ma non compie, non conclude. Non regala vera speranza. Come ci è stato spiegato in questi giorni, è solo il primo passo, il primo moto dell’unica vera possibile insurrezione.

Devo qui confessare una ultima impotenza:  non posso veramente parlare di cosa è stato l’intensivo di Darsi Pace di quest’anno, sospetto difatti che vi sia un intensivo per ogni persona intervenuta. Ogni persona ha inevitabilmente intrecciato la lucida analisi di Marco con il suo stato d’animo, la sua esperienza, le frasi scambiate con amici e compagni di cammino, la sua coloritora emotiva di fondo.

Cosa è l’intensivo per una persona che ci è già venuta diverse volte? Certo non posso dirlo io. Quello a cui devo rinunciare, è dunque il mito irraggiungibile di una completezza oggettiva. Posso così solo parlare del mio intensivo. Anche perché, come mi sembra di capire, ciò che accade fuori di me ultimamente è come se non esistesse. Anima est quodammodo omnia.

Così la prima vera sorpresa dell’intensivo, è che vengo subito afferrato in un discorso che pare cucito intorno a me. Che sorpresa. Stavolta è vero, potremmo ripetere una frase della pubblicità, Tutto intorno a me. Sono io, sono io fotografato e descritto. La situazione dell’uomo è quella di una mancanza. Mancanza di qualcosa di essenziale. Non faccio affatto fatica a ritrovare me stesso, in tante mattine, in tanti risvegli. Preso quasi alla gola da un senso vertiginoso di consapevolezza che manca qualcosa, qualcosa di essenziale.

Sentirmi descritto è però anche allo stesso tempo sentirmi accolto. Sotto le parole di Marco avverto una voce calda, materna e paterna allo stesso tempo, che modula un messaggio non verbale. Il messaggio dice non ti preoccupare, non ti scandalizzare se stai così, è normale. E’ una fase, un passaggio.

E’ una analisi che non fa sconti, nella descrizione del punto di realtà, ma per questo è sommamente benefica. Del resto, educare gli uomini a negare questa mancanza è come dir loro che non devono essere uomini. Ed è questa l’origine di tante storture disumane del nostro presente. E’ appena, a questo livello, un problema di rimozione.

Così la prima insurrezione si trova nella semplice presa di coscienza, sul capire come stanno le cose, senza più fuggire. La fuga è sempre più dolorosa del semplice voler guardare. Così agganciato, posso proseguire il viaggio. La domanda è, a questo punto, consequenziale e assai diretta: come insorgere?

Mi viene mostrato come l’esperienza delle risposte formulate fino ad ora, nel modo in cui sono state formulate e proposte non è più sufficiente.

L’azione politica come liberazione dell’uomo ha mostrato i suoi limiti in modo spesso tragico, la fede cieca nel progresso scientifico è ormai tramontata.

Gli approcci psicoterapeutici, peraltro, si infrangono contro i loro stessi limiti: sono importanti, a volte fondamentali, ma da soli non portano la liberazione sperata. Perfino le religioni tradizionali mostrano innegabili aspetti di crisi, manifestano la necessità di un ripensamento delle forme di comunicazione e di trasmissione della loro ricchezza.

Ecco che arriviamo finalmente al nucleo vitale, ecco la perla, la pietra angolare per ricostruire l’umano. L’insurrezione vera può solo partire dal pensiero, dalla parola. Ciò che davvero unisce interno ed esterno, psiche e mondo. Ogni cosa, ogni conoscenza, è avvolta di parole. Vive perché è detta.

E’ dunque il linguaggio che va corretto. L’insurrezione – quella vera, l’unica ormai possibile – parte dal linguaggio. In sintesi, la correzione dello stato di rimozione della mancanza, avviene attraverso una parola che non rimuova affatto il vuoto, ma ce lo riveli come una fonte di verità. Egli ti dirà parole per mezzo delle quali sarai salvato (Atti, 11,14).

La portata di questo è straordinaria. Cercare la parola vera al fondo del mio vuoto, vuol dire che la salvezza la devo cercare proprio dentro la mia debolezza, dentro il mio disagio. Non più censurandolo, ma accogliendolo, immergendomi in esso con la meditazione, fino a reperire, proprio al fondo, la pietra preziosa.

Si sgombra – gioiosamente! – la strada da tanti equivoci, ed ecco così aperto il campo alla comprensione che la Parola vera, quella bene-detta, si propone in forma pienamente rispettosa di questo dinamismo umano. Non giunge a noi come un blocco di verità immediatamente posto, ma si rivela dentro l’uomo.

Ecco il mistero dell’Incarnazione! Si rivela attraverso i tempi e la fatica della comprensione umana. Che riscatto per le nostre fatiche! La mia vita può essere vista come una fase di avvicinamento, lento e faticoso, alla Verità ultima. Esattamente nel modo in cui la Verità ha scelto di rivelarsi. Così il cammino dell’uomo e della storia riprende senso e colore. E l’avventura diventa di nuovo una bella avventura, una avventura giocabile, una avventura interessante. Anzi, la più interessante di tutte.

Che bello capire che noi cristiani abbiamo un Dio che si rivela nella storia, dentro la storia. Ogni percorso personale e collettivo, pertanto, è un tentativo di progredire in questo percorso. Se le prefigurazioni – in quanto tali – sono disastrose (ricordo bene come un caro sacerdote, ora scomparso, amasse ripetere “non bisogna affrettare nulla”, e ora capisco meglio quella frase) il cammino è comunque confortato dal fatto che la vittoria è certa, c’è già stata.

In  tutto questo, il tempo attuale è prezioso, è tempo di grande libertà. E’ il tempo in cui dobbiamo di nuovo e realmente scegliere da che parte stare: non esiste praticamente più una tradizione in cui saltar sopra, come un tapis roulant, che ti porti avanti senza che tu abbia a fare una scelta consapevole. E’ tempo terribile, ma anche bellissimo. Il tempo della libertà. Il tempo di una vera insurrezione, di una vera nascita. Il tempo è venuto in cui tutto quello che non è insurrezione del Nascente, è destinato a crollare. A noi tocca decidere.

A noi? No, “noi” è ancora astratto. A me, tocca decidere. Questo mi sta dicendo Marco Guzzi. Ogni mattina, di nuovo. Decidere di sì, per la ragionevolezza di questo percorso. Poi cadere, magari, dopo un minuto appena. Nell’errore, nella distrazione, nella dimenticanza. Nelle strategie compensative. E di nuovo, rialzarsi, stirare il busto, ergersi di nuovo: sapere e sentire che sono sempre e comunque guardato con affetto, con benevolenza. Tornare al lavoro su me stesso, capire che sono lavorabile. E fidarmi, finalmente fidarmi, di un sorriso grande come il cielo. Di un perdono perpetuo, grande come il mare, come si gode da queste ampie terrazze.

E così, sempre, ricominciare

Comments

  1. Paolo da Villa Poma says:

    Grazie Marco,
    ottimo uso della parola insurrezionale in grado di ravvivare, illuminare e sintetizzare. Con il tuo aiuto ho rivissuto e rifatto carne in me i tre giorni di Santa Marinella. Paolo da Villa Poma.

  2. GABRIELLA says:

    Condivido in pieno quanto hai scritto Marco, anzi ti ringrazio perché è davvero emozionante leggere il proprio pensiero espresso da chi lo sa fare in modo chiaro e limpido.
    E condivido anche l’idea che ogni esperienza è unica e soggettiva e non si può facilmente raccontare se non si vive. Così come spesso non riesco a spiegare cosa sono i gruppi Darsi Pace perché sono “tante cose” e perché se non si vivono in prima persona non si comprendono.

    Mai come quest’anno l’ intensivo di Santa Marinella, per me che l’ho vissuto tante volte, è stato forte e denso di emozioni; colgo l’occasione per ringraziare chi mi ha detto delle belle parole, chi si è affidato a me con fiducia per condividere le proprie sofferenze spero di aver donato qualche parola di conforto e di speranza. Per me è stato un vero arricchimento, mi sento più forte e decisa a continuare questa esperienza.
    Ringrazio naturalmente Marco G. perché ancora una volta mi ha aperto gli occhi con il suo “linguaggio” potente che scuote le coscienze che invita alla vera insurrezione e al contempo consola!

    Un abbraccio caro a tutti Gabriella

  3. Bellissima sintesi Marco! Densa e viva, ho ripercorso con piacevolezza i punti fondamentali di questa esperienza che come sempre ancora porto con me nel ricordo dei volti, dei sorrisi, nella bella sensazione di una relazione/comunione che si basa su una grande speranza: colmare la grande “mancanza” insorgendo contro la menzogna di quel nostro mondo di parole avvelenate e lugubri che sanno di morte e di sconfitta, parole sotterranee, nascoste nelle pieghe dei nostri tentativi impacciati di essere “disinvolti” fingendo di essere sani.
    NO basta menzogna, questo grido si è avvertito nel silenzio delle nostre meditazioni, negli occhi lucidi e felici, la rianimazione è solo appena iniziata, il corpo intorpidito e stanco del nostro essere e del mondo, si sta risvegliando e la disperata allegria di chi sa che non c’è niente altro di meglio da fare è contagiosa, molto contagiosa.
    Lo avverto nel mio desiderio profondo di contagiare le persone con l’entusiasmo che non mi ha mai abbandonata da quando ferita e stanca cinque anni fa sono stata raggiunta da parole terapeutiche e vere.
    Lo avverto negli occhi delle persone che mi guardano e mi ascoltano perché quando parlo di questo percorso io mi accendo, prendo vita, mi animo e sono finalmente me stessa in pienezza senza paure, senza finzioni, senza inutili orpelli, semplice-mente, arrendevole-mente…
    Mi tornano in mente le parole recitate da Fabio sabato sera…

    PAROLE GUIDA

    Non si finisce mai di cominciare:
    Inaugurale è il giorno
    Ogni mattina.
    E la sapienza
    Culmina in un bacio
    Per la buona notte.
     
    Lo spirito più dolce è il più severo,
    Il più sagace: un calcio
    In culo e vivi
    Senza troppe storie.
     
    Il resto mancia:
    La vita t’è donata in sovrappiù.
    (Marco Guzzi)

    Grazie a tutti
    Daniela

  4. Giuliana says:

    Credo anch’ io che ci sia un intensivo per ogni persona che vi partecipa.

    Io mi sentii presa, come te a santa Marinella, quando partecipai per la prima volta all’ intensivo di Eupilio, nel dicembre 2007.
    Agganciata dalla forza di un pensiero più profondo, più ampio, più lucido, più pulito del mio, che mi veniva dato gratuita-mente, un pensiero illuminato dal Pensiero non separato dalla Parola, un pensiero che si rivela dentro l’uomo nella fatica della comprensione.

    Sostituire le parole sbagliate con le parole che danno senso è per me comprendere che il nome di Gesù non è un’etichetta da appendere a qualcosa di esterno a me, ma è un’intera forma del mondo e della relazione uomo-Dio.

    Mi affascina il Dio che Cristo ci rivela, il Dio che si fa dentro la storia, un Dio da aiutare a nascere.

    L’intensità del lavoro di gruppo e di ogni momento vissuti a santa Marinella, la condivisione del dolore che ognuno di noi vive nella propria esistenza mi dicono che stiamo davvero attraversando una soglia epocale che ci sollecita ad un salto evolutivo di coscienza.

    A noi la scelta di quali uomini e donne vogliamo essere; ogni giorno, sempre, ad ogni battito del cuore possiamo decidere se collaborare o no con il Dio che ci libera e trasforma il mondo salvando la sua dimora dentro di noi, come scriveva Etty Hillesum

    “Sì, mio Dio, sembra che tu non possa far molto per modificare le circostanze attuali ma anch’ esse fanno parte di questa vita.
    Io non chiamo in causa la tua responsabilità, più tardi sarai tu a dichiarare responsabili noi.
    E quasi ad ogni battito del mio cuore, cresce la mia certezza, (…) tocca a noi aiutare te, difendere fino all’ ultimo la tua casa in noi.”

    Un grande abbraccio con mani piene di terra e occhi pieni di cielo.
    Giuliana

  5. Andrea Vitolo says:

    Grande Marco!
    Grazie per averci rifatto vivere il Senso (mondo) dell’inteso intensivo.

  6. Fabio F. says:

    Piace molto anche a me la tua sintesi. Hai esposto proprio bene e con efficacia il grande valore di ciò che è emerso e cioè: il rapporto silenzio-parola e viceversa. Su questo ci lavoro costantemente e, a Santa Marinella, insieme è stato più facilitato. Ho ricevuto forza, grinta e più fiducia in me, da tutti, davvero bello, grazie Marco, e un caro saluto e un abbraccio a ciascuno do voi.
    E mi fa piacere riportare la poesia di Marco G. che mi è venuta alla mente rispetto a quanto detto sul potere della parola.
    Dal libro “Parole per Nascere”:
    sezione Guarire
    LA FONTE

    La salute scaturisce dalla fonte
    Di una giusta parola.

    Chi mi ha otturato le mie fonti
    Acustiche?
    Questa mia fede muta inacidisce.
    E l’ateo in me
    Prende la parola
    Bestemmiando
    Qualsiasi cosa dica.
    “ Ritroverai
    La fonte. Più pura.
    La vena sta scavando
    In te itinerari
    Intimi, e diramando
    Fino ai capillari
    La sua liquidità, perfezionando
    Tutta la viaria
    Rete in te della sua umana
    Incarnazione”.

  7. Grazie Fabio!
    Bellissima!
    Daniela

  8. Giuseppina says:

    Grazissime Marco C, vibrante cassa di risonanza dell’intenso intensivo di M.GUZZI e neofita dell’esperienza di S. Marinella.
    Quest’anno ha coinciso con la festa di Pentecoste! ma davvero a S.Marinella il Fuoco dello Spirito da anni continua a soffiare per ri-cordare, parlando a ciascuno di noi nella propria lingua, dicendoci che
    “Vi ho detto queste cose perchè abbiate pace in me. Voi avrete tribolazione nel mondo ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo! ” (Gv 16,33)
    Voglio serbare nel cuore il grandissimo calore che, nonostante la piovosità del tempo, ciascuno di noi ha fatto circolare. Spero davvero che rimanga acceso in maniera inestinguibile in questo mio/ nostro tempo chiamato ad una Insurrezione-Risurrezione permanente.
    Grazie a tutti i compagni di viaggio e all’impegno-desiderio di ognuno di accogliere il Fuoco dello Spirito, ospite dolce dell’anima.
    Giuseppina Nieddu

  9. Grazie di cuore Marco per le parole ben dette e ben scritte che mi hanno aiutata a far luce e chiarezza in alcuni passaggi .anche per me il mio vissuto ,nell’esercizio di auto conoscimento,si è’ intrecciato precisamente nel punto dove ero bloccata dal senso di impotenza di non trovare parole efficaci, significative…ora .sbloccata ,mi rimbocco le maniche e imbocco la strada della correzione…accompagnata da silenzio e parole poetiche nutritmento di qs speciale intensivo.un abbraccio a tutte e a tutti e buon lavoro!Irenilde

  10. Anonimo says:

    Grazie di cuore anche a Fabio per le parole recitate con la voce sintonizzata con il cuore!
    Grazie Silvia per averci guidato con parole cantate e la gioia in gola…..e grazie a Daniela per la voce vibrante che ci ha donato emozioni commoventi!un abbraccio caloroso Irenilde

  11. Marco Guzzi says:

    Caro Marco, è un vero piacere leggere le tue parole così precise, il tuo racconto così evocativo.
    Grazie, un abbraccio. Marco

  12. Cari amici, caro Marco,

    grazie per le vostre belle parole. Sono contento di aver potuto condividere le mie impressioni del mio primo intensivo!

    Rinunciare a dire “cosa è stato” e cercare invece “come l’ho avvertito” forse mi ha permesso di parlare con il cuore, senza tentati intellettualismi. Un evento come questo già avrebbe bisogno di molte pagine, e probabilmente non si riuscirebbe a descrivere interamente. In realtà penso non si possa esaurire con le parole, come i percorsi iniziatici non si può comprendere del tutto standone fuori… essendo non appena un evento “di contenuto” ma che si propone di agire sulla “forma mentis”, forse è quella la prima che dobbiamo cambiare.

    Cioè. Che devo cambiare, io.

    Vi abbraccio,
    Marco

  13. Grazie Marco per la tua condivisione. L’ho trovata solo ora, 15 giugno, e mi ha fatto rivivere con intensità i giorni di Santa Marinella, soprattutto per quello che Marco Guzzi ci ha detto sulla parola. In quel momento mi si è spalancato il senso profondo di quanto tante volte ho letto nel vangelo di Giovanni:” La Parola si è fatta carne”. Parola che ho meditato e che mi ha affascinato dalla prima volta che l’ ho letta, ma che sentivo di non averla ancora scoperta abbastanza nella realtà delle parole di ogni giorno. Mentre Marco parlava, questa parola di Giovanni mi ritornava più volte, come un’eco e come un invito a renderla vitale in me . Dopo Santa Marinella la parola, ogni parola, ha preso in me un altro senso, una importanza che non avevo ancora scoperto e che mi spinge con gioia a renderla vita, e allo stesso tempo mi rende più capace di a riconoscerla quando non genera vita. Grazie marco per avermi provocato con la tua condivisione e
    Grazie anche a Marco Guzzi . Palmide

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