Elettra e il Crocifisso

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Recentemente ho ascoltato un adattamento radiofonico della tragedia di Sofocle e sono rimasta stordita da quanto odio trasudasse da quei personaggi. Elettra e Oreste, vogliosi di vendetta per la morte del padre Agamennone, si alleano contro la madre Clitennestra che, a sua volta, aveva covato un odio decennale contro il marito per l’uccisione della figlia Ifigenia. Una catena dell’odio che pare non abbia termine. Perché possiamo sempre trovare un “buon” motivo per odiare qualcuno e scaricargli addosso la nostra ira.

Il rancore suscitato da un’ingiustizia rimane indigesto e si riattizza ogni volta che ci imbattiamo in situazioni che riecheggiano quel tono emotivo.

È sufficiente che qualcuno mi dica una parola che mi faccia sentire inadempiente, che metta il dito nella piaga del mio perfezionismo e faccia traballare l’immagine della brava persona che sa fare le cose per bene e così passare indenne sotto le grinfie del giudizio, proprio ed altrui, e l’onda si alza.

Sento quell’odio salire da dentro, dalla pancia, verso lo stomaco fino a percepirne i fumi nel cervello.

La maschera accondiscendente prevale, inghiottisco e farfuglio qualche patetica scusa per giustificarmi davanti al mio senso di inadeguatezza: mi hanno beccata in fallo! Chi osa? I miei antichi fantasmi.

Provo a mollare un po’ la presa, mi dico: non cadere nella trappola, lascia andare, l’errore è contemplato, non succede niente, si rimedia e si ricomincia. Se rilasso la morsa anche il mio interlocutore manca di appigli, continua ad attaccarmi, ma non sa dove appoggiarsi.

I toni si smorzano dentro di me: vedi che non succede niente di grave? Sento l’onda emotiva refluire. Anche l’altro lascia andare. Ritorna la calma. E un po’ di quell’odio iniziale si è dissipato, l’energia che tratteneva si è liberata per essere altro, per alimentare una relazione invece che stritolarla.

Niente di magico, una lunga fatica di laboriosa pazienza. I cristiani la chiamano misericordia. Lo Spirito della Vita che ci abita ci appella da dentro per un cambiamento di sguardo.

Mi volto e vedo il Crocifisso.

In quell’uomo solo appeso a una croce intravedo il gesto rivoluzionario che fa saltare gli automatismi, fa esplodere la maledizione, fa inceppare la catena di azione-reazione.

Non più Elettra divorata dal suo odio, intrappolata in pensieri di morte che riproducono se stessi in un vincolo indissolubile, ma il Crocifisso: il punto di implosione della cinghia di trasmissione della dinamica bellica, della reazione violenta e contrappositiva.

Quando anch’io ho il coraggio di salire sulla Sua Croce, il mio sguardo cambia prospettiva, la vita mi si allarga davanti e intuisco che la vera rivoluzione è innanzitutto il capovolgimento della mia mente, in cui la reazione non è una forza uguale e contraria in rotta di collisione, ma è l’onda creativa che prende in contropiede, innanzitutto me stessa, e mi porta lontano dal centro del conflitto verso un’armonia inedita che ho tanta voglia di scoprire.

Commenti

  1. Cara Iside,

    che bello il tuo scritto! E che sorpresa, per me, riconoscermi così drammaticamente ed esattamente descritto sin dalle prime righe: “È sufficiente che qualcuno mi dica una parola che mi faccia sentire inadempiente, che metta il dito nella piaga del mio perfezionismo e faccia traballare l’immagine della brava persona che sa fare le cose per bene e così passare indenne sotto le grinfie del giudizio, proprio ed altrui, e l’onda si alza.”

    E’ così, per me. Il mio nascondiglio, la mia strategia fin dall’infanzia è questa, nascondermi dietro i panni di quello “bravo”, “preciso”. Costruirmi una maschera di persona brava ed affidabile, posata, riflessiva. Ma, come sappiamo, la maschera ha bisogno di essere continuamente alimentata, con grande dispendio di energia. Qualsiasi critica o commento da fuori, intimamente mi fa infuriare, perché mina tutta questa costruzione, che sta su solo con grande dissipazione di sforzo. Davanti a qualsiasi critica, anche ragionata e pacata, sale su una voce irata che tuona “come osi mettere a rischio questa costruzione? come ti permetti?” Mi chiudo e la nascondo. Faccio anche io il tentativo di sembrare saggio e incamero, fino quasi a schiantarmi dentro. E’ una cosa percepita e vissuta duramente, anche oggetto, negli ultimi mesi, di una specifica attenzione terapeutica.

    Ma ti sono grato ancora di più perché il tuo post non si ferma all’analisi della situazione, che tante volte mi butta nello sconforto. C’è una strada, c’è il lavoro paziente di “depotenziamento” di questa male-dette dinamiche. E capisco meglio perché l’ego non ne vuol proprio sapere di Quella persona, inchiodata lì a braccia aperte. Non ne vuol sapere, perché sente che da lì viene il vero “pericolo”, per lui. Cerca di tenermi lontano in tutti i modi, spesso facendo leva sulla consapevolezza dei miei limiti, delle mie cadute: come se Cristo avesse mai chiesto qualche prerequisito, per abbracciarLo! Ma, intuisco, tutto ciò avviene perché l’ego sa fin troppo bene che quando anche io, appena un poco, salgo sulla Croce, accetto la Croce, istantaneamente cambia tutto. Tornano i colori ed i sapori. Paradossalmente, torna il sorriso, la possibilità del sorriso.

    E la speranza, di nuovo, brilla.

  2. Anonimo dice:

    La maschera non deve essere alimentata deve essere tolta, dobbiano essere noi stessi con i nostri limiti, paure, incertezze .
    Non esistono le “brave persone” siamo tutti essere umani con un battito cardiaco, non siamo dei computer che rispondo a stimoli

    lo spirito santo illumi le nostri menti e riscaldi il nostro cuore.

    un abbraccio
    anonimus

  3. rosella dice:

    il capovolgimento della mia mente, in cui la reazione non è una forza uguale e contraria in rotta di collisione, ma è l’onda creativa che prende in contropiede, innanzitutto me stessa, e mi porta lontano dal centro del conflitto verso un’armonia inedita che ho tanta voglia di scoprire.

    cara Iside
    si sente che è UNA REALIZZAZIONE del lavoro che facciamo nei gruppi dp e non semplicemente un’ idea/opinione tra le altre.

    Complimenti.

    Ciò che mi convince nel lavoro proposto da Guzzi è che acconsentire alla morte delle nostre reazioni automatiche aggressivo/difensive di odio, fa veramente gustare quel centuplo quaggiù, promesso da Cristo.

    In effetti, se non facessi una esperienza personale di QUESTA PACE, che colma il cuore e illumina la mente, non avrei il sostegno necessario alla mia poca fede e alla mia, ancor più flebile speranza di ETERNA FELICITA’.

    Qualcosa per la quale vale la pena di esistere e di generare figli alla vita.

    In questo lavoro, sempre maggiormente mi rendo conto che l’unico possibile compimento del mio desiderio è: imparare ad amare.

    ciao

    Rosella

  4. Giuliana dice:

    Più approfondiamo il lavoro interiore più riconosciamo qualche nuovo tratto dei nostri mascheramenti ed impariamo ad attenuarne l’automatismo.
    Riconosciamo meglio anche le nostre paure e l’odio che ci abita ed impariamo a non farcene più dominare.
    Nella nostra pratica il lavoro di auto conoscimento e preghiera si intrecciano, si rinforzano e si rilanciano a vicenda.
    Ed è davvero bello vederne i frutti, vedere il cambiamento che si fa dentro la carne, nella precisione delle parole e nella dolcezza della voce che le pronuncia.

    Carissima Iside, leggo sempre volentieri i tuoi post nei quali gusto la bellezza della trasformazione, i vecchi nodi si sciolgono e scoprono la vera Iside, instancabile e paziente nel lavoro di scavo, umile nel riconoscere il proprio limite, capace di guardarsi con misericordia e di donare a noi lo stesso sguardo.

    La maschera che vogliamo toglierci di dosso non è la mascherina di carnevale, è un codice che impregna il nostro DNA e che un’impalcatura di pensieri errati continua a rendere attivo.
    Solo l’Amore Incondizionato che Cristo ci rivela può sostenerci ed incoraggiarci a perseverare nel cammino di ri-generazione tanto necessario per ogni essere umano e per il mondo intero.

    Grazie e un forte abbraccio
    Giuliana

  5. Anonimo dice:

    Cara Iside!
    Il tuo post mi aiuta oggi a superare la delusione e la rabbia per un’esperienza di vita pratica, vissuta ieri, senza nessuna conseguenza esteriore però. L’odio oggi è soprattutto verso di me , perché non sono stata “ all’altezza”, perchè non sono stata vincente e perfetta, come volevo . Come è duro accettarlo! La ferita sanguina, cerco di scoprire i miei sentimenti fino in fondo, di accettarli, ma anche di liberarmene. Solo perdonandomi, lasciando passare alcune ore, con alcuni momenti di meditazione, spero che ci riuscirò! E tornerò a vivere la mia vita…in compagnia degli angeli e dei santi! Grazie, Mariapia

  6. Giuseppina dice:

    Si, cara Iside,
    Essere sè stessi, imparare ad amare vera-mente, è imparare a morire senza trucchi e senza inganni per imparare a rinascere quotidianamente.
    Come scrivi tu, questo “non è niente di magico, ma una lunga fatica di laboriosa pazienza che i cristiani chiamano misericordia.”
    Richiede che mente , corpo e Spirito siano allineati e allenati alla vigilanza per disarmare l’ Elettra che c’è in me.
    Anch’io lentamente sperimento che il coraggio quotidiano, sostenuto e condiviso, come nei gruppi di liberazione interiore DP, cambia il mio sguardo bellico per armonizzarlo con quello del Cristo, prototipo rivoluzionario del vero uomo e vero Dio che, libera-mente ognuno di noi ,è chiamato ad essere.
    Si, in questo nostro tempo, cosi’ duro e cosi’ favorevole per toglierci la maschera di Elettra che” impregna anche il nostro DNA” è possibile risalire dagli inferi, senza più barare nè contrattare con le nostre mezze verità.
    Lasciamoci guarire ed i
    lluminare dal laser del più grande Poeta che conosco: GESU’ CRISTO.
    Grazie, cara Iside e cari compagni di viaggio.
    Giuseppina

  7. Fabio F. dice:

    È bello il tuo scritto anche per me, cara Iside, e anche i commenti mi sono utili in questo momento!
    Ciao e grazie a tutti.

  8. Antonietta dice:

    Cara Iside, anch’io come Rosella sento nelle tue parole la realizzazione concreta, l’incarnazione del lavoro che stiamo facendo.
    Perché le parole della fede diventino carne ci vuole infatti quell’ultimo tremendo passaggio che siamo noi, che sono i nostri corpi e le nostre vite, e tu questo passaggio l’hai descritto benissimo, da dentro.
    “L’onda creativa che prende in contropiede e mi porta lontano dal centro del conflitto” è un’immagine bellissima. Vedo il surfista che, sorpreso, si lascia portare, in equilibrio su un’onda che spiazza ma non distrugge, perché sostiene e conduce.
    Che libertà quando riesco a fidarmi anch’io di quest’onda anomala!
    È un’onda che mi rende concreto proprio quel “traslocare” che era al centro del nostro ultimo Approfondimento 1.

    Grazie per le tue parole… sempre così piene di poesia 🙂
    Antonietta

  9. Anonimo dice:

    Chiedo scusa se mi inserisco in un post tanto serio e profondo per fare alcune domande all’ anonimo/a.

    Caro/a anonimo/a tu dici che non esistono le brave persone, qual è la tua definizione di “brava persona”? Tu come ti definiresti?

    Ti va di giocare a un gioco che si chiama “Indovina chi è?” Se sì, le domande sono: Sei maschio o femmina? Hai scritto altri post anonimi di recente? Quale fiume scorre nel luogo dove abiti? Che cosa hai paura di perdere? Se non vuoi rispondere a quest’ultima domanda essendo un po’ personale sarà comprensibile.
    Concordo con l’invocazione allo Spirito Santo. Un saluto. Stefania

  10. daniela dice:

    Pensavo a come odio per se stessi e odio per l’altro si intreccino per bene.
    Negli ultimi mesi sto soffrendo per la distanza, via via sempre più profonda, che un caro amico “esperto meditante” sta mettendo tra noi. In un momento tra l’altro in cui mi trovo da sola ad affrontare oggettivi problemi familiari e di salute miei.
    In questo periodo il mio mantra è stato “sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo” e ho cercato, con sforzo, di vivere così. I risultati non sono stati soddisfacenti: l’impressione è che l’altro veda comunque nel mio agire e nel mio dire solo ciò che conferma le sue idee.
    E allora mi sento triste e impotente, odio l’altro e odio me stessa per il non riuscire a saltarci fuori.
    Cosa è allora il lasciare andare? Accettare che il ghiaccio intorno a noi non può essere sciolto? E la fiducia? E la speranza?
    Grazie per le condivisioni, molto belle,
    Daniela

  11. rosella dice:

    Cosa è allora il lasciare andare? Accettare che il ghiaccio intorno a noi non può essere sciolto? E la fiducia? E la speranza?
    Non so se ci conosciamo, ne se frequenti il corso dp ma,nella mia esperienza Il “lasciare andare” è solo una parte del lavoro, quella che mi consente di dilatare un poco di più l’inspiro, sciogliendo “il blocco allo stomaco” che mi paralizza, in modo tale da poter acconsentire/accettare che il ghiaccio attorno a me si sciolga o permanga nella libertà mia e altrui.

    Però il lavoro procede nella preghiera e anche con l’esercizio a nove punti (psicologico/meditativo/invocativo di salvezza)per lavorare per bene la pietra dell’odio che è in me e poco per volta mi rendo conto che non dipendo più dal vero o presunto ghiaccio esterno, posso essere serena nonostante tutto.

    Mi ci sono voluti mesi ma ultimamente alcuni moti di gioia vera per “il successo dell’amico” che, dal mio punto di vista, mi aveva ferita mi significano che sto veramente guarendo e che nasce in me il dono della vita, gratis, per dono, e questo è molto bello.

    Auguri

    Rosella

  12. Fabio F. dice:

    Daniela, sono e siamo con te, mi hai portato a rivedere, per un altra volta ancora, il post di Antonietta che forse ti potrà aiutare: http:
    //www.darsipace.it/2014/05/22/amare-se-stessi/
    Un caro saluto e un abbraccio da Fabio.

  13. daniela dice:

    Grazie per le risposte, davvero.
    Non riesco a non voler calare immediatamente nel quotidiano quello in cui credo di credere… E non va bene.
    (Ho frequentato dp come telematica un po’ di anni fa)
    Vi abbraccio

  14. “Non è l’azione che imprigiona l’uomo, ma il desiderio del frutto dell’azione; quindi l’uomo è prigioniero delle sue stesse azioni, tranne quando l’azione è svolta come un servizio reso a Dio.”

    Questa frase della saggezza orientale mi aiuta a separare l’azione, che spetta a me, dal risultato che va affidato a Dio.
    Daniela spero che aiuti anche te.
    Un caro saluto

  15. anonimus dice:

    Cara Stefania

    il tuo gioco non mi piace …cerca altri amici…

    anonymus

  16. Anonimo dice:

    Cara Iside! Mi accorgo ora che un mio primo commento al tuo bel post non lo avevo veramente spedito. Colpa dell’odio che divampava quel giorno contro di me , dopo aver vissuto recentemente un’esperinza fallimentare ? Per fortuna con nessuna conseguenza pratica? Solo uno stato depressivo e di auto- disprezzo, di invidia verso altre persone più brave di me, con le bizze di un ego che è molto perfezionista e non considera . gli aspetti positivi anche di una sconfitta?
    Ora sono passati tre giorni e la mia maretta interiore si sta placando, con l’ausilio di un buon esercizio di auto- conoscimento, a cui sono ricorsa, stimolata anche dal tuo scritto e dai relativi commenti.
    Grazie a tutti ! Mariapia

  17. Anonimo dice:

    Chiedo nuovamente scusa, ma vorrei rispondere all’anonima/o.

    Cara/o anonima/o
    davvero un peccato! Adesso che volevo dirti che mi ero solo dimenticata di scrivertelo, ma sono d’ accordo anch’io che “dobbiamo essere noi stessi con i nostri limiti, paure, incertezze………senza maschere”.

    Ti ho fatto troppe domande, ma non mi sembravano offensive, comunque ti chiedo scusa.

    P.S.Certo se tu sei l’autrice/tore dei post anonimi degli ultimi tempi a pensarci bene si può capire perché non vuoi dirci chi sei.

    Addio
    Stefania

  18. Anonimo dice:

    Cara Stefania

    , …… e non ho bisogno delle tue scuse non hai fatto nulla di male…non fare la vittima

    con affetto

    anonymus

  19. Leggere le nostre parole mi suscita un gran senso di tenerezza. Siamo tutti nel sali scendi vorticoso della vita, tentiamo però di afferrare qualche istante di quiete. Ci sentiamo in colpa, arrabbiati, spaventati, angosciati, eppure non ci arrendiamo, alla ricerca di un abbandono fiducioso in cui sostare, anche solo per un breve istante. Qui in DP, siamo pochi per le logiche del mondo, per gli oltre sette miliardi di persone sul pianeta. Eppure, siamo un esperimento che vale tutta la pena che proviamo, per imparare a vivere, a diventare esseri umani. Riuscire a percepire l’entusiasmo di questa avventura mi pare sia già una conquista. Non è soltanto sconfitta e dolore, ma anche curiosità, sorpresa, fascino. Allora, lasciamo cadere il giudizio pesante che ci aggrava, molliamo gli ormeggi, senza paura di andare alla deriva, ma con la fiducia che molte sono le rotte percorribili, che è sempre possibile virare, che un salvagente ci sarà sempre gettato.
    Un abbraccio
    iside

  20. Marco Guzzi dice:

    Cara Iside, grazie di questo scritto scritto così bene, e non è poco, anzi forse è l’essenziale: la cura delle parole è il presupposto di una cura più generale: delle persone, dei particolari, della terra, forse …
    Un abbraccio. Marco

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