Figli Di Un Dio Minore, Orfani Di Padre

Figli di un dio minoreUomini, donne, bambini che chiedono giustizia, invocano compassione e gridano il loro diritto a esistere raccontati e descritti come “figli di un dio minore”, sacrificabili a turno nel ruolo di vittime.

Un dio che interviene in modo minore, un dio che non sa come contenere la paura dell’abbandono e che chiama i propri figli a difendersi o ad attaccare.
Un dio della disperazione, che concede una vita monca che mai sarà vissuta e mai restituita.

Un dio che cresce e diventa forte sulle fragilità e che rende impotenti nel pensiero e nel corpo.

Oscilliamo tra il sentirci “Figli di un dio minore” e a vivere come se fossimo “Orfani di padre”.
Entrambi espressioni di una mancanza. Mancanza di partecipazione, di uno slancio vitale, di una traiettoria e quindi di un senso
della vita e della morte.

Questo oscillare provoca terremoti potenti che lentamente portano al silenzio e all’ascolto di quella disperazione “che può diventare un ottimo allarme per insegnarci una risposta diversa, è come una soglia a un passo dell’apertura del cuore (1)” che Simeone (Luca 2,22-40), uomo del popolo di Israele, varca accogliendo tra le sue braccia Gesù, benedicendo Dio e subito dopo Giuseppe e Maria strappati alla logica dei figli di un dio minore e ancora più perversa da quella di orfani.

La promessa che Gesù ha fatto a ciascuno di noi, per chi vuole, per chi cerca, per chi si mette in ascolto.

(1) M. Guzzi – “Il cuore a nudo – Guarire in dialogo con Dio” 

photo credits: Alessandro Pinna

Commenti

  1. Caro Domenico, leggendoti pensavo alle due immagini di Dio che spesso ci abitano, più o meno consapevolmente: il Dio Punitivo e il Dio Assente, immagini che, come dici, ci costringono in chiusure e in impotenze. Come sai, è lungo e continuo il lavoro che ci libera da queste Brutte Figure di Dio, per aprirci all’esperienza del Dio Vivo e Vero, che appunto vive in noi come potenza di luce e di rigenerazione. Ciao. Marco

  2. caro Domenico,

    mi va d’inserire la lettura e la piccola meditazione tratti dal sito di Taizè perchè mi sembrano molto consonanti con la tua riflessione, questo prima di tentare un contributo più personale che offrirò in seguito.

    lettura – La casa di Dio siamo noi, se conserviamo la libertà e la gioiosa fiducia che dà la speranza.
    Eb 3,1-6

    meditazione – Santa Teresa d’Avila e San Giovanni della Croce un giorno si trovarono insieme per il pasto. Venne servita dell’uva. Giovanni della Croce disse: “Non ne mangerò perché c’è troppa gente a cui manca il cibo”. Teresa d’Avila rispose: “Al contrario io ne mangerò per poter poi lodare Dio per questa uva”.

    Tu abbraccio e faccio i migliori auguri di buona vita a te e a tutti i tuoi cari
    Rosella

  3. Penso che la “multiclasse” nella quale consiste il genere umano per poter addivenire ad un qualche profitto debba riconoscere il Dio della Vita che genera mistici come Giovanni della Croce e Teresa d’Avila che mi pare formino proprio una bella coppia di opposti. Penso non sia possibile riconoscere la loro santità, se non abbandonando ogni pretesa di possedere (da soli) la Via, separando quel che è giusto, da ciò che non lo è: il bene dal male.
    Giusto è colui che vive procreando nell’eterno desiderio l’ Essere dell’Amore… .
    Talvolta non sappiamo più riconoscere la speranza che ci abita, sopraffatti come siamo dalla nostra disperazione impotente.
    Prendo in considerazione questo particolare della lettura da te proposta:
    Luca 2,
    26lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore. 27Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, 28lo prese tra le braccia e benedisse Dio:

    Tutti abbiamo ricevuto la promessa dello Spirito nella fioritura del nostro seme.
    Inebriante momento l’essere concepiti, così come il concepire: “questo è un momento meraviglioso”. E invece, per lo più, viviamo nella dimenticanza emotiva di questo evento assolutamente esaltante.
    Il solo che possa sostenerci nella riconoscenza benedicente del Dio della Vita.
    Non è che ci vien sempre, proprio, proprio naturale, ringraziare Dio per l’esser nati.
    Io non so se questo Dio sia solo Padre, o anche un essere materno nella sua genitorialità, ma quel che so è che storicamente noi abbiamo fatto di tutto per innalzare (relegandovela) la Madre Sua sugli altari ed il Padre Nostro nell’alto dei cieli; tando da sentirci orfani sia di padre che di madre.
    Però hai proprio ragione, se abbiamo il coraggio di non rifiutare questo dolore lancinante di essere fragili orfani soli e abbandonati, possiamo cogliere l’opportunità che sempre ci vien posta d’innanzi, quella di guadare il fiume della vita, per fare ritorno alla primitiva bellezza della promessa, nella quale radica il seme della nostra fioritura.
    Magari all’inizio ci parrà di essere sulla barca di Caronte, ma poi, di cielo in cielo, ci accorgiamo che il nostro Salvatore è un Dio Vicino, che ci abita proprio nel cuore dell’amore e possiamo attingere forza come acqua dal profondo nel pozzo, dissetandoci assime come bambini accaldati per aver compiuto tanti giri attorno al mondo, come fosse un girotondo.
    Ciao, questo è quanto
    Rosella

  4. Giuliana dice:

    Mi sento orfana quando mi illudo di potercela fare da sola.

    L’umiltà mi aiuta a riconoscere la mia fragilità e il limite dell’essere umano; la fede in Cristo mi sostiene ogni volta che attraverso il baratro dell’impotenza e della disperazione, mi fa sentire figlia nel Figlio e figlia del Padre.

    L’uomo moderno, disilluso e disincantato, ha sempre più bisogno di sperare, di sperimentare dentro di sé la possibilità di ri-nascita e di salvezza, di riconoscere il Messia dentro il processo trasformativo che lo coinvolge e coinvolge l’intera umanità, come lo riconobbe il profeta Samuele in un bambino di appena quaranta giorni.

    Ma per poterlo fare è necessario cambiare rotta e sguardo.

    Samuele, esperto nell’ ascolto della Parola del Signore, era in attesa, restava saldo nella fede e nella speranza, era uomo giusto e capace di preghiera.

    Possiamo tornare a sentirci tra le braccia del Padre se impariamo a silenziare, ad ascoltare, a credere e a pregare.

    Ti abbraccio.
    Giuliana

  5. Giuliana dice:

    Il profeta è Simeone.
    Samuele è l’ alunno che questa mattina ho richiamato più volte.
    Forse, anche lui diventerà profeta!

    Giuliana

  6. DParlavecchio dice:

    Dall’esperienza dei gruppi di questi anni ci sono utilizzo le chiavi di lettura che uso spesso
    Tra queste c’è la catena teologia -> antropologia -> sociologia.

    Il Dio che porto nel mio cuore, l’inquietudine che mi provoca mi fa riflettere sull’agire e su come questo possa permettermi di imparare ad amare sempre di più abbandonando ciò che non mi rappresenta (quindi anche le visioni distorte di Dio).

    Mi domando quanto nell’azione quotidiana siamo consapevoli di questo….

  7. Giuliana dice:

    La pratica meditativa è per me un rifugio dove posso osservare in uno stato pacificato la marea di giudizi, prevalentemente negativi, che mi abita e le confuse emozioni che produce.

    E’ lì che piano piano, senza forzatura, imparo a cedere al controllo, a spegnere l’ io che crede di sapere tutto, a rinunciare alla vecchia modalità di essere cresciuta con me, che è proprio dura a morire.

    Lì ogni giorno posso accogliere il mio peccato più frequente e sentirmi risanata da una Luce che mi si dona.

    Nonostante le mie fragilità e le mie resistenze, in questo rifugio mi si rivela la profondità della vita se mi concedo di abitarla, sperimento il ritorno a casa dove il Padre commosso mi viene incontro.

    Un Padre che mi lascia libera di andare e che paziente attende il mio riavvicinamento.

    Il tempo che viviamo è molto faticoso, ma se troviamo la giusta postura può essere rivelativo del mistero che siamo e del mistero di Dio.

    Giuliana

  8. Mariapia Porta dice:

    Grazie, Giuliana! Queste tue parole mi aiutano , stamattina, a vincere l’impazienza, la fretta, la superficialità che spesso mi abitano! mariapia

  9. Anonimo dice:

    Siamo circondati dal male, dall’odio e dalla violenza , dall ‘invidia; ti odiano perchè gli chiedi di essere più rispettosi, calunniano te e la tua famiglia ….. per essere accettati e considerati “brave persone” bisogna diventare trasparenti, accettare tutto … no questa è solo pura e semplice ipocrisia questa non è liberazione ! in questa società solo i “figli di” che frequentano scuole private religiose ( dove l’ipocrisia è al primo posto più hai soldi e più sono ipocriti e falsi con te poichè il parametro di considerazione sono i soldi ) possono forse sperare di avere una strada spianata ! ore di meditazione, “pulire” l’anima e poi? disprezzare chi ti “crea problemi ” ? no forse c’è qualcosa che non va in questo percorso di liberazione forse è solo una scusa per rifugiarsi da tutto e da tutti, forse è solo un pretesto per trovare un posto dove nessuno ti può disturbare ma soprattutto dove “tu” puoi fuggire dagli altri !

    Con affetto

    A. (DP)

  10. rosella dice:

    Oggi ho letto su Zenit questo aforisma
    “La lezione più importante che l’uomo possa trarre in vita sua non è che nel mondo esiste il dolore, ma che dipende da noi trarne profitto, che ci è consentito trasformarlo in gioia.”
    Rabindranath Tagore (1861 – 1941)

    in effetti è quello che cerchiamo di apprendere in dp, acquisendo lentamente un po’ più di coraggio per vivere, mentre conosciamo meglio noi stessi e ci lasciamo liberare dalle nostre rabbie e dalle nostre paure.
    Non è facile no, si potrebbe pensare che quando Gesù decise di salire a Gerusalemme volesse farla finita, ma forse non è proprio così.
    Certo è che se Cristo non fosse risorto la nostra fede sarebbe vana.
    Nel percorso dp, noi cerchiamo di fare esperienza interiode di questa trasformazione liberante che ti puoi godere come una piccola resurrezione che ti cambia l’ottica nella quale vedi e vivi la vita.
    ciao
    rosella

  11. Giuliana dice:

    Ciò che mi affascina di Cristo e dell’iniziazione cristiana è la radicalità.
    Nella fede di Cristo l’io umano, segnato dalla caduta e quindi separato da Dio, viene sanato, ri-generato e ritorna nel mondo per salvarlo.

    Non c’è nulla che io possa fare da sola, senza Dio e senza gli altri; mi illudo e sto male quando agisco pensando in proprio.

    Nella pratica meditativa mi sento portata dentro uno spazio-tempo dilatato dove svanisce l’amarezza della prima mattina e posso guardare me stessa, gli altri e il mondo senza il dolore della separazione.

    Riesco così ad affrontare le relazioni quotidiane lucida-mente e in uno stato più calmo, poi mi accorgo che basta poco per allontanarmi da lì, ma so che posso ritornarci e so-stare ogni volta un po’ di più.

    La meditazione è l’arte del realismo che aiuta ogni volta di nuovo a contattare la realtà nella sua radice.

    Affettuosa-mente e un abbraccio a mariapia, ad A. (DP) e a Rosella.
    Giuliana

  12. Anonimo dice:

    La meditazione ti estranea dal mondo : ora lui sta meditando medita medita si pulisce l’anima sua moglie corre si affanna per fare la spesa mentre lui medita, si occupa dei figli dei libri dello sport delle visite dal pediatra lavora avanti e indietro mentre lui medita. La moglie sborsa i propri risparmi per pagare le vacanze (bisogna anche vivere) mentre lui li consegna ai suoi genitori (che non hanno nessun tipo di problemi economici anzi) affronta i problemi con i vicini rompiballe mentre lui medita , bravooo colui che medita è veramente un grande uomo

  13. Giuseppina dice:

    Caro A (D.P), non credo di conoscerti eppure mi sento vicina a te, come se ti conoscessi…non so quanti anni hai( ne ho 68) e voglio dirti che sento tanta tenerezza per le domande provocatorie che ti/ci poni: “pulire l’anima e poi? disprezzare chi ti crea problemi? e anche per la tua risposta conclusiva. Seguo il percorso D.P. da 5 anni, lo considero serio e molto impegnativo, ogni giorno e ora forse in maniera inequivocabile tocco con mano che chi crea piu’ problemi a me stessa sono io stessa e sto imparando meglio a guardare con amore divino materno i miei reiterati autogoal da povera orfana…cosi’ divento piu’ misericordiosa ed accogliente con me stessa e con gli altri anche i piu’ prossimi che a volte hanno il fiato corto e pesante. Mi aiuta molto ripetermi i versi meravigliosi di Marco Guzzi-Fabio Fedrigo dell’ULTIMA LEZIONE.Sopratutto quello che dice “non disprezzare neanche il tuo disprezzo” mi risuona disarmando il cuore e mi ricorda i primi due comandamenti evangelici del grandissimo Poeta Gesù Cristo…Amerai il Signore Dio tuo…Ama il prossimo tuo “come” te stesso. Caro A. ti auguro di cuore tanta pazienza con te stesso, perche tutto possa risuonare e risanare in maniera liberatoria e infinita. Un abbraccio a tutte/ i i compagni di Viaggio e GRAZIE, sempre. Giuseppina

  14. Anonimo dice:

    Cara Giuseppina

    grazie per la tua risposta. Il DP ha sempre risposte molto teoriche e richiami biblici che certamente non risolvono i problemi quotidiani.
    Cara Giuseppina tu hai un età in cui hai molta esperienza e fai parte di questo gruppo con uno spirito diverso di una persona giovane con una famiglia , hai un ritmo di vita diverso è naturale. Noi genitori con figli da crescere, farli studiare (non certo in scuole od università private) affinchè si possano creare un futuro , stimolarli in varie iniziative abbiamo problemi e ritmi di vita diversi dalle persone “di una certa età” , in l’acqua del fiume scorre più lentamente. E per questo abbimo bisogno che i risparmi di una famiglia rimangano in essa e non ai genitori anziani ed egoisti che già ne hanno, e qui mi fermo.
    Forse quando sarò anziana potrò intrapendere un cammino come questo, anche per occupare il tempo libero ,allora si che mi potro’ permettere tutto il tempo per meditare, pensare alle frasi biblice e soffermarmi su di esse anche una giornata intera …ora no bisogna “sgambettare “.

    Ludovica

  15. Cara Ludovica, grazie innanzitutto per aver condiviso il tuo nome!
    Riprendo la frase già citata da Giuseppina, che dice “non rifiutare il tuo rifiuto”, perché è quello che cerchiamo di fare in Darsi Pace: non assecondare la naturale tendenza a chiuderci in un astio rabbioso verso noi stessi e verso gli altri, sciogliere, ammorbidire il nostro rifiuto verso gli altri, e lasciarli liberi di rifiutarci.
    Nessuna ‘pennica’, nessun anestetico, nessun venir meno alle responsabilità che la vita pone a ciascuno, nessuna delega a ‘tirare la carretta’: piuttosto imparare a restare saldi al proprio posto e a vigilare sugli eventi, custodendo la forza per affrontarli nel giusto verso.
    Per fare questo crediamo di poterci affidare alle Sapienze di tutti i tempi, e, per quanto è possibile e con tutti i nostri limiti, di apprendere qualcosa di buono.
    Gli uomini e le donne sapienti delle grandi tradizioni spirituali ci hanno lasciato parole che vanno contro corrente, contro la mentalità ordinaria, i pregiudizi e i preconcetti del nostro modo ordinario di pensare.
    Hanno affermato che al principio di tutto non ci sono le cose pratiche, i fatti, la ‘dura realtà’, ma il pensiero umano, la visione (teoria), la coscienza che li interpreta e li fa essere.
    Hanno manifestato la loro sapienza e grandezza in giovane età, senza aspettare di invecchiare, e spesso senza grandi patrimoni (o università private) alle spalle: anzi confermando che il vero sviluppo economico, quello che arricchisce l’umanità, dipende e discende dalla vitalità spirituale e culturale delle persone, e non viceversa.
    Auguro a te e a tutti noi di riuscire sempre ad aprire un varco di gioia nella fatica dei giorni.
    Paola

  16. Anonimo dice:

    una mamma e due figli come può essere tale l’egoismo di un genitore da trattare i figli in modo diverso: a uno/a da’ tutto all’altro/a toglie quasi tutto . perchè ?

  17. Giuseppina dice:

    Grazie davvero Ludovica e Paola per le vs condivisioni. So da sempre cosa vuol dire “sgambettare”. E’ una tentazione con la quale continuo a fare i conti. L’eredità piu’ grande che mi interessa vivere e trasmettere non solo ai miei figli ma a questo nostro caro mondo cosi’ lacerato e disincantato è proprio il senso-sapienza ben precisato da Paola. Si, cara Paola, mi sono commossa nel leggere quanto scrivi sulla sapienza di tanti uomini e donne che …”hanno manifestato la loro sapienza e grandezza in giovane età, senza aspettare di invecchiare, e spesso senza grandi patrimoni..” Hai fatto vibrare il mio cuore ricordandomi prima di tutto Maria Santissima e la sua potente umiltà che ha fatto scuola a tutte le Marie del mondo. Certamente anche a mia madre Maria Farina (classe 1908, morta a 97 anni, quarta elementare sei figli di cui due morti tragicamente giovanissimi) e a mio padre pastore( classe 1898, terza elementare) che a 17 anni ha dovuto lasciare la Sardegna e andare al fronte sul Carso dove ha imparato l’italiano e un grande amore per la Vita. Credo sia questo stesso amore per la Vita che oggi fa fuggire dalla guerra tanti migranti in cerca di un varco e di una “terra nuova” dove la Sapienza possa trovare casa. Sono consapevole che i tempi sono urgenti e che una nuova umanità richiede tempi, spazi , percorsi seri spirituali e culturali condivisi, per non farci rubare la speranza, sgambettando disperatamente. Per questo continuo a stare dentro D.P e a proporlo come “palestra per amorizzare il mondo” . Grazie sempre a tutti i compagni di viaggio. Giuseppina

  18. Trovo veri e belli sia il post iniziale che molti interventi, cito solo gli ultimi quelli di Giuliana, Paola, Giuseppina.

    Condivido pienamente le convinzioni espresse da Giuliana sulla meditazione, sinteticamente ne spiegano la fondamentale importanza, meritano sicuramente di essere rilette.

    Riporto alcuni pensieri “Nella pratica meditativa mi sento portata dentro uno spazio-tempo dilatato dove svanisce l’amarezza della prima mattina e posso guardare me stessa, gli altri e il mondo senza il dolore della separazione.”
    “Non c’è nulla che io possa fare da sola, senza Dio e senza gli altri; mi illudo e sto male quando agisco pensando in proprio”.

    Dedico queste riflessioni alle persone che si stanno interrogando sul senso e l’importanza della meditazione e un passaggio in particolare lo dedico a me stessa.

    Non scivoliamo via su queste parole, tratteniamole e regaliamoci la possibilità di provare.

    Un affettuoso saluto a tutti.
    Stefania

  19. DParlavecchio dice:

    Le immagini di Dio sono immagini, pensieri.

    Tuttavia il pensiero è, che lo voglio oppure no, creatore: sono triste? genero tristezza intorno a me.
    Sono arrabbiato, creo un mondo pieno di rabbia intorno a me.
    Sei fiducioso? Allora il mondo che creo ha più luce ntorno a me.
    Mi vengono in mente molti episodi familiari come verifica 🙂

    Bisogna smascherare le attrattive delle strategie difensive (si può provare a rispondere: come mai sono triste/rabbioso/fiducioso?) e vedere fino in fondo quanto sono nocive per decidersi di “combatterle” sul serio perchè altrimenti le cose diventano più difficili.
    E sono/divento orfano o figlio di un dio minore.

    Diventare adulto, prendere in mano la mia vita non è una questione di data anagrafica e quindi per sempre.
    Serve un “lavoro” per definire/verifica/modificare/… una meta e potenziare la mia capacità di dare senso e di scelta.
    Serve trovare un luogo, uno spazio di umanità, di “nuova umanità”.

    DP non è un gruppo esoterico/gnostico/psicoterapeutico ma ecclesiale. Non si fonda su elucubrazioni di Marco o di
    altri. Si vuole in modo autentico proporre un luogo dove diventare più cristiani all’interno della Chiesa con tutte
    le sue pesantezze. Il punto di riferimento è Gesù. Lo scopo è portare le persone a fare esperienza di questo “mistero”
    e non dei metodi di DP che è e rimane un paradigma.

    In pratica, Io non voglio più vivere qualcosa di estrinseco senza farne esperienza.
    Mi disgusta, mi annoio. E non sono il solo.
    Voglio diventare più forte, astuto come una serpe (per evitare di comparire un cretino) e innocente come una colomba
    (per evitare di “pensare” che per essere buono bisogna essere un cretino).
    E’ questo il Gesù al quale mi ispiro e centro il mio “peniero” un tipo “politicamente non corretto”.

    Poi oscillo anche tra le altre polarità … nel silenzio imparo ad ascoltarmi e accorgermi che sono uno
    strumento “scordato” (emetto un suono spiacevole e sperimento che qualcuno si è scordato di me.. gioco di parole)
    e posso di nuovo ri-accordarmi un po’ di più e mi ri-centro.

    Non è una sfida. È una conquista una necessità … in itinere.

    Grazie per avermi dato l’occasione con i vostri contributi a fare più chiarezza per incrementare l’energia per
    il mio cambiamento come uomo, padre e marito che auguro a tutti in questi tempi di crisi e quindi di opportunità.

    Domenico

  20. Anonimo dice:

    Chiaro Domenico quello che intendi dire: “Si vuole in modo autentico proporre un luogo dove diventare più cristiani all’interno della Chiesa … Il punto di riferimento è Gesù…” Vi seguivo per questo. In Dp l’ho sempre trovato ribadito e forse per questo nei miei interventi l’ho dato per sottinteso, mi spiace se questo può aver generato dubbi.
    Stefania

  21. DParlavecchio dice:

    Cara Stefania, mi sfugge il motivo del tuo dispiacere … voglio dirti che il tuo ultimo commento mi ha molto ispirato 🙂
    Ciao

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