Le parole incendiarie dei profeti

Marco Guzzi commenta per Radio vaticana le letture della XXVI Domenica del Tempo Ordinario (Anno B – 27 settembre 2015).
Nella trasmissione “Lampada ai miei passi”, realizzata da Monia Parente, una breve meditazione sul libro dei Numeri (11, 25-29), sul Salmo 18, sulla lettera di Giacomo (5, 1-6) e sul Vangelo di Marco
(9,38-43.45.47-48).
“La parola di Dio è viva. E perciò viene e dice quello che vuol dire: non quello che io aspetto che dica o quello che io spero che dica o quello che io voglio che dica. La parola di Dio «è libera»”. Ed è anche sorpresa, perché il nostro Dio è il Dio delle sorprese: viene e fa le cose nuove sempre. È novità. Il Vangelo è novità. La rivelazione è novità”. (Papa Francesco, Meditazione quotidiana del 20 gennaio 2014).
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Commenti

  1. DParlavecchio dice:

    Grazie Marco per la sintesi,l’incisività e la chiarezza delle tue parole in tutto il ciclo.

    Mentre ti ascoltavo mi è venuta in mente la frase della canzone “Alice” di De Gregori quando dice
    “… ma io non ci sto più e i pazzi siete voi..”. Ho immaginato che sia una sintesi poetica del passaggio dall’io egoico a quello in conversione dopo aver ascoltato le parole incendiare dei profeti.

    Mi auguro che ci sia un nuovo ciclo 🙂
    Domenico

  2. Grazie a te, carissimo Domenico, mi piace molto quella sintesi poetica, sì, in fondo l’Insurrezione che auspichiamo è proprio contro una pazzia dominante, che pretende di essere verità e sanità mentale …
    Un abbraccio. Marco

  3. maria carla dice:

    A me è piaciuta molto la sottolineatura del nesso Amore-Verità per arrivare al significato autentico di MISERCORDIA…quanta ipocrisia se ce lo dimentichiamo, e retorica e melassa buonista!
    Questi commenti sono veramente acqua fresca per chi- come me- ha spesso considerato la Liturgia della Parola poco incisiva e, per dirla tutta, noiosa e pesante.
    Grazie Marco, mcarla

  4. Cara Maria Carla, grazie della tua consonanza spirituale, sì, anch’io credo che dobbiamo sottolineare più che mai come la misericordia di Dio implichi sempre il riconoscimento del proprio peccato e la volontà di esserne liberati, altrimenti la si potrebbe confondere con la negazione della negatività e distruttività del male. Questa dinamica d’altronde la incontriamo precisamente nel nostro lavoro: la libertà dell’io in relazione, perdonato e rinnovato, è impensabile senza il preliminare e costante passaggio nello stato dell’io in conversione, che osserva e riconosce senza drammi ma anche senza alcun sotterfugio o minimzzazione tutte le proprie distorsioni. Ciao. Marco

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