Il Nascente

il nascente dP 2 novembre 2015

Il seme di questa foto – autoscatto è stato gettato durante il quarto incontro della seconda annualità. Qui si parla di iniziazione, di morte, di passaggio; del nascente.

Ho fatto questa foto alle primi luci dell’alba. Qui la luce è meravigliosa: morbida, avvolgente e delicata.

Questa fotografia mi mette in contatto con emozioni profonde: la più grande paura ed il più intimo desiderio.

Attimi, istanti di paura e non senso; di angoscia per questa solitudine assoluta in questo buio impenetrabile che è la morte.

Desiderio di amore, di calore, di una mano che mi prenda.

Accolgo e lascio risuonare in me questa parola: “Non è la morte, è una porta; Non un tumulo, è un utero”

“Impara a morire finché c’è tempo

In questa pace spoglia di gennaio

Che aspetta il rendiconto

Di tutto l’anno.

Prima di morire

Impara a morire, per scoprire

Che la nascita sovverte il tuo cronometro:

l’inceppa.

                                        Molto prima

Che i germogli latrino

Sui prati d’amaranto

                                       Impara a morire

In fretta, e immacolate

Idee di te ti faranno

Nascere.”

(Marco Guzzi)

Comments

  1. Gabriella says:

    Imparare a morire significa innanzitutto credere e farne esperienza. Scoprire che non vengo annientata se perdo il controllo, che non sono sopraffatta se mi lascio andare. ….per me è stato davvero salutare!
    Grazie Paolo e complimenti per quella foto che già mi aveva colpito in precedenza ma non sapevo fosse di tua creazione. Gabriella

  2. Caro Paolo, grazie! Come sai, avevo già apprezzato molto la serie di foto in cui anche questa era inclusa.
    Credo che ciò che mostri e di cui parli sia il cuore dell’Iniziazione, il cuore del mistero della nostra vita, nella quale la morte sembra davvero una sorella/sposa terribile e soave.
    Giusto meditarci su proprio il 2 di novembre …
    Un abbraccio. Marco

  3. Sono entrambi veri e per tutti: la paura di morire e il bisogno di amore! Ma ad un certo punto… meditando meditando, si scopre che proprio una morte (dell’ego) colma il nostro straziante bisogno di amore! E’ il procedere del lavoro che porta a questa meta: perchè ce l’ha in sè! Anch’io nel punto della tua annualità ho provato le stesse Cose. Procedendo ho sperimentato l’abbandono dell’ego e il ricongiungimento con Lo Spirito: la morte cioè e l’Amore, e credimi, dopo, il cuore trabocca e la paura della morte, anche fisica, assume tinte, intensità e significati completamente diversi!
    Buona continuazione e complimenti per la bellissima foto! Maria Rosaria

  4. La bellissima immagine di Paolo mi riporta quella iniziale del film “Kirikù e la strega Karabà”: una donna incinta attende e d’un tratto un vocino esce dalla sua pancia rotonda:
    “Mamma, mettimi al mondo!”
    La donna risponde calma:
    “Un bambino che parla nel ventre di sua madre si mette al mondo da solo”.

    Imparare a morire è imparare a guardare parti di me che si vanno disfacendo mentre altre prendono forma.
    E’ sperimentare in me la donna dal grembo tondo che resta calma, non si lascia prendere dall’ affanno e dalle preoccupazioni, ed anche il bambino che si mette al mondo da solo.
    E’ percepire la pacatezza, la dolcezza, la tenerezza di una voce che dischiude alla vita.

    La bellezza dell’iniziazione cristiana è la salvezza dell’Io umano che non è soltanto Ego, quello deve morire e non in un Assoluto indifferenziato che si separa dalla Terra, ma morire nel Cristo in cui Cielo e Terra sono unificati per sempre.

    Grazie Paolo per la tua condivisione e grazie Redazione per ricordarci che:
    “La morte è stata ingoiata per la vittoria.
    Dov’è, o morte, la tua vittoria?
    Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?” (1Cor15, 54-55)

    Un abbraccio, Giuliana

  5. Su invito di Giovanna ho scoperto questa poesia di Marco. L’esercizio di pg 147 del Manuale dP “Imparare a morire, imparare a nascere”, mi sta accompagnando in questi giorni.
    Gabriella, Marco, M.Rosaria, Giuliana grazie! “Possiamo decidere di imparare a morire. Più sto nell’amore, più comprendo che morire è un esercizio di abbandono…e amando posso farlo con sempre meno paura”. Ancora fatico molto a pronunciare la parola amore, meno ancora ad esserlo, eppure sento che questo esercizio ha gettato un seme in questi giorni. Possa l'”amore”penetrare l’inferno, i nostri inferi, tendere la mano e una parola nuova. E lasciare che ciò avvenga. Un abbraccio a tutti gli amici fisico -telematici, ciao paolo

  6. Su questo “morire al proprio IO”, a me sembra utile questo breve compendio che mi sono preparato:
    Gv 12,24 ….In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.
    Rm 6,9 ….sapendo che Cristo, risorto dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui.
    1Cor 15,36 ….Stolto! Ciò che tu semini non prende vita, se prima non muore.
    Matteo 19 17 ….Egli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Uno solo è buono. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti.
    Gv 3,15 …..perché chiunque crede in Lui abbia la vita eterna:….36 Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita.
    Gv 6,54 ….Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna.
    Mc 9,47 E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, 48 dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue.

    Viva la Vita!!!

  7. Una bambina sta con la sua manina in quella del papà. Sull’orlo della fossa, osservano la bara del nonno che viene ricoperta di terra , dopo l’estremo saluto dei familiari. Improvvisa, la domanda della bambina: ” Papà, quando piantano un uomo, cosa nasce ? ” . Un domanda lontana, di tanti decenni fa, alla quale non ho ancora saputo rispondere e che ancora mi commuove di tenerezza. Già, quanta tenerezza nella morte di una persona cara …..l’eredità di un fiore che ancora fiorisce dalla sua tomba !
    Un caro saluto a Paolo, bravo fotografo.
    ivano

  8. Ciao Paolo, sono contenta di sapere che ancora ci sei nei gruppi…e che continui con la fotografia!
    Scatti come questo del ‘post’ che ci hai mandato sono di una poeticità commovente e parlano di fine/inizio, di nuova vita che si affaccia oltre la porta di ciò che muore (non per niente le prime sepolture ‘umane’ sono corpi in posizione fetale come quello della tua foto!).
    Grazie anche perchè immagini come la tua provocano risonanze come quella di Ivano, che ci riporta la frase della bambina che dice:” Papà, quando piantano un uomo cosa nasce?”
    …questa domanda, così apparentemente ingenua ma così… spiazzante, mi sembra talmente profonda e allo stesso tempo ‘disarmante’ (perchè ci pone di fronte alla nostra immensa ‘ignoranza’) da farci veramente rimanere- noi adulti ‘saputi’- senza parole!
    E’ proprio dall’ umiltà della terra, come spesso ci ricorda Marco, che qualcosa davvero nuovo potrà nascere, ne sono sempre più convinta!
    Ciao a tutti, buona domenica, mcarla

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