Mettere a distanza: i miracoli dell’osservazione interiore

con-un-libro-in-faccia

Amici di cammino, vorrei condividere un pensiero a proposito di un nodo cruciale del processo di trasformazione interiore: la Distanza. È esperienza comune il fatto che, se teniamo qualcosa troppo vicino agli occhi non solo non riusciamo a vederla nella sua forma e dimensione autentica, ma ci occupa l’intero campo visivo occultando la presenza d’altro. Dunque, per poterla guardare, dobbiamo porla ad una certa distanza. Nel nostro intimo le cose funzionano in modo simile e per poter osservare i moti interiori è necessario porli ad una certa distanza da noi che, così, da senzienti diventiamo osservatori.

Ho notato due curiose differenze, però, tra il mondo esteriore e quello interiore, che pare rendano meno agevole questo “semplice” gesto di allontanarci dall’oggetto di osservazione.

Intanto, mentre se teniamo un libro attaccato al naso non ci sogniamo minimamente di pensare di “essere il libro”, invece, quando proviamo un’emozione/pensiero, questa finisce con l’avvolgerci, possederci, finendo con l’identificarci con essa, percependo di “essere” la nostra rabbia, il nostro risentimento e compagnia, non che solo ci abitino.

Per questo, ragionando di meditazione, si parla spesso di dis-identificarsi con i moti interiori e questo processo di “scollamento”, che permette la loro osservazione, avviene proprio attraverso la pratica meditativa e l’intenzione di poter osservare quanto si muove dentro di noi.

 

La seconda differenza è che, se nel mondo esteriore viene istintivo allungare il braccio per distanziare il libro che teniamo appiccicato al naso, in quello interiore siamo noi a doverci spostare, retrocedere attraverso un cambiamento di stato, in senso spaziale direi, scoprendo di poter assumere “posizioni” interiori diverse, tali da consentire l’osservazione.

La retrocessione avviene, mi sembra, sfruttando il rilassamento e l’estendersi della quiete, che ci “posizionano” un po’ indietro rispetto ai movimenti emotivi superficiali, creando quella “santa”, indispensabile distanza ed avviando un processo di relazione con quanto ci abita.

 

Anche qui Marco indica bene il percorso che, partendo con il qualificare l’osservazione rendendola da giudicante, bacchettona e scandalizzata, prima asettica e fredda, poi finalmente “sorridente”, accogliente, benevola e tenera, conduce al “che farci” con quanto osservato, che semplicemente, ma non così “semplicemente”, è : NIENTE, perché la trasformazione viene attivata e sospinta proprio da quel “sorridere/lasciare andare”, da quell’accogliere-permettere-ascoltare-abbandonarsi e lasciare che avvenga, perché proprio quella tenerezza, amore, opera mentre noi, in abbandono, solo la permettiamo, assistendo allo scioglimento dei ghiacci e contemplando la Vita scorrere a vivificare, ma questo sarà per un altro post.

 

Qui volevo solo riflettere su ciò che accade normalmente, dove si parte dalla fine, dal “cambiare”, tentando di imporre forzatamente il cambiamento ad un Cuore maciullato, imponendogli di procedere a spinta, a sforzi giudicanti ed escludenti, senza mai accogliere quella fastidiosa povertà troppo non conforme all’ideale da poter essere sostenuta. Questo intento ovviamente precipita nella frustrazione e non può che sfociare o in un volontarismo che gonfia l’ego, o in una “rappresentazione” in cui si recita inconsapevolmente la parte dei “risolti”, ed il povero ferito si tramuta in un sepolcro imbiancato, cadendo in una situazione interiore peggiore della precedente.

 

Non voglio denigrare l’ascesi che, invece, in debita misura e sotto discernimento è necessaria, ma solo evidenziare la direzione del percorso e come sia inutile e ridicolo partire dalla fine, semplicemente perché questa trasformazione, per sua natura, segue la direzione opposta, ed il cui alveo è la pratica meditativa.

Perciò mi domando: se non vogliamo raccontarcela è possibile concepire non dico una vita religiosa ma una vita anche solo lontanamente interiore che non preveda la Meditazione?

Commenti

  1. “Perciò mi domando: se non vogliamo raccontarcela è possibile concepire non dico una vita religiosa ma una vita anche solo lontanamente interiore che non preveda la Meditazione?”

    Concordo con la tua domanda-affermazione finale.
    Credo che la conoscenza fondamentale che una persona può cercare di imparare nella vita, sia la Meditazione. Sembra così semplice, inutile, eppure dentro quella inutilità nasce una vita nuova.
    Leggevo che è stata rilevata in una zona del cervello una rete di neuroni la DMN (Default Mode Network) che si attiva quando non siamo nel presente e la mente si mette a girovagare. È la struttura cerebrale che ci permette di sognare ad occhi aperti ma allo stesso tempo è la responsabile del pensiero automatico.
    “Radio Pensiero Continuo”: così Thich Nhat Hanh chiama la radio sempre accesa che ci portiamo dentro. Di solito, il programma sempre in onda è l’emissione continua di giudizi su persone, cose, avvenimenti di ogni genere.
    Nella meditazione ci alleniamo a osservare questa “radio sempre accesa” fino a spegnerla, coltivando il Silenzio, nel quale la Realtà si manifesta in modo più limpido e luminoso.

    Un caro saluto

  2. Suor Teresa dice:

    Grazie Isabella, è molto bella e interessante la riflessione che hai fatto, concordo pienamente con te.
    Leggendo il post la prima cosa che mi è venuta in mente sono le parole di san Paolo che dice: ” né chi pianta, né chi irriga è qualche cosa, ma Dio che fa crescere.” 1Cor 3,7 e ancora il salmo 127 “Il Signore ne darà ai suoi amici nel sonno.”
    Sempre mi è piaciuto osservare la mia vita umana e spirituale come una pianta di cui mi prendo cura. Ogni tanto la innaffio, metto il concime, gli preparo il terreno, ma non la vedo e non la sento quando cresce.
    Questa è la cosa bella che quando mi accorgo io stessa mi meraviglio e dico ma quando sei cresciuta?
    Questo è il vero miracolo che avviene, che è la grazia di Dio che opera in noi e ci trasforma e non i nostri sforzi.
    E come prima cosa penso che dovrebbero essere gli altri ad accorgersi della nostra trasformazione, dei nostri cambiamenti, cosi come un albero buono viene riconosciuto dai suoi frutti.
    E i frutti che dobbiamo portare sono senza dubbio quelli dello Spirito: amore, gioia, pace, benevolenza, fedeltà, autocontrollo… saranno queste cose la nostra conferma che siamo sulla buona strada.
    Poi la meditazione per me non è altro che un mezzo e mai il fine.
    La cosa più bella è poter dire con san Paolo, non sono più io che vivo ma è Cristo che vive in me, allora sarò sicura che la mia trasformazione è avvenuta.
    Un caro saluto a tutti. Suor Teresa

  3. Grazie Suor Teresa per la luce che sento in quello che scrivi e che in me risuona poetico. La distanza è una saggezza del silenzio. La distanza è il tempo preso in cura dallo Spirito, per far crescere il seme interiore come lui non sa.
    I panorami più belli, li possiamo godere perché c’è distanza tra noi e ciò che osserviamo. La distanza, impedisce di appropriarsi di ciò che vorremmo toccare con mano, mentre ci offre la cosa migliore: ci fa allargare la vista del cuore !
    Grazie anche a Isabella che ha colto il positivo che c’è nella distanza, di cui più facilmente soffriamo il negativo.
    Un caro abbraccio a tutti.
    ivano

  4. Ho appreso con tristezza e angoscia la notizia che stamattina ha sconvolto penso tutti con la strage di Parigi.
    E la persona a cui ho pensato oltre le vittime dell’accaduto e le loro famiglie è stato Marco Guzzi, perché mi chiedo quale è la cosa e dove trova la forza per sperare cosi tanto che il mondo cambierà in meglio? se per rinnovarlo si impiegano anni e anni…………… e per distruggerlo bastano pochi secondi. Cosi sembra che il male abbia il sopravento sul bene ed è sempre in vantaggio.

  5. Sul filo di pensiero di Anonimo, mi chiedo cosa possano pensare di questi attentati persone di cultura /religione musulmana che magari fanno anche parte dei gruppi DP…ce ne sono?
    Di fronte a tutto questo io sento soprattutto una grande impotenza e anche per me oggi è davvero difficile intravedere un po’ di luce, mcarla

  6. Cari amici, la forza della speranza nasce quasi sempre dalla profondità del nostro sguardo e dalla ampiezza della nostra memoria.
    La storia umana è sempre e da sempre un luogo drammatico, di massacri, di ingiustizia, e di menzogna, non è una novità, basta rileggersi un qualunque manuale di storia.
    Noi crediamo però che, attraverso questa dolorosissima vicenda, qualcosa maturi, una salvezza cresca ineluttabile, nonostante tutta la nostra cecità, ed è solo questa fede che ci dà la forza di perseverare, insieme a tutti gli uomini e a tutte le donne illuminati di tutti i tempi, e nella luce che il Cristo ha irradiato sull’intera storia del mondo, aprendola ad una vittoria già compiuta.
    grazie. Marco

  7. è possibile concepire una vita interiore e religiosa senza la meditazione? un bel post Isabella di cui ti ringrazio e concordo, non può esserci pace vera senza distanza dai nodi del nostro povero uomo vecchio e dico povero perchè sono parti di noi che non si sono sintonizzate con la sorgente di vita, perdendosi in vicoli di cieca paura e colpa. la distanza che dici è fondamentale e l’ho sperimentata più volte trovandomi a guardare con calma il fiume delle emozioni riuscendo a capire il moto della corrente. quante volte ritroviamo un pò tutti, credo, quei bambini bisognosi di abbracci e sicurezza che, una volta al sicuro, almeno in parte, ci permettono di giungere a strati via via maggiori di consapevolezza e silenzio nei quali il sorriso s’apre con minore rappresentazione. queste tecniche di distanziamento dalla materia caotica del pensiero ruminante, sono una vera benedizione. senza di esse il pericolo di “raccontarcela” sarebbe forte. mi torna in mente una battuta di Marco che diceva; inciampo, cado mi rialzo e ricomincio che è, credo, la dinamica battesimale da rinnovare quotidianamente senza illusioni di vittorie veloci. un saluto a tutti e grazie ancora Isabella per lo spunto di riflessione.

  8. alessandro genta dice:

    lucido e chiaro il ragionamento assolutamente condivisibile,le varie forme di meditazione son assolutamente necessari in questa societàe quindi far il massimo sforzo per diffonderle con rielaborazioni personali che siano convincenti al massimo. brava

  9. Grazie Marco per la bella testimonianza di fede, di speranza e di coraggio. Il mondo ha bisogno di “profeti” come te.
    Per questo ti stimo tanto e ti sono sempre grata (sapevo che avresti risposto cosi).
    E grazie a tutti per la ricchezza che si condivide ed emerge da tutte le riflessioni.
    Buona giornata a tutti nella pace e nella speranza di un mondo migliore. Sr. Teresa

  10. Buoni sgoccioli di Domenica a tutti e scusate, ma vi leggo solo adesso..
    Aldo è interessantissimo quanto dici sulla DMN, bisognerà approfondire, grazie.
    Sì sr. Teresa, proprio come dei contadini, infatti credo che anche la coltivazione della terra sia un’ottima pratica spirituale, meditativa e contemplativa. Proprio “nel sonno”, sì, anche questa è una dimensione di riscoprire.
    Ivano meraviglioso quanto dici, e molto francescano, la non-appropriazione figlia della distanza è davvero un tesoro.
    Ringrazio tutti e Marco per il suo fuoco profetico che ci illumina il cammino.

Lascia un commento