I Gesti Sapienti

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Stamattina, quando mi sono preparata il posticino per la meditazione, mentre stendevo il mio tappetino etnico con una certa calma, ho fatto caso al gesto della mia mano.

Era lento, respirato, senza fretta, e io ero lì, tutta lì in quel piccolo gesto.

Sappiamo di vivere in un tempo frettoloso, frenetico, isterico, direi, ma vorrei qui rimarcare l’importanza di Prendersi, di reclamare, con ribellione e simpatica protesta, almeno qualche gesto di questo tipo, un gesto Leeeento, consapevole.

Quel gesto, lento e consapevole, mi ha riportata a ricordi d’infanzia rivelandomi il perché della loro piacevolezza. Ricordo le mie due nonne e i loro gesti in cucina. Rivedo le mani della nonna di Roma mentre girava il sugo con il mestolo, o spostava le pentole, o tirava fuori la roba dal frigo. Ecco scoperto perché amavo guardarli, perché erano gesti Sapienti.

Lenti a non finire, tanto che mi domandavo come mia nonna potesse mai arrivare a vedere la fine del compito di sistemare o cucinare e poter dire di avere “finito”.

Ricordo l’irrequietezza che innescavano in me e insieme il profondo fascino e l’attrazione che mi suscitavano. Quelle donne, non certo colte, non certo così “realizzate”, di sicuro non così piene di impegni esterni, vivevano presenti al gesto che compivano. Forse, e sottolineo forse, non avevano un’autoconsapevolezza così raffinata da valutare e discernere i moti interiori, ma hanno sicuramente ancora tanto da insegnarmi, come prendere il pane, per esempio, e come, ora, salvare il file e spegnere il computer.

Vorrei ripropormi sempre uno di quei gesti nel corso del giorno, per imitarne l’esecuzione, lenta, consapevole, presente, perché quel piccolo gesto Sapiente mi renda, ci renda, nel suo svolgersi, un pizzichino più Sapienti.

Comments

  1. Elisabetta Galli says:

    Che meraviglia questi gesti lenti e sapienti,grazie Isabella per quello che ci regali con questa riflessione.Quando pratico la mia meditazione giornaliera,la faccio con una certa ritualita’,preparo con molta cura il mio angolino,mi accerto che tutto sia in ordine,che non ci siano rumori metto anche un vasetto di fiori vicino a me e a volte ascolto un po’di musica classica prima di iniziare.Credo che fare le azioni quotidiane con ritualita’ le rende migliori.I soli gesti di apparecchiare la tavola,di stirare,di lavare i piatti,se fatti con calma e amore e con la partecipazione della nostra anima hanno sicuramente un altro sapore e sono anche piacevoli da fare.Un caro saluto Elisabetta.

  2. Che bello leggere queste cose …la calma esiste …. ancora per qualcuno…una domanda: ma voi lavorate …non avete la fretta di timbrare il cartellino … di preparare il pranzo per i figli quando tornano da scuola….. di portarli allo sport….. alle visite mediche …. di seguirli nei compiti ….. di ascoltarli nei loro problemi …. purtroppo non tutti riescono a trovare un angolino … senza rumore …. e con un vasetto di fiori “profumati” per fare meditazione …. se non a morte avvenuta….

    Maria Grazia

  3. Cara Maria Grazia,
    comprendo le tue perplessità, non è certo facile la vita di oggi piena di incombenze gravose e diversificate!
    Posso dirti però, che la marea di cose da fare, tra lavoro, famiglia e impegni vari, può avere un ritmo che non è l’affanno e non è la fretta, se devo fare venti cose è inutile pensare alla ventesima, è inutile e pesante il senso di affanno, non ci fa fare le cose meglio, rallentare il ritmo mentale a volte è paradossalmente la chiave per fare più cose in un tempo più breve, senza inutili sensi di colpa, ma per ottenere questa calma come tutte le cose importanti e serie della vita, ci vuole un certo allenamento, occorre fermarsi, senza paura, occorre vincere quella voce che ti dice di non fermarti mai, non c’è tempo, corri! corri! corri!
    Devi fare tutto e tutto bene, se no non sarai rispettata o amata e ti sentirai in colpa e questo senso di colpa ti farà scagliare contro quelli che incontri che sono tutti mostri di efficienza e allora tu correrai ancora più forte e sarai sempre più stanca e affaticata oppressa e arrabbiata.
    Non farti fregare, sono meccanismi subdoli che ci rendono schiavi di noi stessi, è tutto nella mente e col respiro, possiamo provare a rallentare un po’, ma per andare più veloci e spediti, nella leggerezza.
    Quello che noi facciamo è ritagliarci un piccolissimo spazio nella giornata a volte sottratto al sonno, per non cadere nel vortice che vorrebbe inghiottirci ogni giorno e schiacciarci; a volte ci riusciamo a volte no; l’importante è provarci, perché non provi anche tu?
    Daniela

  4. Isabella* says:

    Cara Elisabetta, hai usato un termine chiave, secondo me, parli di “ritualità”, sono assolutamente d’accordo, hai centrato quell’attitudine interiore che dispone al raccoglimento, sì, proprio così, come dice Marco non dare niente per scontato, neppure l’azione consueta e la ritualità è proprio il “sistema” che ci aiuta a farlo.
    Ma dice bene pure Maria Grazia, e ti capisco, mica sempre si è così presenti al presente da realizzarlo, soprattutto quando “le cose” incalzano o sembrano farlo..
    Posso solo parlare per me, non ho né la saggezza né l’esperienza interiore per dare consigli, tra l’altro questo pare sia proprio lo sport nazionale del contesto femminile che lo rende piuttosto insopportabile, e non è qui il momento per entrare in dettagli, però, io, che ancora oscillo in stati interiori molto lontani, come quello della presenza consapevole che reclama quella lentezza e quella centratura e quello del “mamma mia già le 12:30!!!” che rasenta il panico, mi sono accorta di come faccio il gioco della furia del tempo quando l’ansia mi prende la mano.
    Non è così banale quel “trovare il tempo”, ma non è neanche così reale “che non ci sia”. Tutto vero, il sistema di vita in cui siamo immersi, le persone che popolano le nostre giornate e necessitano della nostra attenzione, del nostro tempo, del nostro intervento, ci “premono” continuamente e di certo tutto questo non facilita quell’esecuzione lenta, consapevole, sapiente di cui si parlava, per questo ho detto “insurrezionalmente” di “prendercelo”, almeno uno, ogni tanto, poi, diventeranno due.. Non diamo per scontato neppure che quell’incalzare sia davvero così reale, perché lo sembra, ma non lo è. Paradossalmente potremmo essere consapevoli persino nel nostro essere travolte dall’ansia e dalle mille cose da fare, semplicemente rendendocene conto: ecco, mi sento l’acqua alla gola! Fermate il mondo! scrissi molto tempo fa in uno dei miei quaderni di sfogo, poi, mi fermai io.

  5. Suor Teresa says:

    Grazie Isabella per questo carinissimo post, guardo la foto di questa nonna e mi riempie di tenerezza. Quanta calma, quanta semplicità…. Sto ferma davanti al computer e mi godo ogni parola che leggo dai vostri commenti, come se vi avessi qui davanti agli occhi, senza che vi conosco. Quanta ricchezza, realtà e saggezza in ciò che dite e per ora quanto mi piace osservare, ascoltare e apprendere da chi è più avanti nel cammino della vita. Grazie a tutti per il regalo che mi fate. Sr. Teresa

  6. Isabella* says:

    Grazie a te sr. Teresa per essere con noi in questo viaggio darsipacista,
    anche se non credo di aver capito cosa intendi con quel “chi è più avanti”, a meno che tu non intenda anagraficamente e che tu non abbia meno di.. chi è il più giovane qui?! Eheheheh! intendo dire che ho abolito il “più” e il “meno”, perché non hanno molto senso. Chi può dire chi sia più avanti o più indietro di un altro? Forse ci percepiamo noi avanti o indietro rispetto a certe nostre egoiche immaginazioni o proiezioni o interpretazioni, ma in realtà chi lo sa? chi può dirlo? Ma, soprattutto, ha senso domandarselo? Non voglio attaccare briga o essere provocatoria, ma penso che stanare il nostro ego in uno dei suoi mille travestimenti (cito Nick Carter quando stana Stanislao Moulinsky, suo acerrimo nemico e asso dei travestimenti) sia un ottimo esercizio di discernimento e credo che tutte le volte che spuntano paragoni..lì dietro in realtà c’è: Stanislao Moulinsky, l’ego, in uno dei suoi abili travestimenti e diremo come Nick: “Ah, ah, ora ti riconosco! Tu non sei … ma Stanislao Moulinsky!” e sentiremo il nostro furbetto pronunciare la celeberrima frase: “Ebbene sì, maledetto Carter! Hai vinto anche stavolta!” .

  7. Suor Teresa says:

    Forteeee…. carissima Isabella, mi hai fatto sorridere e non solo, ma io intanto ho appreso un’altra “lezione”.
    Te lo “strappata”…. (: Grazie

  8. Isabella* says:

    Ma che pepe che sei! Un sorrisone di grande simpatia me l’hai strappato di sicuro! : )

  9. I Gesti Sapienti
    Grazie per il dono di qs post e per i commenti che vi hanno fanno seguito.

    Mentre leggevo le vostre parole , altre risuonavano in me e vi facevano eco,
    accompagnati da ricordi….

    “io ero lì, tutta lì in quel piccolo gesto” …….
    “Gesti Sapienti ” ….. ..

    “Quel gesto, lento e consapevole, mi ha riportata a ricordi…”………

    Con l’augurio di un quotidiano ricominciamento… con piccoli gesti consapevoli Sapienti ….presenti al presente senza essere strattonate nel passato o catapultate nel futuro ……vi abbraccio Irenilde
    e ….buon cammino …..a passo lento lento….

  10. Scusate , ma il testo dell’anonimo ( Irenilde) é incompleto….copia e incolla non hanno ben funzionato….avrò fatto in fretta? Ora ci riprovo con tutta calma….vi riabbraccio Irenilde

  11. Gesti Sapienti…
    Grazie per il dono di qs post e per i commenti …
    Mentre leggevo le vostre parole , altre risuona
    vano in me e vi facevano eco accompagnate da ricordi…
    “Io ero lì, tutta in quel piccolo gesto” ……..:”quì e ora…”
    “Gesti Sapienti”…..”dove mente cuore e corpo sono armoniosamente accordati”
    “Quel gesto consapevole, mi ha portata a ricordi”….” Il ricordo ancor vivo di Maria Teresa , la mia maestra di yoga, che con gesti lenti e gentili disponeva tappetini, fiori, musiche , incensi….con passi lenti e leggeri…”
    Con l’ augurio di un quotidiano ricominciamento…con piccoli gesti consapevoli….presenti al presente senza essere strattonate nel passato o catapultate nel futuro…vi abbraccio
    Irenilde e…buon cammino …lento lento…

  12. Chissà come mai, quando il tempo si fa breve, la natura abbia imposto all’uomo che invecchia gesti lenti e per questo sicuramente più consapevoli. Forse, un aiuto per assaporare finalmente fino in fondo ciò che nella frenetica vita di cui parla Elisabetta sembra quasi delittuoso fermarsi.ad osservare.
    Si legge nel Qoelet 3,1-8: “ Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo. C’è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante. Un tempo per “uccidere” e un tempo per guarire, un tempo per demolire e un tempo per costruire. Un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per gemere e un tempo per ballare. Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli, un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci. Un tempo per cercare e un tempo per perdere, un tempo per serbare e un tempo per buttar via. Un tempo per stracciare e un tempo per cucire, un tempo per tacere e un tempo per parlare. Un tempo per amare e un tempo per odiare, un tempo per la guerra e un tempo per la pace…..”
    Se, però, al termine “tempo” non associamo l’idea di un’intera stagione della vita, bensì il trascorrere di una sola giornata o anche di un’ora, scopriremo che la saggezza, contenuta in questi versi, ci vuole soprattutto suggerire di fermarci ad osservare la situazione che stiamo vivendo per quello che essa ci sa offrire, nel bene o nel male, in quel preciso istante. Poi tutto scivola via!
    Allora, la dimensione del tempo acquisterà connotati diversi e il sapersi ritagliare piccoli spazi, magari solo di cinque minuti, per ritrovare il proprio centro non sarà più frutto di una ricerca affannosa ma la naturale conseguenza di un’innata attitudine interiore da cui lasciarsi guidare.
    Si dice che è la qualità e non la quantità che fa la differenza. E anche il tempo da dedicare alla meditazione non si sottrae a questa regola generale. Non pensate?

  13. Maria Carla says:

    Leggere questo post mi ha fatto ricordare un video di Mauro Scardovelli che ho guardato di recente (La musica siamo noi) che parla proprio di un tempo-ritmo dentro di noi che rende i nostri gesti armoniosi e i nostri movimenti una danza…naturalmente occorre uscire dalla dimensione di un io meccanico, oppresso da tempi disumani, che si sente prigioniero e quindi diventa ostile verso tutto e tutti!
    Musica come logica della vita…davvero molto interessante!!
    mcarla

  14. Isabella* says:

    Irenilde, hai usato un termine bellissimo e davvero molto calzante: strattonate.
    E’ proprio questa la sensazione spesso più frequente, di uno sballottamento continuo cui la pratica meditativa vuole porre termine. Non è automatico, somiglia più a una battaglia all’inizio, ma il primo gesto è, come sempre, interiore. La mia anima guerriera lo vive come uno “stop!”, come un tirare le redini, come un volitivo riappropriarsi della propria “abitazione” interiore, un impedire quel rimpallo che fa perdere l’equilibrio e la centratura, un placare quegli irrequieti fruitori della Stazione Centrale che pare la nostra mente e la nostra emotività al nostro sederci. Uno stop che, però, non si erge aggressivo, ma, anzi, raccolto e lieve, sommamente sacro.
    Mi sembra quasi si tratti di un “cambiamento di peso” in questo nuovo stato interiore, in cui, il nostro “peso specifico” interiore aumenti progressivamente, fino a divenire così alto da divenire impossibile strattonarlo, si tratta di solidità interiore, o Raccoglimento, per dirla con dolcezza. Sì, forse quest’immagine rende un pochino un aspetto della pratica meditativa nel suo condensarsi ed entrare nella nostra carne, calandosi in questo corpo e in questo respiro..e in questo espiro..

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