Alberi

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Camminando, sono entrata in un bosco, una faggeta con alcuni esemplari secolari ed altri in tenera crescita. Sono immersa in un tremolio di verde , in un intreccio fantasioso di tronchi e di rami.           Guardo un gigante vegetale dove da bambina avrei sognato di arrampicarmi. Concentrandomi bene, di appoggio in appoggio, avrei potuto salire e ritrovarmi da sola lassù e nascondermi come in un piacevole rifugio personale e fantasticare e guardare le realtà dall’alto, in una prospettiva nuova e stimolante.

Le foglie si muovono e rumoreggiano alla brezza, ma i rami e il tronco sono stabili e sicuri, formano arabeschi perfetti che mi piace contemplare per svuotare la mia testa dei soliti pensieri piccini, inutili, assillanti. Voglio aprirmi ad altri orizzonti mentali , voglio pensare in grande. Mi appoggio al tronco solo in parte liscio e sento l’albero presente, forte e vivo, ne ricevo energia e voglia di respirare nel profondo, con lentezza e concentrazione. Mi sento bene. Decido di stare lì a lungo: quanto è necessario per rinnovarmi, per liberarmi da contenuti mentali ripetitivi e fastidiosi, per alleggerirmi da scorie ingombranti.

L’albero sta fermo e mi insegna a stare, a concentrarmi, a essere stabile, a non perdermi vagando inutilmente di qua e di là. Lui spande nella terra robuste radici e io lo posso imitare. Ho dentro di me tanti ricordi, convinzioni, aspirazioni che mi danno identità e orientamento per il futuro. Le foglie mormorano e ondeggiano, ma non se ne vanno, mi danno piacere e frescura, rendono gradito il mio rimanere. Scrivono nel silenzio una musica lieve.

Sono le voci delle persone morte che ho amato e che desidero ora vicine? Sono le voci di qualcuno che mi sta ricordando e sta pregando per me? Non so, ma comunque sento l’ambiente abitato nel profondo. Ascolto e osservo con tutta me stessa.

Mi siedo nell’ombra , e poi mi corico; tra l’intricato pergolato delle foglie intravedo il cielo , azzurro, lontano, invitante, io sono in basso e mi sovrasta l’alto, va bene così. Ogni realtà al suo posto. Sento e tocco le radici della pianta. Io avverto le mie?

Chiudo gli occhi, ora è estate, ma cerco di immaginare l’albero nel suo assetto invernale. Via le foglie, resteranno i rami nudi e se ne vedrà meglio l’intreccio essenziale, i contorcimenti fantastici, le diverse direzioni. La nudità manifesta la trama reale. Anche così l’albero resterà fermo, silenzioso, ma sussurrante forse l’Eterno, la bellezza del cosmo. Nella certezza che tornerà la primavera a rivestirlo e lui, nella sua stabilità, darà ancora lode a Dio e bellezza e frescura agli uomini.

Sono tante le fasi della nostra vita, ma tutte importanti, non se ne può saltare nessuna . Si sta tra le tempeste, il grigiore delle giornate invernali e i sorrisi e l’abbondanza di quelle primaverili ed estive, per dare frutti in autunno e ritrovare ancora l’essenziale in un’altra stagione. La stabilità non ci abbandona, nonostante tutto, la ritroviamo quando rientriamo in noi stessi e respiriamo profondamente fino ai confini delle nostre possibilità, abbandonandoci al Tutto.

Cercherò di vivere come gli alberi, che ci aiutano a sopravvivere meglio e non solo fisicamente. Chi non ricorda almeno un albero o un bosco , nella cui ombra ha ritrovato sé stesso, dopo momenti di smarrimento o di esultanza? Chi non si è fermato ad ascoltarlo? Chi non ha parlato con lui?

Potremmo immaginare la nostra vita senza gli alberi? Io no, li cerco e mi fermo a dialogare con loro anche in città.

Comments

  1. Questa mattina ho meditato accompagnata dal suono dell’arpa e adesso tu, carissima Mariapia, mi porti dentro il bosco.
    Che meraviglia! Quanto è bello il bosco!

    Camminando in montagna ho cominciato a conoscere gli alberi, il libro di M. Corona “Le voci del bosco” mi ha aiutato a vedere le loro caratteristiche e a porre attenzione al loro modo di comunicare.
    A scuola gli alberi hanno insegnato ai bambini ad espandersi, a relazionarsi, ad andare in profondità, a seguire un ritmo; mi ricordo in particolare “Bandiera” di Mario Lodi e “Ramoso” di Gaetano Mollo.

    Gli alberi mi regalano la dolcezza di tanti ricordi, perciò desidero regalare a te e a tutti la poesia di A. Casati:

    Albero della vita

    Croce
    albero della vita
    su pietre
    rosse di fuoco
    e di struggimento.

    Grazie e un forte abbraccio.
    Giuliana

  2. Maria Letizia says:

    Grazie, Maria Pia, mi sento in piena sintonia con te.
    Gli alberi rappresentano le creature più affascinanti, evocano sensazioni ed emozioni che ci chiamano a contemplare la vita in tutte le sue sfumature: anch’io mi ritrovo incantata ad osservarli nel silenzio.
    Con la loro struttura solida, ben radicata nel terreno, ci invitano a cercare un fondamento sicuro nella meditazione per crescere nella conoscenza della nostra interiorità e per portare frutti di integrità e di pace.
    I loro rami che si estendono verso l’esterno e verso il cielo ci fanno pensare alla ricchezza delle nostre relazioni con gli altri e con Dio, relazioni che ci permettono di trasformare noi stessi ed il mondo attorno a noi.
    Maria Letizia

  3. A proposito di poesia per immagini e di alberi:
    L’UOMO CHE PIANTAVA GLI ALBERI
    Film d’animazione di Frédérick Back tratto dal romanzo di Jean Giono. Vincitore del premio Oscar per il miglior cortometraggio d’animazione nel 1988.
    https://www.youtube.com/watch?v=YIFDlYqtXDA
    Grazie Maria Pia, un caro saluto a te e a tutti
    Daniela

  4. Una volta durante un Convegno al Monastero di Camaldoli sul “silenzio nella liturgia”, ho avuto modo di fare un’esperienza singolare: quella di essere condotta insieme a un gruppo di persone, in una notte senza luna, all’interno del bosco guidati solo da un giovane, diventato cieco all’età di pochi anni, e il suo fedele cane. Questo giovane ci ha insegnato a percepire i rumori anche più piccoli come segnali indicatori per non perdere la direzione, a fidarci del compagno che non conoscevamo e che diventava il nostro supporto in quell’andare un po’ a tentoni, a gustare la bellezza del cielo descritta da una persona che non poteva vedere, a sentire il silenzio che parla se solo sappiamo metterci in ascolto ed, infine, ad abbracciarci al tronco di un albero per ritrovare quella solidità che l’esperienza del buio e del silenzio assoluto poteva aver intaccato.
    Ho il ricordo vivo di quel tronco enorme, rugoso a cui mi stringevo e che sembrava in quel momento una persona palpitante che voleva infondermi sicurezza.
    Grazie a Maria Pia che con la sua riflessione mi ha rievocato questa particolare esperienza.
    Rosanna

  5. Che risonanza Maria Pia, non potevi toccare un tema così vitale per me ! Vivrei nei boschi come in una reggia !
    Negli anni del mio volontariato per la difesa dei boschi dagli incendi, vi ho passato giorni molto sereni e felici .
    Risale a quel periodo un mio scritto che tenevo per me , nel mio cassetto. Te lo regalo, commosso per le emozioni che mi hai riportato.

    L ‘albero che siamo
    L’ho scoperto un mattino lungo un sentiero che si inoltrava nel bosco.
    Trascinavo il mio cuore infelice e fu proprio un albero, palpitante di vita, che mi rincuorò.
    Era un grosso albero alto e frondoso, un vecchio castagno.
    Attratto dalla dignità dei suoi anni , appoggiai la mano sulla sua rudiva corteccia.
    Una fragranza di muschio mi attrasse in un abbraccio all’inizio un po’ impacciato, ma vi scoprii
    Subito l’affetto di un incontro, come di un amico caro ritrovato.

    Con la guancia appoggiata sul fresco cuscino di muschio ne trassi immediato conforto.
    Chiusi gli occhi e mi abbandonai ad un irreale sogno. Respiravo leggero, con l’odore del muschio che mi invadeva la mente ed ebbi un sussulto quando sentii che l’albero abbracciava me !

    Fu un breve flusso di gioia che mi pervase , ma abbandonandomi ad esso, si prolungava all’infinito.
    Il mio cuore acoltava , allargandosi , partecipava dell’ Eterna Vita .

    Immerso nell’aria fresca e silenziosa di quella sera , osservai il movimento leggero delle sue foglie.
    Il frullo d’ali di un uccelletto, mi stupì per la leggerezza per la quale riusciva a restare appeso ad esili fruscelli.

    Distratto dal piacevole evento, rammentai la concretezza del mio quotidiano e la ragione mi chiamò a rapporto !
    Quasi vergognandomi, retrocessi da quell’ abbraccio vegetale , pensai a un po’ di follia, rammentando a me stesso che quegli non era altro che un albero: buono per castagne e per legnatico !

    Ma quando ripresi il cammino del ritorno, lungo quel sentiero che mi avrebbe riconsegnato ad una vita priva
    di vera gioia, m’accorsi nel mio corpo, rimaneva impresso ancora quell’affettuoso , largo abbraccio rassicurante ,
    e odoroso di muschio.

    Allora, anche la mia mente, si sciolse e parlò col cuore :
    ” Che cosa cercavi nel vecchio albero? Non sapevi che ogni albero è creatura che nasce dal silenzio e che solo quando in te c’è silenzio, lo puoi ascoltare ? Ma tu, fratello uomo, che albero sei? Da quale silenzio provieni?
    Non sapevi che anche tu come me, provieni da un seme che dalle sue radici nella terra s’innalza verso il cielo ?
    Noi alberi spuntiamo dove i nostri semi li porta il vento, ma voi uomini , vi muovete , siete liberi, vagate sempre alla ricerca di una terra buona che fa per voi, da sfruttare ….e in genere vi lamentate sempre .
    Faticate sempre a comprendere che, la terra che cercate per crescere alti come noi,
    è la vostra stessa terra interiore . Lì dentro c’è il vostro seme divino che farà spuntare l’albero della vostra Vita

    Siamo diversi, ma siamo uniti da una Energia cosmica che ci fa uguali e quando ci manca , entrambi siamo depressi e ci secchiamo. Quando invece la riceviamo, cresciamo. E’ tutto scritto dentro di noi, guarda anche tu gli anelli della tua memoria, vedrai incisi nel tuo tronco le fatiche che hai fatto per crescere, o i giorni copiosi che hai goduto , conterai gli anni della tua vita, pochini in verità, noi invece, possiamo contare anche i secoli.
    Allora ciao, uomo albero, in fondo anche tu sei mio fratello, creatura come me, ma Io però , sono anche tuo padre, senza il mio ossigeno, che faresti ?
    Tu ora vai, torni sui tuoi passi, ed io, ovviamente resto, ma potrai venire sempre a trovarmi quando vorrai.
    A volte ho tanta di quella energia addosso che ho bisogno di donarla a chi mi abbraccia come oggi hai fatto tu.
    Grazie, ritorna, arrivederci !

  6. Cari amici,
    grazie per i vostri scritti, mi hanno introdotto nella giornata con il cuore leggero e gioioso.

    Anche a me da un grande senso di pace e serenità il camminare nel bosco, ma percepisco ora dalle vostre parole che esiste un modo più profondo ed intimo di accostarsi agli alberi.

    Da bambina passavo sugli alberi interi pomeriggi estivi e coglievo, secondo la stagione, ciliege, pesche, fichi, mele e pere. Ho impressa nella memoria la forma di ognuno di essi, di ogni tronco dove appoggiavo saldamente i piedi.
    Non avevo nessuna percezione della vita dell’albero, ma lo amavo e quando trovavo una posizione comoda me ne stavo seduta tra le fronde a fantasticare.

    A distanza di 50 anni , in uno stato un po’ meno “egoico”, cerco di dare un significato più profondo ai miei sentimenti di allora . Oggi insegno ai miei numerosi nipoti a riconoscere gli alberi dalla corteccia, dalle foglie, dalla forma, ma da ora in avanti avrò qualcosa in più da offrire loro.

    Un affettuoso saluto.
    Rosaria

  7. anche io amo tantissimo gli alberi, se non ci fossero loro, non ci sarebbe vita sul pianeta, loro ci danno l’ossigeno, e anche una strepitosa bellezza, Rita

  8. Mi è molto piaciuto leggere le vostre poetiche esperienze con gli alberi. Io non sono altrettanto poetica e il mio lato scientifico non può fare a meno di fare capolino con qualche vecchia reminiscenza della mia tesi in fisiologia vegetale. Infatti, siamo piuttosto abituati a pensare agli alberi come metafora di stabilità e quindi poi di saggezza. A me piace pensare invece al gran traffico che c’è dentro gli alberi, all’andirivieni delle sostanze su e giù per il tronco. Così questo traffico diventa metafora per il mio traffico cerebrale, quella marea di pensieri inarrestabili che vanno e vengono velocissimi come in un’autostrada senza limiti. Così faccio diventare l’albero immagine anche delle mie distorsioni, suo malgrado : all’apparenza inamovibile = una maschera di nervi saldi, ma con un grande ribollio interiore.
    iside

  9. Cara Maria Pia, il tuo post mi fa pensare che se qualcuno mi chiedesse quale pianta preferisco credo proprio che risponderei: l‘albero! E ancora meglio: “gli alberi”!
    Hai descritto molto bene immagini e sensazioni che provo anch’io quando mi avvicino e li osservo; quando gli do la mia attenzione mi accorgo di essere ricambiato da una gratitudine che diventa un momento di pace e di bellezza.
    E così le tue parole mi hanno portato a cercare il disegno che in terza elementare la maestra ci aveva dato come compito: “disegnate un albero come si vede nelle quattro stagioni!”che gioia ritrovarlo e rileggere 10 BRAVO!! Era il 1973 e ricordo la grandissima soddisfazione di allora!.
    Gli alberi mi hanno sempre affascinato. Da bambino mi arrampicavo sui rami come un gatto per guardare dall’alto, o per nasconderci nei nostri giochi.
    Oggi, a causa della mia rara e difficile malattia, mi ritrovo incastrato in una lotta quotidiana e costante per annientare pensieri o immagini negative, per trasformarle e liberarmi da oppressioni o aggressioni, sia esteriori sia interiori, e così leggendo il post mi sembra di comprendere che anche ricorrere all’immagine degli alberi, e di ciò che li circonda, e del loro ambiente possono servire.
    Mi pare che nella natura tutto, e tanto meglio gli alberi (con tutto il loro ribollio interiore), ci viene incontro, in un soccorso, per un inno alla vita! Vicino o sotto un grande albero mi sento come vicino a un grande artista che gratuitamente si dona, e forse ci può insegnare qualcosa per diventare anche noi un po’ artisti negli atti quotidiani di ogni nostra giornata!
    E mi fa piacere riportare alcuni versi della poesia di Marco Guzzi “L’artista del giorno” dal libro (Preparativi alla vita terrena, p 117) che dicono:

    “Offre un servizio al primo venuto
    Come un sovrano
    Larice effonde
    L’ombra del suo intimo profumo
    Sul capo di ogni vagabondo”

    Ciao Fabio.

  10. Carissimi amici!
    Con questo post temevo di andare “ fuori tema “ , i vostri commenti mi hanno rincuorato e con soddisfazione ho constatato che amare, dialogare, toccare , abbracciare gli alberi, stare con loro può essere fonte di profonde esperienze spirituali , di espressione poetiche e di conoscenze scientifiche, durante tutta la vita, quindi sia per i bambini sia per gli adulti. Sarebbe molto interessante studiare la presenza degli alberi anche nella narrativa, nelle arti visive. Penso che qualche ricerca di questo genere sia già stata fatta, sarebbe da leggere. Grazie dunque per le vostre risonanze che aiutano a riflettere sui vari aspetti e caratteristiche di questi nostri verdi compagni.
    Tra le nostre tre pratiche per me la più irta di difficoltà è sempre stata quella della meditazione, penso che l’immaginare di essere anche in quel momento, seduta sotto un albero, calmerà e allargherà il mio respiro. Un albero può rappresentare il mondo intero , il cosmo infinito!
    La croce a cui fu inchiodato Gesù fu chiamato e rappresentato fin dai primordi del Cristianesimo, albero della Vita, albero della Salvezza. Mariapia

  11. Buongiorno a tutti,
    da circa un anno ho scoperto, con una semplice tecnica, che gli alberi ondeggiano, danzano, sempre, anche quando non c’è vento. Non sto parlando delle foglie o dei rami, ma di tutto l’albero, anche il tronco. O meglio, riesco a sentire il loro intero movimento dal tronco, piu o meno alla mia altezza. E’ una sensazione che dà gioia profonda. Da allora ho testato spesso diverse specie, abeti, larici, castagni, roveri, faggi, betulle, in diverse condizioni climatiche, da medie dimensioni a più grandi. ed ho sempre sentito il loro danzare. In ottobre, in sardegna ho provato con un olivo di 1500 anni, così mi hanno detto, era maestoso, non c’era vento, e ho sentito ad occhi chiusi il suo tronco grandissimo ondeggiare. Chiaramente è un movimento quasi impercettibile, ma inequivocabile.
    Se qualcuno vuole saperne di più mi scriva!
    Maurizio

  12. Ciao a tutti e grazie Mariapia, non saprei usare parole migliori delle tue e delle vostre, di tutti, che qui avete scritto, per descrivere la bellezza di questi esseri che sono gli alberi!
    E Maurizio grazie, sì voglio saperne di più 🙂 
    Ho sempre amato gli alberi in modo particolare e li ho sempre guardati come un po’ si guarderebbe ad un grande saggio.
    In un periodo in cui sono stata particolarmente male, la loro compagnia era l’unica che mi faceva ritrovare la calma interiore, mi appoggiavo al tronco e rimanevo a contemplare il movimento delle foglie … e la corteccia … e provavo ad intuire qualche altro movimento che però non riuscivo a cogliere, in qualche modo “fissare”.
    La danza che hai spiegato … mi ha fatto sussultare, stupendo!
    ciao, Barbara

  13. Sono contenta che sia stato ripreso il discorso sugli alberi, che continuano a essere miei amici, che mi trasmettono serenità, forza, gioia di vivere, tensione verso l’alto e curiosità.
    Maurizio, come si muovono gli alberi? Perché? Come possiamo rapportarci noi al loro movimento? Mariapia

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