Un’onda nuova

Siamo abituati così, a lasciar scorrere la scienza così, appena accanto alle cose che ci interessano, di cui ci occupiamo giornalmente. Forse non una presenza scomoda, certo no. Però spesso ininfluente, nella vita quotidiana. Ci sono però momenti nei quali anche l’ambito solitamente ristretto ed impermeabile della ricerca, così usualmente ben confinato, deborda. E accade che improvvisamente i media si accorgano della quantità di persone e di risorse impiegate cercando di comprendere come funziona l’universo, nell’investigarne i meccanismi segreti, le dinamiche più riposte. Un anelito antichissimo, un tempo territorio del mito, oggi campo di indagine squisitamente razionale.

Dopo anni e anni impiegati nella affannosa caccia, nel pomeriggio del giorno 11 febbraio 2016 è stata finalmente annunciata la detezione delle famose onde gravitazionali. C’è un segnale, e sembra concreto.

Evidente che per noi astronomi sia un momento di esaltazione: in casi come questo avverto, lo confesso, il privilegio di sentire in modo palpabile l’eccitazione, percepirne l’onda affascinante ed elettrica, anche nei semplici dialoghi con i colleghi. E la confortante evidenza, a infrangere milioni di freddi universi di nonsenso (che l’anima troppe volte si trova a percorrere): può ancora succedere qualcosa, possiamo ancora stupirci. E’ indubbiamente confortante che il lavoro che faccio arrivi improvvisamente a trovare spazio in ambiti assolutamente inconsueti, come un telegiornale della sera. Ben vengano queste notizie, dunque. Ben vengano, se ci aiutano a pensare ai cieli sopra di noi.

Però forse c’è anche altro. Dietro questa scoperta si muovono anche cose più profonde, diverse e complementari rispetto alla mera registrazione dell’ennesimo progresso della ricerca scientifica, alla frettolosa celebrazione di un successo (anche) tecnologico.

Ma andiamo con ordine. Ovvero, stiamo al dato, così come ci si presenta.

E’ necessario infatti, per cogliere il punto che vorrei illustrare, percepire innanzitutto l’importanza propriamente scientifica di quanto è stato annunciato ieri.

E questa importanza scientifica c’è, c’è davvero tutta. Di cosa si tratta, in poche parole? Perché è importante aver trovato queste onde? Ebbene, si tratta di una corroborante conferma del fatto che il nostro modello interpretativo dell’universo, quello accettato dalla grandissima parte dei cosmologi e percolato ormai profondamente nel senso comune, funziona. Spiega bene la realtà.

 

A ricevere conferma sperimentale (non certo la prima, ma una delle più eclatanti) è la stessa teoria della relatività generale di Albert Einstein, formulata esattamente un secolo fa. Difficile sopravvalutare l’importanza di tale formulazione teorica, davvero una cattedrale del pensiero dell’età moderna. L’ultima anche, ad essere stata edificata da un solo uomo: i grandi risultati successivi, come la meccanica quantistica – altra teoria epocale che ancora attende di essere compiutamente recepita – sono marcatamente risultati “di squadra”, impianti teorici elaborati dalla stretta collaborazione di molte persone.

Qui no. Questa cattedrale è stata costruita da un uomo solo. Un uomo, per giunta, completamente umano, non esente da grandi difetti e da limiti anche nell’ambito privato (come molte biografie ci hanno impietosamente indicato).

Ebbene, la teoria della relatività di Einstein prevede che si creino – in determinate circostanze – delle deformazioni del tessuto dello spazio tempo, capaci di propagarsi a grandissime distanze, proprio come onde. E’ una sorta di “radiazione gravitazionale”, che però genera episodi di particolare ampiezza (gli unici, del resto, che possiamo realisticamente sperare di rilevare empiricamente) solo in casi in cui delle ingenti masse modifichino in modo rapido la loro distribuzione. Tipico esempio, è quello della coalescenza di due buchi neri, che poi è proprio l’evento la cui rilevazione è stata annunciata il pomeriggio di giovedì 11 febbraio dal gruppo del rivelatore “Advanced LIGO” (per maggiori particolari vi rimando ad un post molto informativo su GruppoLocale.it).

Qui vorrei però esplorare alcuni aspetti che riguardano la nostra stessa concezione del mondo. Come interpretare allora questa notizia? Abbiamo appena ricevuto una conferma del fatto che non viviamo assolutamente in uno spazio cartesiano, in un universo imperturbabile o in un contenitore asettico, come ci viene sovente da pensare. Non siamo buttati dentro qualcosa che non si “piega” alla nostra mera presenza. Tutt’altro. Gli apparecchi più moderni questo indicano, che la semplice presenza di materia modifica la struttura dello spazio-tempo, lo fa vibrare come un’onda.

In altre parole, abbiamo una ulteriore preziosa conferma del fatto che l’universo, lungi dall’essere un asettico ed inossidabile contenitore di eventi, è invece una entità “viva” che interagisce e si modifica a seconda di quello che ospita, e di cosa avviene al suo interno. No, il cosmo non è affatto imperturbabile, il cosmo è tutt’uno con quanto avviene nel suo grembo. Vibra e si modifica per quanto avviene dentro di lui, ora ne siamo proprio certi. Potremmo vederlo come un universo “simpatetico”, che reagisce con quanto accade in lui, che vibra di quanto succede, nel modo in cui succede. In ultima analisi (così mi piace pensarlo, andando al senso etimologico della parola), che ha com-passione di quello che accade.

Estrapolazioni poetiche, se volete. Speculazioni metafisiche, davanti alle quali forse storcete il naso. No lo so. Quel che è certo è che non possiamo più pensare allo spazio e alle cose che vi accadono dentro, come entità distinte. Lo spazio, il tempo, gli eventi, la presenza stessa dell’uomo… ogni evidenza empirica non fa che sottolineare sempre più come queste entità che – per pigrizia e bassa energia mentale – ancora pensiamo separate, sono invece profondamente e misteriosamente interlacciate tra loro. Collegate, in modo inestricabile. Relazionate, in maniera inestirpabile.

Non se ne abbia a male Cartesio, ma la sua visione cosmologica è ormai sorpassata. Anzi, defunta. Con tutto quanto ne consegue anche sul lato culturale, e perfino spirituale. Aver aperto una nuova “finestra” di indagine sul cosmo, come sta avvenendo con la neonata astrofisica gravitazionale, non è senza conseguenze. Del resto, è sempre stato così: l’universo ci mostra volta per volta solo quello che siamo in grado di capire. La risposta è modulata, da sempre, sulla sapienza della domanda.

Abbiamo appena aperto lo scrigno di un universo in cui è tutto davvero intimamente collegato, è tutto davvero in relazione. Ci stiamo lasciando alle spalle – grazie al cielo! – una concezione di corpi separati, divisi, ultimamente contrapposti (azione e reazione, forze uguali e contrarie), lascito fecondo ma drammatico della fisica e della cultura classica, nel suo massimo positivistico splendore. Dobbiamo però ancora capire cosa vuol dire entrare davvero in questo universo relazionale, anche in ambito umano. Dobbiamo lavorare per questo, superando resistenze fortissime.

Il vecchio universo (fuori e dentro di noi) infatti resiste accanitamente, ma è ogni giorno più rigido, più teso ed arrabbiato. Perché si sente il fiato sul collo, perché sta esaurendo il suo stesso spaziotempo, perché il suo gioco egoico è sempre più scoperto.

Per legare insieme le cose, per trovare un senso, non serve più la mutua collisione dei corpi, la ben nota dinamica che ne esaspera la distanza ed esprime, definendo (anche formalmente) ogni contatto ultimamente solo come un urto. L’energia che ne viene è energia malata, corrotta. Ci vuole qualcosa, Qualcuno, che leghi tutto insieme, che regali speranza.

Ci vuole un’onda, un’onda nuova.

 

 

 

Comments

  1. Molto bello, grazie Marco!

  2. Chiara dedo says:

    Grazie carissimo Marco leggere questo post e addentrarsi nelle nuove scoperte della fisica è un ‘esperienza di conoscenza iniziatica. La conoscenza che ci trasforma. Ecco credo che la nuova scienza abbia questa peculiarità e lo hai spiegato molto bene. Esplorare e conoscere l ‘universo ci apre a una trasformazione e a una fioritura dell io in relazione. Che meraviglia di notizia.

  3. Grazie per questo contributo da una persona che non capisce molto di astrofisica ma che cerca continuamente il senso della sua vita. Ho imparato qualcosina di nuovo che assolutamente era lontano dalle mie conoscenze. Darsi pace mi piace molto. CARMEN

  4. Giuseppina says:

    Che gioia assaporare con Marco e con D.P che…
    l’Uni-verso non è freddo e che anche la scienza sta andando verso una nuova visione contempl-attiva per imparare pazientemente, compassionevolmente, poeticamente ad ascoltare l’Universo e le domande assetate dell’uomo in eterna ricerca di vivere in armonia con il Tutto…
    Brindiamo insieme all’inizio di una possibile nuova astrofisica gravitazionale ( anche se ci capisco niente) perchè col nostro Ungaretti so che ” il mio supplizio è quando non mi sento in armonia”…e che quando l’ho sperimentata o la ritrovo
    “mi sono riconosciuto/ una docile fibra/ dell’ universo.
    Benedetta questa nuova onda che possa inzupparci di gioiosa umiltà per realizzare una nuova Umanità!!! Grazie ancora Marco e darsi pacisti, cosi’ tempisti!
    Ciao, Giuseppina

  5. Carissimi amici,

    volevo dire, soltanto, leggendo questi vostri interessanti commenti, che mi fa contento sopratutto quando una persona che ammette di “non capirci niente” (e ne ha tutto il diritto, come me che non capisco niente di uncinetto o di biologia molecolare…) mi dice che ha comunque compreso il messaggio che volevo inviare, sente comunque che gli risuona. Perché infatti lo scopo era proprio questo: restituire la scienza, sia pure un po’ “digerita”, alle persone che comunque la vivono, come tutti ne sono immersi. Se ci sono un po’ riuscito, ne sono felice e sento che questo sforzo, pure con tutti i limiti di chi lo porta avanti, è “benedetto”.

    Un abbraccio grande,
    Marco

  6. Sì Marco, lo sforzo è “benedetto”. GRAZIE!
    E’ vero che ci vuole Qualcuno che regali speranza, ma ci vuole anche che gli uomini e le donne collaborino con Lui. Sentire da un astrofisico che non c’è lo spazio e le cose dentro, ma che lo spazio interagisce con ciò che è contenuto dentro e che la scienza sta andando in questa direzione mi apre il cuore, mi regala tanta speranza, mi motiva ancora di più al lavoro interiore.

    Un abbraccio a te, Giuliana

  7. Grazie! La lettura di questo post mi ha dato una grande emozione! Ha cambiato il ritmo del mio respiro, ho respirato più profondamente, mi sono sentita parte attiva del cosmo.
    Come altre persone che mi hanno precedute nei commenti, sono ignorante di astrofisica, ma intuisco che il cosmo ci sollecita a pensare, immaginare, reagire in modo nuovo. Il tramonto dell’immagine cartesiana del mondo chiuso in uno spazio e tempo immutabili e oggettivi stimola Il mio stupore, sollecita la mia intelligenza verso settori ancora inesplorati della realtà .
    Ogni nostro pensiero e azione, anche la più piccola ha conseguenze sull’intera creazione! C’è da farsi venire le vertigini! Il nostro impegno a rinascere nuovi diventa ancora più pressante e necessario! Mariapia

  8. Ho avuto il tuo indirizzo di blog da mia figlia e subito mi sono collegato; ho letto tutto di un fiato il tuo post sulle onde gravitazionali e lo trovo profondamente umano. Ci lega tutti insieme in una missione nuova per l’umanità e quindi anche per ognuno di noi; e di quanto di ciò oggi ci sia bisogno è sotto gli occhi di tutti. Sono un chimico industriale degli anni ’60 e le mie conoscenze sulla fisica si erano un pò sopite per scelte di vita che mi hanno coinvolto, nella corsa affannosa di tutti i giorni , ma sempre nel sociale; per cui le mie sensibilità ,anche se sopite,si sono subito ridestate e sono entusiasta che i nuovi traguardi scientifici collocano l’uomo in armonia totale con l’universo. Quando c’è scontro si è fuori strada e si può recuperare solo sentendosi parte di un tutt’uno ,come giustamente tu affermi. Speranza,umiltà,compassione e fiducia in sè stessi sono dentro di noi; facciamole agire in armonia e tutto diventerà più semplice. Grazie Marco, seguirò il tuo blog e quello di darsi pace. Vincenzo

  9. grazie Marco, questo post mi ha commossa.
    Buona continuazione
    Rosella

  10. Alessandro says:

    Ciao Marco,
    la mia ignoranza è curiosa e vorrebbe mettere in buon ordine tutte le belle informazioni ricevute quindi c’è una domanda che mi risuona insistentemente, eccola:
    le vibrazioni rilevate trasportano anche precise informazioni dell’evento da cui scaturiscono ?
    Voglio dire se rileviamo specifiche vibrazioni siamo in grado di ricostruire l’evento che le ha generate oppure l’evento era già conosciuto ?
    In questo caso ci sono molti particolari importantissimi , li conoscevamo o ci sono stati vibrati ?
    Un abbraccio Ale

  11. Caro Marco, grazie di queste intuizioni e spiegazioni, credo che siano un ottimo esempio di ciò che il Gruppo dell’Altrascienza può diventare: un luogo di divulgazione di un pensiero scientifico davvero contemporaneo, e proprio per questo aperto al dialogo con le dimensioni interiori, psicologiche e spirituali, della nostra esperienza umana.
    Credo che potresti immaginare proprio una serie di post/video di questo tipo … sarebbe un dono per tutti.
    Un abbraccio. Marco

  12. Grazie, grazie, grazie, Marco! Con calma (in quesi giorni non posso farlo, ma lo farò quanto prima) approfondirò questo tema così affascinante visitando anche il tuo blog. Non posso capire tutto, naturalmente, perché mi mancano le basi nozionistiche, ma godo che altri possano comprendere realtà così belle in cui siamo immersi e di cui siamo vivi. E, per parte mia, godo di quello che posso capire. Mi piacerebbe conoscere questa materia con la stessa profondità con cui la conosci tu: solo al leggere queste tue righe, mi entusiasmo e mi sento vibrare della vibrazione stessa dell’universo. Stupore allo stato puro. Grazie di quello che ci comunichi e di aver voluto mettere a nostro servizio il tuo sapere Grazie, anche e soprattutto, per la tua personale lettura della nuova scoperta. Per la tua riflessione sulla struttura relazionale dell’universo. Offre molta materia di riflessione, e apre a campi ancora più vasti di meditazione.
    Una cosa vorrei capire: cosa voi scienziati intendete per “spazio-tempo” come “luogo” in cui l’intero universo si muove. Se è proprio quello che intendiamo noi profani in materia (ossia le coordinate spazio-temporali in cui simuove la nostra storia), o se intendete altro. E’ così difficile immaginare l’universo immerso in spazio-tempo (che per noi è realtà astratta), anzi che in altra matera “tangibile”. Che vuoi: perplessità di un’ignorante! Ma quanto stupore! Che bello! Ancora una volta GRAZIE!
    Un abbraccio forte, forte, con tanta gratitudine. E affetto,
    angela

  13. Cara Angela,

    grazie infinite per le bellissime parole che usi per descrivere il mio post! Leggendo stamattina il tuo commento, come pure quelli che lo precedono, avverto la gioia di aver potuto comunicare quello che era cresciuto in me, quello che aveva prodotto la “reazione” tra la mia parte di scienziato e quella di uomo in ricerca di significato:. Sopratutto, lo stupore per il fatto che queste due parti potevano – possono, debbono – parlarsi e che il loro dialogo non è (più) tra sistemi inconciliabili e mutuamente ostili, ma tra ambiti che possono interagire e “fecondarsi” a vicenda.

    Venendo alla domanda, ebbene in parole povere, la relatività ristretta e poi quella generale (ormai provata in mille modi diversi e dunque piuttosto robusta) ci dice che la usuale percezione di tempo e spazio come entità distinte e separate non corrisponde alla realtà delle cose, che descrive piuttosto un solo “costrutto omogeneo” che lega queste quattro entità (il tempo e le tre coordinate spaziali). Tutto quello che succede è classificato come un “evento” al suo interno. Anche se appunto parlando di “interno” dobbiamo fare un ulteriore salto logico, e permetterci di percepire come lo stesso spazio-tempo (se vuoi, il contenitore degli eventi, il “teatro” dove le cose succedono) reagisca continuamente e profondamente a ciò che si muove al suo interno. Lo spazio viene cioè letteralmente curvato dalla presenza della materia, e ora sappiamo per certo che movimenti di materia producono increspature di questo misterioso tessuto, che si propagano anche a grandi distanze. E che possiamo rilevare, come è appena successo.

    In effetti, quella che vediamo come “gravità” è semplicemente la piega che una certa quantità di massa (una stella, un pianeta) crea nello spazio-tempo, una piega così reale che … ci cadono dentro le cose, come un liquido dentro un imbuto!

    Al di là del mero dato empirico, ti confesso che a me dà molto conforto pensare che quella “bufala” di universo freddo e indifferente a quanto accade al suo interno (che tante volte alberga insidiosa nella nostra testa), è appunto una gigantesca “bufala”, smentita dalla stessa ricerca scientifica (e non da oggi).

    Non è facile percepire tutto questo; dobbiamo infatti comprendere che il nostro cervello ha una rappresentazione del mondo per cui non arriva facilmente a “sentire” queste cose. E’ quella che ci serve di più nella vita comune – una vita dove possiamo trascurare che lo spazio si curvi dove c’è materia, o le mille bizzarrie della fisica quantistica. E questo è normale. Non dobbiamo scordarci però che è un “inganno”, un “comodo inganno” se vogliamo, una drastica semplificazione.

    E quello che la scienza più rigorosa ci dice, oggi, secondo me si offre come un piatto molto ricco, anche ad essere percorso in senso spirituale. Come sempre, senza portare la scienza dove non può andare. Ma non rinunciando alle suggestioni profonde e concrete che ci può fornire.

    Un abbraccio!

    Marco Castellani

  14. Paolo Galli says:

    Carissimo Marco,
    l’universo mi ha sempre affascinato e non so dire perché non abbia assecondato questa mia passione anche negli studi. A partire dai suoi grandi misteri semi-rivelati (“ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa”) ho cominciato a maturare in adolescenza la convinzione razionale dell’esistenza di Dio.
    Si può guardare a un cielo stellato e non porsi certe domande? Se ciò accade non significa forse che la nostra alienazione ci chiuda ormai alla verità.
    Tutti i giorni siamo interpellati sopra le nostre teste da spazi infiniti, immagini del passato, masse spropositate che viaggiano a velocità inaudite, ammassi in collisione, energie incalcolabili. E noi? Noi in risposta scegliamo di continuare a rinchiuderci nei piccoli spazi angusti dei nostri pensieri sclerotizzati, costruzioni mentali formate sin da piccoli e perfezionate nel tempo come sistemi di difesa nei confronti del mondo esterno.
    Davvero crediamo di poterci difendere? da cosa? da questa potenza inaudita? Questa potenza ci fa paura, aumenta il nostro senso d’ansia e quindi decidiamo di fuggirla (anche i nostri cieli inquinati ci aiutano a evitarla). Dimentichiamo volontariamente di essere parte attiva di questo universo, che proprio nell’uomo invece prende coscienza di sé. E così rifiutiamo il viaggio che esso (alla stregua di una farfalla che si posa sul nostro braccio) ci invita a intraprendere.
    Perché? Perché mai ci ostiniamo a non calcolare invece questa potenza come quella che Dio ha posto nelle nostre mani quando siamo in Lui. Una misura davvero traboccante, come le forze dell’universo che sbigottiti osserviamo. Una misura che però va interpellata. Meno male allora che esistono gli astrofisici!

    Ciao, Paolo.

  15. Mi unisco al grazie di tutti per le spiegazioni, il sorriso che alleggiava a commento delle parole, si è trasferito anche dalle mie parti e quindi ringrazio anche per questo.
    Da profana approfitto e chiedo: si sa o si ipotizza una relazione con le ricerce sull’energia oscura e la materia oscura?
    Ho letto in varie occasioni che si stanno compiendo ricerche su questi argomenti, sono temi davvero interessantissimi.
    Grazie dell’attenzione.
    Un saluto
    Stefania

  16. …all’unisono con Paolo. Da piccola mi incantavo a contemplare il cielo stellato nelle notti limpide, non ancora contaminate dalle luci artificiali che oggi inquinano ogni centro abitato, abbagliandone di caligine i cieli. Da tempo non abito più in quel piccolo paese di un pugno di case e di pochi abitanti; da anni non posso più perdermi in spazi così dilati. Ma di quella bimba mi è rimasto il cuore, che si incanta, stupito, ad ogni nuvola che corre nel cielo, ad ogni stella che si accende nella notte. E in quegli spazi mi perdo. Beata. Respirando Dio.
    Insieme, angela

  17. Angela P . says:

    Grazie Marco. La tua semplicita di secondo grado mi ha fatto capire cose che la mia complessita di pensiero mi impediva di capire. Questa scoperta è confortante e meravigliosa. Noi siamo in relazione con tutto e tutti in modo spirituale fisico totale. Grazie. Continua il tuo lavoro. È prezioso!

  18. Grazie anche agli interventi di Paolo e Stefania! Mi sembra che stia venendo fuori, nel complesso, un dialogo che è veramente un complemento interessantissimo del post, davvero un grande “valore aggiunto”.

    Per parte mia, voglio proprio ringraziare tutte e tutti, in modo non formale, perché sto trovando in DP un ambiente estremamente ricettivo anche in questo “spettro di frequenze”; lo sapevo già come “forma istituzionale”, perché nei libri di Marco Guzzi la scienza ha sempre un ruolo primario (penso a certe pagine de La Nuova Umanità), ma ora lo “tocco con mano” anche nell’interazione con molti di voi. Per cui, ancora di più, mi sento a casa 🙂

    Venendo alla domanda di Stefania, ebbene in qualche modo sì, è tutto legato. Anche se non sempre è possibile esprimere efficacemente in poche semplici parole, la situazione nei suoi termini esatti. Diciamo che la ricerca della materia oscura (e della energia oscura) è un campo affascinante e di grande rilievo nell’astrofisica contemporanea. Meriterebbe da sola più di un post, anche qui!

    Basti intanto pensare che, se vogliamo dare fiducia alle teorie cosmologiche più recenti, la materia “normale” (quella di cui siamo fatti noi, il nostro gatto, la nostra automobile, le stelle…) non raggiunge nemmeno il 5% della distribuzione complessiva massa-energia dell’universo. Detto in altri termini, SAPPIAMO oggi che il 95% dell’universo è fatto di qualcosa CHE NON SAPPIAMO! Sembra bizzarro ma è così.

    Immaginate appena cosa questa nozione comporta. Sia in termini di cose ancora da scoprire, che in termini di necessaria umiltà, a mio avviso (vi rimando qui per questo discorso: http://blog.marcocastellani.me/2012/10/umilta.html). Io lo trovo intrigante in modo pazzesco: siamo proprio arrivati sulla soglia di un “mare sconosciuto”. Ora finalmente lo vediamo, eppure non sappiamo ancora quasi niente di questo mare. Non sappiamo di cosa sia fatto davvero.

    C’è veramente tutto lo spazio possibile per una nuova scienza…

    Un legame più diretto tra meteria oscura ed onde gravitazionali, peraltro, può essere costituito dai buchi neri stessi; va considerato che la recente rivelazione delle onde gravitazionali è (anche) una delle più robuste verifiche dell’esistenza di tali oggetti, i quali secondo alcune teorie possono essere una componente non trascurabile della materia oscura.

    Dunque è tutto in movimento. Ed è tutto, necessariamente, legato…

    Un caro saluto,
    Marco

  19. Grazie Marco, a te e a tutti i ricercatori appassionati.. a tutti noi il compito di scendere in profondità quanto piu’ possiamo ”sull’onda” di queste incredibili scoperte.. è proprio il caso di dire : cosi dentro come fuori..

  20. Grazie della risposta. Ieri sera ho letto la pagina del blog, da semplice ammiratrice di cieli stellati, di albe, tramonti… quando ho appreso della materia e dell’energia oscura ho trovato la notizia entusiasmante per gli stessi motivi. Concordo con ciò che tanto bene dici “la cosa più giusta tornerebbe ad essere l’umiltà, la coscienza tenera e liberante dei propri limiti”. Questa immensità in grandissima parte sconosciuta dovrebbe ingenerare benefica umiltà, rimetterci in prospettiva e…quante altre riflessioni ne possono derivare. Forse è solo una mia impressione, ma mi pare che queste conoscenze, anche se pubblicate, non siano ancora entrate nel senso comune e quindi a chi si impegna a divulgarle auguro di cuore buon lavoro. Un saluto Stefania (Dp3)

    P.S. 🙂 Lor signori possono ammirare paesaggi, cieli stellati, albe e… moltissimo altro, spettacoli sempre stupefacenti, visibili quotidianamente e gratuitamente sul più grande maxischermo esistente. A me corre l’obbligo di lodare il regista 🙂

  21. L’UNIVERSO NON E’ FREDDO E INDIFFERENTE A QUANTO ACCADE AL SUO INTERNO.
    Anche lui un bravo padre di famiglia che tiene conto dei bisogni dei suoi figli?
    L’UNIVERSO E’ COMPASSIONEVOLE
    Anche lui si lascia deformare nel tempo e nello spazio, come accade al marito la cui moglie gli fa cambiare idea sui tempi e i luoghi delle vacanze ?
    l’UNIVERSO COME UN TEATRO dove gli attori recitano con il pubblico?
    l’UNIVERSO COME NOI ? NON DIVERSI DALL’UNIVERSO? ANZI LA STESSA COSA?
    E DIO CHE SI DIVERTE , RALLEGRIAMOCI ANCHE NOI !
    Bravo Marco che guardi le stelle e leggi anche nel cuore umano. Facessero cosi tutti gli scienziati!
    Grazie, continua a cercare, ne vedremo ancora delle belle !
    ivano

  22. Che Bello Ivano, leggendo il tuo bellissimo pensiero mi è giunta una percezione così intensa di Unità con il Tutto, in un modo così semplice come a completamento perfetto con le parole di Marco nello spiegare l’accadere, con tutta l’Anima ed il Cuore di un ricercatore e in un istante il pensiero mi è corso al ricordo di quella Forza potente di cui da bimbi, forse perchè appena giunti in un mondo arrivando da un’altro … se ne è ancora pieni fino ad un attimo prima di esser cresciuti per poi rannicchiarsi in sè stessa … e che Paolo in uno dei precedenti post, ne ha fatto percepire in tutta la sua potenza … leggendovi mi è sembrato per un’istante di vedere il viaggio dell’Uomo su di un’Onda che accarezza l’Universo da un luogo all’altro … che meraviglia!
    Barbara

  23. Grazie Marco di questo tuo intervento.
    Mi pare di comprendere un po’ meglio quanto tutto sia in relazione e interconnesso!
    Si conferma ciò che diceva Albert Einstein e Marco Guzzi, lo ricorda di continuo, e lo indica anche nel suo libro “La nuova umanità”: “il concetto di separazione è un’illusione ottica del nostro stato di coscienza.”
    E così mi hai anche riportato a ricercare, riflettere e meditare ancora, la poesia “Apice e Fondo” (Nella mia storia Dio, pag. 98) perché, in fondo, siamo tutti cercatori d’oro! Mi pare che ciascuno cerchi sempre l’oro della vita” e lo cerchi: sia nel Uno, sia nel Tutto! E il tuo video e anche questa poesia, che riporto di seguito con piacere, credo lo possano confermare!

    Un saluto a tutti e ancora grazie,

    Fabio.

    APICE E FONDO

    E’ seppellito a dovere
    L’oro. E la mappa
    Del tesoro è cancellata.

    Nubi violente, viola,
    Trascorrono nel cielo come angosce.

    I quattro cavalieri
    Zoccolano teste e mondo.

    Le cavallette somigliano a pensieri.
    La lebbra sulle foto sono io.
    “Inabissata
    Dolce collina, tu sei il pascolo
    Delle mie ombrate.
    Non c’è più vento
    In te; ma solo il lento
    Mormorio di mareggiata
    Sempre più acquietata
    Più te ne vai a fondo.
    Rallègrati
    Del rovesciamento. E’ cosa buona
    E giusta che la vetta
    Spicchi sul fondo
    Senza farti male
    Perché nel mare
    L’uno è anche il tutto.”

  24. caro Marco,
    uscita un poco dalla commozione, legata a più fattori, uno dei quali è quello di conoscere personalmente da bambino Alberto Sesana, ma soprattutto al tipo di lettura che tu hai proposto di questa “onda nuova” vorrei farti una domanda, che necessita di una risposta “semplice” visto che poco mastico di fisica.

    Vorrei sapere se quest’onda nuova poggia, o si fonda sull’ ATTRAENZA.

    In questo secondo biennio di approfondimento sto viaggiando sull’onda del desiderio e anche se ancora non ho compreso che possa mai essere il desiderio, ne ho estrapolate alcune qualità e la più rilevante per me è quella dell’attraenza, ancor più di quella della mimesi.

    Vorrei sapere se l’onda nuova nasce da un’attraenza o se essa stessa produca attraenza.

    Io intuisco che sia così, ma mi piacerebbe conoscere il dato scientifico.

    Ti abbraccio e buon lavoro
    Rosella

  25. giancarlo salvoldi says:

    Normalmente scriviamo “universo”; un poeta amico di tutti noi ha chiarito “uni-verso”; possiamo dire “Universo”?
    Questo sostantivo, nato nella fede e nella cultura cristiana, è stato un’intuizione profonda, una consapevolezza di tipo mistico, capace di dare una pre-monizione di quanto Einstein ha scoperto, con la scienza ma non solo.
    Uni-verso, è ciò che volto verso l’Uno, che è in movimento, che è vivo, che ha un percorso orientato, cioè ha un “senso”.
    Un altro Marco, prova a spiegare anche a noi alcuni elementi iniziali di questa, non diciamo verità, ma suggestiva ipotesi, che vede percorsi della scienza non in divaricazione ma in avvicinamento con percorsi della mistica e della spiritualità.
    Di questo Universo gli umani sono coscienza e consapevolezza, e chi è nella ricerca di Darsipace, e rinnova ogni giorno il suo atto di fede ed usa al meglio la ragione e la scienza, riceve conforto e potenti stimoli, come avete scritto tutti voi.
    La scienza non spiega tutto, ma questa scoperta parla anche alla scienza e dice che l’Uni-verso non è così determinato e freddo e insensato come spesso ci viene raccontato.
    Proprio ieri ho scritto un commento al post di tre anni fa “Disperazione personale e disperazione politica”, e mi sembra che oggi chi vuole ha la possibilità di nutrire maggiori dosi di speranza.

  26. Anonimo says:

    Marco, è sorprendente quanto le tue parole abbiano reso comprensibile e prossima la realtà in cui siamo immersi! Che strana sensazione: mi sembra quasi di poter contemplare l’universo tenendolo tra le mani! Mi commuovo al pensiero “dell’universo che vibra, che si modifica per quanto avviene in lui”. Siamo costantemente in relazione, co-creatori dell’universo con il nostro semplice esserci!
    Grazie!
    Agata

  27. Caro Alessandro, venendo ora alla tua interessante domanda (domanda che i più maligni potrebbero dire che mi stavo dimenticando… e avrebbero anche un po’ ragione…!), ove tu specificamente chiedevi

    “le vibrazioni rilevate trasportano anche precise informazioni dell’evento da cui scaturiscono ? Voglio dire se rileviamo specifiche vibrazioni siamo in grado di ricostruire l’evento che le ha generate oppure l’evento era già conosciuto ?”

    La risposta è SI’.

    Non sono potuto entrare nel dettaglio dell’analisi del segnale individuato (non era nemmeno la sede, peraltro), ma la tua domanda mi consente di farlo, almeno come accenno. E’ giusto dire infatti che non solo abbiamo un segnale, ma che la FORMA del segnale ci regala moltissime informazioni riguardo alla natura dell’evento che lo ha prodotto. Di più, è proprio una “firma”. In effetti la forma del segnale, ovvero il tipo di onda rilevata, le sue caratteristiche, ci “vibrano” addosso molti particolari interessanti.

    Qui c’è un articolo che spiega con un po’ di dettaglio, al quale rimando gli interessati, che presenta anche una schematica analisi del tipo di segnale rilevato:
    http://www.gruppolocale.it/2016/02/osservate-per-la-prima-volta-le-onde-gravitazionali-con-ligo/

    In questa sede basta ricordare che la forma d’onda rilevata, è proprio quella predetta dalla teoria, riguardo al fenomeno di collisione e successiva fusione di due buchi neri di grande massa (grandi ognuno circa 30-40 volte come il Sole). Su questo non c’è discussione, tanto è chiaro agli scienziati. Ti posso anche dire (notizie fresche fresche) che c’è dibattito tra gli addetti ai lavori, su come si possa costruire in Natura un sistema di questo genere. La cosa non è semplice ma – per fartela breve – appare possibile, e dunque lo scenario sembra robusto e ben verificato, anche se le cose da scoprire sulla natura dettagliata di questi sistemi sono, come supporrai, ancora innumerevoli…!

    Un abbraccio,

    Marco

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  3. […] e per questo ne riporto uno stralcio, lasciano a chi lo desidera il piacere di leggerlo tutto (qui). Ho aggiunto in calce una nota […]

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