Settimana estiva con Mauro Scardovelli e Marco Guzzi

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Annunciamo con grande gioia un evento straordinario, una proposta veramente nuova!

Mauro Scardovelli e Marco Guzzi offrono una settimana intensiva di trasformazione e crescita umana, dall’11 al 17 luglio a Trevi nell’Umbria, dal titolo “L’insurrezione della nuova umanità”.

Sarà una vacanza estiva ‘intelligente’, per riflettere insieme, con l’aiuto di esperti del settore, sulla fondazione di una nuova cultura e sul superamento dell’attuale condizione sociale, economica, politica ed ecologica, divenuta ormai insostenibile.

Difronte alla devastazione che sta toccando l’uomo nella sua essenza, difronte al “paradigma tecnocratico dominante” che vuole distruggere non solo la natura, ma in primo luogo la cultura umana, fare appello ad una “Insurrezione” non solo non è affatto eccessivo, ma è l’unico modo per prendere sul serio i pericoli estremi in cui siamo coinvolti.

Questa Insurrezione d’altronde deve possedere caratteri del tutto inediti, e lontanissimi dalle forme ideologiche e violente che le rivoluzioni hanno assunto dal XVII al XX secolo.

L’Insurrezione di cui parliamo è innanzitutto l’emersione di una nuova figurazione antropologica, di una “umanità nascente”, molto più consapevole della natura relazionale della soggettività umana.

E’ questa nuova umanità che sta insorgendo/risorgendo dentro la vecchia, producendo tutti gli effetti destabilizzanti di una vera e propria svolta antropologica.
L’unico cambiamento possibile passa dalla trasformazione interiore che ognuno di noi può scegliere di fare.

Se anche tu sei di questo avviso, ti aspettiamo!

Per iscriversi e per maggiori informazioni:

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Commenti

  1. Maria Letizia dice:

    Alleluia!
    Finalmente, al di là delle chiacchiere che ci propinano ogni giorno i media, voci autorevoli si riuniscono e lavorano in sinergia per dare un prezioso contributo alla trasformazione del mondo.
    L’esperienza di Darsi pace ci dice che questa trasformazione è inscindibile da un lavoro paziente e continuo di liberazione interiore. Continuiamo perciò a perseverare nel nostro cammino, augurandoci che scaturiscano risultati positivi da questa settimana di incontri “intelligenti”,
    Attendiamo fiduciosi buone notizie per tutti.
    Maria Letizia

  2. Quale proposta nuova! È l’equivalente delle settimane per lavorare a vari laboratori nei casali toscani, coltivare la creatività, ecc…ecc…un modo di fare vacanza illudendosi di cambiare il mondo.
    Serve a chi ci va, non al mondo!

  3. …e perché -carissimo anonimo- frequenti questo sito se non ci trovi niente di nuovo?
    A meno che ci trovi gusto a fare il bastian contrario tanto per provocare e far sentire la tua voce vigliaccamente anonima!!!
    mcarla

  4. Anonimo dice:

    All’inizio il sito mi aveva incuriosito, ma poi ho visto che si struttura come una “setta”, ogni due o tre interventi di persone normali , viene inserito il messaggio del “guru” che serve a dettare la linea, accompagnato da varie pubblicità lampeggianti che guarda caso sono sempre scritti del capo e che sono in vendita.
    Se non volete gli interventi anonimi potete bloccarli, ma vi serve poter raccogliere il maggior numero di persone possibile. Poi mi interessa umanamente come vi esaltate vicendevolmente, rafforzando il legame con l’associazione. Sono queste le mie osservazioni e comunque continuo l’anonimato e continuo a leggervi, fin che mi andrà di farlo.

  5. Liberissimo di farlo…comunque la mia impressione è che tu abbia avuto seri problemi nel rapporto con l’ autorità (o meglio, che tu sia incappato in qualche “falsa autorità” che ti ha manipolato e strumentalizzato tradendo la tua buona fede).
    E comunque la LIBERTÀ si coniuga con il CORAGGIO di esprimersi dichiarando almeno chi siamo. Diversamente è solo nascondersi infantilmente dietro
    a un dito.
    mcarla

  6. Caro Anonimo, grazie del tuo interessamento, ma la parola “guru” non la sento molto pertinente.
    Il Guru nella tradizione hindu richiede l’obbedienza assoluta, noi siamo piuttosto ispirati dall’idea di Cristo che il maestro sia solo lui, e noi siamo tutti fratelli, certamente con compiti diversificati.
    Qui ognuno è libero di entrare e di uscire, di appartenere ad altri percorsi, di utilizzare cioè le nostre proposte come meglio ritiene, e solo se le considera utili per la propria evoluzione.
    Che poi i libri siano in vendita, non credo sia una cosa scandalosa, e, credimi, da tutto ciò io non ci guadagno praticamente niente … per fortuna, ma anche per scelta: gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.
    Ciao. Marco Guzzi

  7. Anonimo dice:

    Caro Anonimo

    Il mondo sicuramente non sarà cambiato da noi darcipacisti, e qui ti appoggio, sono secoli che il mondo va avanti con le conquiste positive e negative , ad opera di tutti gli abitanti del pianeta, quindi non saremo certo noi pochi a trasformarlo.
    Il nostro è un percorso spirituale interiore di cui sentiamo la neccessità di farlo perchè ci aiuta a superare e ad affrontare i disagi interiori che questa società ci pone innanzi. La nostra è quindi una tras-formazione interiore che per noi rappresenta una tras-formazione nel modo di vedere il mondo.
    Mi fa piacere che ci leggi, ciò significa che forse un po’ a noi sei interessato.
    Mi rivolgo a Maria Carla,
    Cara Maria Carla
    se l’anonimo si fosse firmato (magari con un nome di fantasia) cosa sarebbe cambiato , un post non deve mai essere considerato “vigliaccamente anonimo”

    Un abbraccio

    Laura

  8. Fabio F. dice:

    Inviando un caro e affettuoso saluto, e ringraziando tutti per il sostegno che ricevo e la vicinanza spirituale, con un copia-incolla, ricordo e riporto questo bel commento di Enrico Macioci, che mi aveva toccato e si trova nel post all’indirizzo:
    http://www.darsipace.it/2015/05/21/le-parole-dei-poeti-rinnovano-la-vita/

    La proposta (la provocazione…) di Marco Guzzi è paradossale. Ambiziosa ma umile, colta ma semplice, rivoluzionaria ma paziente. Proprio per ciò non è facile discernerla, non è facile “entrare” appieno nel discorso (sintetico ma assai denso e articolato) di Marco Guzzi senza mettersi sulla difensiva, senza sospettare di subire una lezione più che di condurre un’esperienza.
    Eppure Marco Guzzi è uomo di domande più che di risposte; la tentazione di prenderlo per un maestro si materializza solo se non si ha il coraggio d’affrontare un cammino personale. La libertà del resto, ce lo ha spiegato bene Dostoevskij, è ciò che più ci terrorizza, tanto da preferirle spesso le più bieche, tristi e mediocri schiavitù. E Marco Guzzi ci spinge nella direzione della libertà massima…
    Io credo che ci sia un metodo infallibile per valutare con obiettività un lavoro e/o una persona: com’è cambiata la mia vita da quando conosco e seguo questa persona e questo lavoro? E’ cambiata in meglio o in peggio? Cosa mi è accaduto di concreto? Cosa ho smesso e cosa ho cominciato? A cosa ho rinunciato e cosa ho conquistato? Cosa ho compreso che prima non comprendevo, che anzi prima non vedevo? Questo lavoro mi è di qualche utilità? Illumina parti essenziali di me? Muta la mia percezione dello stare al mondo, e dunque il mio senso? Mi sembrano domande impietose, davanti alle quali nessun fumo negli occhi è possibile gettare, e che è un diritto e un dovere porsi; solo dopo aver toccato con mano, però, e con tutte e cinque le dita, ciò di cui si discute.
    Per quanto mi riguarda, conosco Marco Guzzi dal marzo del 2007; durante tale lungo periodo ho seguito i gruppi saltuariamente e ho partecipato a qualche intensivo, dunque non sono certo un “fanatico”; ho parlato con lui di persona e al telefono decine e decine di volte; ho letto molti suoi libri (i quali non a caso, lo si noterà, pur portando avanti un discorso preciso si rifanno di continuo a tradizioni millenarie, vi si riallacciano con indocile rispetto, con ribelle devozione…) sottoponendoli al vaglio del mio giudizio; ho paragonato le sue parole a quelle dei poeti e dei pensatori che amo e che mi fanno fremere, riflettere, emozionare; ho spesso trovato molta energia nelle sue parole, molta di quella sostanza misteriosa che chiamiamo vita, e una volta durante una conferenza su Rimbaud (la quale in fin dei conti non era su Rimbaud ma su di noi, su noi tutti) mi sono addirittura commosso; ma non gli ho altresì risparmiato nessun dubbio, nessuna obiezione, nessuna perplessità, nessun pelo nell’uovo, nessuna alzata di ciglio. Lui è sempre stato pronto a rispondermi, e lo ha fatto con calore e passione, e non per perorare la propria causa ma ogni volta daccapo – rimettendosi in gioco personalmente – per verificare se quella causa fosse ancora e sempre valida, lì e allora, qui e ora, sempre. Ogni volta che abbiamo parlato, abbiamo parlato come se fosse la prima. Anti-accademico dunque, e non uno che “che ci vuol cambiare” o che “sostiene di dire il vero”. L’opposto invece! Un acrobata senza filo, un avventuriero. Ed ecco il massimo che lui ti dirà: questo è il filo e quello l’abisso. Io percorro il filo. Tu che vuoi fare?
    Il resto sta a te.
    Questa, Lorena, la mia esperienza, per quel che può valere.
    Enrico

  9. Un caro saluto a tutti, e il mio grazie speciale a Fabio per averci rimesso sotto gli occhi questo limpido post di Enrico Macioci.
    Accolgo le parole del lettore anonimo e il suo interesse per i nostri scambi come un’occasione di confronto che mi aiuta a mettere a fuoco alcuni punti della mia esperienza.
    Scrive (non mi rivolgo direttamente a lui perché non so se ci sta leggendo ancora): serve a chi ci va, non al mondo. Ma noi siamo un pezzo di mondo, e chiunque percorra seriamente un cammino spirituale ha continue conferme delle ricadute benefiche che questo lavoro produce nella concretezza della sua vita e della vita di chi incontra. Questa cesura io/mondo non regge più per nessuno.
    A proposito dell’immaginarci strutturati come una setta, beh si vede che non ci conosce 🙂 personalmente se avessi mai percepito qualcosa che mi ricordava anche lontanamente una setta… sarei scappata via subito, e non frequenterei i nostri gruppi da quattro anni con tutta l’intenzione di continuare a vita 🙂 però posso immaginare che per chi legge solo i post e non sperimenta la nostra dimensione più laboratoriale, il sito possa avere un’aria troppo ordinata e compiuta. Consiglio al nostro anonimo – se ancora incuriosito – di seguire i video delle conferenze, dove potrà trovare tutto il taglio problematico e critico che forse cercava.
    Ma al di là di tutto questo, mi sembra di cogliere nelle sue parole un tono di sfiducia, di disincanto, di cinismo generali. Come se davvero non ci possa più essere nulla da fare e da credere, nell’individuo come in una comunità, per quanto piccola come la nostra. Questo mi fa male più di tutto il resto. A questo rispondo: ho conosciuto la mancanza di senso e il senso di vuoto, e forse proprio per questo intuisco meglio quale sia la direzione della pienezza di vita. Darsi Pace è là.
    Irene

  10. maria carla dice:

    Per rispondere a Laura….il problema, secondo me, non sta nelle etichette che uno utilizza ma nell’ uso che ne facciamo per denigrare in modo del tutto ingiustificato persone e realtà che nemmeno conosciamo, se non superficialmente!
    Sono infatti d’accordo con Irene che l’Anonimo di cui si parla -non conoscendo l’attività laboratoriale dei gruppi- si sia fatto un’idea molto approssimativa di DP, magarai sulla base di sue passate esperienze che gli hanno lasciato l’ amaro in bocca.
    Comunque…libero lui di scrivere, liberi noi di rispondergli.
    Di proposte che cercano di fare i conti con “la mancanza di senso” e “il senso di vuoto” che spesso si avverte nelle nostre vite ce n’è a bizzeffe …ognuno fa la sua scelta (più o meno libera o condizionata) che però va RISPETTATA e non fatta oggetto di pregiudiziale cinismo.
    Ciao a tutti, mcarla

  11. Beh io dire… lasciamo all’anonimo fare il suo mestiere, lasciamo che la sua celata identità permetta con sincerità brutale di dire a noi cosa pensa (magari se posso dire, di non fermarsi alla prima impressione, ma scavare, anche negli stessi libri del “guru”.. pardòn, di Marco Guzzi!). Riguardo alla sfiducia che indica giustamente Irene, la comprendo. E’ modernissima, è attuale, è quella che tanto spesso sento ancora mia. O meglio, di quella parte di me che al lavoro preferisce il lamento, quel bambino che non pensa di poter esser curato e dunque…. piange e basta.

    Dunque questa è un’occasione per me, per noi, di essere “lavorati”, di ammorbidire la nostra sostanza (qui potrei pescare qualche citazione di MG ma non lo faccio, potrei sembrare un po’ … allineato!)

    Perché possiamo ammorbidirci… se viene Uno che ci cura. E allora ogni percorso è una “porta”, non è certo l’obiettivo. E’ un sentiero, se vogliamo. Che poi non sia una setta, l’ho provato personalmente. Le sette sono chiuse e autoreferenziali, qui si è aperti ad ogni percorso: basta vedersi in faccia, agli incontri. Guardarsi. Dalle suore agli ex anarchici, ci siamo tutti. E si/ci sta bene.

  12. Claudia dice:

    Per l’anonimo scettico: personalmente ho saputo dell’esistenza di “darsipace” perché durante un seminario di comunicazione sono stata incuriosita da due persone che mi apparivano molto tranquille e parlandoci ho sentito che la loro tranquillità era profonda, cosa rara in questo mondo di schizzati……poi ho iniziato a leggere Marco Guzzi, decidendo che vale veramente la pena approfondire. Ci spero.

  13. Anonimo dice:

    Ma cosa fate: cancellate i commenti a distanza di tempo?
    Mi pare va di avere commentato, replicato e discusso con altri visitatori… tutto sparito!
    (a meno di mie clamorose sviste) ebbravi poeti darcipacisti impegnati in un percosrtso e bla bla bla…

  14. Lorenzo dice:

    No, non ci sono clamorose sviste, era intervenuto anche marco Guzzi e si era parlato anche di Rudolf Steiner.

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