Meeting Rimini: Tu sei un bene per me

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Rosa la incontro la mattina del mio secondo giorno, subito dopo la Messa. Sono arrivato sabato pomeriggio, in compagnia di altri amici ciellini (così si apostrofano, anche tra loro, le persone vicine al movimento di Comunione e Liberazione).

Da qualche anno, da quando ho riscoperto con più chiarezza l’attrattiva della sequela nel movimento, cerco di non mancare un passaggio al Meeting di Rimini, almeno per un paio di giorni. Lo sento parte del mio cammino, uno dei punti forti dell’anno, come magari può essere Santa Marinella per un darsipacista. Diversamente declinato (questo è una occasione aperta a credenti, agnostici o diversamente credenti), ma ugualmente importante. Io per non sbagliare, intanto, cerco di farli entrambi.

Quest’anno però ci si era messo proprio tutto, inclusa – in prossimità della partenza – perfino la rottura della macchina in autostrada.  Ero quasi certo di dover rinunciare. Invece eccomi, sabato verso le cinque sono ormai quasi alla Fiera, con la fretta di arrivare in tempo per l’incontro introdotto da Marco Bersanelli, quello sulle onde gravitazionali. Quello – mi dico – lo “devo” proprio prendere.

Rosa poi mi avrebbe scritto (o come si dice oggi, messaggiato).

Al Meeting 2016 mi ci ha portato Alice, mia cognata. Lei, che ci va da quando aveva sedici anni, tutti gli anni, ad ogni angolo incontrava qualcuno da salutare. Io la seguivo docile, accettando le mostre o i convegni che mi proponeva, in qualche caso aggregandomi a sue amiche, se la proposta mi convinceva maggiormente e se il gruppo si scindeva.

L’incontro condotto da Bersanelli – che ospita Roberto Battiston, Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana e Laura Cadonati, Professore Associato presso la Scuola di Fisica del Georgian Institute of Technology, è denso e molto valido, per tutti. Per me è anche un anticipo regalato di questa “altra” idea di scienza, che tentiamo di sviluppare anche dentro Darsi Pace: una idea di scienza aperta alle istanze della cultura e della spiritualità. Dunque, un incontro subito e pienamente darsipacista, appena arrivato. È certo un buon inizio.

Ma è così, ormai. L’avrei confidato a Rosa il giorno dopo: ho perfino smesso di contare le concordanze, non distinguo più se un pensiero, una citazione, uno spunto, mi vengono da CL o da Darsi Pace (molte volte perfino le fonti delle citazioni sono le stesse). Io la vedo così: al di là delle sigle, delle declinazioni organizzative, c’è l’unificazione delle forze. Come insegna la fisica, ad alti livelli di energia tutto è uno, la diversità si ricompone, si integra: è la strada, la strada dove sono stato posto. Io, di mio, non ho deciso proprio nulla, di mio non decido mai niente: l’unica cosa che posso decidere, l’unica cosa che mi è richiesta, è il mio assenso a seguire, a rimanere – e a ritornare  – sul cammino.

Ma non dovrei stupirmi. In Darsi Pace faccio questa strada in compagnia di ex anarchici, di suore, di persone della più varia estrazione e storia. Ognuno integra il percorso, con la sua specifica formazione, e per ognuno – mi pare – accade questo miracolo di integrazione.

Sì, l’avrei detto a Rosa la mattina dopo. Se la incontro è poi colpa di Facebook (ma in fondo se sono nel percorso Darsi Pace è sempre ed ancora “colpa” di Facebook, per quel post che intercettò il mio interesse, qualche anno fa). È lui che, alquanto impiccione, mi avverte che ho un amico nelle vicinanze. Avverte anche Rosa, ovvio. E così ci mettiamo in contatto.

È stata una gioia per me incontrare due “insorti”, due persone conosciute al Seminario di Trevi: uno, è un Astrofisico e l’altro un Parroco.

D’accordo (a proposito, io sono l’astrofisico, ovviamente). Ci si vede la domenica mattina, subito dopo Messa.

Bellissima la Santa Messa di domenica 21, Spettacolare il flusso ordinato con cui i ciellini si muovono per l’eucarestia.

La sera del sabato, sono allo spettacolo di Paolo Cevoli, “Perché non parli”. Bello, certo un pelino forse richiede attenzione e concentrazione, perché fa tutto da solo. Non hai il conforto di un dialogo, che magari alleggerisce. Ma è bravo, e soprattutto si respira una buona aria.  Quella buona aria di misericordia, che si sente un po’ dovunque, qui in Fiera. E di bella allegria. L’allegria non forzata dei volontari al meeting, è uno spettacolo che mi si rinnova ogni volta che vengo, e che dissolve gli strati di cinismo che la vita distratta mi mette addosso. D’altra parte, l’allegria non forzata di qualcuno, la letizia anche solo come accenno, è qualcosa con cui comunque fare i conti, qualcosa che non ti lascia tranquillo, ti spinge a cercare, a capire. Qualcosa che si ripercuote in ogni angolo, agli shop, ai bar, alle mostre. Quello che riescono meglio, quelli che patiscono l’affollarsi delle persone. Tutti.

Le mostre che ho visto mi hanno emozionata. Più di tutte “L’Abbraccio Misericordioso” che anche nei testi del catalogo ho trovato molto affine al pensiero di DP; la mostra su “Madre Teresa” mi ha straziata e anche “American Dream” un viaggio tra i Santi Americani, è stata di grande impatto emotivo. Ho trovato poco piacevole, ma per la disorganizzazione che ha visto far accavallare i gruppi facendo perdere ogni senso, “Restaurare il Cielo”

La mattina di domenica dopo la Messa, mi trovo dunque con Rosa vicino alle piscine. Rosa sta per iniziare il primo anno in Darsi Pace, dopo essere stata a Trevi per la settimana “insurrezionale” (e avere visto una sbaraccata di video di Marco Guzzi, come mi dice). La incontro in compagnia di sua cognata Alice. Ha il mio stesso entusiasmo, Rosa: quello di trovare nel meeting mille cose che hanno un sapore darsipacista.

Parliamo un po’, ed è come se ci conoscessimo da sempre. Quando ti muovi su un territorio comune, sembra che il dialogo sia più efficace. Ci si comprende meglio, più rapidamente. Lo stupore comune di quello che si sta vedendo in opera, rende tutto più facile. Dobbiamo riportare Marco al meeting! ci diciamo – entusiasti come bimbi – e ci pare al momento un’idea di straordinaria importanza. L’aria che si respira qui è un’aria amica a Darsi Pace. Dobbiamo lavorarci. Farlo venire per un incontro. Già, gli incontri, appunto.

Dal punto di vista degli incontri ce n’erano tanti e in contemporanea. Di sicuro non era facile garantire per tutti la stessa qualità, Molti, molto belli, intensi. Mi limiterò a citare quello che mi è piaciuto di più. Il preferito, “Un abbraccio che cambia la storia” con  Mons. Paolo Pezzi, Arcivescovo di Monza e Vladimir Legoyda, Presidente dei Rapporti Chiesa – MassMedia del Patriarcato di Monza, con moderatore Alberto Savorana.

Lascio le due donne, con una bella impressione per la loro serenità. Saprò dopo, con grande stupore, che hanno attraversato un dolore molto forte, una grande perdita. A volte, vedo che persone sottoposte dalla vita ad un forte scossone sono proprio quelle che cercano con più serietà,  come avessero  sfrondato il cammino da tante cose inutili, da tante preoccupazioni di superficie. E questo si riverbera intorno, non c’è dubbio.

Il pomeriggio di domenica è molto denso, con gli incontri di Luca Doninelli sul tema del meeting, Tu sei un bene per me (ovvero, esclamerebbe la mia parte darsipacista, la bellezza inesausta della vera modalità relazionale, del superamento dell’io ego-centrato!), e quello di Davide Rondoni , uno dei poeti contemporanei che ammiro di più, su Shakespeare ed il senso dell’altro in Amleto.

Tutto, tutto  rimanda a questo rapporto con l’altro (e con l’Altro), e tutto acquista un senso più vero, più sanguigno, più reale, dopo che questi due anni in Darsi Pace mi hanno fatto comprendere quanto questo rapporto con l’altro, compreso come fonte di bene, non sia scontato ma sia come un termine di un cammino, un già e non ancora. Un cammino innanzitutto dentro di sé, di cui qui si ritrovano le ragioni. In mille incontri e mille diversi linguaggi, più o meno efficaci.

Ho apprezzato particolarmente il linguaggio chiaro e diretto di Vladimir Legoyda del quale ho annotato una frase in particolare sul mio taccuino “Il cristiano non ha altro modo di cambiare il mondo se non innanzi tutto cambiando sé stesso” (che ne dite?) Non mi è piaciuto ad esempio “Le città non possono morire” soprattutto per l’emersione di un linguaggio ancora troppo politichese e mi pare avulso da vere soluzioni operative.

Ma l’incontro che mi colpisce di più è senza dubbio quello che chiude il mio meeting. Ripartirò infatti lunedì a mezza giornata. E prima faccio in tempo ad assistere all’incontro condotto da Roberto Fontolan, “Quale Islam in Europa”, con Wael Farouq, Docente di Lingua e Letteratura Araba all’Università Cattolica di Milano, e con Aziz Hasanovic, Gran Muftì di Croazia. Qui – proprio sul punto di lasciare la Fiera – accade un piccolo miracolo interiore. Qui la commozione per la testimonianza anche di chi ha profondamente sofferto e ciononostante ha scelto la modalità relazionale come approccio con l’altro, con le persone di altra fede, diventa commozione di me che ascolto. E gratitudine, vera gratitudine per l’offerta di una chiave interpretativa non bellica e pienamente realistica del rapporto con l’Islam. E in ultima analisi, del rapporto con chi è differente da me per visione del mondo, ma fratello, pienamente fratello in umanità. È la gioia purissima di un abbraccio, di sentirsi finalmente abbracciati, che mi rimane addosso mentre mi avvio alla stazione del treno.

Se devo trarre una conclusione direi che “L’abbraccio” in congresso, in mostra, in verità è il simbolo della resa del cuore, della nostra guarigione, della guarigione del mondo. L’abbraccio, nella misericordia.

Tutto si può dire del Meeting, di tutto si può ragionare: e questo non intende essere un intervento apologetico, né del meeting né di CL. Ma ecco, la Misericordia si avverte. Una misericordia a tutto campo, che non sopporta etichette o sigle o tessere di appartenenza. Mentre mi porto dietro questo abbraccio, i volti, i visi di tante persone di buona volontà, mi accorgo che il cinismo che mi avvelena così spesso nell’ordinario, non è l’ultima possibilità, è solo una (pessima) scelta. Una scelta che si può rivoltare, come un calzino.

Si può sperare, infatti. Si può camminare, perché la strada esiste.

Per darsi pace, la strada c’è: passa per gli incontri, i volti. Passa per l’uomo, coinvolto da Qualcosa di grande: quel soffio che per un momento lo distrae perfino dal suo limite, lo lascia a bocca aperta. A ritrovarsi addosso l’accenno di questa illogica allegria (per dirla con Gaber), fonte e ragione del cammino della vita.

Gli interventi in corsivo e rientranti sono di Rosa, il resto del testo è del sottoscritto.

 

 

Commenti

  1. Questa è la favola bella.
    Peccato poi che CL sia una potenza economica e politica che ha uomini chiave nella sanità, nell’amministrazione degli enti locali, nelle banche, e la gestione è quella, più o meno del vecchio Formigoni, clientelare e arraffona, basti vedere in Lombardia, nelle varie città.

  2. Io sono Eva e fondamentalmente la penso come il signor anonimo.
    Ho solo la precauzione di accogliere comunque i reconditi sinceri motivi di persone che onestamente si inseriscono in quella scia, che appunto ha risvolti di potere economico e di trascorsi politici discutibilissimi: alludo non solo a singole persone , ma anche a quella rete clientelare che è divenuta sistema.
    Mi rimane l’interrogativo su come sensatamente e con la più grande onestà si possa intraprendere la scelta di tale compagnia… ma a volte ci sono sottili ragioni del cuore che è difficile indagare.

  3. Cari Anonimo ed Eva,

    certo potevo aspettarmi che un post di questo tipo, che non vuole essere apologetico ma appena raccontare quello che ho avvertito, e la mia adesione al movimento, avrebbe potuto generare alcuni spunti polemici.

    Io credo che, per parlare onestamente, non sia questa la sede per una valutazione equilibrata e completa della natura e dell’opera del movimento ecclesiale di Comunione e Liberazione: rischieremmo di rimanere a qualche battuta, mentre la storia di CL e anche degli interventi in politica di persone ad esso ispirate (e che rispondono sempre in prima persona, come deve essere per chiunque) si intreccia con la storia della cosidetta Prima e Seconda Repubblica, e non è comprensibile senza un esame approfondito delle dinamiche storiche, sociali e politiche che vi regnavano, a mio avviso.

    Tuttavia se c’è una cosa che sento di dover “difendere”, non è tanto la limpidezza delle scelte politiche degli aderenti a CL, da alcune delle quali anzi mi posso dissociare completamente, ma la ragionevolezza piena e completa del percorso delineato da tal Luigi Giussani. Tale percorso, credo oggi ripreso nella sua più pura autenticità (ed insieme sfrondato da tanti malintesi) è ripreso da Don Julian Carron con la vibrante tenacia di una persona “innamorata” di un metodo e un cammino, che a me colpisce sia per quanto sia ancora “moderno”, quanto sia “ecumenico” (basti ricordare la grande amicizia tra Don Giussani e una comunità di monaci buddisti, venuti perfino al meeting per testimoniarlo) e per quanto ancora “parli” al mio cuore, dopo tanti anni.

    E come ho cercato di testimoniare, per quanto sia – per me – aderente e congruente al percorso di Darsi Pace. Tanto che – oso dire – per me Darsi Pace è lo sviluppo compiuto e conseguente di certe anticipazioni di Giussani.

    Come vedete, rimango e ritorno all’ambito spirituale: ma non per dribblare la provocazione, ma perché non ritengo possibile arrivare ad una trattazione esaustiva di un fenomeno molto complesso (che ha avuto anche articolazioni particolari, che ho “pagato” e “vissuto” anche di persona: solo per accennare, una comunità grande e “potente” come quella di Roma che si è staccata totalmente dal movimento negli anni immediatamente precedenti la morte di Don Giussani).

    Eva, in ultima analisi: per il tuo interrogativo, più che un botta e risposta dialettico, che rimane sempre freddo, posso offrire la disponibilità a testimonare per la mia persona, certo piena di limiti, ma che – quell’estate del lontano 1984 – ha intravisto una cosa grande.

    Una cosa che ho visto brillare ancora ieri sera, andando alla ripresa della “Scuola di Comunità”. Diversa, nuova, eppure come quella del 1984, nella radice profonda.

    Certamente, una cosa grande. Credo, quella che vediamo qui.

  4. Ero e sono lontana dalla polemica.
    Non ho accennato a Don Giussani e alla sua proposta proprio perché – nei limiti della conoscenza che ne ho avendo letto alcuni suoi scritti -pure io ne ho intravisto intelligenza, lungimiranza,interiorità profonda.
    Continuo a pensare che Don Giussani è una cosa e C.L un’altra.

  5. Eva, ti ringrazio per evitare la polemica.

    Tuttavia qui bisogna intendersi. A mio avviso CL senza Giussani è orba, è zoppa. La sequela appassionata ed intelligente di Carron, il successore, lo documenta fuori ogni dubbio. Se c’è una parte di CL che non segue Giussani e non si ispira al suo pensiero e – di più – non segue le indicazioni che egli ha dato espressamente per il “suo” movimento, ebbene quella parte (ci sia o non ci sia) non mi interessa.

    Ma proprio per niente.

  6. vincenzo continanza dice:

    Però le parti malate vanno, invece, viste, inquadrate, diagnosticate e curate; pena la malattia dell’intero organismo. E’ lo stesso nella chiesa: inutile dire “io mi identifico con la chiesa spirituale” e ignorare che esiste anche l’altra, quella condizionata da interessi temporali. Bisogna, con attenzione ed amore, guardare ad entrambe: alla prima per aderire, alla seconda per porre rimedio e, se è il caso, prendere una posizione ferma e intransigente di denuncia. La polvere sotto il tappeto intossica tutti e tutto.

    Un ex ciellino degli anni 70, prima della grande scorpacciata.

  7. Vincenzo, sono totalmente d’accordo con te.

    Ma vorrei dirti che questa cosa sta avvenendo già. Probabilmente a chi è fuori sfugge (legittimamente) il grande e silenzioso lavoro del successore di Giussani, che sta da tempo mantenendo un polso fermo nella direzione del risanamento, senza battere grancassa ma direi in maniera molto efficace.

    Solo per fare un esempio recente, vedere la disponibilità umile e concreta alla correzione dopo l’udienza del papa del 7 marzo 2015 (http://it.clonline.org/default.asp?id=743&id_n=21361), è stato un autentico spettacolo per il mio cuore e per i miei occhi. Quel momento anche “forte” dove Francesco non ha certo regalato vezzeggiativi – ti posso dire – ha innervato profondamente il cammino del movimento, per decisione convinta degli stessi vertici. E ha portato lontano, ed ancora lo sta facendo.

    Anche e soprattutto nella direzione che tu giustamente indichi.

  8. Caro Marco Castellani, ti ringrazio per il tuo, coraggioso articolo che ovviamente scandalizza chiunque lo legga non in chiave di condivisione allargata e fraterna della tua esperienza interiore di ex ciellino e oggi ,di nuovo darsipacista, quale hai voluto comunicarci.
    Credo che ognuno di noi abbia un passato più o meno carico di ombre, ma dal quale può oggi trarre la luce per orientarsi nel proprio presente.
    E’ il normale e faticoso lavoro di auto-conoscimento psicologico e spirituale di integrazione, che ogni partecipante ai Gruppi di Darsi Pace apprende come utile e indispensabile, per recuperare dalla propria storia personale , la propria integrità, per superar la molteplicità delle diverse istanze e attrazioni divisorie interiori, integrandole tra loro, pacificandole.
    E in questo modo che impariamo l’arte del governo della propria Polis interiore, premessa per il governo di quella pubblica, imparando a discernere ciò che ci fa evolvere da ciò che ci avvilisce e infetta il mondo.
    Lavorando su noi stessi , possiamo scoprire chi sono vera-mente io oggi , chi ero e che cosa sono diventato , cosa sto vivendo in me stesso ed anche , se uno è credente , si chiede se è davvero un credente in Cristo o cosa gli manca per crederci davvero. E per un credente come di certo è anche Marco che ci dice della sua esperienza, è anche comprensibile il suo riferimento ad un mondo di fratelli che , pur diversi perchè con loro si può facilmente finire in contrasto per differenze inaccettabili, comunque abitano la stessa casa del Padre . Tale è ad oggi, la realtà frammentata e discorde di quel che resta dei cattolici .

    Ma forse, per filare in questo discorso, è meglio che non resti niente di religioso, di divisorio, meglio ripartire tutti da capo su questa consapevolezza condivisibile , ma disponibili anche a verificarla e a realizzarla : ” ” Il tempo è compiuto ! Il Regno di Dio è vicino. Convertitevi e credete al Vangelo !” ( Mc 1,15) Che vuol dire questo ? Parliamone tutti insieme, magari con Marco Guzzi che ce lo spiega e ci apre ad una nuova visione del Cristo come Nuova Umanità nascente. Specialmente se con quel fuoco spirituale, culturale e politico interiore, ma con riverberi esteriori, acceso da quel gruppo di lavoro di intellettuali e ricercatori, nato quest’anno a TREVI !

    Inevitabile comunque, per non passare per relativisti, abituati ormai a tutto, non ricordare gli aspetti più odiosi del movimento di Comunione e Liberazione, quali l’Integralismo culturale, che non Libera ma teme la libertà, L’avversione allo Stato laico e la contro -figurazione della Comunione intesa come Appartenenza al club dei salvati . Ovviamente escludo da questa critica la spiritualità carismatica di Don Giussani , di tutto rispetto, anche se poi i politici accreditati al Movimento, ne hanno fatto man bassa !
    Ricordo che il movimento di Comunione e Liberazione si è dimostrata spesso una Ong spregiudicata , quasi uno Stato nello Stato che ha costruito una potente rete di amicizie influenti per distribuire soldi, favori e carità a chi gli garantiva un riconoscimento e un contraccambio. Per non parlare delle campagne elettorali in cui CL ha svolto un ruolo determinate per l’elezione di politici discutibili.
    Su tutto questo vorrei far scendere la dovuta misericordia divina, di cui tutti abbiamo bisogno, come è nella critica intelligente e caritatevole che Papa Francesco rivolge al popolo di Comunione e Liberazione , quando riunito in Piazza San Pietro il , 7 marzo 2015 cercava una via di uscita ai propri guai e al proprio smarrimento, cosi come tu Marco stesso ricordi a prova che il Regno di Dio sta operando anche in CL ….. DICE PAPA FRANCESO :
    ” Uscire” significa anche respingere l’autoreferenzialità, in tutte le sue forme, significa saper ascoltare chi non è come noi, imparando da tutti, con umiltà sincera. Quando siamo schiavi dell’autoreferenzialità finiamo per coltivare una “spiritualità di etichetta”: “Io sono CL”. Questa è l’etichetta. E poi cadiamo nelle mille trappole che ci offre il compiacimento autoreferenziale, quel guardarci allo specchio che ci porta a disorientarci e a trasformarci in meri impresari di una ONG.

    Evitiamo dunque, anche noi di Darsi Pace , sull’invito di Francesco, di etichettarci come darsipacisti, ci chiuderemmo in un recinto riservato solo a noi stessi, mentre la fuori , c’è un mondo grande di umanità e di problemi che i tutti ci interpella…..ma soprattutto è dentro di noi stessi che c’è ancora un gran casino !
    Buon lavoro a tutti, anche a me
    ivano

  9. Grazie Ivano,

    grazie davvero per il tuo articolato intervento, che mette diverse cose interessanti nella discussione, e soprattutto ci ricorda che tutti quanti – ciellini, darsipacisti, “trevisti” (non so come dire…) ed altro – abbiamo bisogno di un lavoro interiore costante, appassionato. Altrimenti nessuna sigla o dichiarata appartenenza, ci potrà riparare dai danni che facciamo a noi stessi e al mondo!

    Solo una precisazione, credo importante. Io non mi ritengo “ex” di CL (lo sono stato, in un certo senso: ora sono “ex – ex” e dunque di nuovo in pista). Anzi, devo dire che tutto il mio cammino in DP, nelle due annualità che ho compiuto, è stato con stupore un approfondimento e una conferma della mia appartenenza alla sequela di Giussani fin nelle declinazioni storiche del movimento (e viceversa, devo dire per completezza).

    Non sono non ho patito alcuna contraddizione o attrito, ma tutti questi mesi sono stati la conferma brillante e confortante di quanto mi scrisse Marco, a suo tempo, riguardo alla natura di Darsi Pace come non “esclusiva” ma “inclusiva”. Devo dire che all’inizio ci credevo “sulla fiducia”. Ora ci credo proprio davvero (niente ti fa credere ad una cosa come lo sperimentarla personalmente, non c’è niente da fare) !

    Questo credo sia importante, in questa sede, più che l’analisi storica dell’impatto di CL sulla società italiana degli ultimi decenni (materia certamente complessa e poliedrica, che credo non può essere adeguatamente svolta come commenti a margine di un post, nè tantomeno liquidata in due battute sull’affarismo ciellino: potrei parlare di tante opere di carità nate da CL, di tanti partiti per la missione in terre poverissime: ma vale la pena qui?).

    Nella mia intenzione, in effetti, il post non era su CL in quanto tale ma, in profondo, sulla inclusività di DP, e in generale sul fatto che cammini spirituali autentici si allacciano in maniera mirabile e anche ricca di misteriose sincronicità, quelle riposte concordanze che il cuore coglie e che lo fanno esultare, come una fila di luci dolci e confortanti sul cammino.

    E’ questa la mia “grande scoperta” di questi due anni, quello che tanto ha confortato il mio cuore, davvero oltre ogni iniziale previsione… ed è quello che ho provato a riportare qui, per come posso.

    Buon lavoro a tutti, e anche a me, come ben dice Ivano!

  10. Dice bene Ivano di non etichettarci come “darsipacisti”, sia per evitare l’autoreferenzialità che per estetica linguistica.
    Concordo con Marco astrofisico che il Meeting dell’Amicizia è sempre molto ricco e stimolante e può essere consonante con i praticanti di Darsipace alla ricerca di sè e dell’uomo.
    Io non ci sono andato ma penso che sia stata molto importante la riflessione sulle onde gravitazionali con l’idea di un'”altra scienza” aperta alla cultura ed alla spiritualità.
    E mi piacerebbe sentire la riflessione di Fontolan su “Quale Islam in Eurtopa” con un approccio non bellico all’Islam.
    In politica CL è caduta in varie miserie, da vedere e da condannare con chiarezza e con forza, ma con equanimità.
    Perchè io sarei fazioso se condannassi, come condanno duramente, i clientelismi e le pastoie di Formigoni, ma fingessi di non vedere che nessun tribunale l’ha mai condannato, finora.
    E userei due pesi e due misure se condannassi solo l’ex governatore Formigoni, cui la stampa nazionale ha riservato migliaia di pagine di indignazioni cubitali, e non dicessi ciò che la stampa “politicamente corretta” ha sottaciuto dell’Umbria, e della sua ex governatrice e dell’ex vice governatore, che non sono solo stati denunciati e rinviati a giudizio, ma sono stati condannati ed arrestati per associazione a delinquere ( e il vice, che era di rifondazione comunista e sindaco di Gubbio, è stato arrestato anche per stupro ) : non è colpa tua se i grandi quotidiani non te lo hanno fatto sapere.
    Ho detto una cosa fastidiosa e impopolare, ma se non facciamo le necessarie operazioni di verità, anche la Raggi fallirà.
    Io, che ho sempre rifiutato Grillo e il suo slogan “vaffa”(non è un pelino omofobico?), spero che la sindaca Raggi regga.
    ( La chiamo con l’antiestetico “sindaca” perchè sono contro la cultura “gender” che vuole negare le differenze sessuali.)
    Se due terzi dei Romani l’hanno votata prendo atto della volontà popolare: spero proprio che riesca a fare la sua giunta.
    Come si vede mi interessa la politica, ma poco le ideologie di destra e di sinistra.
    Mi piace che CL faccia testimonianza di fede e viva la spiritualità.
    E vorrei che il “Movimento 5 stelle” combattesse le malefatte dei politici corrotti, ma tenesse presente che gran parte, non tutti, degli elettori della Raggi cercano tanti petti su cui battere il “mea culpa”: sul proprio petto sono pochi a batterlo.

  11. giancarlo salvoldi dice:

    Scusate, rileggendo vedo che ho dimenticato la firma, Giancarlo

  12. caro Marco,
    convertita in CL nel 1972 ho vissuto come se la famiglia fosse un convento di clausura e più di 40 anni dopo, anche l’esperienza di “dp” la vivo più o meno allo stesso modo: come se la mia vocazione “minimale” fosse adeguata alla realizzazione di me stessa.

    Forse sarà l’ego o forse l’ncarnazione della santità, chi può dirlo? Intanto ci lavoro.

    A 27 anni In CL mi si è aperta la mente all’osservazione della realtà, alla conoscenza a come fare una scelta; ma, in me, questo era molto “di testa”, come se fosse possibile “fare la cosa giusta” qualunque fosse il mio stato interiore.

    La vera novità che ho incontrato in DP è un paziente insegnamento a “sentire” i sentimenti, ad accoglierli per quello che sono e ad attraversarli “pregando”; ed ho scoperto che S’ Offrendo i sentimenti peggiori: paura, disperazione e odio alla Misericordia di Cristo, s’incontrano sentimenti sani, come: pace, gioia e amore.

    Anche oggi, nella chiesa, spesso si parla di gioia, dell’amore di Gesù per noi; ma è veramente difficile che qualcuno ti insegni “come si fa” a incontrare/sentire questa gioia e questo amore.

    Ritengo che vi sia in atto un’evoluzione della specie umana e che questo sia il tempo opportuno per questo salto di qualità unificante.

    Avrei voluto approfondire tutti i collegamenti che hai postato e lo farò, ma per ora,desidero dirti che ho un sogno, o un desiderio o una visione ed è quella che il metodo proposto da Guzzi possa essere accolto, vagliato e assunto dalle persone di CL e prego perchè la grazia dello Spirito che raduna tutto in unità accresca la nostra disponibilità ad accogliere il valore delle differenti esperienze.

    Detto questo mi pare di poter dire, parafrasando il Maestro “chi è senza peccato scagli la prima pietra” o, per dirla con mia madre: “chi non fa niente non sbaglia mai”, o anche canticchiare “la libertà non è stare sopra un albero”, alla Gaber.

    Penso di peccare di una certa insofferenza verso le dita puntate “contro”, anche se non mi è ancora chiara la modalità di come si possa praticare “la correzione fraterna”.

    Capisco che tutto ciò ha a che vedere con molte dinamiche: autocoscienza, coraggio, e libertà e se con l’esercizio a nove punti trovo aiuto nelle modalità da attuare nelle mie relazioni quotidiane quando osservo i massimi sistemi “come quello politico” l’anima mi viene meno (magari Guzzi può provvedere con un intensivo dei suoi…).

    Ciao a tutti.

    Grazie e buona continuazione

    Rosella

  13. Grazie Giancarlo, grazie Rossella, per i vostri articolati interventi. In queste posizioni non pregiudiziali c’è sempre da imparare e da dialogare, e vi ringrazio di cuore.

    Rossella, poi quando tu dici

    “Anche oggi, nella chiesa, spesso si parla di gioia, dell’amore di Gesù per noi; ma è veramente difficile che qualcuno ti insegni “come si fa” a incontrare/sentire questa gioia e questo amore.”

    Ecco, tocchi una corda che mi è molto “risonante”. A volte sento questo fastidio stridente, quasi una frustrazione fortissima, nel fatto che in tante prediche (non tutte, grazie al cielo) mi sia indicato “il punto di arrivo” (essere buoni, morali, caritatevoli, disponibili, puri, lontani dal peccato, etc…) ma – a mia percezione, almeno – non la via. Come lo sento, questo amore di Dio? Che devo fare? E devo veramente fare qualcosa, aggiungere una tensione? E questo, vorrei dire, fa star male, crea una lacerazione interiore che ti dice “ma perché so dove devo arrivare e non ci arrivo?”

    Kafka diceva “esiste un punto di arrivo ma nessuna via” e tanti anni fa Giussani partì proprio da questo in una celebre assemblea, per mostrare appassionatamente che esisteva “la via”. Che esiste. E non è questione di etichette, ad un certo punto (ad un certo livello energetico tutto si riunisce), sia CL, DP, quello che volete – l’importante è sconfessare PRATICAMENTE la frase terribile di Kafka. Trovare uomini per cui questa frase è stata sconfessata, alla prova dei fatti. E nessuno di questo uomini, curiosamente, si ripara dietro una appartenenza di gruppo, anche se la vive profondamente. Ma proprio perché la vive ha un cuore molto più largo, molto più “cattolico”.

    Giussani non ha avuto nessuna remora nella sua ammirazione incondizionata di monaci buddisti, fraternamente ricambiata. Non aveva problemi a far cantare brani di Dario Fo, anche piuttosto pungenti verso le gerarchie di ogni tipo, alle assemblee. Era molto più libero di molti di noi che lo seguono (perché viveva e non rappresentava), e questa libertà dobbiamo imparare.

    “desidero dirti che ho un sogno, o un desiderio o una visione ed è quella che il metodo proposto da Guzzi possa essere accolto, vagliato e assunto dalle persone di CL” Quel che ti posso dire è che DP ha un suo metodo e CL un altro (ognuna ha un suo proprio carisma generativo, al quale rimanere “dinamicamente” fedele), eppure in questi ultimi tempi – te lo assicuro – mi sono capitate delle concordanze veramente strabilianti….

    Ma davvero. Cose dell’altro mondo, potrei dire.

  14. concordanze veramente strabilianti….
    … son contenta.
    L’incontro tra carismi differenti può essere generativo di novità nella storia sacra del mondo, così come lo è nella mia e a quanto mi sembra di capire anche nella tua.
    Ciao Buona domenica
    Rosella

  15. Ciao Rosella,

    sì sta accadendo quello che tu ben descrivi.

    Buona domenica a te, e a tutti i ‘ricomincianti’, in questa fase di nuovo slancio che segna l’inizio imminente dei corsi DP.

  16. No, vi prego!!! Che delusione questo post…

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