Darsi … colpa!

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Ho ascoltato alcune lezioni sui modi umani di … darsi colpe! Rimanendo superficialmente sull’argomento, esso sembra quasi innocuo, cioè il colpevolizzarsi o colpevolizzare pare fisiologico al comportamento umano … cosa naturale. Conseguenza “logica” di un relazionarsi. Scopro che non è così. Scopro che accusare ed accusarsi, denota una profonda malattia relazionale ed individuale. Il darsi una colpa, e dare una colpa, diventa la base, suicida ed omicida, di una relazione.

Per chi sta lavorando su di sé  queste parole non sembrano estreme. Per chi invece non si è mai fermato ad osservare questa dinamica, forse d’impulso penserà siano invece conclusioni estreme. Basta però osservare le nostre relazioni quotidiane, prendendo ad esempio una sola giornata, da quando ci alziamo, a tutte le situazioni che nel suo trascorrere affrontiamo, anche le più semplici.

Quanto ci si incolpa in entrambe le direzioni, verso se stessi e verso gli altri?   Penso … ma cosa pretendo da me stessa ogni volta che mi colpevolizzo? … un esempio, il primo che mi sale alla mente … se non mi è riuscito di fare bene una cosa, anche se so che ci ho messo tutto l’impegno e la cura di cui sono capace, perché mai allora devo sentirmi in colpa? … e se la stessa cosa, invece, la faccio in fretta senza impegnarmi troppo, “buttata su” alla rinfusa senza cura … ? … probabilmente l’ho eseguita con una certa quantità di trascuratezza, tale, che … trascuro anche il fatto di sentirmene in colpa, cioè … proprio non mi interessa!

Trovo che nessuna di queste due situazioni denoti un sano equilibrio interiore!!!  Tra le due opzioni, però, preferisco la seconda che mi evita il sentirmi in colpa che fa tanto male, anche fisicamente  ma, ai fatti, è improbabile io scelga di fare una qualche cosa “buttata su” alla rinfusa, “tanto per fare”.

E questo perché non ci trovo gusto a far le cose in fretta, senza prestare attenzione, senza cura … non c’è alcun piacere, rischia di diventare quasi solo un “dovere”. Lo faccio perché devo e nel farlo in questo modo: non provo nulla, eseguo senza sentimento, come fossi parte dell’ingranaggio di un oggetto meccanico.

Nessun piacere, nessuna passione, nessun sprigionarsi di fantasia, nessuna visione, nessun Fuoco che si accenda a ricaricarmi attraverso quella cosa che vado a fare … nessun Nutrimento!

Ma la Terra che mi ospita non è un oggetto meccanico e l’Essere Umano non è un suo piccolo ingranaggio. Però, oggi più che mai, per non essere un piccolo ed insignificante ingranaggio dall’aspetto fisico umano … è necessario che mi impegni, … per Non esserlo!

… … …

E,  dall’analizzare in questo modo il -colpevolizzare-, mi viene da pensare che quando mi accuso di qualcosa o accuso un’altra persona, ciò accade anche perché forse ho pensato ad un “risultato”.

Forse incolpo chicchessia, pure me stessa, ogni volta che voglio -ottenere- un qualcosa, e questa aspettativa quando non si realizza mi fa andare fuori dai gangheri e siccome pretendo … : “che mi si rispetti, mi si onori e mi si deva”!! … (che ego!! sempre a pretendere tappeti stesi e gente adorante inginocchiata al suo cospetto!) … nelle vesti di “ego” dò, così, colpe a destra e a sinistra, così che io possa apparire “vincente”! sempre! a prescindere!!!

Si capisce che qui parla l’ego! Quello bellico!! sempre coltello fra i denti ed in tuta mimetica, sempre pronto ad una rappresaglia in nome della giustizia. Perché  l’ego ha pure lui una giustizia … tutta Sua!! … ed anche qui è molto possessivo!

E … come quando quel giorno lì che vuoi andare al mare … viene giù il diluvio e perciò è tutta colpa sua! del diluvio! di “quello lì “ che te lo impedisce!!! Per colpa sua non puoi andarci! Non è giusto!!! Sempre colpa di qualcuno, purché lui, l’ego, ne esca intatto, candido! … e soprattutto: infallibile e vincente!!

… … …

Ho provato quindi a far un po’ di pratica riguardo l’accusare e l’accusarsi,  qualche sperimentazione sul campo … e anche qui ho iniziato a scoprire un po’ di cose … Belle! Scoperte con il sapore della Leggerezza e che non accusano più nessuno, neppure me stessa!

Prima cosa ho iniziato a far caso di ogni volta che, in una relazione, con chiunque mi capiti, ci si incolpi reciprocamente. E ci metto un po’ d’attenzione … con una certa costanza, finché diventa una buona abitudine, perché è un lavoro che si fa come bere, mangiare, dormire, … e comunque, già riuscire ad accorgersi delle “colpe”, delle accuse, annidate nei nostri discorsi e nei nostri pensieri è, secondo me, un primo e fondamentale passo, imprescindibile da quelli a seguire.

E’ da questo primo passo che sorge la possibilità di rendersi conto di quanto faccia o meno un certo effetto in noi stessi ed in chi abbiamo di fronte: l’accusare e l’auto-accusarsi. Ascoltare se ciò ci provoca o meno un dolore e, se Lo provoca, fare attenzione a cosa accade, anche negli “altri” oltre che in me!

E da qui il passo seguente: poter scegliere se proseguire o meno nella “pratica della colpa”, in ogni direzione. Perché Qui, a questo punto, si può scegliere. E ‘ vero che siamo Esseri Umani guidati dallo Spirito … quando c’è. Ma, è anche vero che alcune cose possiamo sceglierle, come in questo caso, in modo pratico e subito, solo con un atto di volontà.

… …. …

Cado e ricado, mille e mille volte, e poi mi colpevolizzo perché non ce l’ho fatta, sigh!  ma capisco che questo è il “ gioco sporco “ dell’ego giudicante e allora scelgo di non fermarmici più del tempo necessario a riuscire a vedere con un po’ più di chiarezza e proseguo.

So che posso scegliere di non darmi colpa se mi rendo conto che in qualità di  essere umano non sono solo un’accozzaglia di “ego” incavolati con il mondo, so che ho da qualche parte dentro me pure un’Anima, bella, con delle qualità, Belle, che tutti abbiamo e se non sempre subito palesi ma sono lì, in attesa di essere viste, coltivate e condivise con altri esseri umani. Che ricchezza!

Parti belle finalmente! da noi stessi -viste- ed -accolte- allo stesso modo di quanto ne hanno bisogno le nostre parti ferite e per questo molto arrabbiate … anzi direi, il più delle volte … assatanate!!! Parti ferite non viste e men che mai amate, mai comprese, mai … Ascoltate … e non farti prendere dalla tentazione di fargliene -una colpa-, sennò non finiamo più!

Provando a metterci un po’ di simpatia e una volta compreso bene questo -giochino- che ci ha reso le nostre vite degne dei gironi infernali danteschi!! … siamo però qui a buon punto, ma non è finita.

A questo punto si inizia!!

E’ favoloso rompere le “catene egoiche”. Quelle catene che tengono assemblato il burattino/ingranaggio dall’aspetto umano. Ben stretto, strizzato, senza riuscire a respirare, solo quel tanto che basta per sopravvivere, parti -chiuse- con lucchetto. Un uomo, una donna, “tutti d’un pezzo” … e con il Cuore di ghiaccio.

Ogni anello di questa catena egoica “rilegatrice” di dolori, che mi lega ad un ego spropositato o strisciante ed ambiguo … quando anche solo uno di questi anelli riesco a spezzarlo … o meglio, scioglierne il duro metallo di cui è composto, ogni volta che ce la faccio … si sprigionano attimi di gioia, di leggerezza e sento crescere la fiducia nel fatto che posso riuscire un po’ alla volta a permettere … di lasciarmi riempire da un po’ di pace.

Quello spazio interiore che magari solo un momento prima era -occupato- da una colpa inflitta e ancor prima da un giudizio … ora è riempito di pace. Sappiamo che è così e ci lavoriamo. Riuscendo a -vedere-, si può riuscire anche a mollare la presa dalla stretta dei -poteri illusori- degli ego che si alternano in noi e ci impediscono di vedere le parti di noi più belle, le uniche parti capaci di aprirci al Cuore, Anima, Spirito e nell’imparare ad Ascoltare, Sentire, Intuire.

Che bellezza, che meraviglia. Trovo sia il lavoro migliore che mi sia mai capitato di fare!

 

 

Commenti

  1. L’Ego presume di sapere di sé e di tutto, usa parole male-dette, conclusioni errate per giustificare le proprie paure, le proprie fragilità, si serve del senso di colpa per tenerci alle sue dipendenze.
    Ma l’essere umano non è solo Ego.
    E allora è davvero favoloso rompere le “catene egoiche” come scrivi tu, cara Barbara, riconoscere e spegnere i pensieri che ci tolgono il respiro e sentire che dentro di noi si apre uno spazio, prima sconosciuto, dove non c’è più alcuna colpa, solo pace, gioia, armonia, leggerezza.

    Sono d’accordo con te: trovo sia il lavoro migliore che mi sia mai capitato di fare.
    Grazie e un buona ripresa, giuliana

  2. Mi piace tanto e mi sembra molto utile per la nostra continua battaglia contro il nostro potentissimo ego, questa tua analisi dei nostri sensi di colpa e della tendenza di colpevolizzare gli altri. E’ giusto, saggio , portatore di gioia il liberarsene. Papa Francesco direbbe che questo è usare misericordia verso noi stessi e verso gli altri. E la misericordia è il grande dono di Dio! Mariapia

  3. Grazie. Hai trovato una bella sintesi degli opposti.
    “Darsi pace” o “Darsi colpa”
    Una sintesi chiara capace di ricordarci in ogni momento quale direzione prendere.

    In questi giorni ho incontrato un’altra di queste sintesi di opposti. Perdonate la mia sorpresa, ma non mi ero mai accorto che “imprecare” sia l’esatto opposto di “pregare”

    E di fronte a quello che accade possiamo scegliere: “Pregare o imprecare”.

    Un caro saluto

  4. Roberto Saba dice:

    Grazie Barbara,
    quanto mi ritrovo nella tua descrizione dei meccanismi dell’accusare ed accusarsi. Qunato dolore in queste catene, così difficili da spezzare, che si autoalimentano. Questa mattina leggere il tuo post mi ha fatto bene e dato un po’ di pace.
    Buon cammino
    Robi

  5. Abbiamo uno spasmodico bisogno di trovare una causa, siamo ossessionati dalla causa dei fenomeni. Ogni volta che guardiamo ad un fenomeno, ci chiediamo da dove venga, a partire da che cosa esista, quale causa lo produca. La cosa che svia però mi sembra la ricerca della causa puntiforme, singola, da associare in modo biunivoco al fenomeno. Così non reggiamo alla complessità del reale, che ci sopravanza.
    Dalla causa, poi, scivolare nel morale e subito dopo nel moralismo è un attimo. Così dalla causa passiamo alla responsabilità e la deformiamo in colpa. È chiaro che ci sono cause, responsabilità e colpe che rendono ragione degli eventi, ma quando ci si concentra troppo su un aspetto lo sbilanciamento che ne deriva ci fuorvia e cadiamo vittima della colpevolizzazione.
    Abbiamo bisogno di restare ariosi, aperti, sapendoci parti di sistemi complessi che hanno bisogno di ben altro che di una semplice causa per mantenersi in vita.
    iside

  6. Ciao! … e Grazie per le accoglienti condivisioni ed un buon Inizio anche a tutte e tutti voi, Giuliana, Mariapia, Aldo, “pregare o imprecare” … concentrato ottimo per “darsi una … smossa” 🙂 e Robi, felice di ritrovarti 🙂 in questo inizio nella seconda annualità! ed Iside, mi piacerebbe saper dire qualcosa riguardo il tuo pensiero che per me però è un po’ complesso e mi porta comunque a profonde riflessioni.
    Felice di ritrovarvi, Grazie, un abbraccione
    Barbara

  7. giuseppina dice:

    Ciao e Grazie ai ” condivisori” e a te cara Barbara di ricordarci che il “Darci colpa” diventa base suicida-omicida di una relazione e che l’antidoto efficace più immediato è ri-cordarci che “ho da qualche parte dentro di me un’Anima bella che attende di essere vista, coltivata e condivisa con altri esseri umani”
    Anche tu, come Antonietta nel post precedente, ci aiuti a coltivare e a vivere piu’ consapevolmente relazioni meno “primitive” e meno colpevolizzanti per imparare ad avere orecchie…che vedono anche l’invisibile e occhi che ascoltano l’inudibile per aprire spazi inediti di Misericordia di creature che collaborano col Creatore per una profonda liberazione.
    Con gioia concordo con voi che ” questo è il lavoro migliore che mi sia mai capitato di fare”…
    Un libero, gioioso abbraccio Giuseppina

  8. Anche a te Giuseppina Grazie, mi unisco al bel … libero, gioioso abbraccio! 🙂 Barbara

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