Time is out of joint

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“Time is out of joint

O cursed spite. That ever I was born set it right”

Il tempo è fuor di squadra

Che maledetta noia essere nato per rimetterlo in sesto”.

Amleto, atto I, scena 5

Time is out of joint, è il titolo di un nuovo allestimento della Galleria Nazionale di Arte Moderna che ho visto qualche giorno fa, nel quale, con un’audacia che ormai non sorprende più, accanto all’Ercole del Canova si possono vedere i ‘Bachi da setola’ di Pascali;  un po’ delusa, uscendo dalla Galleria, cerco un risarcimento al book shop e trovo un libro a cui non posso resistere: ‘I misteri del tempo’ (Paul Davies), mentre lo sfoglio e poi lo compro, mi ricordo che il libro con cui ho passato l’estate si intitola ‘Il potere di Adesso’ (Eckart Tolle), dove l’Adesso di cui si parla è il tempo.

La visita alla Galleria avviene qualche giorno dopo il seminario DP di apertura dell’Approfondimento1, il cui tema era: Il tempo messianico. Se aggiungo che, come tutti sanno, in questi giorni per il passaggio dall’ora legale a quella solare, abbiamo spostato il tempo nel nostro orologio un’ora indietro, si capirà perché il tema del tempo mi è sembrato importante, quando qualcosa ti si ripropone così tante volte, io credo che bisogna dargli un po’ di attenzione e rifletterci o meditarci.

Mi accingo a farlo e parto dalla domanda più elementare e diretta, come quella che farebbe un bambino, che cosa è il tempo?

‘Se nessuno me ne chiede, lo so bene ma se volessi darne spiegazione a chi me ne chiede, non lo so.’ Se il sommo Agostino, gran dottore della chiesa e pure Santo, dà questa risposta, figuriamoci che cosa posso dire io!

Lascio da parte il versante metafisico, è meglio partire da un’osservazione concreta della quotidianità, se mi guardo intorno, quello che vedo, mi spingerebbe a dire che che è uno spazio da riempire con l’attività, e che quando è vuoto, sopraggiunge la noia, stato da molti temuto e odiato tanto che, per evitarla, gli stessi si procurano troppo da fare per il tempo che hanno, così da potersene poi lamentare.

Un tempo orizzontale, per contenere.

Ma se proprio non c’è un’attività da svolgere ci si può dedicare a progettarla, o a ricordarne una, svolta con soddisfazione in passato, allora catturati da magnetici ricordi o progetti entusiasmanti, non ci si accorge che si sta congedando, senza viverlo, il tempo presente.

Un tempo verticale, per fuggire.

Due modalità che magari si alternano, o si è contenuti o si fugge, si evade, l’evasione da qualsiasi forma di impegno di pensiero, è l’attività più impegnativa per molti di noi che impiegano tempo e fatica per progettarla, gli amici, i viaggi, le vacanze, lo sport, quello fatto e, ancora più importante, quello visto, assecondati dai media e dalla totalità del sistema, si fugge.

Si fa di tutto per fuggire dall’altro tempo, il tempo della profondità.

Un tempo di penetrazione, per capire.

È poco frequentato, come lo è l’anima che a quel tempo appartiene, ci si dice che lì, come ovunque, non si trovano soluzioni, quelle proprio non esistono, solo si incontra la propria vulnerabilità, il dubbio, il dolore e si rischia di perdere il senso di realtà, nei casi peggiori anche il senno.

Ma è solo in questo tempo che si può raccogliere il proprio progetto, e integrarlo e svilupparlo in una coscienza che desidera liberarsi dai vincoli di passato e futuro, per riconnettersi con lo spirito del profondo, qui si possono ritrovare le parole dell’inizio, quelle che si sono lasciate perché si è interrotto il dialogo con Dio, forse per farlo si deve ripassare dalla lallazione, come fanno i bambini, si deve imparare di nuovo il nome delle cose, e chiamandole, giorno per giorno, riprendere quel discorso spezzato avendo cura di nutrirlo, di accudirlo, come un neonato.

”Uno serve lo spirito del tempo – dice Jung nel LIbro rosso – e crede di poter fuggire lo spirito delle profondità. Ma il profondo non esita e lo condurrà dentro il mistero di Cristo…”

E questa è la percezione del tempo che perseguo mentre vivo un tempo intermedio, di preparazione, in cui tento di assumere questo tempo su di me e di integrarlo con le altre dimensioni, e se è vero, come credo, l’assunto che il microcosmo e il macrocosmo sono regolati dalle stesse leggi, allora lo si può forse chiamare tempo messianico.

Un tempo strano, che può apparire fuor di squadra, e per molti versi lo è sicuramente, ma al contrario di Amleto, sento che è una gioia essere nati per rimetterlo in sesto.

 

 

 

 

Comments

  1. Cara Grazia, che bella la tua riflessione sul tempo.
    Grazie!

    Il lavoro interiore nel laboratorio dP mi porta a percepire il tempo in modo diverso da quello che percepisco ordinaria-mente.
    Il mezzo telematico che all’ inizio del percorso mi creava disagio e perplessità, oggi mi apre ad una dimensione
    spazio-temporale più ampia, nella quale la fine dell’attività lavorativa non è tempo vuoto da riempire con altri impegni, ma tempo dilatato che dà ad ogni movimento un ritmo più umano e piacevole.
    Nel cambiamento che sta avvenendo in me mi sento proprio come un bimbo nella fase di lallazione, balbetto le prime parole di un nuovo linguaggio, quello che nasce dalla profondità della vita in un tempo che è sempre lo stesso.
    Piano piano, si consuma la forma mentale dell’io che conosco e lascio che sia la Vita a plasmare una forma nuova di me, quella del Nascente, l’Uomo pienamente compiuto.
    E come te, ciò che sento espandersi nel corpo ( quale corpo? anche su cosa sia il corpo c’è da riflettere! ) è gioia piena.

    Ti abbraccio, giuliana

  2. “Il tempo è fuor di squadra”…mi ricorda un’ espressione dialettale (bergamasca) usata da mia madre quando si sentiva un po’ disorientata, quasi smarrita, persa…” ‘n qe (con la dieresi ) me sete fo’ de squadra” !
    E davvero a me quell’essere “fuori squadra” evocava sempre l’ immagine di un tiro alla fune dove la persona che si trovava al centro, in realta’ centrata non lo era mai, in mezzo com’era a due forze contrastanti che la tiravano un po’ troppo avanti o un po’ troppo indietro!
    Scrivi bene, Grazia, fuggiamo al tempo della profondità, che è anche tempo di fatica, sicuramente, che ci sottrae però all’ estenuante ‘tiro alla fune’ dei nostri giorni (questo si, tempo “strano”).
    Ecco, in definitiva concluderei così : tempo della profondità cioè dell’ autenticità; tempo del ‘tiro alla fune’ cioè del tempo “strano”.

    GRAZIE della tua riflessione, ciao, mcarla

  3. Il tempo della profondità :Si sono d’accordo come ci insegnano i maestri di tutti i tempi.
    In principio era il Logos,
    e il Logos era presso Dio
    e il Logos era Dio.
    2Egli era, in principio, presso Dio:
    3tutto è stato fatto per mezzo di lui
    e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
    Gv 1,3
    Il segreto della salute fisica e mentale non sta nel lamentarsi del passato, né del preoccuparsi del futuro, ma nel vivere il momento presente con saggezza e serietà. La vita può avere luogo solo nel momento presente. Se lo perdiamo, perdiamo la vita. L’amore nel passato è solo memoria. Quello nel futuro è fantasia. Solo qui e ora possiamo amare veramente. Quando ti prendi cura di questo momento, ti prendi cura di tutto il tempo.
    BUDDHA
    Quando ogni uomo avrà raggiunto la felicità, il tempo non ci sarà più.
    Fedor Dostoevskij
    L’inizio è la mia fine e la fine è il mio inizio. Perché sono sempre più convinto che è un’illusione tipicamente occidentale che il tempo è diritto e che si va avanti, che c’è progresso. Non c’è. Il tempo non è direzionale, non va avanti, sempre avanti. Si ripete, gira intorno a sé. Il tempo è circolare. Lo vedi anche nei fatti, nella banalità dei fatti, nelle guerre che si ripetono.
    Tiziano Terzani
    Se giudichi le persone, non hai il tempo di amarle.
    Madre Teresa di Calcutta
    Il mio tempo e il tuo tempo ci uniscono
    Pietro

  4. Cara Giuliana (a parte che forse oggi pomeriggio ci vedremo e potremo parlare direttamente), che bello avvertire il cambiamento in sè, come tu dici, io lo cerco in me con ostinazione quotidiana, e benché qualche ritrovamento felice avvenga, e mi suggerisca qualche nuova parola, credo di vivere ancora molto intensamente la fase di destrutturazione, la fatica di Sisifo. Ma tant’è, non vedo altri modi possibili di impiegare il mio tempo, non posso far altro che questo, non voglio far altro che questo, e voler fare, con un atto conscio di volontà, ciò che si deve fare, è quanto di più vicino alla felicità che io conosca.

  5. Caro Pietro, grazie della ricchezza profusa, grazie della scelta, il vangelo di Giovanni è quello che preferisco, ognuna delle citazioni fatte meriterebbe pagine di riflessioni, posso solo dire che nonostante l’eccelsa qualità di ognuna, la citazione che preferisco è senz’altro l’ultima.

  6. Il paragone del tiro alla fune, M.Carla, che tu hai proposto in modo così colorito, è un’ immagine che si declina molto bene nel tempo che viviamo: prima di tutto ci vedo una fatica ripetuta, che non si esaurisce mai, io tiro di qua, tu tiri di là e così via all’infinito, poi ci vedo lo sforzo di tirare a sè, di prendere, in un’inconscia e inesorabile volontà di accapparrare, ci vedo anche il desiderio di prevaricare l’altro, di vincere sull’altro, ma se invece, con una decisione improvvisa la fune si lascia, che succede? Con un po’ di malizia posso immaginare, prima di tutto, che l’altro cada, o almeno vacilli, e che ci si ritrovi improvvisamente senza antagonista, con il piacere di veder svanire l’insistente e ripetuta necessità di faticare. Eccoci traghettati in un altro tempo.

  7. Scusate, non ho firmato le risposte pensando che il nome fosse completo, ora mi rendo conto che GRAGAV non vuol dire gran che, quindi vi ringrazio e mi firmo, ciao Grazia.

  8. La citazione riguardo alla ‘circolarità’ del tempo (quella di Terzani, se non sbaglio) non mi convince.
    Proprio di recente ho rivisto il video sul nichilismo dove si confrontavano Guzzi e Galimberti e devo dire che la visione ‘evolutiva’ di Marco- proprio rispetto al tempo- ha riscosso di sicuro da parte mia (e non solo) maggior consenso.
    Certo, il discorso vero è sul cambio di paradigma antropologico: o si rimane nella gabbia dell’ uomo egoico-bellico (per dirla nel linguaggio DP) e relativa dimensione temporale continuando a produrre r i p e t u t a m e n t e guerre e stragi, o si va verso un salto evolutivo che di ‘questo’ tempo non lascerà traccia.
    Per quanto mi riguarda- proprio perché sono convinta che “finché c’è speranza c’è vita” (e più debolmente il contrario ) opto per la seconda prospettiva.
    Buona domenica a tutti, mcarla

  9. giampaolo poli says:

    Ciao Grazia. Tempo fa , quando non avevo nulla da fare, mi sentivo in colpa e mi procuravo sempre altro di cui occuparmi, in genere lavori “materiali”. Oggi questo non mi succede più, e anzi riesco a godermi il tempo in cui “sto” solo con me stesso, anche al di fuori della meditazione vera e propria. Come dici tu, occorre riconnettersi con lo spirito del profondo per ritrovare le parole dell’inizio. Grazie.

  10. Vorrei segnalare e suggerire la lettura di questa poesia di Marco Guzzi che riguarda proprio il tema del tempo; a me piace particolarmente e mi regala attimi di eternità. Forse può essere utile anche a voi.

    CORSO D’INCARNAZIONE

    Sradica questo momento
    Da tutte le tue concezioni.
    Sgrovìgliati
    Da te.
    Rimpatria.

    La mia festa
    E’ sempre estemporanea.
    Fuori programma.
    A Capo Vaticano
    O in Cornovaglia
    E’ uguale.
    La bellezza
    Riuscita è a somiglianza
    D’un uomo immaginario
    Che s’incarna
    In te.
    Questo è il mio dono :
    Darmi.
    Ad ogni istante :
    Prendete e mangiate.
    Ogni momento :
    Tutto è compiuto.
    Così l’eterno
    Scivola nel tempo
    E lo fa fuori.

    Un caro saluto
    Fabio

  11. Caro Fabio, conosco la poesia che hai pubblicato, è molto bella, rileggendola mi è sembrato che fossi tu a dirla, con quella partecipazione così profonda che ti ho sentito in altre occasione, e mi è sembrata anche più bella.
    Volevo aggiungere, come riferimento, che è tratta da ‘Parole per nascere’.

  12. Caro Fabio, grazie! Di questa poesia mi piacciono soprattutto i primi cinque versi. Quanto ho bisogno oggi, di “sgrovigliarmi”! Ciao e auguri, Mariapia

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