Jim Morrison e i Doors, è possibile un ordine poetico? Intervista a Marco Guzzi

Jim Morrison fu, essenzialmente, un poeta.  Nato l’8 Dicembre del 1943 a Melbourne in Florida, Morrison, nella sua breve ma intensa vicenda umana e poetica, fu tra gli spiriti più autentici e profondi del suo tempo, posò l’orecchio sulla bocca del cuore pulsante della sua epoca, e come pochissimi riuscì ad ascoltare e annunciarne i più profondi gemiti di rivoluzione che la attraversavano.

Morrison annunciò la Fine di tutto ciò che reggeva e ordinava la società, gridò verso l’ignoto la sua autentica esigenza di aprire un varco in un’altra dimensione da cui attingere un fuoco poderoso di vita, intravide e fu folgorato da una nuova luce che non riuscì a concretizzare nella sua quotidianità, avvertì la necessità, seguendo Nietzsche, di essere quel Dioniso in grado di rompere tutto il sistema di valori costituiti che per millenni hanno soffocato le anime dell’occidente.

Morrison è forse uno degli ultimi autentici figli di quella linea poetica di dannati che ha illuminato i cuori di tantissimi esseri umani coi lampi della propria maledizione, come Verlaine ci fa capire bene quando si descrive accovacciato nel suo carcere buio a tentare di bere ogni goccia di Sole che filtra dalle feritoie delle segrete.

Morrison si riallaccia alla tradizione poetica che da Villon, che annunciò il perdono di Dio negli occhi di una zingara che l’aveva amato, arrivò fino a Holderlin, Baudelaire, Rimbaud e Verlaine passando dalla grande tradizione poetica del ‘900 americano per arrivare a lui: forse l’ultimo giglio indecifrabile di quella straordinaria notte oscura con tutti i suoi doni di paradossale salvezza.

Morrison, proprio come i suoi maestri, visse il dramma di una profondissima scissione tra queste altezze e altissime ricerche umane, poetiche e spirituali, e la sostanziale incapacità di incanalarle in un ordine nuovo e fecondo nella sua vita, e questo lo portò a vivere un’esistenza molto triste, costellata da un’acuta e crescente depressione, da problemi di impotenza, da un alcoolismo che lo uccise, grasso e sfinito, a 27 anni.

La vicenda umana e poetica di Jim fu o esaltata e mitizzata oppure condannata e giudicata, ma cosa ci dice oggi?

Qual è il valore della vita e della poetica di Jim?

Egli va davvero mitizzato e venerato come il Re Lucertola, oppure preso e condannato in blocco come un peccatore dannato?

O forse è arrivato il momento di tentare una sintesi di più ampio respiro, che tenti di salvare le perle che da Jim ci sono arrivate estraendo paradossali punti luce anche dalle sue ombre?

A partire da questa vicenda e da queste domande, ci confrontiamo in un’intervista molto densa e pregna con Marco Guzzi, accademico, filosofo e poeta romano che, a mio modesto avviso, come pochi è riuscito nella complessa operazione culturale di integrare i lampi scintillanti di eternità che sfavillano inequivocabili dalle esistenze di questi poeti dannati, per rigiocarne e rilanciarne il grido di estrema urgenza di verità e vita, integrato in un ampio e ordinato percorso iniziatico che rivaluta e fonde in una grande armonia le principali tradizioni filosofiche, spirituali, psicologiche e culturali di oriente e occidente.

In sostanza in questa intervista ci si è chiesti: dobbiamo rassegnarci a una scissione tra vita poetica e ordine, oppure è possibile un ordine poetico?

E ci auguriamo che la partecipazione a questo dialogo possa fruttare scoperte e consapevolezze nuove per ogni persona che lo guarderà

Commenti

  1. Maria Carla dice:

    Molto, molto bella l’ intervista e altrettanto il post che l’accompagna.
    Ritorna il grande tema della “sapienza dell’ incarnazione”, non a caso in questo giorno (che sarebbe stato anche quello del compleanno di Morrison) !
    Non posso che ringraziare il percorso proposto da DP per la consapevolezza via via crescente che sto acquisendo sul rapporto Verità/Vita e sull’aiuto concreto che mi sta dando nell’ affrontare momenti di vita particolarmente critici .
    Grazie, mcarla

  2. Cari ragazzi di ieri e di oggi, avete volato alto, bisogna che qualcuno lo faccia, se lo facessimo tutti insieme sarebbe meglio, ma non è ancora di questo mondo. Temo che andrò fuori tema, ma forse no anche solo per me stessa non sarà così, raccontandovi che parlare dei Doors mi riporta alle estati dei miei quindici e sedici anni, ero davvero baby, lui era un patito dei Doors, caschetto biondo e una certa somiglianza con Ray Manzarek, aveva il cuore in subbuglio. In qualunque dimensione si trovi, è fra gli angeli, ci giurerei, spero mi abbia perdonata. E’ passata una vita, ma temo di non aver ancora imparato, forse al settimo anno di Dp andrò meglio. Solo per oggi vi saluto con il suo nome. Un abbraccio a e da Claudio.

  3. Alessandro C. dice:

    Grazie a te Giacomo, veramente una bellissima iniziativa questo dialogo con Marco sulla storia ed il senso della storia di Jim Morrison.
    Il prezioso insegnamento che ci avete regalato aprirà sicuramente tanti altri sentieri tutti da percorrere per una nostra crescita nella consapevolezza umile ma decisa nella direzione della Verità che siamo.
    E grazie anche a Jim che sicuramente si sarà sentito più compreso.
    Un sorriso Ale

  4. Francesca dice:

    Che meraviglia questi dialoghi che conciliano nella semplicità (che significa generosità, perché rende chiaro quello che se proposto in un linguaggio più accademico sarebbe inaccessibile a tanti come me ) temi così grandi che invadono e costituiscono le nostre profondità imperscrutabili (o che vogliamo noi che lo restino) e che quindi ,se non comprese ,diventano e ci rendono ingestibili … Una luce sull’uomo e sul suo essere qui ora su questa terra . Grazie per questi incontri illuminanti !! Francesca

  5. Un’intervista grazie alla quale si vede limpida e si tocca con mano, la necessità di trovare il punto d’incontro, l’unione, l’integrazione tra le altezze delle ricerche e poetiche e spirituali con il vivere quotidiano. Un punto d’unione ancora ad oggi assente, quel punto capace di unire le altezze dello spirito con quel “ripiombare di botto sprofondando nel basso” di una vita vuota, senza senso, quando priva di spirito.
    Questo è secondo me il vero “anello mancante”nella storia dell’evoluzione umana.
    In tutte queste persone, poeti illuminati, ascoltando le loro storie insieme alla storia di Morrison, quel profondo“sentirsi diversi”, in loro si tocca una drammatica solitudine, solitudine da isolamento, quando additati, giudicati e condannati. Subendo le incapacità di accoglienza e condivisione umane proprio a livello pratico.
    Quando a volte pare anche ed ulteriormente, una loro stessa auto-condanna. Una profonda e drammatica scissione interna. Quasi assomigliante ad un …”non riuscire a –perdonarsi- “…
    Grazie, Barbara

  6. Renato Cirica dice:

    Sempre chiaro e fondato il pensiero di Marco. Mi ha colpito, questa volta in particolare, la sapiente analisi del cammino spirituale (demonologico, diciamo così) cui ogni iniziato/cercante va inesorabilmente incontro. Nulla è più necessario oggi di questo accompagnamento spirituale.
    Grazie.
    Renato

  7. Renato Cirica dice:

    Mi viene incontro questa pagina di Holderlin…

    “Mondo nuovo… e il cielo, volta di bronzo, pende sopra noi, una maledizione fiacca le membra dell’uomo, i gaudiosi doni della terra sono come pula, la madre ci schernisce con tutte le sue liberalità, ogni cosa è apparenza… O quando, quando?… Sulla siccità già si scatena il diluvio. Ma egli dov’è? Che egli scongiuri lo spirito di vita.”

  8. Caro Giacomo e caro Marco, che meraviglia! Se un ordine poetico deve nascere, voi ne avete sicuramente delineato le fondamenta, molto bello il vostro dialogo, qui più che altrove Marco distilla il suo nettare, Lucifero che non vuole scendere a terra, il Cristo vivente che apre – Lui sì – the doors of perception, sono parole che risvegliano risonanze profonde e già coniugano ordine e poesia.

  9. Stupendi tutti, attraverso le parole di Marco e Giacomo e di tutti voi,
    sento il vero Natale dell’essere umano!

  10. giuseppina dice:

    Grazie Marco e Giacomo che dilatate il mio nostro stupore. Questo vostro dialogo nutre l’anima. Incarna e attualizza il cammino processo iniziatico poetico. Trasforma maestri e allievi in profeti umili e liberi capaci di aprire le porte al Cristo, scalda la speranza del nascente che sempre continua a venire a visitarci per prendere stabile dimora in noi .
    Un abbraccio Giuseppina

  11. Grazie, densa di significati questa intervista, un appello ad interrogarsi a fondo, come tutti gli altri video d’altronde. La frase “purificare i nostri sensi”, mi ha fatto pensare “Ritornare a sperare e credere come bambini” e mi ha ricordato una piccola storia di Natale e poesia, spero di non annoiare raccontandola. Una bambina di sette anni, ascoltando la maestra leggere le poesie di Natale, sente dentro di sé una struggente nostalgia, allo stesso tempo pensa “Io non saprò mai scrivere qualcosa di così meraviglioso”, le poesie le erano parse un’ incantevole melodia. Per giorni continua ad avvertire questo insistente struggimento, ma non sapendo che fare decide di dimenticarsene. Qualche tempo dopo, in piena notte si sveglia, sente di doversi alzare per scrivere, ma per fare questo deve attraversare al buio il corridoio, il buio da sempre la spaventa, però lei deve andare e quindi affronta terrorizzata il corridoio buio. Prende carta e penna e scrive, senza alcuna esitazione, la sua poesia. Regalo di Natale? Che bello il lieto fine!? Il seguito e un po’ più amaro. Dopo aver scritto la poesia non sa che pensare, per lei è davvero importante, si sente felice, ma subito anche molto inquieta perché inizia a notare che non ci sono le rime come in quelle della maestra, ha un suo ritmo, ma niente melodiose armonie, è netta e fulminea, e soprattutto lei non è sicura di conoscere il significato di alcune parole. Torna a letto e si ripropone di chiarire il giorno dopo, altrimenti cosa dire “Questa poesia l’ho scritto io ma non conosco il significato delle parole?” Per abbreviare, la bambina vive giorni di tensione, osa proporre alla lettura degli altri la sua piccola opera perché ha bisogno che qualcuno la interpreti per e con lei. Genitori e insegnanti, cioè i suoi adulti di riferimento, davanti al suo scritto non esprimono alcun giudizio, ma sembrano seri e perplessi, nessuno commenta, chiedono soltanto chi sia l’autore. Come va a finire? La bambina apre la manina e, con dolore, lascia cadere il foglio nelle fiamme del camino. In quel momento decide che non desidererà mai più scrivere una poesia. Aveva forse richiuso la sua porticina perché nessuno l’aveva aiutata a cogliere il senso? Un saluto e auguri. Stefania Approf.1

  12. Cara Stefania, storia triste -più che noiosa- quella che ci hai raccontato…ma non è possibile conoscere il testo di quella poesia “senza rime” ?
    Ciao, mcarla

  13. Cara Maria Carla, ne convengo è triste. Piacerebbe anche a me che la recuperasse nella sua memoria, ma la piccola ha cercato di dimenticarla e ci è riuscita. Ricorda vagamente che parlava di luce e tenebre e una sola parola “fulgore”. Un caro saluto. Stefania

  14. Non sarà un caso che parlare di un poeta come Jim Morrison, ti abbia ricordato, carissima Stefania, quella storia, probabilmente è una poesia che va riscritta, potresti provare a farlo tu al posto di quella bambina, chiedendoti che cosa quella bambina tenesse così tanto a dire e dandole la possibilità di dirlo ora. Un abbraccio Grazia

  15. Grazie Grazia. Abbraccio contraccambiato. Stefania

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