Io sono un mistero

Da un po’ di mesi sento in me una strana agitazione, energia ingolfata che non fluisce armoniosa nel corpo. Sono inquieta, non ci sono problemi particolari a preoccuparmi, non sono  gravata da impegni lavorativi, eppure non riesco a stare tranquilla, a vivere piacevolmente le situazioni  che la vita mi offre e mi disturba non riuscire a capire cosa mi stia accadendo.

Diversamente dal passato e  grazie al lavoro interiore, non rifiuto questa sgradevole percezione, la ascolto e l’ascolto si fa accoglienza, discesa nelle mie  profondità fino a riconoscere  la paura, la disperazione, il dolore, l’antico dolore, sempre lo stesso.

Altaleno dallo stato cupo, triste, terrorizzato  a quello più calmo e rilassato in cui l’Io si fa osservatore equanime dei moti interiori, imparo la difficile  arte dell’abbandono fino a immergermi nel vuoto, nel grande silenzio in cui l’Io è pura ricezione.

In questo altalenare di stati le immagini di “Conversion” sulle quali abbiamo meditato nel gruppo Dp a Milano arrivano a  provocarmi ulteriormente e a donarmi un filo di luce, un ordine ai pensieri.

(http://www.darsmagazine.it/conversion-larcheomodernismo-del-recycle-group/#.WCCH2dExjDc)

Sculture e bassorilievi raffiguranti neo-apostoli portatori di una nuova fede tecnologica il cui simbolo è la grande  “ f ”del logo di Facebook  dicono qualcosa di me e la chiesa di Sant’Antonin che ospita la mostra prestandosi ad essere confusa con un immaginario santuario del XXI tocca le mie profondità, luoghi oscuri  che posso attraversare abbandonandomi fiduciosa, confidando nella Luce risanante che  sfonda l’abisso della separazione.

La chiesa mi riporta  la casa che mi ha accolta, cresciuta, accudita, curata, le figure umane che innalzano tralicci con antenne paraboliche  e  la  “ f ”sovrastante l’altare, sostitutiva della croce  mi sbattono in faccia il modo in cui in quella casa il mio Io ha cominciato a strutturarsi,  un magma pieno di emozioni confuse, di desideri di fuga e di vanità.

Un Io piccolo, fragile, che si percepiva  come presenza indesiderata e ingombrante,  pieno di paura e di dolore che non riusciva a comunicare  se non attraverso  la rabbia colma di disperazione perché la vita in cui stava imparando a crescere  gli appariva minacciosa, pericolosa, violenta.

Un Io  succube di quella voce dura e imperiosa che diceva:devi essere forte,  devi fare meglio, devi fare ciò che dicono gli altri, non è importante ciò che senti tu e perciò molto arrabbiato, pieno di pretese, incapace  di chiedere aiuto, di dire e condividere il suo dolore.

 

Un Io che si illudeva di essere felice in una casa propria, fatta su misura, ancora fuori da sé ma che proprio da questo distacco cominciava a comprendere che la casa davvero sicura è quella interiore.

Camminare sulla via del ritorno a me stessa è entrare nel mistero che sono e aprirmi al mistero di Dio e della Creazione.

L’Io che conosco è una piccola parte del mio essere, se ogni giorno mi faccio vuota di tutto ciò che so di me, se lascio che i pezzi dell’Io che conosco si frantumino e scorrano via  posso aprirmi ad una nuova conoscenza di me che avviene attraverso la trasformazione e la fede.

Mi ci è voluto tanto tempo per fare pulizia e comprendere di essere dentro un Dinamismo di morte e di vita, dentro una Relazione  tra un Io e un Tu distinti senza essere separati, uniti senza essere confusi.

Se la pratica meditativa mi porta nel mistero di una coscienza fluida, assoluta, sciolta dalle determinazioni spazio-temporali, Gesù mi rivela questa coscienza assoluta come una dinamica tra una sorgente paterna, un genitore e un generato un figlio.

Una dinamica molto attiva che mi rinnova dentro le relazioni, nelle situazioni che vivo quotidianamente, mi fa sentire di essere libera dalle gabbie del passato e di tornare nel qui ed ora con la potenza di un’integrità nuova, senza sforzi, senza dover fingere di essere ciò che non sono.

Nella fede di Cristo sono guarita dalla ferita che è la radice di tutte le mie distorsioni, sono libera dalla colpa e sperimento nel corpo il miracolo della ri-creazione di un  Io non più scisso, ma unificato, pacificato, libero, sovrano.

Nella fede del Figlio ogni giorno rilancio l’atto di fede e mi  abbandono come un bambino al grande mistero della vita sentito come buono, accogliente, a me  favorevole,  sperimento di essere salva, un’unica cosa con lo Spirito che tutto crea, tutto purifica, tutto porta a compimento, chiamata a procreare mondo, a far nascere in me  Dio paradossalmente Altro da me e totalmente Me.

Commenti

  1. Francesco Marabotti dice:

    Cara Giuliana,
    grazie di queste parole.
    In un unico testo sento che hai riassunto un processo di conversione e rigenerazione del nostro io,
    che si compie continuamente in noi. L’inizio, le difficoltà, l’oscuro, la scissione, l’abbandono, l’ascolto e l’apertura al nuovo. Nella fede autentica, rinnovati e perdonati, possiamo ricreare nuove regioni di mondo, luoghi finalmente liberati, per divenire esseri umani inediti.

    Francesco

  2. Ciao Giuliana…testimonianza davvero importante la tua!
    Se accade a te -di sperimentare l’ uscita dalle gabbie che la ferita “antica” ti aveva fatto costruire –
    c’è speranza che possa accadere anche ad ognuno di noi.
    Certo, siamo chiamati tutti ad un lavoro personale paziente e perseverante…ma la ricompensa è alta.
    Personalmente qualche cambiamento lo sto percependo anch’ io, ad esempio nel ‘rispondere ‘ in modo meno ‘forte’ -ma anche più esplicito- a situazioni che un tempo mi avrebbero fatto solo arrabbiare e chiudere in un silenzio astioso e rancoroso.
    Potresti dirci qualcosa di più riguardo alla mostra “Conversion” e alle provocazioni che hanno sollecitato in te un “ordine ai pensieri” ?
    Grazie, un abbraccio, mcarla

  3. Cara Giuliana,
    Leggendolo ho pensato “Quanto lo sento vero!” Grazie.
    Condivido pienamente il commento di Francesco.
    Un caro saluto.
    Stefania

  4. giancarlo salvoldi dice:

    E’ sempre una piacevole sorpresa leggere parole di amici praticanti nell’iniziazione.
    Giuliana scrive parole tanto profondamente meditate quanto autentiche, che fanno trasparire l’anima.
    Stabiliscono una relazione vera e forte col sè, con noi altri e con l’Altro, attraverso una confessione.
    Confessione che espone il proprio limite disperante ma che trova anche luce, e vie d’uscita, giorno per giorno.
    Ho pensato che lo Spirito ha dato a Marco la forza di lanciare squilli di tromba risveglianti, e che ora lo stesso Spirito
    sta aiutando molti di noi a suonare quella musica con i nostri diversi strumenti.
    Suoniamo note ora disperate e dolorose, ora gioiose nella scoperta della trasformazione: in fondo è concerto armonioso.
    Da cori natalizi di ” pace in terra agli uomini di buona volontà”: ciò che auguro a ciascuno di voi.
    Giancarlo

  5. Giuseppina Nieddu dice:

    Cara , cara Giuliana, ti sento compagna di cordata fin da Eupilio e di questo sono grata.
    Grazie, per questa immersione nella tua/ nostra miseria guardata con occhio divino misericordioso, che ci conduce ad una profonda quotidiana con-versione emersione da risorti.
    Scrivi:” Mi ci è voluto tanto tempo per fare pulizia e comprendere di essere dentro un Dinamismo di morte e di vita, dentro una Relazione tra un Io e un Tu distinti senza essere separati, uniti senza essere confusi.” Con la tua testimonianza ci hai portato dentro il Mistero Trinitario, centro vitale di tutte le nostre relazioni che ci fa uscire dalla gabbia e cogliere il filo sottile che tutte le unifica in Cristo, l’ Amico, che continua a donarci maestri come MARCO di cuori per nuovi armoniosi cori Natalizi che ci accompagnano nel faticoso e liberante cammino della Fede nel Figlio in un processo di Rinascita senza fine.
    Grazie per questo tuo dono natalizio che auguro possa portare ognuno di noi ad entrare sempre più gioiosamente nel MISTERO di sé stessi.

  6. Cari Francesco, mcarla, Stefania, Giancarlo e Giuseppina
    attraverso le vostre risonanze gusto la bellezza del cammino che stiamo compiendo insieme.
    Un cammino di conoscenza nella trasformazione in cui come Maria impariamo a concepire nell’ orecchio prima che nel ventre entrando nel mistero di Dio e di noi stessi, un mistero che da sempre mi inquieta e mi affascina.

    Cara mcarla, provo a rispondere alla tua richiesta.
    Nel gruppo dp di Milano avevo visto a giugno le immagini di Conversion, ne ero stata inquietata e turbata.
    Quando a ottobre siamo ritornati su quelle immagini condividendo i nostri pensieri e le nostre emozioni, ho sentito che l’ascolto interiore stava portando il mio sguardo su due particolari: la “f” sovrastante l’altare e la chiesa che accoglieva la mostra.
    Sono emersi in me tanti ricordi, ho riattraversato momenti cruciali della mia vita e piano piano è arrivato un ordine nei pensieri. E’ accaduto attraverso l’ascolto, l’accoglienza della mia inquietudine, del dolore della mia ferita, delle emozioni distruttive che mi abitano e attraverso un continuo abbandono, un atto di fede.
    Sto imparando a guardarmi con tenerezza, senza giudicarmi, ad accogliere con dolcezza la bambina impaurita dentro di me che si sente perduta e ad attraversare il dolore della separazione con la fiducia di non esserne annientata.
    Le immagini hanno mostrato a me stessa la trasformazione dell’Io che è in atto in me, un processo continuo, incessante nel quale la croce è il passaggio centrale, mi hanno portata a contemplare la presenza divina nella mia vita, un incontro che accade all’improvviso, senza calcolo, che mi turba perché avviene nella assoluta gratuità.

    Grazie a tutti per la vostra presenza.
    Giuliana

  7. Grazie carissima amica! Risuona in me la concretissima esperienza dell’attraversare, con ordine e gradualità, ogni strato della mia paura e della mia disperazione.
    Sento nel tuo scritto la linea sottile che conduce allo “stato” concretissimo della fede. Un reale cambia-mento che apre ad un’esperienza relazionale viva, inedita e sorprendentemente sempre nuova. L’ esperienza reale di percepire me, il mondo, le cose, Dio, senza separazione, di esistere unicamente se io sono in relazione.
    Ciò che leggo nelle tue parole mi fa intuire come il cambiamento del nostro sguardo ci rende capaci di ” vedere” la realtà con nuovi occhi, tutto si rivela nella presenza del filo misterioso che svela la vita in me in una luce nuova.
    La Luce guarisce la mia cecità, la bocca balbetta, impara ad esprimere parole nuove, la vita scorre nel misterioso incontro che “accade”, ” senza calcolo”, “nella gratuità” e ciò che” è ” presente in me “è” in ogni uomo, in ogni cosa, tutto nel Tutto.
    Oggi ricomincio da qui.
    Ti abbraccio con gratitudine e così ogni amico che ho incontrato sulla via. Vanna

  8. E’ proprio come dici, carissima Vanna.
    Varcare la linea sottile che ci porta nello stato della fede apre la nostra visione all’Invisibile, ci fa comprendere che la trasformazione è un lavoro di cesello nella carne del nostro cuore.
    Grazie a te in un abbraccio.
    Giuliana

  9. Grazie del tuo riscontro, Giuliana!
    Ci vuole sempre coraggio andare oltre le sollecitazioni del momento…e’ come rispondere ad una sfida (o a una chiamata), e in questo le immagini ci possono aiutare davvero molto.
    Appena ho un po’ di tempo vado sul sito che ci hai dato…ancora grazie, mcarla

  10. Antonietta dice:

    Cara Giuliana,
    Ho dato un’occhiata al sito che hai indicato e poi anche a questo
    http://recycleartgroup.com/exhibitions/conversion/
    dove ho trovato ulteriori immagini della mostra.
    Guardando le foto e leggendo la tua descrizione arriva anche a me una sensazione strisciante di angoscia.
    È una specie di stretta al cuore per tutta questa bellezza e creatività umana che si veste a lutto, mette in mostra le sue mutilazioni e le celebra in modo paradossale.
    Questi artisti hanno espresso proprio bene quello che abita oggi dentro la nostra cultura – ma anche dentro la nostra interiorità, come ben sappiamo.
    Continuando con il linguaggio artistico, mi piacerebbe che dal pavimento di quella chiesa di Venezia si aprissero adesso tante piccole crepe, e da lí spuntassero tenere piantine verdi, giovani, robuste, in crescita e piene di vita.
    Ciao
    Antonietta

  11. Bella l’ immagine delle piantine, Antonietta!…una primavera, insomma, che prorompe sul morente che le fa da humus (come i fiori di loto che nascono dal fango)! AUGURI a tutti, mcarla

  12. Cara Antonietta,
    grazie per la tua risonanza e per il link che hai indicato.
    Il tempo che stiamo vivendo è un tempo estremo e la cultura dominante ci sfinisce continuando a propinarci la figura del morente.
    Eppure il lavoro interiore che imparo in questo laboratorio mi aiuta ad attraversare la fatica quotidiana con la speranza di portare un piccolo contributo, quello che mi è possibile, adeguato alla radicalità e alla estremità dei tempi.
    Riesco ad accogliere ciò che crolla in me senza drammi e a percepire la sicurezza e la stabilità di una casa che resiste ad ogni crollo.
    La vedo nella chiesa che ha ospitato la mostra e la sento nelle parole di Gesù:
    “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere”
    Nel pavimento della chiesa non si vedono crepe da cui spuntano piantine verdi piene di vita, ma nei tuoi commenti e in quelli di tante persone che scrivono nel blog io vedo la bellezza dei fiori di roccia, piccoli fiori dai colori intensi, apparentemente delicati eppure capaci di crescere in poca terra e di resistere al freddo dell’alta montagna, piccole presenze che scaldano il cuore di chi fatica a salire ma continua a procedere passo dopo passo, al ritmo del proprio respiro.
    Ti abbraccio, giuliana

    .

  13. Carissima Giuliana,
    Si, siamo davvero un bel mistero, me ne accorgo quando mi trovo a volte con l’anima smarrita e non so se provare sgomento o accogliere quel vuoto…..ma forse è proprio nel mistero che dobbiamo rimanere immersi, divenire solo un ascolto, al quale abbandonarci Solo cosi, affidandoci a un fuoco ancora lontano, riprenderemo a camminare , unendoci per via a gente strana. Cosi dice Mario LUZI , poeta ermetico, misterioso, comprensibile solo per via iniziatica, cioè se anche tu vivi quella sua stessa esperienza, o si sta schiudendo in te.
    Con questa sua poesia , il mio augurio per tutti i nascenti con la propria anima, nel mistero del mondo.

    Notte, la notte d’ansia e di vertigine
    quando nel vento a fiotti interstellare,
    acre, il tempo finito sgrana i germi
    del nuovo, dell’intatto,

    e a te che vai
    persona semiviva tra due gorghi
    tra passato e avvenire giunge al cuore
    la freccia dell’anno …

    e all’improvviso
    la fiamma della vita vacilla nella mente.
    […]
    In una notte come questa,
    in una notte come questa l’anima,
    mia compagna fedele inavvertita
    nelle ore medie
    nei giorni interni grigi delle annate,
    levatasi fiutò la notte tumida
    di semi che morivano, di grani
    che scoppiavano,

    ravvisò stupita
    i fuochi in lontananza dei bivacchi
    più vividi che astri.

    Disse: è l’ora.
    Ci mettemmo in cammino a passo rapido,
    per via ci unimmo a gente strana.
    (Mario Luzi, Epifania) -Buon Natale a tutti voi.
    Ivano

  14. Cara Giuliana, che belle le tue parole “ la bellezza dei fiori di roccia, piccoli fiori dai colori intensi, apparentemente delicati eppure capaci di crescere in poca terra e di resistere al freddo dell’alta montagna, piccole presenze che scaldano il cuore di chi fatica a salire ma continua a procedere passo dopo passo, al ritmo del proprio respiro.
    Spero che tu gradisca gli auguri, di cuore, anche da un pino mugo cresciuto fra le rocce e controvento di nome Stefania. Buon Natale a te e a tutti.

  15. Carissimo Ivano e carissima Muga, grazie per la vostra presenza tra gente strana che nella notte riconosce in lontananza
    il Fuoco pieno di vita e si mette in cammino.

    Misterioso e affascinante cammino.

    Buon Natale a voi e a tutti, giuliana

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