Storia di una guarigione

 

Mi chiamo Eliana e ho 46 anni.

Con queste mie parole voglio dare testimonianza del mio cammino spirituale agli amici di darsi pace.

LA MALATTIA

Ho sempre cercato di indagare me stessa e l’inquietudine che mi abitava, tanto che, a più riprese, a partire circa dai 20 anni, ho svolto brevi percorsi di psicoterapia e ho diretto parte dei miei studi e dei miei interessi verso la psicologia, che oggi considero una compagna di vita, quasi un’amica dalle mille forme, dai tanti volti, tutti da scoprire.

Ma è intorno ai 40 anni che ho compreso con maggiore lucidità che ero “malata” vale a dire che svolgevo una vita considerata da tutti “fortunata”, cioè avevo una bella famiglia, una bella casa, un bel lavoro…tuttavia mi sentivo malissimo e le energie vitali di cui disponevo si stavano esaurendo, quasi che uno sconfinato deserto abitasse la mia anima.

In particolare trovai per caso in libreria un libro intitolato “Cogito…ergo soffro”, scritto dagli psicoterapeuti Nardone-De Santis, nel quale lessi nero su bianco i miei sintomi: una fitta rete di pensieri ingabbiava la mia mente; nel tentativo disperato di controllare la realtà; pensavo troppo! La fatica era enorme e tragicamente inutile, non vivevo quasi mai il presente e i miei familiari se ne accorgevano, venivo quindi rimproverata e ciò aggiungeva frustrazione e insicurezza alla mia persona già notevolmente provata. Nei momenti peggiori vivevo una sorta di estraniamento dalla realtà. Sentivo lo sguardo giudicante di mio marito che mi abbatteva ancora di più, non sapevo come uscirne.

L’incapacità di agire, era il punto chiave della mia distorsione, la paura in definitiva mi impediva di vivere nel senso pieno del termine.

I casi clinici descritti nel libro guarivano perché cominciavano ad agire, dovevo quindi vincere la paura e correre il rischio di sbagliare e magari di venire giudicata, ma ero decisa a invertire la rotta.

Andai dalla mia psicoterapeuta con il libro in mano e condivisi con lei la mia scoperta: ora tutto mi sembrava chiaro.

“NEL POSTO GIUSTO AL MOMENTO GIUSTO”

Luciana (gruppo Seguimi) pronunciò questa frase a Modena durante una conversazione sulla fede. Le avevo chiesto cosa fosse per lei la fede e mi rispose così, con tanta semplicità e tanta sicurezza!

Mi colpì molto: io che tante volte mi ero sentita sbagliata e nel posto sbagliato spesso in relazioni sbagliate…mi chiedevo come fosse possibile sentirsi così: nel posto giusto al momento giusto…davvero incredibile!

Vengo da una storia familiare di ateismo, nessun catechismo, nessun condizionamento e tuttavia l’aspetto comunitario della chiesa mi affascina da sempre.

Cominciò a maturare qualcosa in me: nuovi interrogativi si aprivano nel mio cuore in un periodo estremamente propizio al cambiamento.

I GRUPPI DARSI PACE

Qualche tempo dopo, parlando con Don Agostino, mio zio, che vive a Roma e conosce il movimento Darsi pace, confidandogli la mia sete di verità e la mia apertura al cambiamento (= agire salvifico), venni a conoscenza dei gruppi D. P.

Senza pormi troppe domande e senza avere precise informazioni su cosa fossero i suddetti gruppi, mi iscrissi, decisa a vivere più che a pensare di vivere.

La voce di Marco mi risuonò subito potente e portatrice di verità.

Mi sentivo riconosciuta: le distorsioni, il punto di scissione, la paura e tutte le descrizioni, così precise e puntuali, di un’umanità sofferente, lacereta, malata, mi appartenevano.

Inoltre per me era importante il continuo richiamo al corpo: una meditazione che si traduce in postura, in atteggiamento corporeo; un corpo non oppresso, bistrattato, ucciso, ma addirittura veicolo principale dello Spirito, attraverso Il fluire del respiro.

Nello stesso tempo sentivo importante la lettura più ampia (quella storico-filosofica-antropologica), che va oltre l’individuo, che dà respiro e valore all’uomo, in definitiva la speranza di una nuova umanità e la possibilità di farne parte!

Mi buttai con entusiasmo nel lavoro sia meditativo che di riflessione e analisi psicologica e cominciai ad assaporarne i primi benefici: lo stato di presenza era per me molto faticoso da raggiungere, la mia storia purtroppo mi aveva portato in una direzione opposta, tuttavia senza demordere provai ad avvicinarmi alla meta.

Emergevano più distintamente la rabbia e la tristezza, il pianto, poi la paura…lasciarsi andare nell’espiro, ammorbidire, accogliere, non combattere più per essere diversa da quello che sono: cominciava la liberazione!

Il processo, molto molto lento e fatto di microcambiamenti, mi ha reso nel tempo più calma e fiduciosa, più capace di gestire le relazioni difficili e più lucida nell’affrontare i problemi.

Oggi per me la ricerca continua, niente è ovviamente definitivo e conquistato per sempre, ma sapere che la via esiste ed è praticabile è molto importante.

Considero la meditazione uno strumento prezioso.

LA PSICOSINTESI

Un’amica mi chiese di accompagnarla a un incontro di presentazione della Psicosintesi di Assagioli e alla fine partecipai sola, perché lei non poté venire.

Fu così che ebbe inizio la scoperta della pratica psicosintetica, più o meno contemporaneamente ai gruppi telematici in d.p.

“Conosci te stesso, possiedi te stesso, trasforma te stesso”

Mi piaceva l’esperienza in un gruppo fisico, con uno scambio più intenso e un lavoro psicoterapeutico molto creativo, che utilizza il disegno, la musica, il corpo, la drammatizzazione teatrale, la scrittura…Mi ha arricchita molto e ancora oggi mi sorprende constatare quante affinità vi siano con i gruppi d.p. e soprattutto quanto spazio venga riservato alla spiritualità (Assagioli parla proprio di un sé spirituale) come sintesi fra volontà e amore.

Il dialogo fra pratiche diverse, ma affini, che concorrono alla crescita umana, mi ha aiutata nel processo di una concreta trasformazione.

LE RELAZIONI

Le relazioni cambiano!

Non è indolore, ma frutto di una lotta, in certi casi: la nuova Eliana più consapevole e in contatto con la sua natura autentica e sempre più libera dagli automatismi egoici, può dare fastidio!

Tuttavia, dopo una fase di adattamento, oggi, a distanza di circa 4 anni, posso dire che le persone che mi vogliono davvero bene, a partire dai miei familiari, mi hanno rispettata e accompagnata nel percorso, che del resto io ho condotto con tanta determinazione.

Da parte mia sento meno rabbia, meno durezza e più tolleranza verso chi mi sta vicino, anche se il mio livello d’attenzione nella consapevolezza è alto nell’intento di non retrocedere, ma semmai avanzare e migliorare per raggiungere una maggiore libertà interiore.

LA SCELTA DEL BATTESIMO

Nel corso del secondo anno, come ben sapete, Marco ci invita a fare una scelta: compiere un rito di iniziazione alla vita cristiana, che ha il valore della morte dell’io egoico a favore della purificazione dal peccato e della rinascita nella luce dello Spirito.

Naturalmente questo è un processo che implica una trasformazione sostanziale e graduale e che va rinnovato sempre.

Nel mio caso, non avendo ricevuto i sacramenti, si trattava di una scelta che meritava più tempo, anche se quello che sentivo era chiaro: i simboli della cristianità che prima erano inascoltati e privi di senso mi parlavano.

Il suono delle campane del paese dove abito mi sembrava un richiamo, il grande crocifisso della mia chiesa mi parlava della mia sofferenza e della sofferenza umana universale, la messa mi sollecitava all’ascolto attento della Parola, ma anche alla dimensione comunitaria dell’uomo e della chiesa.

Questi segni mi confermavano che la mia religione non poteva che essere quella cristiana.

La vita mi aveva portato ad accostare il cristianesimo in modo del tutto nuovo e seguirne il flusso mi sembrava anche un modo per “guarire”, nel senso di procedere nella catena di azioni salvifiche intraprese.

Cominciai a compiere dei passi per comunicare al mio parroco e alla mia comunità il cammino in d.p. e la mia conversione, tuttavia mi accorsi ben presto che la cosa non era semplice: mancavano l’ascolto e l’interesse ad un percorso “diverso” da quello consueto e la mia storia fu accolta con diffidenza e quasi paura.

Partecipai comunque alla catechesi per adulti organizzata dalla mia parrocchia, ma in una forma passiva e francamente poco utile.

Mi sono perciò sempre più rivolta a Don Agostino, lo zio di Roma che mi aveva suggerito il cammino di d.p., a cui devo molto e che mi ha dimostrato una grande apertura e una grande intelligenza, oltre che tanto affetto.

“Non esiste la fede, esiste il fedele”

Una delle sue frasi più significative, che fa ben capire quanto l’uomo senza la sua storia non sia nemmeno uomo e come di conseguenza il cammino religioso, debba necessariamente tener conto dell’unicità umana.

Non mi dilungo, ma l’accompagnamento che ho ricevuto è stato importante e mi ha offerto numerose conferme della giustezza del cammino che stavo compiendo in d.p.

Negli ultimi due anni ho poi frequentato il gruppo d.p. di Brescia, guidato da Giuliana, che non finirò mai di ringraziare per l’infinita pazienza. Le sue meditazioni guidate mi hanno permesso di rilanciare la fede, quando la mia costanza e il mio impegno calavano. Il confronto con il gruppo ha rappresentato sempre un’occasione di crescita.

Sono stata felice che abbia con entusiasmo accettato di farmi da madrina e a Roma, con grande commozione, come molti già sanno, si è celebrato il tanto atteso battesimo insieme agli altri sacramenti.

Durante le Veglia Pasquale, ma anche nelle ore precedenti e per i successivi giorni, ho avvertito distintamente di non essere sola: i pensieri benevoli, le preghiere, la vicinanza spirituale di tante persone mi hanno accompagnata. Ho sentito tanta positiva energia.

La mia storia si conclude con un inizio: da ora sono figlia del popolo di Dio!

“Nel posto giusto al momento giusto”

Comments

  1. Daniela Rondina says:

    Grazie cara Eliana, veramente commovente e confortante! Anche io ho sempre percepito all’interno di questo percorso di essere al posto giusto al momento giusto, so quanto sia rasserenante e pacificante questa sensazione e quanta gratitudine beata lasci scaturire dai nostri cuori malati.
    Ci siamo incontrate una sola volta, ma ti sento molto vicina.
    Un caro saluto.
    Daniela

  2. Maria Letizia Santi says:

    “La paura in definitiva mi impediva di vivere nel senso pieno del termine” e “mi iscrissi, decisa a vivere più che a pensare di vivere”. Mi ritrovo pienamente in queste parole. Io che ho sempre vissuto in ambiente cristiano cattolico, ho ricevuto però un’educazione che, diventando adulta, ho scoperto essere improntata alla visione di un Dio severo e punitivo: tutto questo, insieme alle ferite infantili che ho percepito, è forse la causa della mia paura di sbagliare, della mia paura di vivere. Anche nel mio caso “la voce di Marco mi risuonò subito potente e portatrice di verità” ed ora sto sperimentando nel percorso dei Gruppi Darsi Pace una maggiore serenità che manifesta già in me la progressiva scoperta di un modo nuovo di vivere la sequela di Cristo come una vera liberazione interiore. Proseguo perciò nel cammino intrapreso con grande speranza e determinazione.
    Grazie, Eliana, Per la tua bellissima condivisione! La tua esperienza di vita mi conforta e mi infonde coraggio. Grazie.
    Maria Letizia

  3. Grazie, Eliana.
    leggerti mi ha commosso e mi ha fatto del bene, in un periodo difficile.
    Un ulteriore slancio verso il quotidiano ricominciamento.
    Un abbraccio.
    Roberto

  4. Cara Eliana, grazie per la Meraviglia del tuo Battesimo ri-generativo, nell’acqua dello Spirito attinto alla fontana di Darsi Pace , che ti ha donato una vita nuova , quella che , nella gioia, ora condividi con noi, perché la tua gioia sia piena. Un abbraccio di felicità, che voglio condividere anche con Giuliana, che con le sue meditazioni sempre incarnate nella realtà dei nostri piccoli passi di liberazione, sostiene anche le fondate speranze, quali tu ci confermi, del nostro gruppo di Darsi Pace di Palazzolo , insieme a quello vostro di Brescia.
    Tra i vissuti che ci descrivi e in cui mi riconosco per il mio abituale troppo pensare e non vivere il presente…..colgo come un dono che proverò a scartare , durante questa settimana , questo che sento come un prezioso suggerimento del tuo spirito : “ senza pormi troppe domande …. mi decisi a vivere più che a pensare di vivere.”
    Grazie, bello , meraviglioso è rinascere ….voglio crederci , anche a questa mia età che mi spaventa, perché vorrei vivere sempre ! E di certo, un modo c’è…..lo troverò ! Lo dobbiamo trovare tutti insieme…. nel Risveglio e nella Insurrezione delle nostre anime immortali !
    ivano

  5. Giovanna says:

    Carissima Eliana, con commozione ho letto la tua testimonianza: ha risuonato fortemente in me.
    Mi sono rivista nel tuo malessere, nel tuo travaglio, nella tua ricerca di verità e di senso.
    Anche nella mia vita ci sono stati incontri, eventi, esperienze, apparentemente casuali, slegati tra loro, piccoli frammenti di vita che solo dopo ho riconosciuto avevano mistici legami tra loro, erano parte di un disegno, di un più ampio progetto di Amore che mi precedeva e accompagnava, conducendo ogni cosa verso il suo compimento.
    Quando rileggiamo la nostra vita ci accorgiamo che veramente è una storia sacra, una storia di salvezza, e tutto, proprio tutto, è grazia. Ciascuno può scrivere la sua Bibbia: le meraviglie che Dio ha compiuto e compie ogni giorno nella sua vita. Questo ci apre allo stupore e alla gratitudine.
    Conservo nel cuore la gioia della Veglia di Pasqua nella quale hai fatto il ‘pieno’ di sacramenti e di Spirito Santo e sei entrata nella grande famiglia del Popolo di Dio: l’inizio di una grande avventura che, nella consapevolezza con la quale la stai vivendo, non cesserà di stupirti e riempirti di gioia.
    Grazie di cuore per la tua testimonianza. Ti abbraccio con affetto. Giovanna

  6. Maria Carla says:

    …che dire di più?
    Mi associo alla commozione e alla gratitudine per questa bellissima testimonianza!
    mcarla

  7. Giuseppina Nieddu says:

    Cara Eliana, la tua testimonianza assaporata dopo la meditazione mattutina, mi è giunta come un dono inaspettato.
    Non ti conosco e ti sento molto vicina. Voglio serbare nel cuore lo stupore, la commozione e l’eco che mi ha suscitato dentro, a partire dal tuo nome che contiene il grido di Cristo sulla croce ( Eli, eli, lamma sabctani -Dio mio, Dio mio perchè mi hai abbandonato).
    Ho settant’anni e il tuo meraviglioso difficile percorso dall’interno, a partire dai tuoi 40 anni, mi parla di incroci di incroci sempre inediti che, se autentici rivelano il Sogno dei sogni di Dio che ascolta il nostro grido e ci ri-genera come figli.
    Grazie per la tua autenticità e per tutti i commenti che ne amplificano l’ eco. Buon cammino gioioso e senza fine a tutti gli assetati e affamati di Pace.
    Un abbraccio in-finito. Giuseppina

  8. Corrado says:

    Grazie cara Eliana della tua esperienza di vita.
    Benvenuta tra i rinati dall’acqua e dallo Spirito, legati da una comunione che va al di là del conoscersi di persona.
    Buona fioritura e abbondante maturazione di frutti.
    Corrado

  9. Anonimo says:

    Cara Eliana,
    essere tua madrina mi regala tanta gioia oltre ad essere opportunità di rilancio della mia fede.

    Oggi partecipiamo ad un forte mutamento nel modo di credere e quindi a cambiamenti che si impongono sempre di più a livello di professione di fede e di evangelizzazione.
    Persone che dicono di credere spesso allontanano da Dio e persone che dichiarano di non credere in Dio si mostrano uomini e donne fedeli.

    In un mondo disincantato, spogliati di antiche certezze, denudati di tante rivestiture culturali, sociali, religiose che ci davano un senso di identità, la tua testimonianza ravviva la speranza nella Nuova Umanità, nel Dio che oggi e sempre si rende presente nella nostra storia, ci chiama, ci parla, ascolta la situazione di bisogno in cui ci troviamo e ci chiede di fidarci di Lui, di fargli spazio in noi.

    La fede nasce dall’ ascolto e a questo oggi dobbiamo educarci come propone di fare André Fossion “La questione, allora, non è più di sapere che cosa dobbiamo dire agli altri per toccarli e convertirli, ma anzitutto che cosa dobbiamo ascoltare noi.”

    In Darsi pace abbiamo trovato un metodo e strumenti per affinare l’ascolto, un vero e proprio “laboratorio della fede” in cui ritrovare la potenza messianica di guarigione e di liberazione che la vera fede innesta in noi e che sentiamo chiaramente dentro le tue parole.

    Grazie di cuore in un abbraccio.
    Giuliana

  10. Grazie Eliana!
    Leggendo queste parole ho pensato a ciò che hai scritto
    “Nascere è aprire spazi di futuro, è non lasciarsi trattenere dalla nostalgia, dal passato rassicurante e idealizzato. Nascere è aprire spazi, aprire ponti, aprire frontiere, aprire scenari” A.Dehò

  11. Stefania says:

    Cara Eliana, grazie di avere così apertamente condiviso il tuo percorso di ricerca di guarigione e liberazione. Sono lieta per te e per questa tua condivisione che sento vera, qualità fondamentale perché una testimonianza
    sia significativa e avvicini gli altri. Auguri buon cammino. Stefania

  12. Grazie Eliana per il bel messaggio che ho sentito intensamente come augurio per tutti e grazie ad ognuno che ha condiviso, sento allo stesso modo.
    Ho fatto un sogno scorsa notte.
    “ … mi girava intorno, allegra, una bambina. Adulta in miniatura e vestita solo con ciò di cui veniamo al mondo. Saltellava di qua e di là sconnessamente e d’un tratto, mi giro e la vedo stesa inerme al suolo, soffocare immersa in un candido latte denso.
    Sobbalzo! … la raccolgo da terra ed inizio a ripulirla da quel liquido che le copre pure tutto il volto; gli occhi, il naso, le orecchie, la bocca.
    Sta nel palmo della mia mano, tanto è piccola.
    Ripulita da tutto ciò che la stava soffocando rotolandosi a terra, la avvolgo in un lembo di calda lana e l’appoggio al mio petto, sento il mio cuore che pulsa e ascolto il suo respiro mentre nel ritemprarsi si riposa e … sorride.”

    Un saluto affettuoso, 🙂 Barbara

  13. Grazie e auguri a Eliana e a tutti noi! Mariapia

  14. Carissima Eliana,

    grazie per questa cronaca così appassionata e vera di quanto è accaduto.

    Mi colpiscono tante cose, ma scelgo una o due appena. Tu riporti una affermazione di Don Agostino (“Non esiste la fede, esiste il fedele”) e la commenti come “una delle sue frasi più significative, che fa ben capire quanto l’uomo senza la sua storia non sia nemmeno uomo e come di conseguenza il cammino religioso, debba necessariamente tener conto dell’unicità umana.”

    Tanto insegnamento “religioso” si è scordato tragicamente di questo, facendo giustamente allontanare molte persone dalla proposta cristiana. Eppure il vero genio religioso lo sa, l’ha sempre saputo. Diceva Luigi Giussani già nel lontano 1977, che «allora è venuto il tempo della persona». Continuava:

    «Ciò che urge affinché la persona sia, affinché il soggetto umano abbia vigore in questa situazione in cui tutto è strappato dal tronco per farne foglie secche è l’autocoscienza, una percezione chiara ed amorosa di sé, carica della consapevolezza del proprio destino e dunque capace di affezione a sé vera, liberata dall’ottusità istintiva dell’amor proprio. Se smarriamo questa identità nulla ci giova» (qui https://it.clonline.org/news/attualit%C3%A0/2012/03/30/l-autocoscienza-il-punto-della-riscossa)

    Devo dire che io comincio appena adesso, anche grazie al percorso DP, cosa voleva veramente dire “il tempo della persone”. Prima potevo ripetere le parole senza che fossero carne, in fondo, senza capirle, senza “mangiarle” (“se potessi mangiare un’idea avrei fatto la mia rivoluzione” diceva Giorgio Gaber). Ora si possono respirare, queste parole. E si respirano dal tuo intervento, sicuramente.

    Non ci sarebbe da commentare poi troppo una storia significativa come questa (meglio rileggerla, piuttusto che indugiare nei commenti) così voglio dire solo un’altro motivo di conforto, per me. Il percorso psicologico, la meditazione. Ecco, si capisce bene come questi siano strumenti che lavorano perché la vera fede emerga. Si “tocca” la sinergia degli approcci. Il tuo racconto lo fa capire molto meglio di cinquemila dotti congressi su psicologia e fede, o su fede e meditazione.

    In una sintesi bella come le cose vere: e per questo ti ringrazio di cuore.

    Marco

  15. Carissimi amici,
    questo è per me il tempo della gratitudine, un sentimento nuovo e molto intenso che mi accompagna in questo bel periodo della mia vita.
    Le vostre affettuose parole mi commuovono, perciò vi ringrazio uno per uno!
    Eliana

  16. Cara Eliana,
    sono felice di questo tuo cammino. Ti ho seguito con la preghiera sentendo quanto fosse fondamentale questa tua ricerca.
    Per me Darsi Pace è lo stimolo a rientrare in me stessa, interrompendo l’ansia di accumulare attività su attività, a contatto profondo con Gesù che è stato l’unico amore vero della mia vita. Impegnata da 50 anni in un comunità di vita consacrata e in piena attività di impegno professionale e apostolico, ho sentito la necessità di vivere quella contemplazione che ti rinnova in modo nuovo, che dona nuova forza e ti aiuta a trovare parole nuove per esprimere con semplicità l’esperienza di vita e di fede.
    Anche per me è il tempo di aver trovato ” il posto giusto al momento giusto” con lo sguardo rivolto a una vita definitiva che non cesserà mai.
    Buon cammino per questo tuo inizio ma insieme a tanti fratelli e sorelle nell’Unico Padre.
    Gabriella (gruppo Seguimi)

  17. Grazie Eliana, una bellissima testimonianza. Un abbraccio.

  18. Cara Eliana,
    ma anche caro Alessandro, Nicola e Fabrizio, (perchè, Eliana, il tuo cammino è anche il cammino della tua famiglia, del tuo sposo e dei tuoi figli) è stato un vero privilegio per Mauro e per me vivere la notte di Pasqua con voi. È stato prezioso partecipare alla rinascita in Dio della tua vita e del vostro amore di coppia. Quella notte e quei momenti di celebrazione hanno fatto rivivere anche a noi le radici e il senso della nostra fede, della nostra storia e del nostro destino. Il silenzio e la contemplazione, la lode e la meraviglia sono le modalità che sento più vere per accostare la tua testimonianza. Leggere della tua sofferenza e del travagliato percorso di liberazione mi ha rimandato ai tanti momenti di difficoltà e di sofferenza, anche miei personali, perchè la vita umana fa continuamente i conti con il limite e con le grandi aspirazioni del cuore, con i momenti di spensieratezza e grande entusiasmo e con le prove più dure. Ma proprio in questi contrasti e fatiche, che tu descrivi, ho scoperto quanto Dio si faccia presente. Canta un cantante rock, Leonard Cohen, “There is a crack in everything. That’s how the light gets in …” C’è una crepa in ogni cosa. È così che entra la luce … Le nostre crepe, le nostre sofferenze, il nostro peccato sono un luogo di vita … il Dio misericordioso si china sulle nostre “crepe” e proprio attraverso queste riversa la luce del suo amore. Non nonostante ma DENTRO la nostra umanità ferita passa la redenzione. Ecco, ho contemplato tutto questo standoti accanto e ho rinnovato questa contemplazione leggendo la tua testimonianza. Dio ti benedica! Benedica tutta la tua meravigliosa famiglia!

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