La libertà della non conoscenza

E’ partito tutto da qui, in fondo. Da quel sussulto di coscienza, da quel lampo – come una piccola ma significativa epifania – scattato quando mi sono reso conto di quanto sia vasto il campo (ma arabile, lavorabile) della non conoscenza. Di quanto sia ancora vasto, potremmo dire. O meglio, di quanto sia vasto soprattutto adesso.

Sì, adesso. Perché è proprio adesso – ovvero in questo preciso momento storico, in questa esatta epoca che stiamo vivendo noi – che si è verificato questo misterioso allineamento, questa convergenza astrale: che siamo arrivati ad un punto mai raggiunto prima. Davvero, in tutta la storia del pensiero scientifico, mai raggiunto prima. Mai.

Potrebbe essere questo il punto cardine della conferenza Astrofisica e Poesia per l’esistenza, un connubio umano che ho tenuto presso l’Istituto Villa Sora (Frascati, provincia di Roma) il giorno 7 aprile 2017, per il ciclo, I tanti volti dell’umano, la sua vera cifra di lettura. Conferenza che potete seguire nel video appena pubblicato nel canale Darsi Pace.

Se solo ci guardiamo indietro, lo capiamo facilmente. Abbiamo compiuto una incredibile scalata, iniziata ai tempi in cui un curioso pisano di nome Galileo decise di vedere come vanno le cose davvero. Non più cercando risposta in una nuova interpretazione degli scritti di Aristotele, ma con la grande umiltà di guardare come cadono a terra i corpi.

Insomma, guardare, innanzitutto. Vedere come cade un sassolino, osservare. L’esperienza, prima del pensiero. L’osservazione non giudicante, prima di qualsiasi schema interpretativo imposto a priori. Quante volte l’abbiamo detto, che è necessaria: ma forse non sempre pensiamo che lo è soprattutto per la scienza: quella vera.

Ed è passato tanto tempo, da allora. La salita è stata progressiva, con tante deviazioni, ritorni indietro, riprese di sentiero. Adesso però siamo arrivati ad uno snodo, un punto critico, un punto singolare. Siamo arrivati per la prima volta nella storia ad avere il quadro d’insieme. Siamo arrivati ad avere la prima rappresentazione scientifica (e non più mitica) dell’intero universo. Abbiamo in mano la mappa, la mappa del cosmo. Possiamo guardarla.

Ed il quadro che viene fuori è sorprendente, spiazzante. Sovverte totalmente le nostre tranquille certezze, sfida ogni nostra sicurezza, rasenta il paradosso. Perché ora che siamo arrivati finalmente a vedere il tutto, quel che ci ritorna è una impressionante evidenza di sapere di non sapere, nel senso più autenticamente socratico del termine.

Sappiamo infatti – e lo sappiamo solo ora – che la grandissima parte del cosmo è composta di qualcosa che non conosciamo. Hic Sunt Leones, recitavano le antiche mappe, delimitando le zone ignote. Certo, possiamo usare nomi diversi, più articolati, più sofisticati, come energia e materia oscura. Ma il concetto è quello. Sappiamo che circa il 95% dell’universo è composto di qualcosa a noi ignoto. E’ questa l’evidenza che mi ha colpito, che colpisce ogni uomo che si fermi a riflettere, solo che si fermi un attimo, solo un po’.

La cosa davvero interessante è che conosciamo i confini, possiamo delimitare le zone sulla mappa. Conosciamo un po’ meglio quel piccolo cinque per cento (o meno) di materia “ordinaria”, che per la mente invece è il tutto. Sappiamo quanto invece sia relativo, quanto l’invisibile sia preponderante. Ce lo dice la scienza: ciò che non si vede è dominante, rispetto a ciò che si vede, si tocca.

E’ un tempo particolare, un tempo estremo questo che viviamo (e lo avvertiamo sulla pelle, non è un tanto per dire) è un tempo in cui la creazione si ricomprende attraverso di noi. E così facendo, ci apre a mille domande. Cosa vuol dire che il 95% del cosmo è ignoto, nella sua struttura ultima? Come si intreccia questo dato con il nostro guardarlo? E con l’universo dentro di noi, che relazione stabilisce? Come ci spieghiamo questo curioso gioco di riflessi e concordanze, per cui anche l’universo interno è per una analoga percentuale sconosciuto (anzi, inconscio) e solo per una piccola, minima parte, sede di fenomeni propriamente razionali? Qui ci sarebbe molto da approfondire, verso una liberazione dal puro pensiero logico, una ripresa delle emozioni, come giustamente sottolinea il post di Iside Fontana a commento di questo stesso video, sul blog AltraScienza.

 

Ritengo sia infatti un tempo in cui il la straordinaria avventura di conoscere il mondo, debba ormai avvenire non soltanto con la razionalità, ma con un nuovo connubio, un rinnovato patto – inedito proprio in forza della consapevolezza che abbiamo raggiunto – tra ragione e affezione. Un connubio che restituisca una figura “intera” di uomo, che è tanto più umano quanto più bilancia gli aspetti della razionalità e dell’emotività, della conoscenza intuitiva.

Ecco il punto. La zona così ampia della non conoscenza è anche, a mio avviso, l’occasione di un rilancio, di una ripresa dell’indagine ad un livello diverso non più solo scientifico (o solo anti-scientifico). Dove può entrare perfino la poesia, come vero strumento di conoscenza umana, sia pur su coordinate differenti. Possiamo lavorare a questo, stare a questo compito. Saldare la scienza e la poesia, la letteratura, in un nuovo sapere dove le diverse discipline – a questo livello di energia più alto – si riuniscano armonicamente in un solo, nuovo sapere. Sì, proprio come già fanno le forze della fisica, che appaiono diverse nell’esperienza comune ma a livelli di energia alti ritrovano naturalmente l’unità.

In questo nuovo esaltante viaggio, la razionalità è essenziale, ma non possiamo più affidarci esclusivamente ad essa. Ci vuole il senso di altro, un senso che illumini anche l’avventura scientifica, parte integrante dell’avventura umana, di un uomo restituito finalmente alla sua umanità vera. Come scrivono Carla Ribichini e Palma Mirella Iannucci ne “La Scuola Visionaria”,

Senza una concezione spirituale dell’individuo mai nulla cambierà; quando ci si ferma alla mente, tutto si complica e si inaridisce, la mente da sola non basta a conoscere la realtà e non è in grado di formare nessuno, né di fornire risposte. Ogni giorno constatiamo che la mancanza di conoscenza di sé porta al disordine, c’è un io malato che non conosce la causa del suo male e c’è una società che non promuove la persona, è una società aggressiva e decadente, senza visione, né ideali da raggiungere, destinata a morire (…) Che si cominci a sgretolare la fiducia cieca nella scienza e nella tecnica e si cominci ad indagare la realtà nella sua essenza più profonda!

Vogliamo esattamente questo, indagare la realtà nella sua essenza più profonda. La vera scienza ha l’umiltà di ammettere le zone ignote. Potremo noi riempirle di nuovo significato, senza tradirle? Inondare la conoscenza scientifica, rispettandone totalmente il carattere ed il metodo, di una più morbida e confortante consapevolezza globale, che non mortifichi mai più la dignità dell’individuo, ma ne esalti la sua unicità assoluta, come punto privilegiato in cui l’universo ricomprende sé stesso?

Io credo che possiamo. Anzi, credo che dobbiamo.

Il compito è esaltante, il tempo è ora.

Andiamo.

Comments

  1. Marco F. says:

    Molto bello questo tuo intervento caro Marco, grazie.
    Lo condivido, e come te anche io mi stupisco dell’immensità del non conosciuto che ci circonda e che sovrasta l’apparente noto.
    La mente, attraverso la costante pratica di meditazione, diventa sempre più incline a stare esattamente nel presente senza giudicare per poter così sperimentare la realtà vera della nostra natura più profonda di bene incondizionato, libera dai limiti mortificanti dell’ego.
    Questo è un momento bellissimo.

  2. Sì Marco, grazie.

    Credo sia una grande opportunità quella di vivere un tempo in cui anche la scienza si è – per così dire – fatta “morbida”, quasi stretta dall’evidenza di quanto grande è ciò che ancora non può dire sul mondo e sulla sua natura. Questa morbidezza si accompagna ad una precisione e ad una capacità di indagine così “affinata” che desta essa stessa meraviglia, e che potrebbe sembrare in contraddizione a questo rinnovato “non sapere” soltanto in uno schematismo ormai vecchio e stantio. La verità è che più penetriamo nei misteri della natura più altri misteri sbocciano di fronte a noi, in un gioco che sembra non avere termine e che si oppone felicemente ad ogni nostro intento “predatorio” (anche in senso conoscitivo), ma rinvia ad una ripresa continua di meraviglia.

    Abbracciando questa sana contraddizione riportiamo a galla il reale con la sua vera complessità, dove può danzare la libertà dell’uomo, e questo è veramente una cosa immensa…

    Grazie,

    Marco

  3. Carla Ribichini says:

    I tempi sono finiti ed è urgente che anche nell ‘uomo come nell’universo si realizzi l’allineamento. L’essere umano deve imparare ad allineare tutte le sue preziose energie, quella dei pensieri puri, quella di un cuore accogliente (e il cuore non è certo il contraltare della mente), quella profonda della coscienza. Un uomo così corredato può aprirsi al mistero e conoscerlo. La coscienza gioca un ruolo fondamentale (in lat.significa ciò con cui imparo) ed unita alla razionalità rappresenta la massima ricchezza dell’essere umano. Sono un’insegnante e conosco bene il dolore di un mancato allineamento. La letteratura, in tutte le sue meravigliose forme, ci parla dell’uomo completo , di quell’uomo che ha capito come funziona il suo universo. La Letteratura come l’altra Scienza, come gesto eroico, come Preghiera.

  4. Grazie Carla. Credo che uno svolgimento di questo tipo deve affrontare l’ambito specificamente educativo, deve verificare la sua portata esattamente in questo ambito (dopotutto la conferenza è stata tenuta in una scuola, non a caso). So che tu non lo faresti, mi permetto io “sfacciatamente” di invitare caldamente a leggere il tuo libro, dove la problematica di una “nuova educazione” viene coraggiosamente ed anche lietamente svolta, con quella connessione così risanante tra i vari campi del sapere, che sola può aiutare a formare l’uomo completo. Lo faccio assai volentieri perché ne sono sinceramente entusiasta, nel senso che accende una prospettiva bella che può motivare davvero in questo cammino (inoltre è sorprendentemente sincronico con tante istanze che vengono approfondite in Darsi Pace)

    https://books.google.it/books/about/La_scuola_visionaria_Un_altra_scuola_%C3%A8.html?id=nJfnjwEACAAJ

    Aggiungo che l’esperienza di “raccontare” astrofisica e poesia nella scuola Corradini, dove la prof. Ribichini insegna, è stata per me realmente significativa e feconda, e certo meriterebbe una trattazione a parte. Speriamo di poterne parlare e soprattutto di poter lavorare sul solco di questa “bella costruzione”.

    Un abbraccio,
    Marco.

  5. Barbara P. says:

    “ Un – quasi tutto – che è inaccessibile ai nostri sensi. Un –quasi tutto – che per noi è invisibile … “

    Ciò che, con i nostri corpi ed i sensi, tocchiamo e vediamo … è solo una piccolissimissima parte di ciò che esiste …
    Questo concreto – non conoscere-, mi fa sentire, veramente, ancor di più la potenza delle forze sottili ed invisibili in atto in ogni evento della manifestazione.

    Quale apertura, finalmente anche da parte della scienza, verso l’invisibile dal fascino misterioso e proprio perché invisibile: impossibile da sezionare e forse calcolare. E questo lo trovo ulteriormente affascinante e potente!
    Ciao 🙂 Barbara

  6. Sì Barbara, hai ragione. C’è qualcosa di affascinante nel “non calcolabile”, anzi di necessario. Un mondo puramente quantitativo mortifica la nostra anima, aumenta la nostra sete, è motivo di malessere, ultimamente. Se ascoltiamo il cuore, se “ripartiamo dalle emozioni”, come ci invita a fare il testo Darsi Pace fin dalle primissime pagine, è fin troppo chiaro che abbiamo bisogno anche d’altro. Di qualcosa che parli del motivo per cui siamo qui, in questo punto dello spazio tempo, in questo esatto punto. Dire che è per caso è un atto di “fede” puramente masochistico, perché mortifica ulteriormente le parti di noi assetate di senso.

    Beninteso, è certo che molto scopriremo, negli anni a venire, di quel 95% ancora ignoto (non c’è alcuna barriera conoscitiva intrinseca, come invece sussiste in alcuni assunti della meccanica quantistica, ad esempio).. Ma a mio avviso è parimente certo che altri “infiniti” si apriranno, altre zone di non conoscenza, dove quel fascino del mistero potrà vibrare in tutte le sue armoniche, sempre e di nuovo.

    Grazie,
    Marco.

  7. Mariapia says:

    Siamo limitati, precari, le nostre conoscenze sono ridotte, ma dentro di noi palpita l’infinito che ci seduce e ci chiama sempre.
    In questo periodo rifletto su questo: sono ormai anziana e nella mia vita ho sempre cercato di imparare, di studiare, l’ho potuto fare, anche se con capacità di apprendimento nella norma , non eccezionali.
    E sono sempre desiderosa di farlo ancora , con entusiasmo, se potrò, fino alla fine della mia vita. Anche così, avverto il divino che c’è in me! Grazie per questo post così stimolante!

  8. Cara Mariapia,

    grazie per il tuo commento! E’ bello imparare, sempre, ed è ancora più bello se abbiamo un angolo, una visuale per la quale quello che apprendiamo acquista senso. Devo dire che io, in questo mio trienno di Darsi Pace, ho veramente scoperto che c’è un modo nuovo e stimolante di occuparsi di scienza, ed in particolare dell’astronomia. Era una cosa che già sentivo, già cercavo prima, ma qui ha acquistato una robustezza ed anche una coerenza “teorica” che a me ancora mancava. Confortato dai tanti riferimenti che fa Marco Guzzi su questo tema, e che ha fatto anche all’intensivo di Trevi, e grato, provo a restituire qualcosa, secondo la mia sensibilità.

    Grazie per avermi letto, un abbraccio… e non smettere mai di incuriosirti ed imparare!

    Marco

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