Migrazioni/Integrazioni

Con il ritorno del bel tempo,  ecco ritornare le immagini di  migranti, sono esibite dai media, nella continua ricerca di sensazionalismo, con una crudezza che scolpisce in noi i loro drammi; sono immagini che evidenziano un fenomeno che non ha paragoni,  chi non ricorda una foto di qualche anno fa che ne riassume tutta la violenza: il corpicino composto di un bambino, vestito di tutto punto, con scarpe e calzini, riverso sulla spiaggia privo di vita.

Queste figurazioni hanno tanta potenza che ci obbligano ad occuparci di loro, a trovare, nelle nostre giornate piene di ‘fare’, il tempo di guardarle, entrarci dentro, soffrirle, patire l’impossibilità di fare qualcosa, chiedersene il significato; diventa sempre più difficile pensare che siano solo qualcosa di transitorio.

Se si guarda il fenomeno da vicino ci si rende conto che si tratta di un travaso epocale, la popolazione di due continenti si riversa in Europa spinta da guerre, fame e  miseria, il loro marciare compatto verso l’occidente sembra rispondere ad un disegno collettivo condiviso inconsciamente, motivato da esigenze di dignità e uguaglianza di diritti, spinte legittime che hanno mosso i popoli europei nell ‘800 e ‘900, che hanno dato vita alle lotte del proletariato, alla nascita dei sindacati e hanno creato le condizioni per un benessere più condiviso.

Ora che quel miglioramento sociale attraversa una crisi profonda, ora che tutto l’occidente vive una crisi di motivazioni e valori che mette in discussione la sua stessa  identità, il fenomeno migratorio si manifesta al massimo, aumentando la confusione  dei governi che lo temono e non sanno come gestirlo.

Ci si chiede che lettura dare a questi fatti, e che atteggiamento prendere, evitando di assecondare i giochi  utilitaristici degli schieramenti politici,  ci è necessaria un’interpretazione che non si fermi alla cronaca e fornisca un senso che riordini e che ci sollevi da questa sensazione di terribile impotenza.

E allora proviamo, in un ‘operazione estremamente ardita, a leggere questi avvenimenti in chiave analogica, proviamo a trasporre questo esodo planetario nella realtà psicologica individuale,  e cioè a pensare che quello che avviene nel nostro emisfero sul piano geopolitico, sia la manifestazione concreta di qualcosa che sta avvenendo, che vuole avvenire anzi, anche all’interno di noi, così da impedirci di ignorarlo, e costringerci a prenderne atto.

Se guardiamo bene alla dinamica dei fatti, ci accorgiamo che si tratta di qualcosa che è cominciato in Europa, un paio di secoli fa, sul piano sociale come si è detto, con le lotte di classe, sul piano individuale con Freud, Jung e la psicoanalisi, che ci hanno rivelato l’esistenza dell’inconscio.

Proviamo a pensare che i poveri della terra, i perseguitati, gli sfruttati che cercano scampo e ci chiedono asilo, appartengano all’anima (inconscia) di ognuno di noi e rappresentino parti di noi stessi che rifiutiamo senza neanche saperlo, parti primitive, infantili, di cui ci vergogniamo, parti dolorose o scomode, inadeguate allo standard che l’ambiente richiede, pezzi di noi che rifiutiamo tenendoli in ‘cattività’ e che rischiano perciò, di diventare ‘cattive’ (vedi Isis), ed esercitano pressione alle frontiere dell’inconscio (Oriente) per emergere alla luce della coscienza (Occidente).

Proviamo a pensare che la coscienza dell’uomo occidentale, caratterizzata dal mito dell’efficienza, dal pragmatismo, dalla tecnocrazia, solidamente impegnata ad eliminare o rimuovere, tutto ciò che non produce ricchezza, sia chiamata ora, da un principio evolutivo superiore che opera in ognuno di noi, ne siamo o no consapevoli, qualcosa che Theilard De Chardin chiama Cristo Cosmico, all’unificazione con questi contenuti reietti, pieni di preziose risorse non utilizzate, e che l’urgenza di questa operazione sul piano interiore sia segnalata dall’enormità di ciò che avviene sul piano esterno, il fenomeno migratorio infatti, con la sua prepotenza visiva, pone davanti all’uomo, a tutti gli uomini, l’evidente e non più prorogabile necessità di un intervento integratore.

È un’ipotesi che suggerisce la possibilità di una specie di ‘sincronicità planetaria’, e cioè si suppone che un avvenimento intrapsichico individuale, possa avvenire contemporaneamente anche sul pianeta, prefigurando una grandiosa trasformazione globale, in una straordinaria congiunzione degli opposti, capace di far nascere il mondo nuovo.

In questa visione il dolore, la sofferenza dei migranti che emerge dalle immagini che assediano la nostra coscienza di uomini e donne del benessere, trovano una diversa collocazione, la penosa impotenza a far qualcosa si può trasformare nella spinta all’ azione interna, un’azione che in DP viene proposta come lavoro di autoconoscimento alla fine del secondo anno, con l’individuazione, l’integrazione di aspetti d’Ombra e di svelamento della maschera, un lavoro poderoso per cui può non bastare una vita intera, ma che, anche nelle prime fasi, aiuta ad aprirsi al divino.

Le immagini, finora patite, potrebbero avere allora la funzione di pungolo a svolgere, con tanto maggior impegno, il nostro lavoro di cambiamento interiore, un primo passo che favorirebbe la trasformazione altrettanto radicale del mondo esterno, cambiare dentro per cambiare fuori.

 

 

 

 

 

Comments

  1. Una lettura del fenomeno migratorio così profonda e originale e significativa da aprire davvero il cuore alla luce di nuove e ben fondate speranze. Grazie!
    Francesca

  2. Tiziana Battaglia says:

    Questa interpretazione trova risonanza in me….un processo inarrestabile e inevitabile a cominciare da me stessa,spero di essere all’altezza di un simile cambiamento,grazie!

  3. Grazia gavioli says:

    Cara Francesca e cara Tiziana, grazie a voi per avere recepito così intuitivamente e semplicemente questa connessione non così facile da cogliere, abituati come siamo a dividere l'”interno” dall'”esterno” e a definire i relativi ambiti di competenza. Queste considerazioni, ovviamente non escludono che vi sia un problema concreto da risolvere, e a cercarne, con i nostri poveri mezzi una possibile via d’uscita. Un abbraccio ad entrambe Grazia.

  4. Barbara P. says:

    Ciao Grazia, penso allo stesso modo – cambiare dentro per cambiare fuori-.
    Guardo le immagini migratorie e di dolore con grande difficoltà e sgomento. Sgomento per il fatto che un qualsiasi uomo al “potere” e anche molte, troppe, persone “comuni”, giudichino l’atto migratorio di gruppi di persone che scappano da paesi martoriati, come un fatto di –invasione-.

    La sento invece, profondamente, una questione di fratellanza e solidarietà.
    E’ secondo me un diritto umano indiscutibile, non rimanere a testa piegata nel continuare a subire prepotenze da altri umani ed invece volere per sé e la propria famiglia o quando per un intero popolo; una vita migliore!

    L’arroganza di chi crede nelle frontiere è in effetti la stessa di coloro che si sentono migliori e in pieno diritto, molte volte, per il solo fatto di – possedere -.
    La mancanza di fratellanza e solidarietà degli stessi che mettono confini impenetrabili a partire da sé stessi, in sé stessi.
    Da sé stessi … estendendosi poi ad ogni comunità d’appartenenza e fino ad arrivare all’arroganza delle nazioni nell’illusione di possedere un –territorio- !
    … Nella totale incoscienza di vivere sulla crosta terrestre di un pianeta che ci ospita e basterebbe un suo starnuto per ritrovarci a veleggiare nel cosmo come invisibili moscerini …!

    Accogliere è forse il punto d’unione tra il –dentro ed il fuori -.

    Imparare ad accogliere, … e non a denti stretti! e farlo: senza permettere che – accogliere – sia solo una parola senza -un’azione – corrispondente !!
    Accogliere veramente, profondamente, Sì. Imparando ad accogliere anche le parti di noi che non ci piacciono … anche ciò che di me … mi fa ribrezzo, anche quella sono.
    E farlo richiede un lavoro che ognuno di noi oggi è chiamato a fare se vogliamo partecipare a questa grande e potenzialmente meravigliosa trasformazione. Un caro saluto e grazie, ciao, Barbara

  5. Interessante l’analogia che hai proposto, che coglie le similitudini di avvenimenti che accadono in ambiti anche molto diversi, seguendo il principio “Come in alto, così in basso”.
    Però, proseguendo nell’analogia, se i contenuti dell’inconscio entrano troppo rapidamente nel conscio (magari anche indotti artificialmente), l’equilibrio mentale di quella persona è a rischio.
    Occorrerebbe un terapeuta benevolo che guida questa persona e l’aiuta a integrare questi contenuti inconsci. Spostandoci di ambito, il compito di questo terapeuta dovrebbe essere svolto dal governo, che governa ponendosi come unico scopo il bene comune.
    Grazie, non avrei mai fatto questi collegamenti senza il tuo post.
    Un caro saluto

  6. Grazie, cara Grazia, del testo davvero interessante, che coincide, come sai, con molte nostre letture. Non c’è dubbio che l’io egoico-bellico cristiano-occidentale si stia crepando tragicamente da almeno due secoli, e che il Novecento manifesti la sua crisi terminale, e che anche il fenomeno migratorio ci evidenzi le violenze perpetrate per secoli nell’Africa dal nostro colonialismo e postcolonialismo. Ma credo che abbia anche ragione Aldo: se non vogliamo che il processo di trasformazione manifesti altri tremendi orrori, dovremmo orientarlo, regolarlo, viverlo nella gradualità e nella sapienza di una nuova coscienza, e ciò non mi pare proprio stia accadendo. Ciao. Marco
    In questa direzione riflessiva pubblicai qualche tempo fa questo post sulla nostra Pagina Fb:

    Quale integrazione?

    Integrazione è una bellissima parola,
    significa portare all’unità:
    rendere non-tocco (In-Tangere), intero
    un corpo, un’anima, una società.
    A livello psicologico siamo tutti chiamati
    a integrare nel nostro Io adulto
    parti scisse, immature, non ancora integrate
    appunto nella nostra personalità.
    Questo processo di integrazione
    affinché possa avvenire senza traumi
    richiede alcuni presupposti molto importanti:
    innanzitutto l’Io deve liberamente volere
    questa integrazione,
    altrimenti le sue difese si ergeranno
    terrorizzate
    contro i nuovi contenuti psichici
    da integrare;
    poi il nostro Io adulto deve convincersi
    che l’integrazione di ciò che non conosce
    sia per lui un arricchimento, un vantaggio,
    una via anzi per divenire più pienamente
    se stesso; inoltre
    l’integrazione deve avvenire
    in un clima di sufficiente sicurezza,
    l’Io deve cioè avvertire che non corre
    grandi pericoli,
    e che il processo sarà graduale, ben regolato,
    e, pur nella fatica, direi, grazioso,
    pieno di grazia.
    In sostanza l’integrazione richiede
    piena libertà, gradualità,
    rispetto per le paure inevitabili,
    senso della giustizia/giustezza
    dei passi da compiere,
    gentilezza e molta sapienza.
    La quasi totale assenza
    di questi elementi, e l’irresponsabile
    inerzia dei governi europei,
    unita ad una retorica insopportabile
    dell’apertura (troppo facile
    e quindi irreale) all’altro
    e alle conseguenti difese isteriche
    di sé,
    rendono l’attuale fenomeno
    dell’immigrazione
    lontano anni luce
    da ogni autentica e feconda
    integrazione.
    Marco Guzzi

  7. Grazia gavioli says:

    Caro Marco, grazie del bel post che mi ero persa e che sintetizza con lucidità e coscienza critica i problemi connessi all’integrazione sui due piani considerati, impossibile non essere d’accordo con quanto vi dici, forse l’obbligatorietà del formato post mi ha costretta ad una radicalità che non sentivo, infatti non ho certo l’intenzione di dire che l’integrazione auspicata stia realizzandosi, ma solo che, con l’intuizione di una volontà evolutiva della storia, mi sembra che VOGLIA accadere e che nostro compito sia di AIUTARLA ad accadere.
    Certo Aldo, è vero che l’iniziativa esterna non può essere del singolo individuo, così come, per il lavoro interiore, se vogliamo che sia grazioso o “pieno di grazia” abbiamo bisogno di un maestro (in alcuni casi, come tu dici, di un terapeuta), sul piano esterno serve il lavoro delle istituzioni, lontane aimé, in questo momento, lontanissime, dal cittadino, però le istituzioni sono fatte da uomini, che seppur uomini di potere, sono plasmabili dallo spirito del tempo. E noi, noi di DP, oltre ad essere un frutto dalla capacità visionaria di Marco, e speriamo, della grazia di Dio, non siamo forse una creatura di questo stesso spirito?
    Se mi guardo intorno, vedo innumerevoli realtà che, come la nostra (di DP), cercano la verità, e questo mi sembra che possa significare solo che da qui non si torna indietro, questo è valido sul piano individuale ma anche sociale. E allora non resta che andare avanti.

  8. Grazia gavioli says:

    Cara Barbara, in parte i due post precedenti rispondono anche al tuo, in cui vedo predominanti le spinte alla solidarietà umana che si riflette nella volontà di integrazione interna, Grazie di aver condiviso il mio scritto. “Anche ciò che di me … mi fa ribrezzo, anche quella sono”, però mi fa pensare. È vero che dentro di noi si agita un magma, un magma che contiene tutto, ma sono contenuti capaci di trasformazione e mentre guardi un verme con ribrezzo potresti accorgerti che, con un movimento “grazioso” sta diventando farfalla e il ribrezzo scompare.

  9. Credo che sia invasione.
    E’ gia’successo con i Dori che invasero la Grecia, con le popolazioni barbariche che invasero l’impero romano.
    Certo,dopo 800 anni si creo’una nuova civilta’ di fusione in entrambi i casi.
    Ma noi vediamo ora solo l’invasione e non il Rinascimento.

  10. giancarlo salvoldi says:

    Sant’Ambrogio, che faceva tante opere di bene, ha detto:” Fare male il bene è fare il male”. Forse è il nostro caso.
    Affittando una casa ad una famiglia di marocchini musulmani, con carità e ragione faccio qualche riflessione.
    Vediamo l’immigrazione come un’immaginaria internazionale socialista umanitaria, mentre è guidata dallo schiavismo arabo e dalla finanza speculativa, con una flotta che viene usata come motore della tratta di umani gestita dalle mafie.
    I mass media colpevolizzano gli ultimi delle periferie perchè hanno paura: è così che va trattata la paura?
    Ignorare la paura e il bisogno di sicurezza a novembre ha portato Monfalcone ( da 70 anni politicamente rosso fuoco) ad un voto plebiscitario per la Lega: inutilmente un anno prima li avevo messi in guardia.
    Non si analizza il totale fallimento dei modelli socialdemocratici di integrazione francese, inglese e tedesca.
    Accogliere è scelta libera e volontaria, ma se si “deve” accogliere, diciamolo sennò è fuorviante, non si capisce niente.
    Si evita una domanda ineludibile: per il bene nostro come per quello dei migranti, quanti ne possiamo accogliere? dieci milioni? cento milioni? e gli altri cinquecento milioni li discriminiamo?
    Abbiamo in Europa centinaia di ghetti dove invece della “Dichiarazione universale dei diritti” dell’ONU si pratica la sharia: le donne musulmane sono passate dalle catene dei loro paesi a quelle della “tollerante” Europa: è integrazione?
    Sono solo alcuni interrogativi per dire che stiamo mangiando cus-cus come parodia di integrazione, e che se non ci si fanno tutte le domande necessarie finiamo nell’attivismo per tranquillizzare la nostra coscienza facendo disastri.
    Seguo la “Caritas in veritate”, sono crudo, e nelle mie conferenze infastidisco sia la destra che la sinistra, e mi scuso.
    Con ciò resta utile la proposta di trasposizione che ci fa Grazia, e dobbiamo cominciare la riflessione.
    un caro saluto, GianCarlo

  11. Barbara P. says:

    Ciao GianCarlo
    Sono nata Monfalcone ed ho visto da bimba i cortei degli scioperi per i diritti sul lavoro, tra le cui fila c’era mio padre. Quello che ho visto e sentito da bambina, è stata la coesione e la solidarietà di uomini e donne che lottavano insieme e respiravo quotidianamente la loro richiesta di giustizia, non so se in questo caso la parola giustizia sia corretta ma è comunque la più vicina a quello che sentivo.
    Quello che vedevo e sentivo e respiravo, era un rispetto di fondo tra questi uomini e donne. Oggi non c’è!
    Non è poesia, è ciò che sentivo. Perché distinguevo bene anche le difficoltà e le asprezze, le liti e le profonde discordie ma al momento della necessità sapevano stare vicini. E sappiamo che è una comune qualità umana che saltuariamente si percepisce ancor oggi.
    Dopo molti anni ho visto il dolore negli occhi di mio padre quando arrivati nei cantieri lavoratori da vari paesi del mondo, sembravano infischiarsi dei diritti che lui ed i suoi compagni e compagne di tante lotte si erano conquistati. Altre culture, altre storie, altre priorità, lui ed io ne parlavamo spesso.
    Oggi, continuo a vedere a Monfalcone gente di varie etnie, e mi fa impressione vedere che i Monfalconesi sono come … spariti! e non perché non ce ne siano più. Il vicino di casa di mia madre per esempio, è inc…o perché ha paura che i cosiddetti extracomunitari che vanno ai lavorare nei cantieri, gli entrino nel giardino e gli rubino i vestiti messi ad asciugare … ?!? … di che paure parliamo?
    Io, purtroppo, e non mi sento “buona” né buonista, … riesco solo a vedere uomini con un colore di pelle diverso sì, una lingua diversa, pure, modi di vivere che non riesco neppure a concepire considerandoli fortemente deviati e soprattutto verso il femminile ma, oltre a tanti delinquenti che comunque ce li abbiamo anche in tutta Italia e anche loro prendono le case in affitto … ma, vedo anche uomini –stranieri- che lavorano con la stessa tuta da lavoro che aveva anche mio padre … e vedo, attraverso i media, anche immagini di gente disperata che pur di far –qualcosa-, pur di uscire cioè dal buco nero delle loro vite si buttano in mare e muoiono … tra me e loro c’è solo una differenza: che non serva che io mi butti in mare, … muoio lo stesso, anche per un’Italia, mia presupposta “patria”, che mi uccide ogni giorno privandomi di un lavoro e facendomi pagare anche l’acqua che bevo. … ma dove sono i ghetti … ?!? …
    La politica ormai è ridicola e patetica. Qualsiasi colore abbia!
    Secondo me i ghetti si creano quando si chiudono i –confini- e principalmente tra persona e persona. Ed il lavoro per ottenere questo disastro è stato già fatto e molto bene.
    Se guardo ai “movimenti” apparenti, perché invece fossilizzati, ammuffiti, stantii, corrotti, di chi sta al potere … ?!? … poteri che del resto non riconosco come tali e … comunque, mi fanno sentire: impotente.
    Mentre se parto da me, cambiando e spostando le varie prospettive di ciò che vedo e sento, riassettandole man a mano verso obiettivi molto diversi rispetto e quelli attuali politici e finanziari, in questo modo, secondo me anche tutto quello che ho intorno si semplifica e a volte si riduce a veramente poche cose … buone e condivisibili.
    Ciao, Barbara

  12. Barbara P. says:

    Un’importante correzione … il rispetto di fondo tra uomini e donne che sentivo e sento: è Poesia!
    e proprio perché sentito profondamente in quanto vero!
    Un caro saluto a tutti, Barbara

  13. Grazia gavioli says:

    Ciao Giancarlo, ho pensato che la scelta di illustrare il post con ‘Il quarto stato’, dipinto che per la nostra generazione (?) ha significato molto, ti abbia orientato verso una certa posizione, sono consapevole che quanto dici ha una sua fondatezza, io ho volutamente sorvolato sugli aspetti concreti perché so che il problema non è di quelli che si risolvono facilmente, ma come dice Barbara, per citare solo una parte del suo lungo argomentare, il dato predominante, che supera in me ogni altro, è la solidarietà umana, sento che parliamo di uomini e donne, come me e come te.

  14. Nel secolo scorso i veri scopi e interessi di una guerra venivano nascosti sotto l’Amore per la Patria.
    Adesso ho il dubbio che, nello stesso modo, vengano usati valori sacri come Accoglienza e Solidarietà per nascondere e favorire scopi e interessi che sacri non sono.
    Se c’è un gran numero di persone in competizione tra loro per trovare lavoro, moltissimi resteranno disoccupati. Questo costringerà i lavoratori ad accettare minori diritti e stipendi più bassi, quindi le imprese avranno profitti maggiori.
    Certo, la riflessione su questi problemi è difficile e complicata.
    Sosteniamoci a vicenda.
    Un caro saluto

  15. giancarlo salvoldi says:

    Cara Grazia, mi sembra sotto gli occhi di tutti che sul piano concreto “accoglienza” ed “integrazione” in Europa sono gestite dalla finanza globalizzata ed hanno i marchi di paura, fallimento, orrori.
    Rileggo la tua proposta di lavoro per noi di “Darsipace”, e trovo affascinante l’ipotesi, applicata al campo della globalizzazione e del fenomeno migratorio, di una “sincronicità planetaria” in cui si accosta un avvenimento intrapsichico individuale ad una trasformazione della coscienza planetaria a livello sociale.
    Che possa essere campo di riflessione feconda me lo conferma il tema della paura, che è fondamentale nella vita di ogni persona, e che vediamo giocare un ruolo fondamentale nella vita delle società di ogni Paese europeo ( e vale indistintamente sia dove c’erano culture ed orientamenti politici “politicamente corretti” che “conservatori” ).
    In “Darsipace” dovremmo aver imparato che rimuovere la paura e la rabbia, cercando di cavarsela col “penso positivo”,
    altro non fa che aumentarle.
    Applicare questa consapevolezza al piano sociale – sempre su globalizzazione e migrazioni incontrollate- significa smettere di nascondere la paura sotto il tappeto dando del reazionario a chi di fatto è spaventato.
    Come a livello personale abbiamo imparato a guardare negli occhi la paura, a starci davanti dritti in piedi, ad interrogarci, a meditare e riflettere, allo stesso modo dobbiamo porci a livello sociale sull’immigrazione e vedere i dati di realtà, interrogarsi, capire: sarebbe sbagliato dire che chi solleva quesiti è un egoista indifferente alla disperazione.
    Quando ad esempio sollevo in pubblico la questione che la “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo” dell’ONU è stata ripudiata da cinquanta Stati islamici e sostituita dalla “Dichiarazione dei diritti dell’uomo islamico”, a parte che le persone non lo sanno e che per pregiudizio ideologico restano incredule, poste davanti all’evidenza mi dicono:”Allora tu cosa dici che si deve fare?”
    Io rispondo che non lo so, ma che certo se prendo a calci le paure sono già fuori strada.
    Rispondo che se partiamo dal “politicamente corretto” che, ho scoperto da poco, rivendica apertamente la necessità di nascondere la verità, allora di sicuro faccio una diagnosi sbagliata da cui deriverà una terapia sbagliata, e il disastro sarà garantito sia per gli europei che accolgono che per gli immigrati.
    E’ giusto anteporre a tutto la solidarietà umana, ma la carità proposta da Gesù è quella del Dio Padre che è al tempo stesso “Amore” e “Logos”: abbiamo il diritto e il dovere di esercitare fino in fondo la ragione, anche se è molto faticoso.
    Grazie, e continuiamo a pensare e meditare, che è l’unica, GianCarlo

  16. Maria Carla says:

    D’ accordissimo con le considerazioni di Giancarlo e di Aldo. E aggiungo: decliniamo bene cosa vuol dire accoglienza, tolleranza e soprattutto integrazione per non cadere in retoriche e ‘ doverismi’ psico-sociali che alimentano solo rabbia e paura (quelle si, molto reali!) in un crescendo di delirio di onnipotenza ‘umanitaria’ molto egoico (x usare il linguaggio DP) e pericoloso.
    mcarla

  17. Barbara P. says:

    Vi ringrazio della possibilità che abbiamo di discuterne.
    Comunque mi salta all’occhio quello che mi pare un enorme fraintendimento, probabilmente reciproco. Non mi sembra d’aver colto in nessun commento e neppure l’ho inteso io personalmente, che qui si rimuova la -paura e la rabbia-, glissando sulle paure profonde che ci abitano.

    E su tutto ciò che, anche qui più sopra, ha spiegato Marco Guzzi, e cioè: nel lavoro che ognuno di noi, a suo modo, sente in sé stesso d’ esser chiamato a fare, su ciò … sia indiscutibile che richieda cure, accompagnamento, sapienza e gradualità. Ed ognuno che qui pratica ne assaggia il valore, ogni giorno! Ognuno, immagino, apprezza e sente tali criteri di cura interiore, come prerogative primarie per un buon lavoro su di sé.

    Pena: certo il disastro ulteriore a quello che già ci ritroviamo, come denuncia Aldo e anche tu GianCarlo sottolinei e penso lo pensiamo in cuore, tutti.

    Quando parlo di accoglienza e solidarietà, non parlo di quel tipo di accoglienza e solidarietà che mi viene propinata, in quanto “dovere sociale”, dalla politica attuale o da varie organizzazioni ed istituzioni o dagli impossibili spot battuti a tamburo con l’invito di donare questo e quello ai bimbi dell’africa, e solo per fare un esempio.

    Parlo di un tipo di accoglienza intima e solidale che nasce in sé stessi e a beneficio già per sé stessi. Quel potenziale seme che, mi auspico ardentemente alberghi ancora nel cuore dell’Uomo.

    Personalmente vivo la paura guardandola in faccia ogni giorno. Da sola, soccombere sarebbe un attimo. Un attimo drammatico. E sulla mia pelle vivo ogni giorno la realtà che, pure – non voler vedere- la realtà delle cose- provoca ancor più danni. A volte irreparabili.

    Ma, crescere secondo me, richiede che, dopo aver affrontato la paura, attraversandola, come anche la si lavora qui nei nostri gruppi, secondo me ripeto, ciò richiede un passo ulteriore: andare avanti. E questo, sicuramente, non appena ci si senta pronti.

    Non posso più, e parlo per come sento dentro me, in quel –dentro e fuori- di cui scrive Grazia, arrivati come siamo a -tempi finali-, sento di non volere rimanere in quegli stati: paura, rabbia, competizione e rivendicazione, praticamente guerra! fino al giorno dell’ultimo mio respiro sulla terra e quel giorno arriverà.
    Mi sale rabbia ogni santo giorno e l’intenzione, sul come curarla, è tesa, oltre che nell’ascoltarla anche nel bilanciarla mano a mano, non con puerili “pensieri positivi” ma coltivando buone qualità e in questo mi aiuta per esempio, e sempre mi accorgo che è così in me; che questo accade ogni volta che vedo qualcosa di buono e bello in qualcun altro e riesco ad apprezzarlo. In quei momenti accade un miracolo; vedo qualcosa di buono anche in me.

    Per me non è più una questione di –partiti- e di politica per come l’abbiamo conosciuta fino ad arrivare ad oggi ed ho sempre votato e pure cercato di capire fatti e cose! … ma ora non riesco più a considerare chi è in politica con gli stessi vecchi presupposti e le antiche speranze.
    Ora riesco solo a sentire vera una politica che mi parla di uomini e donne veri e diversi, quali siamo!
    E – non conformati- ad una massa di schiavi presi per il sedere e tenuti all’oscuro come accade negli allevamenti dei macelli del mondo.
    E concordo sul riflettere, sforzandoci di guardare ai fatti con -occhi nuovi- ed in questo tentativo, mi sento pienamente coinvolta.
    Barbara

  18. Grazia gavioli says:

    Spesso, anzi quasi sempre, nelle discussioni quando qualcuno afferma qualcosa, l’interlocutore non vede l’ora di fare i suoi ‘distinguo’, a volte di sostenere l’esatto contrario, è qualcosa di connesso con la costituzione psichica, forse particolarmente quella degli italiani che ricordano i Guelfi e i Ghibellini, i Bianchi e i Neri, la Lazio e la Roma, è qualcosa che ha la sua realizzazione più riuscita e triste nei ‘Talk show’ che ci affliggono in televisione. Ma anche nei discorsi tra amici. è difficile riuscire a rimanere aderenti allo spirito di verità socratico che dovrebbe ispirare il discutere, mi fa piacere che in questo contesto l’accalorarsi sulle proprie tesi non abbia prevalso e si sia potuto esplorare un territorio comune.

  19. Quando pensiamo ai campi di concentramento nazisti e ci domandiamo Dio dove era ci rispondiamo che semplicemente Dio non c’era perché non l’abbiamo fattao entrare. Ho paura che di fronte a questa carneficina Dio non c’è perché siamo troppo presi dalla nostra liberazione interiore che durerà anni , meglio tutta la vita che ci rimane, mentre tante persone la loro vita la stanno perdendo in fondo al mare.

  20. Barbara P. says:

    Ciao Roberto, però ragionando e come detto anche più sopra, … non c’è solo chi muore in mare, moriamo dappertutto in modi drammatici, in ogni luogo dove si alimenti la disperazione su di un terreno concimato a: dolore e mancanza di senso quotidiani. Grazie ad internet sappiamo che accade in ogni angolo del globo, sempre più.

    e … posso decidere di fare un lavoro di ricerca interiore in modo “snob”: partecipo, mi procuro una stabile appartenenza ad un gruppo che ha il suo rilievo sociale ecc … alle solite: io ho! Ma per me questa non è liberazione interiore, bensì avere una “card” in più nel portafoglio e da vantare all’occorrenza!

    Oppure, vedo come va il mondo: non tira una buona aria!
    So … che anche la scienza, se vogliamo, ha confermato che siamo tutti collegati l’un laltro. Se uno pensa o fa una cosa, prima o poi la farà anche un altro, che egli lo sappia o meno.
    … siamo infatti burattini in mano di chi conosce bene queste dinamiche.

    Quindi perché continuare a -pensare, dire e fare le solite cose-? continuando a compatire, compatirmi , disprezzare … sì … “mezz’ora” ma poi via! perché, per iniziare, un’opportunità c’è per poter muoversi consapevolmente ad unirci in un lavoro di -vera liberazione interiore- e che si espanda anche a vantaggio di chi è ignaro e sia così sovrastante da far sfumare un po’ alla volta tutto il peggio a cui assistiamo.

    Ultimamente mi chiedo invece, se Dio non voglia forse vederci fare –consapevolmente e liberamente-, noi umani, una scelta nella direzione del Bene.
    … e come dici giustamente, Dio non lo facciamo entrare però ci chiediamo come mai non sfonda la porta …
    ciao, un caro saluto

  21. giancarlo salvoldi says:

    Mi rivolgo a Roberto per dire che io non ce la faccio più a colpevolizzarmi, ad essere colpevolizzato, a sentire che i mali del mondo sono colpa di “noi” ( dove per troppi intellettuali quel noi significa l’Occidente).
    A fare carneficina di africani sono gli schiavisti arabi con le carrette del mare, non gli europei che invece salvano.
    L’unico a sparare sui migranti dieci anni fa, è stato il governo delle sinistre di Zapatero. I conti non tornano.
    Son riusciti a farci dimenticare che l’Africa dista centinaia di km dall’Italia ma solo 10 dalla Spagna. I conti non tornano.
    I siriani non possono andare nella immensa, ricchissima, vicinissima, islamica Arabia: perchè? I conti non tornano.
    Io, come tanti altri cristiani e non, facciamo la nostra parte nell’accoglienza.
    Ma non c’è contrapposizione tra accoglienza e liberazione interiore, che è la premessa ora divenuta indispensabile.
    Diversamente si farà accoglienza come la fanno perfino le nostre cooperative: così i conti continuano a non tornare.
    Buon lavoro, GianCarlo

  22. Giancarlo Salvoldi says:

    Cara Grazia,
    come contributo al dibattito vorrei proporre la lettura dell’articolo di Giovanni Belardelli sul “Corriere della sera” di oggi 11 luglio, perchè tratta temi importanti nelle nostre riflessioni.
    Il “Corsera”, che sostiene il centrosinistra, invita la politica, e in specifico il Partito Democratico, ad uscire dall’ideologia politicamente corretta in tema di immigrazione, per prendere atto di un’opinione pubblica spaventata e in fuga da tutti i partiti e movimenti della sinistra.
    Per fortuna anche un giornale importante comincia a rendersi conto del peso di dati ” non politici” come paura e rabbia, e della necessità di smettere superbie, narcisismi e arroganze, per passare all’ascolto, al rispetto e al dialogo.
    ciao, GianCarlo

  23. Oggi l’ennesimo incontro per strada con un ragazzo africano che per il solo fatto di vedere qualcuno che va in senso contrario, allunga la mano e chiede soldi, ormai e’ automatico.
    Stiamo creando una generazione di accattoni. E pensare che, alcuni anni fa, in Africa, i capovillaggio intervenivano, anche con ceffoni, sui ragazzi che chiedevano soldi ai turisti, proprio perche’ volevano che si conservasse la dignita’ della persona. Ripeto: troppa abitudine alla carita’ non richiesta, che piove dal cielo e che serve solo per scaricarsi la coscienza.
    Adesso dobbiamo farci i conti a casa nostra.

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