Verso una psicologia iniziatica

Il lavoro che, grazie a Darsi Pace e a Marco Guzzi e ai formatori sto seguendo, rappresenta per me uno stupendo cammino che mi sta aiutando ad entrare pian piano in una dimensione spirituale che da tempo cercavo, ma che finora non avevo trovato. Dopo percorsi psicoterapici e studi relativi, dopo tanto lavoro con i pazienti, come psichiatra e psicoterapeuta, ho sentito l’esigenza di andare oltre. Il lavoro proposto da Marco nei gruppi in Darsi Pace mi ha permesso di trovare un modo per andare verso quell’oltre.

Partire dallo stato dell’Io egocentrato e attraversando l’Io in conversione verso l’Io in relazione mi sta facendo vedere che si può compiere tale percorso iniziatico, e non  posso che ringraziare Marco per i luminosi esercizi che  propone. 

Io, come psichiatra e psicoterapeuta-cristiano in cammino, ho studiato e applicato vari modelli. Ero convinto che tali approcci psicologici mi avrebbero portato a comprendere la Verità e il Senso della Vita. Credevo che i modelli antropologici che facevano da base alle tipologie psicoterapiche, fossero modi diversi, ma che comunque avevano sempre lo stesso fine.

Ricordo con stupore, una volta in cui partecipai ad una conferenza dal titolo “Cento anni di psicoterapia e il mondo va sempre peggio”, la reazione di rifiuto e di critica che sperimentai. Mi dissi, in fondo, che il relatore, “non aveva capito niente”.

Dopo tanti anni ho capito il senso di quella conferenza dal titolo “provocatorio”. Le varie forme di cura dei pazienti con sofferenza psichica o psicosomatica, pure rivoluzionarie nell’obbiettivo di fare star meglio il paziente, avevano in comune esclusivamente un intenso lavoro sull’Io Egocentrato, ma tralasciavano completamente il Senso del vivere su questa terra, e non proponevano accenni alla Verità, all’importanza di un percorso iniziatico-spirituale

Avere un migliore esame di realtà, abbandonare antichi copioni di vita, integrare parti scisse della Personalità, ritirare le proprie Proiezioni, o identificazioni proiettive, migliorare le relazioni con sé e con gli altri, etc., sono tutte conquiste fondamentali, ma non sufficienti per una Vita Piena spiritualmente orientata. Eugenio Scalfari, in una intervista di circa tre anni fa si dichiarò non credente ed affermò, con lo stupore dei presenti, che la “vita non ha senso”. Io, cristiano in movimento, non posso certo accettare il nichilismo di Scalfari, ma non posso utilizzare la psicologia per aiutare i miei fratelli a sentirsi meno ingombrati dall’Io egocentrato,  lasciandoli poi nel deserto del non-senso.

Per cui, pure ritenendo fondamentali per “stare meglio”, le varie forme di psicoterapia, credo che esse abbiano un grosso limite. Come diceva Berne, fondatore dell’Analisi-Transazionale, liberarsi dal Copione, cioè da uno stile di vita fondato su difese psicologiche, erette per placare il dolore delle proprie ferite, significava chiudere uno spettacolo e avviarne uno migliore.

Credo nella necessità, come anche Marco propone, di lavorare sull’Io egocentrato (e oltre i suoi metodi, altri modelli, che io ritengo vicini al lavoro in Darsi Pace, come l’Analisi Transazionale, la Psicoterapia Integrativa e la Gestalt). 

Tuttavia il percorso in Darsi Pace prevede la possibilità, operando la Scelta, di entrare nello stato dell’Io in conversione e poi nello stato dell’Io in relazione. Nello stato in cui mi relaziono cioè con un Mondo che non conosco, e posso, forse relazionarmi con Gesù il Cristo. Per fare ciò ritengo indispensabili i meravigliosi contributi di Marco, per me illuminanti, capaci di arrivare diritti e forti al cuore (mi hanno aperto, o meglio, mi stanno aprendo Mondi meravigliosi cui non pensavo di poter accedere), e i contributi della Patristica.

 

Personalmente mi sto interessando della psicologia di Tommaso D’Aquino, sto leggendo alcuni scritti del dott. Marchesini, e alcuni acutissimi testi sui Vizi Capitali e sulle Virtù, consigliatimi da Marco. Penso ci sia tanto da leggere, studiare e praticare e condividere. Questo è il mio piccolo contributo. 

Comments

  1. Grazie Marco
    per qt ci hai scritto che condivido in pieno. Ho fatto una scuola sperimentale dove la psicologia era già scremata di una parte per collegarsi con lo spirituale e per certi aspetti mi ha formato, ma mi ha anche massacrato perchè non c’era un’accoglienza un clima di calma e di dolcezza come in Darsi Pace anzi si ripresentava un grande io egoico proprio nella struttura stessa della scuola e nei responsabili. Esami a non finire con lo stress degli esami come terapia. Non riuscivo a capire comunque ho finito la scuola e sono iscritta ai counselor di ispirazione cristiana senza aver mai praticato.
    Ma solo da un anno a questa parte dopo aver ascoltato lezioni su lezioni di Marco Guzzi ed essermi sentita accolta da lui subito dopo uno scambio di lettere dove io mi ero denudata, sento una linfa nuova che ha incominciato a scorrere, ma non solo io, la sentono anche le persone che mi sono vicino. Mi escono le parole, mi esce il sentimento e sono libera perchè so che non mi sto fermando solo a un discorso psicologico personale, ma che quella trasformazione interiore è il presupposto per quella politico-sociale, per abbattere le cause che portano alle ingiustizie e questo nel cammino spirituale Messianico. E’ tutto collegato e questa integrità mi sta dando una grande energia vitale.
    Un grazie immenso e un saluto caro,
    Bianca

  2. Grazie Marco (anch’io ho terminato la seconda annualità) e Bianca per la vostra condivisione. Quarant’anni fa circa cadevo in uno stato depressivo che mi ha tenuto incatenata per più di vent’anni, poi molto molto lentamente ho cominciato a risalire dal pozzo nero e a stare un po’ meglio anche se il pozzo nero è sempre lì (e in Darsi Pace sto imparando che per guarire veramente dovrò andare più giù per trovare una via d’uscita nella luce). Quando allora avevo cominciato a stare male mi ero rivolta a uno psicoterapeuta (sinceramente non ricordo più se era uno psicanalista o uno psichiatra) consigliatomi da un’amica e dal quale andai una sola volta: l’accoglienza fredda e la relazione unicamente cerebrale che in quel primo incontro mi propose mi avvilirono e mi fecero decidere di non tornarci più, non solo ma mi tennero alla larga da altri professionisti del settore. Ancora recentemente ho sentito la necessità di un percorso psicoterapico più individuale a fianco del lavoro in Darsi pace (meraviglioso e irrinunciabile) e di nuovo mi sono astenuta…
    Oggi ho terminato di leggere un bellissimo libro che forse avrete già letto, si tratta di “Il monaco e la psicanalista” di Marie Balmary, nella quale l’autrice che è effettivamente una psicanalista e ha effettivamente avuto una serie di incontri con un monaco (che poi era il fratello di Jacques Lacan) descrive bene quali sono le ‘mancanze’ della psicologia-psicoterapia-psichiatria nell’approccio e nel percorso di cura del paziente che a esse si rivolge.
    Vi ho scritto raccontandovi la mia esperienza per confermarvi che il lavoro che state facendo è prezioso e vi ringrazio a nome di chi si rivolgerà a voi e non scapperà, ma potrà invece intraprendere un percorso di guarigione protetto dalla vostra compassione.
    Cari saluti
    Loredana

  3. Scusate, non ho compilato i campi e risulto anonima, provvedo ora

  4. Caro Marco,
    ti ringrazio per la bella testimonianza e per l’immagine molto eloquente che scegli di accompagnare al tuo intervento: un deserto caldo, mosso da solchi, colline e ombre; la palma alta ed eretta che prende vita nonostante il terreno inospitale e un limpido orizzonte, la possibilità di andare oltre. Il mio personale percorso è ben rappresentato da questa immagine e penso che la ricerca orientata verso una Verità sia La Ricerca della nostra intera vita, ciò che dà senso a tutto il nostro agire, a tutte le nostre relazioni e in definitiva al nostro transitare nel mondo.
    Un abbraccio
    Eliana

  5. Grazie, caro Marco, le tue considerazioni mi sembrano fondamentali, e gravide di futuri approfondimenti.
    Un abbraccio. Marco

  6. Michele Grieco says:

    Grazie Marco di questa testimonianza.
    Tra le tante riflessioni, una la rispecchio ed è quella dell’accoglienza fredda e come si suol dire “professionale” dello psico-tecnico qualcosa.
    Effettivamente uno tra i prossimi articoli lo vorrò scrivere sulla relazione paziente terapeuta. Anche io non ho mai tanto compreso, e tuttora non capisco cosa significhi la fatidica neutralità, che poi è un retaggio freudiano che all’epoca per Freud aveva un senso, e negli anni 60/70 e tutt’oggi ha rappresentato un caposaldo della tecnica analitica, per affermare poi oggi che è impossibile, ovviamente, anzi si vanno affermando le teorie sulla intersoggettivita che promuovono una comprensione degli elementi inconsci in un campo bi-personale costituito e co-costruito dalla stessa relazione terapeuta paziente.
    Ma ciò che voglio dire è che personalmente proprio un bravo professionista è colui che non bada più alle dimensioni formali della cornice del setting, anzi, più ci si riesce a divincolare dalle oppressive regole, più si dà vita al migliore incontro tra le 2 persone, ed io sinceramente da tempo non guardò più nè all’orologio o altro.
    Quindi vorrei proprio fare una piccola ricerca per osservare meglio proprio come con la presunta distanza, astensione o formalità ( che fa solo ridere) si sta solo mettendo in scena la difficile disponibilità all’incontro intimo, quello umano e direi addirittura affettuoso che, invece, sarebbe auspicabile offrire, e soprattutto viverci insieme come 2 esseri umani ciascuno con le stesse domande sfffontate da visuali diverse.
    Forse abbiamo proprio bisogno di rinnovare questi setting obsoleti e dannosi, e continuare a renderci solo vicini, in ascolto e magari in silenzio qualche volta, riflessivi e sempre disponibili ad un sostegno. Per non parlare delle nuove tecnologie, di cui per esempio faccio tanto uso io, mail o sms, e non mi hanno mai ne invaso, ne inquinato, anzi, fanno in modo di poter riuscire a mantenere un contatto nella ” continuità” cosa che sappiamo essere un forte e primario bisogno per molti.
    Insomma, capisco e condivido i malumori di chi é incappato in raccomandati professionisti che poi di sono rivelati più chiusi e ” impicciati” ( come si dice a Roma) dei propri pazienti.
    A me piace incontrare i miei pazienti, sento la voglia e tutto il piacere di chiacchierare, sorridere, commuoversi insieme, abbracciarsi e… … stimarsi a vicenda.
    Buon lavoro Marco.

  7. Marco Turianelli says:

    Grazie a tutti voi. Le vostre parole mi hanno fatto sentire dentro le vostre profondità e sensibilità. Mi avete donato i vostri pensieri, i vostri sentimenti.
    La bellezza di Darsi Pace è anche in questa meravigliosa relazionalità che si può instaurare tra noi e che diventa un risuonare insieme nel reciproco arricchimento.
    Il Cuore si allarga.
    Vi abbraccio.

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