Parole guerriere: seminari rivoluzionari di filosofia a Montecitorio

Pubblichiamo il primo di un ciclo di seminari organizzati dall’onorevole Dalila Nesci a Montecitorio.

In dialogo con la giovane deputata calabrese erano Roberto Fico e Marco Guzzi.

L’incontro, che si è svolto il 13 luglio scorso, aveva come sottotitolo: La politica della bellezza e il potere delle idee. Su che basi fondare il discorso politico?

Buona visione!

Commenti

  1. Carissimi amici, giunti felicemente alla soglia dei 100 commenti vorrei tentare un piccolo sforzo sintetico, rilevando in partenza che l’evento di Montecitorio sembra avere manifestato anche in questo vivacissimo confronto tutta la sua fecondità, e che pubblicarlo sul sito è stata dunque una scelta necessaria e positiva.
    Dunque credo che per fare un po’ d’ordine potremmo utilizzare lo schema dei tre cerchi concentrici attraverso i quali opera il movimento DP.
    Il primo e più intimo cerchio è quello che potremmo denominare INIZIATICO, a questo livello noi proponiamo un percorso molto ben strutturato di 7 anni. Proponiamo un metodo che integra tre livelli formativi, tra i quali il primo è proprio quello culturale. Nel cerchio iniziatico noi condividiamo cioè, e fin dal primo incontro del primo anno, non solo pratiche meditative, contemplative, e autoconoscitive, ma anche una forte chiave interpretativa della storia, e cioè una visione culturale, e un intento politico di radicale trasformazione del mondo. Non c’è in altri termini un pluralismo indifferenziato, ma scelte di campo molto precise, nette, e vincolanti, di tipo rivoluzionario. Ovviamente anche questo livello non è rigido, ma si sviluppa, e si articola e si approfondisce col passare degli anni e l’arricchimento collettivo delle esperienze. Ma comunque sussiste una base teorica molto forte, che la collana Crocevia sviluppa anno dopo anno.
    Il secondo cerchio è quello più specificatamente CULTURALE, e lo stiamo facendo crescere molto da 2 anni a questa parte nei gruppi di creatività culturale. Questi gruppi, partendo sempre dall’esperienza iniziatica, e quindi anche dai fondamenti culturali del movimento, tentano di calarli in ambiti specifici del sapere, per favorirne gli esiti rivoluzionari, mentali e strutturali, proposti da DP. E’ ovvio che sussista una vitale coerenza tra il cerchio iniziatico e quello culturale, è ovvio, ad esempio, che probabilmente chi si occupi di poesia sul piano creativo in DP potrà apprezzare più Ungaretti che Eco, più Char che Valéry, e così via. Così come probabilmente chi si occupi di economia non apprezzerà il neoliberismo unilaterale della BCE e si ricollegherà a riflessioni come quelle di Keynes o di Bartolini, oggi. Ma è anche ovvio che in questo cerchio si apra una riflessione comune, una dialettica, che cerca interlocutori esterni a DP, e quindi correlazioni feconde. Faccio un esempio: se a questo livello un praticante DP sostenesse che il surrealismo o il dadaismo sono esiti supremi del 900, dovrebbe spiegarcelo, mentre è direi naturale in DP amare la linea che da Rimbaud attraversa il surrealismo, ma lo supera lungo una coscienza iniziatica sempre più cosciente. D’altronde nelle correlazioni esterne noi tentiamo di spiegare il nostro punto di vista, dialogando con tutti quelli che manifestino interesse e apertura mentale, e proprio così alimentiamo la cultura dell’umanità nascente.
    Il terzo livello è quello POLITICO, quello di una operatività politica nella storia, nell’agone storico concreto. Non si tratta cioè qui né del livello politico già presente nel cerchio iniziatico, né di quello presente a livello di riflessione culturale. Qui si tratta di verificare se e come il processo iniziatico che si fa nuova cultura possa penetrare nella storia, nella trasformazione delle leggi, nella rielaborazione della democrazia in Italia e in Europa, possa ispirare consiglieri comunali, deputati, o sindaci. Anche qui mi pare che alcune cose siano evidenti. Un praticante DP lavora per una trasformazione profondissima del livello politico, una trasformazione che sorge proprio dalla crisi terminale di tutte le formazioni politiche del 900, ed annuncia che la democrazia potrà rinnovarsi solo rifondandosi ad un altro livello della soggettività umana. Quindi da qui, da questo centro, cerchiamo chiunque sia interessato a dialogare, convinti che la trasformazione sia trasversale e cioè convochi tutti a radicalissime revisioni, ma forse è lecito presumere che la linea di pensiero (e di azione) di Monti o di Berlusconi o di Renzi o di Alfano sia un po’ più lontana da queste esigenze di quella espressa, che so, da Landini, dalla Meloni, o da Grillo…. ma, ripeto, io sono pronto a cambiare idea, se eventi concreti e fortunati mi inducessero a farlo …..
    Ogni cerchio poi possiede e sviluppa strumenti specifici: gli strumenti del livello iniziatico li conosciamo bene, e sono molto elaborati e precisi; gli strumenti del cerchio culturale li stiamo arricchendo sempre di più: dal sito al canale Youtube, dalle pietre angolari alla pagina Fb, dalla collana alle mie conferenze o corsi universitari, dagli incontri di Trevi fino ai nuovi eventi che i gruppi di creatività culturale stanno ideando e che spero diventeranno un volano fondamentale dell’irradiazione del movimento.
    Gli strumenti del cerchio politico per noi DP sono ancora ipotesi e idee, io sogno grandi eventi comunicativi in cui si possano tradurre le intuizioni iniziatico-culturali, favorendo nuove aggregazioni sociali capaci di contrastare il regime totalitario che sta divorando il mondo. Sogno un’azione politica rivoluzionaria che si muova dal quartiere al pianeta con la stessa logica, con lo stesso spirito di gioioso rinnovamento. E mi adopero affinché questi sogni possano tradursi, anche in minima parte, in opere e realtà, perché l’anima occidentale è tanto spirituale quanto politica, e soffre terribilmente quando la sua aspirazione spirituale non si può tradurre in azione storica rivoluzionaria. Anche qui noi cerchiamo ogni tipo di collaborazione costruttiva, e cioè coerente con i livelli iniziatico e culturale, sperando che si aprano, specialmente per le nuove generazioni, entusiasmanti avventure, processi in cui incarnare di più (e la politica autentica è fatica di incarnazione) la spinta messianica che ci infiamma.
    Ma credo che su questi temi dovremo ritornare spesso e a lungo….
    Tanti affettuosi auguri e saluti
    Marco

  2. Ne la profonda e chiara sussistenza
    de l’alto lume parvemi tre giri
    di tre colori e d’una contenenza;

    e l’un da l’altro come iri da iri
    parea reflesso, e ’l terzo parea foco
    che quinci e quindi igualmente si spiri.

    Oh quanto è corto il dire e come fioco
    al mio concetto! e questo, a quel ch’i’ vidi,
    è tanto, che non basta a dicer ’poco’.

    O luce etterna che sola in te sidi,
    sola t’intendi, e da te intelletta
    e intendente te ami e arridi!

    Quella circulazion che sì concetta
    pareva in te come lume reflesso,
    da li occhi miei alquanto circunspetta,
    dentro da sé, del suo colore stesso,
    mi parve pinta de la nostra effige:
    per che ’l mio viso in lei tutto era messo

    (Dante XXXIII Paradiso )

    Caro Marco,
    adesso si che vedo chiaro ! Seduto in posizione regale ! Se me lo dicevi prima….non ti accusavo di una banale scelta politica che divideva il movimento di Darsi Pace, con la sua politica di tipo cosmico !
    Un abbraccio di pace in questa nuovo sguardo di luce !
    Ivano

  3. Sì, bella l’analogia, grazie, Ivano: il cerchio più interno, iniziatico, evoca quello paterno, genetico, quello culturale corrisponde invece alla Parola creatrice che s’incarna, e quello politico all’azione rigeneratrice nella storia dello Spirito. Ciao. Marco

  4. Enrico Macioci dice:

    Salve a tutti.
    Conosco Marco Guzzi da dieci anni, ho frequentato i Gruppi e sei o sette intensivi, ho letto una quindicina di libri di Marco e ho parlato con lui, al telefono e di persona, decine se non centinaia di volte.
    Marco è l’uomo più libero che io conosca, forse l’unico che mi dà la sensazione di fare sempre ciò che vuole e di trovarsi sempre dove vuole, in un mondo fatto di gabbie e tristi (nonché spesso inconsce) schiavitù. E questa sua libertà non è frutto di egoismo bensì di coraggio: il coraggio delle proprie scelte. Una simile libertà garantisce la libertà di chi segue il suo percorso; io ho molto esitato e mi sono tirato indietro dai Gruppi, ma ciò non ha intaccato minimamente il nostro rapporto. In altri termini Marco, che può venire percepito come un “guru” per via della sua intelligenza, della sua cultura e del suo indubbio carisma, è proprio l’opposto: una porta sempre aperta che si può imboccare in un senso o nell’altro…
    Certo, Marco ha dato vita a un movimento spirituale ed estetico. Per fare ciò occorre una grande convinzione (potremmo chiamarla fede); e una grande convinzione presuppone una grande forza. La forza spaventa, né il dibattito in corso è il primo cui assisto all’interno di Darsi pace. Però Marco sa come servirsi della propria forza: è esattamente qui la sua… forza!
    La conferenza del 13 luglio scorso e l’incontro coi 5 Stelle mi sembra un evento positivo assai. Dobbiamo smetterla – e parlo anche per me – di pensare che Marco sia “buono” o “infallibile”. All’inizio ero spaventato dall’eventualità che potesse sbagliare: un timore proiettivo, che differisce di grado ma non di natura dal timore di non piacere più agli altri perché abbiamo messo su un filo di pancia. Proiezioni. Eterne proiezioni pur di non guardare dentro, laddove conta. Il punto è un altro. Marco ha in testa una missione ed ha gli strumenti per temperare il fuoco che ogni autentica missione scatena. E’ piuttosto singolare – vi chiedo perdono, ma parlerò con franchezza – rinfacciargli qualche parolaccia o qualche eccesso di grinta. Non è certo la prima volta che pronuncia parolacce o sferra un attacco né, mi auguro, sarà l’ultima. La sua rabbia del resto io la percepisco davvero come insurrezione, cioè come energia positiva e propositiva, una dinamo piuttosto che l’ennesima ruota su cui lasciar correre il criceto impazzito dell’ego. E quale insurrezione poi si è mai cosparsa di borotalco? Quale insurrezione è docile?
    Nel discorso di Marco, però, in atti e parole, nessuna violenza. Per due motivi: lui viene da una tradizione che lo riconduce di continuo all’umiltà e lui non mente. Può sbagliare, ma non mente. Non gli è possibile. Alcuni (pochi) incontri con lui si sono rivelati mezzi buchi nell’acqua, ma non ho mai percepito da parte sua un’assenza, un’indifferenza, una superficialità, una recita. Che parli a una o a quattrocento persone, Marco ce la mette sempre tutta e si gioca sempre tutto. Delle sue qualità è forse quella cui sono più grato. La sua allergia alla menzogna è un fatto quasi fisico. O preferiamo frequentare chi ci rassicuri fingendo?
    Ho imparato nel corso del tempo, anche tramite il lavoro di Darsi pace, a discernere meglio fra l’ombra e la maschera e a temere più la maschera dell’ombra, se non altro perché viene prima ed è più subdola. Marco parte spesso dalla zona dell’ombra – una zona “smascherata” e dunque arrabbiata – e di là si spinge verso nuovi, più luminosi orizzonti. E’ il percorso iniziatico alla maniera in cui anche la grande poesia e il grande romanzo ce lo insegnano. E’ entusiasmante (e sorprendente) cogliere le risonanze, pur nella diversità degli approcci.
    Per concludere: il rischio di “contaminazione” va affrontato se non si vuole che Darsi pace rimanga un fenomeno eccentrico ma, nella sostanza, innocuo. La pelle del drago è maledettamente dura, no? Certo, i semi piantati dentro i singoli individui possono germinare nelle maniere più imprevedibili, ma urge al contempo un’azione politica concreta, immediata e collettiva. Io, che mi muovo nell’ambito letterario, l’ho toccato con mano appena (grazie pure agli incoraggiamenti di Marco) ho deciso di promuovere iniziative fuori dagli schemi. Ci sono là fuori persone di buona volontà e animo pronto, persone che soffrono e che hanno voglia e bisogno di esistere; ma se rimaniamo dentro casa a lavarci le mani non le incontreremo mai.
    Un caro saluto.
    Enrico Macioci

  5. Mariapia dice:

    Dopo un soggiorno in montagna di tre settimane, fatto di giornate fisicamente movimentate, ma anche meditative , vissute respirando e vivendo il silenzio dei boschi, ritorno nel caldo della città, riprendo la comunicazione telematica e trovo il discorso di Marco a Montecitorio. E’ stata una bella sorpresa, l’argomentazione è ricca di contenuti nuovi ed uguali a quanto già si dice in D.P., ma con una forza e un convincimento travolgente. E anche interessanti i commenti , così numerosi: mai capitato in tanti anni di blog.! Questo per me significa che il discorso politico è importante e inseparabile da quello spirituale. Certo ne abbiamo avuto e ne abbiamo tutti paura, è un settore così sensibile che preferiamo nasconderci, ne abbiamo pudore: tocca l’intimo della persona! Ci rivela agli altri! E’ un dato sensibile! Inoltre presenta spesso, oggi, tentazioni di scoraggiamento , di disperazione. Forse perché nel politico vorremmo vedere subito dei risultati , avere delle verifiche incoraggianti; non è così, bisogna lavorare sui tempi lunghi, sperando di essere buoni profeti. I frutti delle nostre scelte saranno goduti o sofferti dai posteri! Auguri di vacanze fruttifere a tutti! Mariapia

  6. …paura di chi? Di che cosa?
    Non mi sembra che ci sia paura del politico (e anzi in tutti mi è sembrato di sentirne l’anelito), piuttosto espressioni diverse – questo sì – riguardo le modalità di intervenirvi. O, forse, Mariapia, vedi bene tu nell’intuire la paura, di tutti, a svelarsi agli altri, a consegnarsi. Però vedo anche lo sforzo di farlo. Lo vedo in me, lo leggo in chi scrive.

    A me sembra, come scriveva Giovanna il 7 agosto, che il dibattito scaturito in seguito all’intervento di Marco a Montecitorio, ci abbia dato l’opportunità di esprimere con libertà ciascuno il proprio parere, le proprie convinzioni (che, ripeto, quand’anche fossero divergenti dal sentire maggioritario, non debbono necessariamente essere – o essere definite – per ciò stesso frutto di paure). Il poter esprimere la propria opinione, motivandola, credo sia un frutto bello del cammino del nostro movimento, che ci dà la libertà di essere ed esprimere noi stessi per quello che siamo e che sentiamo, liberi da paure di giudizi e del rischio (come diceva Giovanna) di sentirsi o trovarsi isolati se “fuori coro”. Un altro frutto bello è l’accoglienza dell’altra persona nella sua diversità, con il rispetto di chi ascolta attentamente e si lascia interpellare da opinioni differenti. E forse l’effetto “moscerini sullo stagno” (di cui parlava Maria il 7 agosto) è frutto anche di questo atteggiamento: di chi dice la sua e poi si ferma ad ascoltare e a riflettere su ciò che rispondono e dicono gli altri, decidendo poi, qualora rimanesse in disaccordo, di non controbattere ulteriormente per non dare luogo ad inutili e sterili polemiche. E intanto, però, sembra che questo dialogo non voglia mai terminare e, quando sembra spegnersi, c’è sempre uno di noi pronto a rilanciarlo. Così cresciamo insieme e la diversità, che tale rimane, diviene fonte di ricchezza comune. Mi sembra segno di maturità.
    Non sarà stato proprio questo, un evento importante (uno di quelli che si augura Marco), non pianificato, che siamo riusciti a creare spontaneamente tra di noi? È ancora evento “nostrano”, tutto “casareccio”, per così dire, ma ogni rivoluzione nasce da dentro del proprio io e del proprio gruppo. Imparare a dialogare tra noi, ci prepara a dialogare con gli altri. Ed è un pezzetto di Nuova Umanità che nasce, anzi, che è già nata.
    Un caro saluti a tutti,
    angela

  7. Carissimo Enrico, che bella sorpresa, che regalo che mi fai! le tue parole, di vera amicizia, sono quelle di chi innanzitutto resta un poeta. Più vado avanti e più mi convinco che la nuova umanità non possa che trarre la propria forza dalla libertà poetica, che è poi cristica, di un pensiero che si incarna adesso e sconvolge ogni sistemazione mentale precedente.
    Tu sai bene quanto tutto ciò sia rischioso, e doloroso, a volte, ma qual’è l’alternativa?
    L’eterno e noiosissimo gioco tra mascheramenti e rabbie impotenti.
    La libertà di questa conversazione, cara Angela, sgorga soltanto dalla libertà poetica di chi non ha proprio niente da perdere.
    E da questa stessa libertà nasce l’incontro di Montecitorio, oltre a tutto il movimento DP.
    Tu sai molto bene quanta schiavitù e soggezione e ipocrisia vigono in tanti ambienti ecclesiali, proprio perché domina il giudizio, e la legge dell’esclusione di chi non la pensa come il papa/superiore/prete/vescovo di turno. Qui le cose sono diverse, proprio in quanto la mente viene in ogni momento smobilitata nelle sue grate carcerarie.
    La domanda è: ma chi ha espresso tante perplessità sarebbe andato a Montecitorio, rischiando la propria faccia? avrebbe poi pubblicato questo video? rendendo così possibile tutto questo dialogo libero e fruttuoso, che giustamente apprezzi, oppure no? oppure avrebbe imposto divieti e censure, in nome di qualche cautela o senso di opportunità, o altra motivazione prudenziale? chiediamocelo con grande sincerità: ma io avrei reso possibile tutto ciò, oppure lo avrei impedito? questa mi pare la domanda, in quanto le sfide si rinnoveranno … e per crescere bisogna saper rischiare, aprire strade inedite, compiere passi senza rete, che poi aprono alla riflessione comune, libera e sincera, che tutti amiamo.
    Se no si resta nei comodi cantucci delle proprie più occulte paure.
    Caro Enrico, per ringraziarti non posso che citare i tuoi stessi versi:

    RESISTENZA

    l’esule
    rizza una tenda
    al mormorio
    dell’Essere,
    accende un fuoco
    di preghiere,
    picchetta
    la speranza
    coi magri sassi
    delle prove,
    una frase intinge
    nella pietra
    che non è morta,
    che non muore,
    all’abissale lotta
    consacrata

    Un abbraccio a tutti, e un grazie di cuore anche a Mariapia.
    Marco

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