Perché Darsi Pace

Già diverse persone in questo blog hanno dato la loro personale risposta a questa domanda: perché Darsi Pace? E perché proprio adesso?
Vorrei provare a rispondere anch’io, ma per farlo voglio partire da un’altra domanda: che cos’è Darsi Pace?
È un’associazione culturale? Un gruppo di ricerca spirituale? Un gruppo ecclesiale?

Darsi Pace, per quello che ho sperimentato io, è prima di tutto un metodo.
È un modo per imparare a fare qualcosa, un modo ben fondato nella teoria e nella pratica, graduale e sapiente. È radicato nella storia del pensiero umano ma allo stesso tempo è un metodo pratico, concreto, un insieme di strumenti che lavorano direttamente sul nostro corpo (fisico, psichico, emotivo).
Darsi Pace quindi é un metodo che insegna sapientemente a fare qualcosa.
E qui veniamo al punto: che cosa ci insegna a fare? Cos’è che dobbiamo ancora imparare che la scuola, la società, le varie istituzioni non ci stiano già insegnando?

 

Secondo me Darsi Pace è un metodo per imparare a vivere meglio.
Noi non sappiamo ancora vivere all’altezza di quello che siamo, e anche per questo stiamo diventando sempre più caotici, sbilanciati, contraddittori. C’è un’inquietudine di fondo e una grandezza nell’essere umani, nell’essere vivi, che spesso i nostri molteplici ruoli mortificano e reprimono. Siamo ingabbiati in un’alienazione da noi stessi che il sistema sociale e mediatico non solo non riconosce, ma alimenta e amplifica. Spesso anche quello religioso. E noi stiamo male, spesso senza nemmeno riuscire a dare un nome al nostro malessere.

 

La filosofia, la psicologia e le millenarie tradizioni religiose della terra hanno da insegnarci qualcosa in proposito. Ma soprattutto c’è un Maestro, Gesù Cristo, che con la sua vita storica, concreta ci ha mostrato un volto sorprendente dell’uomo, e anche di Dio. Se pensiamo alla storia umana, sembra proprio che i due problemi non si risolvano l’uno senza l’altro.
Dio e l’uomo, qualunque sia il contenuto che vogliamo dare a queste parole, sembrano costitutivamente legati. Sono passati duemila anni dall’evento-Cristo ma forse non abbiamo ancora capito bene quello che voleva dirci. Abbiamo bisogno di tempo, dobbiamo ancora imparare, uno per uno, nelle nostre vite concrete, e aiutarci l’un l’altro a fare questo.

 

Ma se il problema-uomo c’é da sempre, è anche vero che oggi il momento storico è pressante. Globalizzazione, crisi economica, crisi della fede e della famiglia, non sono solo titoli da telegiornale: sono temi di una concretezza e vicinanza spaventosa. Siamo veramente attrezzati per capire la specificità del tempo che stiamo vivendo?
La cultura, la religione, la conoscenza di sé arrancano, e sembrano arrivati ad un punto in cui rischiano di implodere nella propria autoreferenzialità. E intanto i nostri problemi personali ci piombano addosso e non abbiamo più un sistema di riferimento idoneo per cercare di comprenderli.
Anche questi due livelli quindi non sembrano più risolversi l’uno senza l’altro: individuo e società, storia personale e storia collettiva si rispecchiano sempre di più. Nel bene e nel male.

 

Che qualcuno ci dia strumenti per vivere questa complessità (la nostra e quella che ci circonda), per comprenderla meglio e poi per iniziare a cambiarla, a me sembra una gran bella notizia. Nessuna illusione però di trovare in Darsi Pace soluzioni già pronte o scorciatoie: un metodo è una strada che aiuta e sostiene, ma nessuno può camminare al posto tuo. Il lavoro è personale e non ha come oggetto nulla di esterno: infatti la materia che imparo a lavorare sono proprio io.

 

La meta è una vita un po’ più libera e vera, relazioni più feconde, una creatività meno mortificata. Più gioia, in fondo, ma fin da subito, fin dai primi passi. E può capitare la grazia di scoprire che in realtà c’e già Qualcuno che sostiene le mie mani in quest’opera, e con dolcezza le guida.
Ecco allora perché Darsi Pace, ecco perché proprio adesso.

Commenti

  1. Maria Carla dice:

    Ottimo ‘post di sostegno’, cara Antonietta, al precedente “Un’ occasione per insorgere e Darsi Pace”, stranamente (ma lo è davvero???) privo di commenti…
    Molto chiaro e quindi molto ‘divulgativo’ !
    Grazie, mcarla

  2. Cara Antonietta, grazie! Più chiara, essenziale e accattivante di così non potevi essere! Buon inizio d’anno di formazione a tutti: Iscritti da alcuni anni e neofiti! Mariapia

  3. Maria Letizia Santi dice:

    Grazie, Antonietta, per le tue riflessioni che ci aiutano a fare chiarezza: è vero, Darsi pace “è prima di tutto un metodo” ed etimologicamente il termine “metodo” deriva da “strada, via”. Il tuo è quindi un convincente invito a metterci in cammino insieme per conoscere meglio noi stessi e soprattutto per diventare più noi stessi. Anch’io mi rendo conto che ho bisogno di tempo, di molto tempo per lavorare su di me, sono convinta che la strada non è facile, richiede umiltà, determinazione, pazienza e il coraggio di guardarsi dentro, di provare a cambiare. Come te, credo che non siamo soli in questa avventura: Qualcuno guida i nostri passi. Con questa speranza nel cuore, proprio oggi, pur essendo consapevole che la materia da lavorare è molto dura, che il mio ego è resistente e recalcitrante, mi sono iscritta alla Terza annualità di Darsi pace, mi sono rimessa su questa strada, con fiducia e con gioia. Buon cammino a tutti!
    Maria Letizia

  4. giancarlo salvoldi dice:

    Gentile Antonietta, le risposte che dai alle domande che hai posto sono vere e le condivido.
    E’ vero che “Darsipace” è anche un metodo per imparare a vivere meglio, ma a me sembra molto di più che conoscere noi stessi e capire meglio la complessità della vita caotica.
    E’ un fuoco messianico insurrezionale capace di stravolgerci in una con-versione che dal personale passa al sociale.
    Il cammino completo di “Darsipace” per me è stato il discrimine che segna un prima e un dopo nel mio modo di vivere: prima rimuovevo, nascondevo e mascheravo dietro al sorriso. Dopo sono sceso negli abissi umani della paura, della rabbia e della disperazione e le ho guardate in faccia ed ho chiesto aiuto: ed ho sperimentato integrità e pace.
    Questa esperienza ha reso di nuovo viva la Parola che era diventata scipita perchè era rappresentazione senza realizzazione, e senza il metodo e i modi per realizzare la Parola.
    Allora la mia risposta a “Perchè darsi pace” è che questo cammino, se fatto con perseveranza, ci può portare a diventare consapevoli che “noi siamo un unico Spirito con l’Assoluto”: e se abbiamo fede davvero lo diventiamo.
    Giancarlo

  5. Claudia Vignati dice:

    Buongiorno a tutti. Vorrei in qualche modo sottolineare che nella globalizzazione, resa appunto possibile dalla tecnologia, ci sono grandi latenti possibilità.
    Al momento mi trovo in Asia per lavoro, sono ad Astana (dove è in corso l’expo 2017) capitale attuale del Kazahkstan….be’…..stamattina aprendo la porta della mia camera in albergo….che ti sento?
    La musica della meditazione di Marco (quella che inizia con scaletta ascendente tono-semitono-tono-tono…..)!!!!!!!
    Mi esalto subito e spero che in qualche camera ci sia qualche dp “clandestino” che sta meditando……lo cercherò e mediteremo insieme, che bello!
    In realtà era una “musica di arredo” che proveniva dslla hall……..però è stato bello lo stesso avere questo “incontro”….perché le “ancore” musicali sono ben potenti!
    Ciao a tutti e buon settembre.

  6. Antonietta dice:

    Caro Giancarlo (non ci conosciamo ma mi sei caro ugualmente)
    Sono del tutto d’accordo con le tue parole.
    Darsi Pace è molto più di quello che io ho scritto nel post, è un cammino iniziatico cristiano come non credo ne esistano altri, estremamente moderno, accessibile e inclusivo.
    Ma spiegare un cammino iniziatico è difficile, all’inizio forse è anche inutile.
    Lo devi fare, lo devi provare, e se ti piace, se ti aiuta a stare meglio, allora vai avanti, e ad ogni passo capisci e vivi qualcosa in più.
    Come dici tu, bisogna farne esperienza, e allora può portare anche a grandi cambiamenti. Anche ad un prima e ad un dopo nella propria vita (anche per me è stato così).
    Però questo non è uno sviluppo automatico.
    Questo rivolgimento (o meglio conversione) dipende da noi, dalla nostra storia, dal nostro desiderio di liberazione e anche da tanto altro su cui non abbiamo il controllo.
    Il mio quindi vuole essere un invito ad iniziare questo cammino con fiducia e curiosità, qualunque sia la nostra fede, qualunque sia la pesantezza delle nostre vite, perché, semplicemente, questo metodo e questa innovativa forma di comunità aiutano e liberano. Il resto poi verrà, per chi vuole.
    Ciao
    Antonietta

  7. Carissima Antonietta,

    è molto bella questa descrizione di Darsi Pace; direi che è una descrizione sintetica estremamente riuscita, per quanto mi sembra di comprendere. E’ “riuscita” perché è del tutto onesta, mi sento di dire, non nasconde la difficoltà e l’impegno ed insieme apre ad una grande speranza (le cose vanno inestricabilmente insieme, inseparabili come delle particelle elementari). E dice anche su Chi si poggia, al fondo, questa grande speranza.

    Mi fa compagnia la frase “Il lavoro è personale e non ha come oggetto nulla di esterno: infatti la materia che imparo a lavorare sono proprio io”, ed insieme mi dà tanto conforto. Piccola parentesi personale: è una cosa che Giussani ha sempre detto, ha detto e ripetuto decenni fa, ma io in qualche modo “non volevo capire”, volevo una compagnia che facesse “tutto il lavoro”, togliendomi il rischio di decidere, di “buttarmi”. Curioso che adesso inizio a capirla qui, proprio qui. O forse, non è nemmeno troppo curioso: è semplicemente che la Luce entra nei percorsi che decide lei, non negli schemi che ci facciamo noi stessi. E anche il cammino spirituale a volte ce lo schematizziamo troppo!

    E’ bello ogni inizio, diceva Pavese che la vita è bella per gli inizi. E mi piace pensare, adesso, al fatto che si stanno avviando i corsi Darsi Pace, di ogni annualità. Un pensiero emotivo, più che un ragionamento. Un senso di compagnia. Mi fa compagnia il pensiero buono di qualcosa che procede, che ti aspetta se ti distrai, ma ti esorta. In questi sgrulloni di pioggia che scuotono e sfibrano Roma, nelle gocce e nel flusso di auto che trovo al mio ritorno dalla Sicilia, non c’è appena la promessa/minaccia di una routine che ricomincia. C’è anche -Deo gratias! – la tenera indicazione di qualcosa di pulsante e vivo, che si riaffaccia come nuova possibilità. Nuova, anche per chi l’avesse incontrata una, dieci, mille volte.

    Grazie!

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