L’Uomo è la Rivoluzione Permanente


Sono aperte le iscrizioni ai Gruppi Darsi Pace 2017-2018!

In vista della ripresa di un lavoro che per tantissime persone ha riaperto i canali della speranza di cambiamento, e restituito l’entusiasmo delle grandi idee, pubblichiamo l’intervento introduttivo di Marco Guzzi al seminario L’INSURREZIONE DELLA NUOVA UMANITA’, che si è svolto a Trevi lo scorso luglio.

E’ stata una settimana intensa, un laboratorio di riflessione per imparare sempre meglio a coniugare i processi di liberazione interiore con le ineluttabili trasformazioni politiche e culturali del XXI secolo.

Tutti oggi abbiamo bisogno di tempo per curare e elaborare le ferite e gli aneliti del nostro mondo interiore e al contempo desideriamo ritrovare il gusto di un’avventura comune, che ridia anima e pensiero all’azione politica.

Ti aspettiamo per il primo incontro del primo anno, il 15 ottobre alle ore 10 all’Ateneo Salesiano di Roma. E’ possibile partecipare anche da fuori Roma in via telematica.

Per maggiori informazioni: link

Commenti

  1. Claudio Mazzucato dice:

    Cari amici,vorrei condividere con voi una piccola ma abbastanza profonda ferita che nasce proprio dal seminario di Trevi a luglio e che non si rimargina.

    L’insurrezione della nuova umanità era presente in tutte le persone presenti. Ciascuno di noi era li alla ricerca magari di piccoli segni di nuovo, magari di minuscoli semini da dare e da ricevere, pur nei vari ambiti a cui ognuno era più sensibile e questo si percepiva; anch’io ero li per questo, si percepiva anche una certa fretta, un certo bisogno di agire subito.
    Insomma, ciascuno di noi pur di diversissime esperienze (tra l’altro la maggioranza delle persone veniva da esperienze diverse da Darsi Pace e Aleph) sentivamo la forte esigenza di dire: mai più li!! È necessario un cambiamento in tutti gli ambiti e da subito!
    Questo ho percepito parlando e ascoltando le persone.

    Ma ho notato anche, come dire che in quei giorni si sono formate come due anime.

    La prima (la maggioranza) è come se volesse dire:
    Ascolta il meglio della tua coscienza; alzati e va. Cioè, impegnati nel sociale, nel volontariato, in politica o semplicemente nel tuo lavoro o in famiglia, insomma impegnati al meglio in quello che fai e aiuta il prossimo e l’ambiente (bello questo connubio) magari anche con l’aiuto di strumenti che la nuova coscienza può dare e qui abbiamo parlato di molte cose, di non violenza, di piccole comunità possibilmente auto sufficienti, magari con l’ausilio di moneta elettronica, ma anche di nuove figure professionali, di biologico, vegano ed altre cose.
    Insomma di questo abbiamo parlato tra di noi, anche.

    La seconda (la minoranza) diceva:
    Si, dobbiamo agire con una nuova coscienza e quindi, guarda, è meglio prima di tutto sedersi, cominciare a rilassarsi, cominciare a riconoscere e lasciare andare i pesi che ci portiamo dentro da tanto tempo e che ci fanno soffrire, poi con calma puoi ascoltare quella voce calda e calma che riconosci dentro al tuo cuore, unica, solo tua ma che ti da indicazioni precise sulla tua vita e solo allora ti alzerai con autorità e la tua azione sarà più diretta, precisa, efficace perché porterà in sé vita, senza che tu lo voglia, avverrà e basta!
    Il rischio, attento è che se tu non fai questo lavoro, rischi di ripetere in eterno gli stessi errori!

    È qui che nasce il problema
    Le due anime ad un certo ad un certo punto…non dialogano più!

    Si cercano, si parlano, si hanno idee in comune ma quando si parla di vita interiore,…si,…ti sentiremo su questo in un altro momento.
    I relatori parlano ma le due anime non comunicano!

    Non sono fantasie mie, io parlo cosi, ma io parlo di persone che non comprendevano le parole dei relatori, si alzavano e uscivano perché le consideravano chiacchiere.
    Ciò che contava per loro era agire, subito!

    È qui che nasce la mia sofferenza, la mia difficoltà interiore ma anche esteriore, di parola, di comunicazione!

    Tutti cerchiamo una nuova umanità ma ad un certo punto c’è (brutta parola) la divisione, è inutile penso usare altre parole. Ciò si verifica anche in casa propria, tra amici, eppure io per es. …non posso tornare indietro!

    Tornando a Trevi io penso che sarebbe il caso quando si ripeterà l’evento (che deve ripetersi, perché la fame è tanta) di dare più spazio, ma molto più spazio alle persone,alle loro domande proprio, al loro sentire, magari con conferenze più brevi e poi soprattutto i gruppi di lavoro, fondamentali, piccoli gruppetti di lavoro tra persone diverse; è un modo straordinario per conoscersi e per condividere, ci sono stati si, ma ad orari finali, con l’orologio alla mano; andrebbero invece secondo me fatti già da subito o quasi.
    Le persone avevano secondo me una gran fame di esprimersi, di condividere più che ascoltare conferenze (che poi si ascoltano già su YouTube) e non è che basta incontrarci al bar o in giardino.
    C’è fame di lavoro, anche interiore, anche per chi non lo sa o non ci crede; perché in ogni caso è qualche cosa che si fa, è un azione voglio dire.
    Cioè il fatto stesso dell ‘incontro in piccoli gruppi è già azione e per loro (se mi posso esprimere cosi) è già azione, qualche cosa da fare.
    È contraddittorio lo so, ma credo sia cosi!

    Forse è una mia impressione, un mio limite personale ma come facciamo a creare una nuova umanità se non ruiusciamo a dialogare tra le varie anime della nuova umanità, intendo nel profondo?
    Non rischiamo di fare come gli altri? Cioè divisione?

    Sono un po’ confuso su questo!

    Ci sarà un modo!

    Parlo da inesperto e lo so e vi chiedo scusa, eppure per me è importante e ci deve essere in modo non solo per dialogare ma per creare qualche cosa di nuovo con altre diciamo anime diverse che poi ritroviamo come ho detto anche nelle nostre case e forse anche in noi stessi!

    Mi viene da dire che forse è soprattutto un blocco interiore (mio).

    Comunque è necessario uscire da questo pantano putrido nel quale più o meno viviamo tutti e lo dobbiamo fare insieme.

    La mia è una prospettiva puramente personale e ovviamente ho il massimo rispetto e stima per i relatori e per la preparazione e il lavoro svolto a Trevi da loro e i loro collaboratori, tra i quali oso mettermi (anche se non ho fatto niente) , non ci sono dubbi su questo, spero si sia capito che sto parlando d’altro.
    Tra l’altro sono andato via sabato e domenica c’erano le conclusioni che forse mi contraddicono, quindi mi si può correggere in qualsiasi momento.

    Grazie dell’attenzione

    Claudio Mazzi caro

  2. Claudio Mazzucato dice:

    Scusate,
    Claudio Mazzucato

  3. Sergio Fabbri dice:

    Caro Claudio,
    pur avendo anche io ricevuto dalle giornate di Trevi molti più input di quanti le mie personali capacità fisiche e mentali siano in grado di elaborare, tanto nella prassi quanto nel mondo delle idee, non ho percepito questo senso di divisione o di scollamento che hai avvertito tu. Anche se però l’esigenza di “fare qualcosa e subito” in un certo senso si è fatta avanti, con una certa ingenua impellenza persino, ma si è focalizzata strada facendo su un unico bisogno centrale (davvero inusuale per me che non ho mai aderito a chiese o preso la tessera di alcun partito politico): quello di fare/essere parte di una, chiamiamola così per semplicità, «comunità». Più intensamente. Forse per la voglia di prolungare quelle stupende giornate durante le quali sembrava di vivere in un mondo lontanissimo – ma che forse era il riverbero di quello «vero» che ancora non riusciamo a realizzare se non per qualche nanosecondo.
    Certo, tornare a casa da Trevi è stato un po’ come risvegliarsi da un dolce sogno e non sapere bene da dove ricominciare la normale routine: se da lavarmi banalmente i denti o strillare a tutti dalla finestra che ero un “uomo insurrezionale” (Up, patriots to arms!). Fra l’altro, mi sono accorto che andando in giro per Rimini cercavo nella gente per strada i volti di Carolina, Paola, Marco, Mauro, del loro staff e di tutti gli amici incontrati lì! Una stupidaggine, vero? Forse, ma mi fa sorridere e me la tengo stretta…
    Volevo raccontarti – finalmente arrivo al punto, scusami – come ho affrontato questo surplus di stimoli che non avevano nessun punto di sfogo immediato… Non è stato facile. (Ma sono quei «drammi» della vita che tanto mi intrigano, a dire il vero.) Dapprima ho dato sfogo alla necessità di una rielaborazione teorica rispetto al rapporto tra me e l’Insurrezione della Nuova Umanità. E con non poca dose di atavico narcisismo, ho prima costretto mia moglie a leggere il documento di sei pagine che avevo scritto e poi l’ho spedito ai quattro venti, come se fossi io il “nuovo Marco” che aveva finalmente capito tutto! Poi sono passati altri giorni di grande fermento e, allo stesso tempo (era pieno agosto), di prezioso silenzio. E come sempre capita, all’improvviso ho capito di che cosa avessi bisogno davvero: avevo bisogno di quello che già c’era, che era lì chiaramente davanti agli occhi.
    Intendo dire, Claudio, che (almeno per quanto mi riguarda) non importa che qualcuno mi dica “Noi siamo la comunità tua” o che qualcun altro mi suggerisca “Vai per strada e fai questo e quest’altro!” Piuttosto, sono confortato e totalmente soddisfatto dall’idea che persone come te, come quelle che ho incontrato a Trevi e un pochino, se permetti (il narcisismo è duro da debellare…), anche come me, ESISTONO! Quegli uomini-libro di Fahrenheit 451 che ricordano a memoria i libri mandati al rogo, per me perfetta parafrasi di donne e uomini che ricercano la loro anima autentica, CI SONO GIA’! La comunità sono proprio questi fili tenui di memoria e di eventi che in qualche modo ci legano. Certo, sarebbe stupendo potersi incontrare più di una volta all’anno…
    Da quel momento, forte del pensiero che veramente esiste un’altra realtà (pur con tante anime: oltre le due che dici tu, ce ne sono in agguato parecchie altre, credo), ho con più vigore continuato a fare quello che facevo tutti i giorni: meditazione, discussioni (in particolare con mia moglie), elaborazione interiore, idee (per me che sono insegnante, per esempio, come dare un senso diverso al mio lavoro) eccetera eccetera. Ma con questa nuova e forte (e sufficiente oltre che necessaria) sensazione di essere comunque già parte di una «nuova umanità».
    Trevi c’è stata. E’ proprio quella la via sulla quale proseguire.
    Spero di esserti stato utile almeno un pochino. Un forte abbraccio.
    Sergio detto «Ciccio»

  4. Paola Balestreri dice:

    Carissimo Claudio,
    grazie di questa tua articolata riflessione a margine dell’intensivo di luglio a Trevi.
    E’ molto importante che le persone presenti all’intensivo diano il loro feedback in occasione di questo post, in modo che gli organizzatori (Aleph e Darsi Pace) possano migliorare eventuali eventi futuri, precisando il tiro e rispondendo alle esigenze emerse.
    Sono d’accordo con te riguardo alle proposte che hai fatto:
    – minore carattere convegnistico (per evitare la passività del pubblico, soprattutto nel caso in cui i relatori non siano sufficientemente in sintonia con le tematiche insurrezionali alla base del seminario, cosa da evitare sempre di più in futuro)
    – maggiore spazio a gruppi di approfondimento e a tempi di condivisione, in cui poter anche esprimere la propria creatività
    e varie altri miglioramenti che possano rendere l’esperienza sempre più fruttuosa.
    Riguardo alla dicotomia che tu rilevi, nei Gruppi Darsi Pace la studiamo come una scissione purtroppo molto presente in tutti noi, ma che è possibile curare e sanare, come sai bene, essendo un praticante avanzato.
    La centralità contemplativa, del lavoro interiore, caratterizza il nostro metodo e solo a partire dall’integrità, sempre da riconquistare, del nostro cuore e dalla limpidezza, sempre da ricreare, della nostra mente può scaturire la giusta azione.
    Nell’esperimento che Mauro Scardovelli e Marco Guzzi hanno avviato da due anni a Trevi stiamo verificando insieme gli spazi per la condivisione di quel minimo comune denominatore che può consentirci un benefico contagio dei temi e delle pratiche legate all’emersione di una umanità più relazionale, dialogica, creativa nella realtà culturale, per poi eventualmente arrivare a toccare un piano più direttamente politico, anche se, come dice spesso Marco, i piani si intersecano e già sedersi ogni mattina mezz’ora in meditazione è un atto politico.
    E’ una grande sfida che speriamo di poter vivere insieme nei prossimi anni.
    Ti saluto con affetto e ti auguro di poter testimoniare sempre di più nella realtà i passaggi di consapevolezza che sono accaduti nella tua vita e che ci hai spesso testimoniato.
    Paola

  5. Barbara Petronio dice:

    Ciao Claudio mi si apre il cuore leggerti. Non c’ero a Trevi ma patisco esattamente quello che tu hai spiegato molto bene, pure nel trovarsi a vivere ogni giorno, dovendo affrontare e riconoscere che siamo divisi l’un l’altro e anche già al nostro interno.
    La sete di un cambiamento che permetta, ognuno, di esprimersi con tutta l’unicità di ciò che, lavorandoci su, mano a mano emerge da ciò che veramente ognuno siamo e la gran sete che in tanti abbiamo; ne fa sentire l’urgenza.
    Per chi lentamente, per chi velocemente e forse per alcuni solo a parole e non a fatti … ma, in tanti consapevolmente tesi nella direzione del: basta! Mai più conformi ad un mondo improntato alla menzogna, all’apparire ed al “far finta di niente”; sempre più lontano da qualità umane vere. A tutto ciò, basta! Cambio ora e da momento in momento, come nel gioco della staffetta stringendo forte il testimone.
    So anche che è pure un gioco di squadra; c’è sempre qualcuno che mi ha preceduto e che mi accompagnerà ancora per un pò e qualcuno davanti a me a cui passerò a mia volta il testimone e così via. Anche se cado, sapere che qualcuno più avanti a me mi sta aspettando, mi dà forza e coraggio nel proseguire e riesco a rialzarmi. Sapere che qualcuno mi ha preceduto e accompagnato mi fa sentire amata.
    Sento potente l’andare avanti in questo senso, come dici anche tu; impossibile tornare indietro. L’Autenticità, in ognuno che riesca a sentirla, sta chiamando con gran forza in queste ore e una volta assaporata, anche quando per brevi momenti, non si può far altro che abbracciarla, condividerla e farne giorno dopo giorno la propria méta.
    Per questo ho iniziato un lavoro interiore con tutta me stessa un po’ di tempo fa e qui in Darsi pace ora, insieme a tutti voi, con la possibilità di proseguire in modo telematico altrimenti non mi sarebbe stato possibile, per molteplici motivi.
    Insieme ad altre persone si cresce meglio, lo sguardo ha la possibilità di aprirsi e a volte anche però di ri chiudersi bruscamente … siamo ancora facili prede della divisione e vale per tutti. Sta ad ognuno raccogliere le proprie forze, coraggio e quanto serve per rialzarsi e proseguire.
    Confido, impavida, nella forza del gioco di squadra, anche quando tutto sembra andare dalla parte opposta.
    Ti abbraccio affettuosamente Claudio e grazie, perché leggendoti mi sono sentita meno … divisa,
    a ri vederci spero presto ed a tutti un caro ciao, Barbara

Lascia un commento