Parole guerriere: secondo seminario rivoluzionario di filosofia a Montecitorio

Dopo il primo seminario organizzato lo scorso luglio dall’onorevole Dalila Nesci a Montecitorio (con Roberto Fico e Marco Guzzi) ecco il secondo, che si è svolto il 7 settembre, sul tema “La questione morale nella società della trasparenza”.

Pubblichiamo gli interventi dei relatori ospiti della giovane deputata calabrese: Luigi Di Maio, Maura Gancitano e Marco Guzzi.

Il terzo seminario avrà luogo giovedì 28 settembre alle ore 17 presso la sala Tatarella della Camera.

Dalila Nesci, Nicola Morra, Alfonso Iacono e Marco Guzzi discuteranno della funzione dell’intellettuale nella dialettica politica.

Ci si potrà prenotare all’incontro andando alcuni giorni prima sulla pagina facebook di Dalila Nesci. Sulla medesima pagina sarà possibile seguire la diretta streaming.

Buona visione!

Commenti

  1. Annapaola Boy dice:

    Non conoscevo Maura Gancitano è stata quindi per me una sorpresa il suo intervento così profondo , lungimirante e libero che mi ha veramente interessato.

  2. Beata te Annapaola che sei riuscita ad ascoltarla! Io, avrei voluto, ma ho fatto veramente tanta fatica perchè parla velocemente e da quello che sono riuscita a trattenere mi sembrava proprio in antitesi tra quello che sosteneva e come lo sosteneva!
    Mi si è riallargato il cuore con Marco ed ho ascoltato molto volentieri anche Nesci e Di Maio ! Maria Rosaria

  3. giancarlo salvoldi dice:

    Milioni di persone in Europa, tanto a destra come a sinistra, non riescono a uscire con la testa dal Novecento:
    dal XX secolo delle guerre mondiali e delle ideologie nazi-fascista e comunista per cui la violenza era ineluttabile.
    Chi ne è uscito si trova ad essere “trasversale”, nel senso che alle elezioni grandi masse spostano il loro voto facilmente.
    “Darsi pace” rivolge la sua proposta ovviamente a tutti, e quindi vive di fatto una condizione di “trasversalità”.
    Il M5S è nato “trasversale” e cerca di sperimentare una politica conseguente, con le positività e le negatività.
    Indubbiamente M5S ha due caratteristiche forti che lo collocano fuori e lontano dal Novecento: la scelta della nonviolenza e la scelta di non assumere una ideologia precisa.
    La trasversalità tende ad acquisire spazio politico, e lo vediamo nella destra dove ci sono movimenti che fanno discorsi rivolti al proletariato, e nella sinistra passata dal comunismo al socialismo alla socialdemocrazia a forme di liberalismo.
    Questo è il portato di capovolgimenti storici e della globalizzazione galoppante.
    Per trovare il buono della trasversalità non si può rimuovere il Novecento ma bisogna elaborarlo.
    Gangitano rifiuta la trasversalità e anche l’ideologia, e indica la necessità di produrre una teoria.
    Concordo con Guzzi che il “sistema” trema davanti a movimenti nonviolenti e non ideologici.
    C’è necessità di capire, di pensare, di sperimentare con libertà e con coraggio.
    ciao, GianCarlo

  4. Francesco Marabotti dice:

    Nella dispersione e nella confusione ormai abissali in cui ci troviamo,
    cercare di elaborare un discorso nuovamente capace di accendere
    il cuore e illuminare la mente, richiede un umile e paziente
    lavoro di cesello. Credo che sia importante passo
    dopo passo costruire i presupposti di una rinascita politica
    che tragga la sua linfa vitale da un lavoro interiore
    che attinga a sua volta la sua forza dalle fonti vive dello Spirito.

    Questa opera di riconiugazione è urgente, ma anche difficile.
    Credo che questi incontri siano dei piccoli miracoli sui quali
    lavorare sempre più ardentemente, perché la novità
    che cerchiamo sboccia imprevista, e solamente
    attraversando le fatiche del travaglio, come abbiamo visto anche a Trevi.

    Grazie
    Francesco

  5. Anch’io vivo questi incontri come miracoli e la testimonianza di Marco mi aiuta a stare dentro un cammino in cui posso vedere meglio riconoscendo la mia cecità.

    Possiamo elaborare il Novecento e tentare di produrre nuova teoria e azione politica nella pace se comprendiamo che l’ostacolo più grande non è costituito tanto dagli altri ma risiede in noi stessi.

    Ricordare che i nostri cuori sono smarriti e non avere paura a cercare un po’ più di integrità ci consente di ritrovare il fuoco per affrontare la violenza disumanizzante di questo mondo.

    Grazie, giuliana

  6. Non sono d’accordo quando si afferma che non si può essere trasversali perché abbiamo bisogno di una teoria e quindi di un ” luogo” dove collocarci. Essere trasversali non vuol dire affatto non avere una teoria, vuol dire aver pienamente compreso e metabolizzato tutte le teorie del passato per poter proporre qualcosa che parli alle esigenze e agli aneliti dell’uomo del nostro tempo. L’umanità sta attraversando nuove e difficilissime sfide, penso che parlare ancora con il linguaggio e le categorie del ‘900 ci distolga solamente dal profondo lavoro di purificazione della storia che dovremmo intraprendere. Essere trasversali viene spesso confuso con il non avere una posizione, a me sembra invece che essere trasversali richieda la capacità di affrontare le questioni in maniera estremamente più complessa di quanto non siano in grado di fare le categorie elaborate in passato. Elaborare nuove categorie implica tuttavia spostarsi da un piano puramente razionale e logico del discorso per coinvolgere aree dell’essere umano molto più profonde e comprendere che i due aspetti non sono affatto sconnessi. È stato stimato che la depressione tra pochi decenni sarà la prima causa di mortalità in occidente. Mi chiedo quale serio progetto politico futuro possa avere l’umanità se una gran parte degli essere umani non comprende nemmeno più il senso della propria esistenza, del suo essere al mondo. Quale interesse può avere questo tipo di uomo per le sorti del futuro dell’umanità? E quindi di conseguenza quali azioni politiche intraprendere che non siano dei meri “tappabuchi” a breve- medio raggio? Per questo ritengo che il dibattito politico oggi non possa più prescindere dal coinvolgimento di tutti gli aspetti dell’essere umano e che necessitiamo di luoghi e idee “trasverasili” che attraversino non solo le categorie concettuali elaborate in passato ma che attraversino tutti gli aspetti dell’uomo, verticalmente, per così dire, dalla ragione alla psiche profonda.

  7. Io credo che la fiducia tanto (giustamente) invocata dalla Gancitano, così come la responsabilità, la disciplina e quindi la morale derivino, come ricordava Marco, dall’adesione profonda ad una visione politica tanto forte e bella da rendermi ad essa fedele (e praticante) per il semplice fatto che non trovo niente di meglio. Come si fa ad invocare la morale come se fosse un dovere da avere in quanto politico o cittadino? Si invoca la morale perché è un dovere morale. Che razza di losca tautologia è mai questa? Il discorso è complesso ma allo stesso tempo semplice: io inizio a dare fiducia a qualcuno perché quello che mi propone mi sembra degno di fiducia in quanto lo sento bello, giusto e vero. Se questa fiducia nel tempo risulta essere ben riposta, cioè mi da effettivamente quello che mi ha promesso, allora ecco che nel tentativo di realizzare la visione, svilupperò una morale ed un’etica. E la visione è la forma più alta di teoria. In questo senso non facciamo altro che alimentarci alle profezie riguardanti il Regno dei Cieli. E questa “visione del mondo” è incredibilmente potente. Senza questo orizzonte aperto dal Cristo, così potente perché fa di noi i suoi intermediari e realizzatori, cosa rimane? Essere capaci della creazione del mondo, essere gli strumenti coscienti della creazione del mondo, essere canali del potere di Dio, ecco la vera morale, altro che Rodotà e le sue tautologie.

  8. Maria Carla dice:

    Sono molto d’ accordo con quanto espresso da Maila, soprattutto per quanto riguarda l’idea di t r a s v e r s a l i t a’ che di certo non esclude un pensiero alla base, anzi, direi che induce a elaborarne di nuovi, oltre le vecchie categorie (che poi è ciò che sottolinea sempre Marco).
    E’ la seconda volta che mi imbatto in Maura Gancitano: la prima grazie alla lettura di un suo libro (che ho trovato molto interessante) del 2015 dal titolo “MALEFICA, Trasformare la rabbia femminile” ,
    scritto sull’onda dell’ uscita del film MALEFICENT , una ‘rinarrazione’ de ” La bella addormentata”.
    Mi e’ spiaciuto che il suo intervento al seminario della Nesci sia stato un po’…frettoloso
    (soprattutto nelle parte finale) perché mi aspettavo un bel confronto con Marco ( che era stato chiamato in causa proprio sul ‘nodo’ della trasversalità in politica).
    Sia lei che Di Maio sono un po’ “scappati via” sottraendosi (non credo proprio intenzionalmente)
    a un ulteriore scambio di posizioni che avrebbe arricchito ancor di più l’ incontro ma -come si dice- “il tempo è tiranno”!
    Forse anche questa tirannia dei tempi andrebbe ‘rivoluzionata’.
    mcarla

  9. Apprezzo molto gli interventi di Marco Guzzi sempre appassionati e appassionanti.
    Spero che Di Maio abbia imparato anche lui qualcosa, perché mi sembra che il Movimento 5 Stelle dia troppa attenzione alla lotta ai privilegi, ai vitalizi e perda di vista il contesto generale neoliberista, negli aspetti che Marco fa spesso giustamente notare: l’accumulo di denaro, la ricerca ossessiva della massimizzazione del profitto, il rispetto assoluto delle regole dell’Unione europea, i Mercati, lo Spread che sono tutti diventati delle nuove (o antiche) divinità, sono diventati un fine e non dei mezzi utili per migliorare la vita degli esseri umani.
    Un caro saluto

  10. Dice bene Gancitano, la cosa pubblica richiede tempo, studio e riflessione, una conoscenza profonda, uno “stare osservando”, un astrarre dalla pratica per tornare poi ad una pratica realmente efficace, richiede una teoria solida e richiede anche un sogno. Un aumento di informazioni non produce automaticamente conoscenza, la trasparenza non risolve automaticamente la corruzione. Nei siti degli enti pubblici compaiono adesso liste infinite di atti, la corruzione non si è dissolta, né da quelle liste si comprende la logica sottesa alla attivazione degli atti pubblicati, né quanto tali atti siano funzionali agli obiettivi generali, né si evince nulla degli obiettivi reali perseguiti. La tanta invocata trasparenza alla fine alimenta solo l’attitudine al sospetto, il sospetto blocca e incattivisce.
    Men che meno la rete può garantire democrazia e libertà di espressione. La rete è solo uno strumento, un sistema di connessioni tra macchine, un oggetto e come tutti gli oggetti non è nemmeno neutro, come tutti gli oggetti si struttura così come serve nel momento in cui serve. L’aggregazione di opinioni non produce automaticamente un pensiero, così come colonne di numeri non fanno una statistica, occorre elaborare una chiave di lettura e una ipotesi di base. Casomai è il contrario, è il pensiero che produce aggregazioni, nel bene e nel male. L’aggregarsi di opinioni su un sito o di persone in una piazza non è automaticamente espressione del volere del popolo, più spesso è materiale manipolabile a piacere da chi un pensiero ce l’ha (Giulio Cesare, Shakespeare; Gli affari del signor Giulio Cesare, Brecht). Quanti di quelli che osannavano Gesù mentre entrava in Gerusalemme sono poi finiti in piazza a scegliere Barabba?
    La politica non è cosa per tutti, occorre studiare, i politici devono essere molto preparati, devono saper sognare un mondo e poi proporlo. E gli altri, il popolo? Pure, deve essere molto preparato disegnare un mondo e poi confrontare. Dobbiamo essere viglianti e preparati, dice sempre Gancitano, per capire se fidarsi o meno. La realtà è complessa e molteplice, di più: ogni punto della realtà è a sua volta complesso e molteplice, per affrontarla occorre riflessione umiltà e, aggiungerei, misericordia, tutto sostanzialmente impraticabile col rapido click su un’opzione online.
    Dice bene Guzzi, la democrazia occidentale si sta dissolvendo, la corruzione dilaga e non è una pustola su un corpo sano, è piuttosto l’espressione della malattia che lo corrode. Il sistema intero, in tutte le sue rappresentazioni pubbliche e private, si corrompe, si rompe.
    La democrazia, il governo del popolo, se ne parla da Pericle in su, in realtà ancora non c’è, si sta facendo, è una cosa che si fa nel tempo, forse, se non si collassa prima, ha trovato e trova diverse espressioni storicamente determinate, l’organizzazione della cosa pubblica corrisponde alle relazioni economiche in essere, adesso (da qualche secolo) corrisponde al Capitalismo, ossia ad un sistema di produzione che garantisce la ricchezza=potere di pochi su tutti gli altri. È questo che si sta dissolvendo? Bello, finalmente. E dove andiamo? Oltre. Bene, finalmente.
    Oltre le ideologie novecentesche, occorre essere trasversali, non rimuovere ma elaborare (chiarisce Guzzi proprio alla fine dell’incontro) il pensiero novecentesco e proporre un rinnovamento radicale per produrre nuove idee.
    “Non rimuovere, ma elaborare”, quindi di nuovo studiare per capire cosa si tiene e cosa si lascia, non si butta via tutto, come non si tiene tutto, non si fa confusione tra chi ha cercato un mondo non diviso tra sfruttati e sfruttatori e chi ha osato imporre il suo delirio populista, xenofobo, razzista. Non si può fare confusione tra destra e sinistra in nome del fatto che tutti e due hanno prodotto regimi totalitaristi. Non è tutto uguale, di uguale prima come adesso c’è la maledizione egoica che struttura i comportamenti degli esseri umani, tutti, ovunque si trovino a praticare un qualche ruolo, Chiesa compresa.
    La trasversalità dei cinque stelle non mi pare proprio che sia un andare oltre, verso mete più elevate, un procedere avendo visto, compreso, fatto tesoro e quindi superato, è piuttosto una gran confusione, un “ndo cojo cojo”, un fritto misto, un presuntuoso infantile e pericoloso rifiuto tout court, uno spregio di fatiche passate, di vite ignorate, di speranze future. Non mi pare proprio che si sia elaborato il pensiero del novecento e manco quello del secolo prima.
    Ma, dice Guzzi, ora che si è capito, ora che ogni giorno ci si impegna a liberarsi da distorsioni antiche, ORA dobbiamo essere presenti nella storia, ORA dobbiamo trovare una pratica che dia voce alla nostra teoria, “… questo – dice Guzzi [dal minuto 1:12 del video pubblicato sul sito DP] – può diventare un polo fondamentale di un movimento rivoluzionario democratico, che voglia veramente cambiare le cose da dentro, che non rinunci all’impegno nelle istituzioni …”
    Ecco Guzzi, “questo” cosa? Il movimento 5 stelle illuminato dalla luce che attraversa Darsi Pace?
    Ah mi dispiace moltissimo essere irriverente proprio con chi tante cose preziose è stato ed è capace di insegnare, spero che Guzzi mi perdoni, ma mi viene da dire: un polo? col movimento 5 stelle? Ma mi faccia il piacere!

    Buona Domenica
    Maria

  11. Andrea Bellaroto dice:

    Mi sembra che ancora si debba prendere pienamente coscienza, tutti quanti, di cosa questi eventi relmante significhino. Se sono veramente dei seminari rivoluzionari di filosofia, organizzati nel cuore della politica italiana, sono degli eventi in cui si parla, o almeno si dovrebbe parlare, della svolta epocale che anche la politica è chiamata a fare in questo momento cruciale e controverso in cui tutto l’occidente sta tramontando per risorgere, come ci diciamo nei gruppi. Se si parla di trasparenza, o di moralità, lo si fa quindi in questa ottica, in un’ottica di cambiamento e di trasformazione. Non ci interessa parlarne in astratto, vedendone vantaggi e svantaggi. Mi è sembrato molto realistico Guzzi infatti quando ha detto che il principio della trasparenza e i mezzi della rete, sono in questo momento profondamente ambigui. Il futuro della rete potrà oscillare fra una dittatura di tipo Orwelliano – in cui l’informazione è totalmente controllata ed è ritenuta l’unica verità – e la democrazia diretta, con un’informazione libera e la partecipazione attiva di tutti i cittadini alla cosa pubblica. Questo mi sembra un punto di vista realistico e veramente proficuo per il futuro, perchè riesce a vedere insieme i rischi e le potenzialità dei fenomeni che si vanno profilando, e che quindi saprà meglio orientarli.
    D’altra parte, per rispondere a Maria, è ovvio che anche le critiche della Gancitano (che si rifà al filosofo Han) sono anche legittime e reali, ma il suo discorso è unilaterale! Non ha questa prospettiva complessa, è univoco: la trasparenza è controllo, la rete è appiattimento del pensiero, e la trasversalità è qualunquismo. Mi sembra un po’ semplicistico, e in fondo questo discorso finisce per essere falso, o almeno distorto: com’è possibile, nonostante tutti questi rischi, negare che siano stati fatti enormi passi avanti proprio grazie alla rete e alla trasparenza? Com’è possibile – nonostante tutto – negare che tutte le cose che ha detto Di Maio siano state comunque dei successi? Com’è possbile affermare che – nel suo piccolo – anche la rimozione della targhetta “lasciare il passo agli onorevoli” sia stata l’abolizione di una profonda ingiustizia? Come sarebbe possbile negare che – nonostante tutti i limiti – il Movimento 5 stelle si sia spesso battuto contro un sistema profondamente ingiusto, e che, nel suo piccolo, introdurre un principio di trasparenza sia stato fondamentale? Sarebbe come dire che il bianco è nero. E allora basta avere paura dell’altro, o di un pensiero che in parte non corrisponde al nostro! Si può dialogare lo stesso, e vedere i punti in comune?
    Poi è ovvio che bisognerà spostarsi, come già qui si dice, su obbiettivi ben più alti, su una rivoluzione ben più ampia, che coinvolga l’uomo nella sua totalità e che sappia rielaborare veramente, e sul serio, il Novecento. E’ ovvio che per il momento tutto questo non è stato fatto, né dal M5S né da altri. Ma vogliamo per questo motivo castrare ogni minimo tentativo di alzare la testa? Cosa ci spaventa?
    Con la sua a-politicità la Gancitano ha secondo me confermato uno dei rischi che sono presenti adesso in ognuno di noi: la paura del potere, e quindi la rinuncia all’azione. Che è già una scelta di chiamarsi fuori, è già una scelta di non scegliere, per paura del contrasto o della manipolazione o di chissà cosa. Dobbiamo però sapere: innanzi tutto che è una scelta, e poi che proprio su queste nostre paure e sulla nostra infantile a-politicità, come diceva già Toqueville, si fonda e si rafforza enormemente quel sistema di potere e di ingiustizia che vorremmo una volta per tutte scardinare. E’ proprio ciò che vuole.
    Lavoriamo allora prima di tutto interiormente, com’è ovvio, per conoscere e ascoltare queste paure e liberarcene. Restando però sempre al centro dell’insurrezione, sempre a sporcarci le mani, in un certo senso, contraddicendo ogni nostra immagine di perfezione e di purezza ideale. Restiamo nel fuoco della controversia, come direbbe il poeta Mario Luzi, perchè quello è il luogo reale della nostra missione.

  12. Immagino la pace come un meraviglioso giardino colorato di mille fiori diversi in cui un attento giardiniere apprezza e da spazio/possibilità ad ogni fiore di esprimere il suo specifico profumo.
    Di questo incontro ho apprezzato il tentativo di Dalida Nesci di dar spazio ad una (seppur tenue) varietà di colori invitando la Maura Gancitano che ha espresso con coraggio il suo profumo, anche se diverso dagli altri del giardino; e dei commenti su questo sito ringrazio in particolare Maria per il lungo, dettagliato intervento che mi trova in totale sintonia.
    Ringrazio la Maura Gancitano per il suo appello alla ‘vigilanza’ più che alla ‘sorveglianza’, e la sua riflessione sulla ‘trasparenza’ che legata alla sorveglianza appare ambigua, più espressione di un ego che ancora vuol controllare tutto anziché di una nuova umanità relazionale aperta alla fiducia e alla collaborazione per il bene comune.
    In questo brodo egoico di fondo anche l’invocata trasversalità diventa ambigua, si traduce nella ricerca di facili consensi aggregando il mal-essere generalizzato che –sappiamo- ha profonde radici spirituali.
    Allora senza una chiara, forte, visione del mondo e dell’uomo nella sua unità bio-psico-spirituale ogni prassi politica rischia di essere solo espressione di un ego che struttura socialmente le sue difese alimentando una cultura della diffidenza e del sospetto per perpetuare la sua paranoica paura.
    Mi rendo conto che c’è davvero un grandissimo lavoro da fare, dentro e fuori di noi, ed anche nel giardino di darsi pace perché resti un giardino vera-mente multicolore, con la bellezza e la gioia della diversità.

    Auguro una luminosa, coloratissima, domenica a tutti. Giovanna

  13. Andrea Bellaroto dice:

    Io capisco le critiche rivolte al Movimento 5 Stelle, ai suoi esponenti e al suo pensiero, e personalmente le condivido pure, in gran parte. Ma secondo me qui si sottovaluta – anzi, si dimentica proprio – che sia stato il M5S (e non una qualsiasi altra forza politica!) ad organizzare questi eventi! Si continuano a sottolineare i limiti di pensiero, il populismo, la cecità rispetto a un pensiero più profondo e complesso e per finire anche la mancanza di una visione più profonda dell’uomo. Cose anche vere. Ma come mai proprio una parlamentare del M5S ha organizzato questi eventi invitando a parlare proprio Marco Guzzi, e tenendolo come unico ospite fisso di tutti e tre i dibattiti? Come mai proprio gli esponenti del M5S stano qui a parlare con noi della politica della bellezza, della questione morale e del ruolo dell’intellettuale nella dialettica politica? Come mai, se sono così ciechi e limitati come sembra di capire leggendo alcuni commenti?
    I limiti ci sono (e non solo negli altri, anche in noi) ma poi bisogna vedere dove c’è disponibilità a superarli e dove no; dove c’è volontà di dialogare e anche di mettersi in discussione, e dove no; dove c’è interesse ad aprirsi ad altre dimensioni più profonde, e dove no.
    Il fatto che loro si siano interessati e si siano mostrati disponibili al dialogo e ad accogliere il punto di vista di Marco non vuol dire proprio niente?
    Il fatto stesso che stiano aprendo questi spazi a Montecitorio non vuol dire magari che sono in ricerca, almeno in parte, di un pensiero più profondo e di una motivazione più radicale per lo stesso rinnovamento che tutti auspichiamo?
    E come mai invece sembra che le altre forze politiche stentino a manifestare questo interesse al cambiamento?

  14. Premetto che non ho ancora visto il video del secondo seminario. Vorrei però mettere il fuoco su un punto che forse non è stato lavorato a sufficienza, nei vari commenti “pro” e “contro”, e che è parzialmente sfiorato in alucuni dei commenti che mi precedono.

    Detto semplicemente, è questo. Mi pare che in noi vi siano scorie, ancora, di un pensiero “monolitico” rispetto al quale forse possiamo rilassarci un po’, e lasciar fluire. Voglio dire, non si tratta affatto di dare un “OK” o non darlo al Movimento Cinque Stelle nel suo complesso. Forse ormai non si tratta più nemmeno, parlando in generale, di affidarsi completamente ad una forza politica, o combatterla aprioristicamente. Non da quando è caduto il Muro, possiamo dire. E da quando cerchiamo di far cadere piano piano tutti i muri interiori.

    Ci sono tante cose dei M5S che non digerisco, come molti di voi. Però nessuno ci sta chiedendo un giudizio globale su di loro. Qui è molto più focalizzato e concreto il piano della faccenda. E’ quello di dire “ok questa iniziativa dei M5S è buona e degna di essere sostenuta, sviluppata”, e naturalmente ognuno, mentre lo fa, può tenersi le sue valutazioni globali rispetto a questa forza politica. Marco Guzzi non deve andare a questi appuntamenti, se lo chiamano? Anche Gesù frequentava spesso personaggi poco raccomandabili, ed infatti glielo rimproveravano debitamente, a suo tempo. Vuol dire che non dobbiamo valorizzare questo spunto buono? Non sarebbe un peccato, una perdita?

    Forse dobbiamo muoverci su questa semplicità “di secondo livello”, che è realismo e non opportunismo. Quanto ci vogliamo ancora far incantare dalla sigle? Contano le persone, i fatti. Questo fatto mi sembra molto buono, e l’interesse di alcuni M5S verso questo lavoro è encomiabile. Poi al contempo se scendo qui sotto ad aspettare l’autobus e dopo due ore sono ancora qui (probabile) posso maturare – se non approfitto per una sana meditazione – pensieri poco gentili verso la giunta M5S di Roma che era sbarcata in Campidoglio promettendo grandi cose sul trasporto pubblico… ma sono cose che possono benissimo stare insieme. E’ solo un pensiero monolitico che vorrebbe trovare problema, in questo.

    Un pensiero che forse, possiamo abbandonare, almeno un po’….

    Un augurio di buona domenica!

  15. Ieri un esponente dell’Anpi ligure ha detto: “Al di là dell’età, era una fascista”. Si riferiva ad una bambina di 13 anni che in un tema a scuola aveva esaltato Mussolini: i partigiani l’hanno incatenata, stuprata, assassinata.
    Quella frase allucinante nel settembre 2017 dice che la cultura politica italiana non ha ancora elaborato il ‘900: non gli anni di piombo, non la resistenza, ma nemmeno la presa di Porta Pia.
    Il filo spinato dei campi di sterminio nazisti e dei gulag sovietici siberiani imprigiona molte menti.
    Per me tutte le dittature sono male perchè negazione della libertà, anche se per il presunto bene degli sfruttati.
    Come sono male ugualmente l’atomica della Corea comunista e quella di Trump: per chi le ricevesse è la stessa morte.
    Eppure si dice che non si deve confondere dittatura e dittatura, mentre gli ingessati grandi quotidiani nazionali in sei mesi di crisi coreana non hanno mai detto la verità che là c’è un regime comunista feroce.
    Sono scissi, perchè speravano il sole dell’avvenire e si ritrovano la delusione delle bandiere rosse al passo dell’oca.
    Invece sono naturalmente più liberi e più lucidi dei miei gli interventi di Andrea, Diego, Francesco, Maila che alla caduta del muro di Berlino non erano ancora nati e la storia del “900 la possono rivisitare ed elaborare davvero.
    Una postilla: “ma mi faccia il piacere!” mi sembra aggressivo e bellico, e non mi trovo affatto in sintonia.
    GianCarlo

  16. Il Movimento 5 Stelle è entrato in parlamento votato da milioni di persone, alla Camera è stato il partito che in Italia ha avuto il maggior numero di voti.
    Questa è una grande responsabilità e altrettanto grande deve essere la visione che li guida e che devono testimoniare a chi ha fiducia in loro.
    Se questa fiducia andrà delusa scenderemo un altro gradino:
    Il penultimo o l’ultimo?

  17. Certo che può e deve parlare col M5stelle con loro e con tutti gli altri, ci mancherebbe altro. Gesù “si intratteneva con personaggi poco raccomandabili (M. Castellani)”, ma attenzione mica ha sposato il “progetto” del pubblicano o di chiunque altro sia stato il suo interlocutore, integrato o reietto che fosse nella società dell’epoca.
    Il M5stelle è espressione di ovvie esigenze ma, ahimé, è il Masaniello di turno, ciò che presenta come innovativo e rivoluzionario è solo molto molto confuso. Probabilmente anche se Guzzi avesse pensato ad “un polo fondamentale di un movimento rivoluzionario democratico” con qualche altro partito avrei avuto da obiettare (magari con altre argomentazioni) perché, forse, intravedo un altro problema.
    Capisco bene il desiderio di essere ascoltati quando si ha qualcosa di importante, addirittura di salvifico da dire. Capisco bene l’urgenza, la necessità quasi fisica di realizzare, concretizzare il proprio pensiero.
    Ma attenzione l’urgenza può indurre scelte sbagliate. Non si era alla ricerca di forme nuove? O come bimbi si costruisce la casa di Lego convinti di poterci abitare dentro?
    A Giancarlo (ANONIMO says: 17 settembre 2017 at 10:08 PM ) mi dispiace ma non rispondo, non so spiegare meglio ciò che ho scritto, mi piacerebbe tanto avere la capacità di farmi almeno ascoltare ma non ce l’ho. Se vuole, se ha tempo, se ha pazienza di rileggere forse scoprirà che non ho detto “non ci si deve confondere tra dittatura e dittatura” e altre simili.
    In questa lista di commenti all’incontro del 7 Settembre mi fermo qui.
    Buona giornata a tutti
    Maria

  18. Maria Carla dice:

    Mi trovo in gran parte d’ accordo con le posizioni di Andrea, Marco C. e Giancarlo perché apprezzano lo sforzo d’ apertura, la disponibilità al dialogo degli esponenti M5S che hanno organizzato i seminari alla Camera.
    Certo, ci vuole e ci vorrà discernimento (per usare un termine caro a Marco G.) e valutare passo passo come questa volontà di cambiamento si realizzerà nella prassi politica per superare davvero le barriere ideologiche novecentesche che inquinano ancora i discorsi di qualcuno (vedi l’ “allucinante” dichiarazione dell’ esponente ANPI di Genova).
    Buon cammino a tutti, mcarla

  19. GianCarlo Salvoldi dice:

    E’ proprio necessario riuscire a rileggere le storia italiana ed europea su basi di verità, partendo dai dati oggettivi.
    In questo modo le persone di buona volontà potranno purificare la memoria per costruire una memoria condivisa
    e incamminarsi verso la riconciliazione.
    Non conosco la signora Maria, ma certamente la vicenda dei partigiani liguri, stupratori pedofili assassini, ha fatto sanguinare il suo cuore di donna, di “compagna”, e ferito la sua anima, perchè i bambini sono sempre innocenti.
    E’ evidente che i partigiani erano dalla parte giusta, per la libertà e la democrazia, e che in guerra occorrono le armi.
    Un mio grande amico, l’on. Giovanni Bianchi che è morto quest’estate, era presidente dei partigiani cristiani, ed ha scritto cose grandi di partigiani che hanno combattuto senza armi e che hanno conservato integra la loro umanità.
    Le parole dette oggi in Liguria dopo 70 anni dicono che la colata di odio bestiale continua, dicono che non c’è solo da rivedere il ’45 ma che su quei temi, incredibilmente, occorre lavorare ancora oggi.
    Mi sembra che questa potrebbe essere un’occasione importante, particolarmente per le donne, per prendere posizione, in piedi e con coraggio, e lanciare un invito verso la “memoria condivisa”.
    Comincino le donne o gli uomini, di sinistra o di destra, credenti o non credenti, basta che partano dalla consapevolezza della nostra bellicità, della “maledizione egoica che struttura i comportamenti degli esseri umani”.
    GianCarlo Salvoldi

  20. Carissimi, sono felice di leggere tanti commenti davvero folgoranti, e mi pare che la comprensione, anche direi filosofica e spirituale, delle cose proceda molto meglio rispetto alle reazioni al primo incontro.
    Sento una maggiore leggerezza, una più fresca libertà, un acume teorico che colpisce spessissimo nel segno, non divaga, non va fuori tema, non perde di vista l’essenziale dell’evento di cui parliamo.
    A volte ho colto delle vere e proprie perle di pensiero, che quasi quasi avrei voglia di citare, ma sarebbe troppo lungo…. penso però che dovremo riprenderle per sviluppare il nostro pensiero politico, anche nel nuovo gruppo di creatività culturale.
    E mi colpisce poi che i nostri praticanti più giovani, come Francesco, Maila, Andrea, Diego, insieme però anche a meno giovani, come Giancarlo o Marco o Aldo o Giuliana, non abbiano alcuna difficoltà a percepire la positività di questa inattesa apertura, e comprendano bene il senso di una inedita trasversalità, che sorge come elaborazione profonda e digestione salutare di tutto un secolo, e non certo come furbata superficiale (cosa che d’altronde dovrebbe essere ovvia per un praticante anche del primo anno di DP….).
    Un entusiasmo e un fermento di nuove speranze che colgo di continuo nelle mail che mi arrivano e dai commenti personali che ho raccolto in questi giorni.
    Forse stiamo per davvero chiudendo il Novecento con tutta la sua amarezza, e la sua noiosissima e pericolosissima prosecuzione fino a oggi.
    Forse stiamo uscendo dalla nevrosi paralizzante della civiltà occidentale.
    Forse abbiamo gli strumenti culturali per una psicoterapia dell’Occidente, per una sua rigenerazione, per un suo rilancio purificato.
    Forse stiamo per davvero comprendendo, almeno in DP, che non abbiamo proprio nulla da perdere, che siamo una forza talmente libera e salda, dentro il proprio cammino di liberazione, che possiamo solo rallegrarci di dialogare con chiunque, ringraziando di cuore chi ci chiami, chi sia interessato alla nostra prospettiva, senza troppe remore “azzeccosette”, come avrebbe detto mia nonna ciociara, e cioè con un po’ più di slancio gratuito, e di amore reale.
    Noi in DP sviluppiamo e coltiviamo da quasi 20 anni un pensiero molto profondo che diventa una pratica molto accurata, e siamo pronti a portare questo lievito ovunque, specialmente nelle dimensioni della politica, con tutte le sue pesantezze e ambiguità, senza alcuna illusione, ma anche senza troppe resistenze infantili e paratie difensive.
    Speriamo che questa avventura prosegua e fiorisca, intanto il 28 svolgeremo con Dalila Nesci e altri relatori il terzo seminario a Roma, e abbiamo già in programma eventi sia a Milano, il 5 ottobre, che a Napoli il 10 novembre …. lo Spirito soffia dove vuole, e oggi soffia forte, e porta il vascello nell’alto del mare, solo però se esso ha il coraggio di mantenere le vele del tutto spiegate.

    Marco Guzzi

  21. Lo Spirito non esiste, ma non diciamolo e lo facciamo soffiare dove vogliamo!

  22. Caro anonimo, lo Spirito esiste solo per chi lo conosce e lo ama, per chi se ne fa portavoce, per tutti gli altri, e specialmente per chi non conosce il proprio nome, né si affatica a cercarlo, certamente non esiste…. ma non si sa mai, a volte il suo Respiro ci coglie di sorpresa. Ciao. Marco

  23. Leggo, ascolto e resto muto.
    La verità non mi si rivela senza un volto.
    Le opinioni di tutti sono tutte vere , umane
    Lascio perciò soffiare il vento dove vuole.
    In me il 900 è la morta pietà senza la misericordia del perdono
    Dell’aguzzino sulla bambina di allora e dei social di oggi
    Quando veicoli di violenze più raffinate e inconfessabili.
    Ma resto in attesa di nuovi spiragli di vento…..chissà
    Che il nascente sia Lui?

  24. Mi riallaccio al filone dell’apertura, a quanto di buono si può trarre da fatti e eventi senza farci ingannare dalle vecchie logiche oppositive e unilaterali, per dire una cosa: alcune delle cose dette da Maura Gancitano non mi sembrano altro che una richiesta di un più di senso che anche lei sente mancare e che avverte in un certo modo come urgente in questo momento. Purtroppo la visione per compartimenti stagni è ancora un callo che si scioglie a fatica e la tendenza a contrapporsi porta la nostra mente a non capire neppure dove stiamo andando o cosa vogliamo veramente, infatti l’impressione che ho avuto è che nel rigiro di parole e nel tentativo di cercare uno o un altro appiglio abbia mancato di cogliere il bisogno vero dietro le sue idee. Nel senso che una forte teoria alla base dell’azione politica, un consistente ruolo del pensiero, tempi lunghi di elaborazione e una conoscenza storico-filosofica (per citare alcune delle necessità da lei sollevate), non sono altro che le prerogative di un percorso iniziatico che noi sappiamo già essere necessarie ad un’azione davvero rivoluzionaria. Ma che appunto per esserlo deve prendere il suo respiro da altro, da un anelito il cui raggiungimento passa solo attraverso il lavoro profondo di ogni uomo con sé stesso e quindi con tutta la sua eredità storica. Solo in questo modo il pensiero è davvero creativo e non sterile e può dare quella luce che permette alla “trasparenza” di esistere, come ricorda Marco alla fine dell’incontro. Quindi io direi che questo incontro è la prova che nuove sintesi in questa intonazione siano assolutamente necessarie e che per fortuna siano anche realizzabili sempre in misura maggiore, quindi una grande speranza e luce anche da questo.

  25. proprio così, cara Francesca, grande speranza e luce, che sgorgano da un pensiero radicato nelle profondità dei processi interiori, che sappia tradursi in azione trasformativa: nessuna teoria insomma è più concepibile se non fiorita dal mutamento costante dello stato dell’io che pensa, e nessuna azione rivoluzionaria è più concepibile se non ispirata da questo pensiero “iniziatico”….. il nostro compito consiste nel comprendere e nel fare comprendere il nesso ormai indissolubile tra liberazione interiore e gli urgentissimi cambiamenti sociali, economici, e politici che premono a livello locale e planetario. Grazie. Marco

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