Laboratori della Nuova Umanità

Nel corso della settimana “L’Insurrezione della Nuova Umanità”, che si è tenuta a Trevi lo scorso luglio, e di cui potrete vedere molti video pubblicati sul sito di Mauro Scardovelli (http://www.mauroscardovelli.it/blog/trevi-2017-linsurrezione-della-nuova-umanita-2430-luglio-2017-trevi-pg/), un notevole successo hanno riscosso i laboratori tematici pomeridiani.

I partecipanti al seminario, divisi in gruppi guidati da esperti dei vari argomenti, hanno avuto la possibilità di confrontarsi e di scambiare punti di vista, uniti dal desiderio di approfondire e di allargare la consapevolezza del legame tra microcosmo e macrocosmo, tra i processi interiori di liberazione e la possibilità di trasformare concretamente la realtà.

I temi dei laboratori erano i più diversi: dall’economia alla medicina, dalla psicologia alla poesia, dall’ecologia al diritto.

In questo breve video potete gustare l’efficace sintesi di Walter Sammi, counselor della Scuola Aleph, del lavoro del gruppo da lui guidato.

Pubblicheremo prossimamente le meditazioni condotte da Marco Guzzi durante la settimana.

Buona visione!

Commenti

  1. Andrea Bellaroto dice:

    Bello quest’intervento di Walter!
    E’ fondamentale fare quedto parallelismo fra mondo interno e mondo esterno, come anche noi facciamo nel laboratorio Darsi Pace, studiando in maniera molto simile la dinamica del conflitto fra la Maschera e la sua Ombra, che avviene sia a livello psicologico personale, sia ad un livello storico collettivo. Affrontare questa dinamica è un passaggio fondamentale per la nostra liberazione/realizzazione autentica.
    In questa chiave è importante, come dice Walter, rivalutare il valore dei confini, dell’identità e della competizione (tre parole che oggi spesso sono associate al valore bellico e violento che avevano in passato) per sottrarci ad una violenza più sottile e più mascherata: l’invasione che subiamo attraverso la violazione della nostra identità, dei nostri confini e della nostra dignità, cosa che in fondo non fa altro che alimentare la nostra rabbia, la nostra Ombra. Ovviamente tutto ciò va fatto mentre si impara a conoscere accuratamente tutte le nostre negatività, per liberarcene, come si dice bene in apertura. Altrimenti ricadiamo nell’ego, che sa bene cosa significano, per lui, queste parole…
    Grazie!

    P.s. posso testimoniare la competitività di Walter durante le sfide a ping pong la sera! Peccato che alla fine il sottoscritto abbia prevalso… ma in fondo questo è uno stimolo per l’ambizione agonistica dell’avversario, no?

  2. GianCarlo Salvoldi dice:

    Molto interessante la relazione del gruppo di Walter Sammi, che Andrea commenta con chiara sintesi.
    E’ così semplice e naturale che il pesto se appena posso lo voglio ligure, del Tigullio e delle colline sul mare.
    Davvero confini, identità e competizione sono parole che dovremmo, per così dire, “smilitarizzare”.
    E questa smilitarizzazione viene delineata dalle parole di Walter quando parte dai confini interni, dall’invasione interna.
    Se proviamo a sentire queste parole non nell’accezione bellica, possiamo chiederci quale altro valore possono avere.
    Se troviamo in esse un valore di pacificazione interiore, allora quel valore possiamo cercarlo anche nell’esterno.
    Perchè mai un confine non potrebbe essere visto come una definizione di identità e di fiori dai profumi diversi che hanno bisogno del loro habitat e della loro privacy?
    Le “tribù” tendono a separarsi e paiono “razziste”: ma non basta suonare il flauto del “siamo tutti fratelli”, perchè la fratellanza universale è il tetto della costruzione che va edificata partendo dalle fondamenta, sennò è illusione.
    Guardiamo un caso concreto e semplice: Estoni, Lettoni e Lituani sono in tutto 7 milioni ma hanno 3 Stati: se questo permette loro di vivere in pace, sviluppa relazioni di pace, io credo che vada bene così.
    Occorre partire dalla cruda realtà per capirla e farla evolvere pacificamente, nella consapevolezza, coi suoi tempi.
    ( Tito ha provato a forzare insieme le popolazioni degli slavi del sud: con quali terribili risultati?)
    I confini oggi incendiati della Catalogna sono tali non perchè esiste una identità e radici catalane, ma perchè quel contenzioso, dietro cui ci sono contrapposti interessi, è affrontato in termini bellici.
    Proviamo ad immaginare cosa sarebbe se affrontato in termini “poetici”: sarebbe una competizione, come diceva Sammi, dove ciascuno fa emergere il meglio dell’altro.
    E badate, amici cari, che questo sogno è più realistico del realismo.
    GianCarlo

  3. Maria Carla dice:

    Dici bene, Giancarlo, “smilitarizzare” parole come confini, identità, competizione sarebbe un bel risultato perché vorrebbe dire affermare il principio del rispetto reciproco della propria e altrui diversità in possibili contesti dove una competitività ‘sana’ prenderebbe il posto di una competizione bellicosa tesa all’ annientamento dell’ altro (grazie per le tue esemplificazioni storico e geopolitiche che ci fanno meglio comprendere le ‘ricadute’ esterne di dinamiche che partono “in primis” dentro di noi ).
    Imparare ad amare- come titola il secondo biennio di approfondimento di DP, penso proprio abbia a che fare con questa rivalutazione!
    mcarla

  4. GianCarlo Salvoldi dice:

    A proposito di Sammi che parlava della competizione che fa emergere il meglio dell’altro, avete visto che segnali belli arrivano oggi dalla penisola Iberica?
    Segnali di “poesia”, sogni più reali del realismo: a Madrid tanti spagnoli dicono :” Catalani, vi amiamo”
    e ” Viva Catalunya, viva Espana”.
    A Barcellona tanti Catalani chiedono moderazione e mediazione.
    In attesa della manifestazione di domani a Barcellona, possiamo dare forza a quelle gemme di pace sostenendole con nostri pensieri di pace e, per chi crede, con preghiere per i sogni di pace.
    GianCarlo

  5. E’ vero Giancarlo, dalla gente segnali belli di unione e di pace.
    E al contrario, dichiarazione dure dalle autorità di Madrid e di Barcellona.
    Mi viene in mente quel motto antico “Dividi e Impera” quel metodo socio-politico applicato dai Romani ma anche dagli imperi successivi che fomentavano rivalità e discordie nel popolo per dividerlo e poterlo controllare più facilmente.

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