Prodigi e Magie

“Se la nostra religione si basa sulla salvezza, le nostre principali emozioni saranno timore e tremore. Se la nostra religione si basa sulla meraviglia, la nostra emozione principale sarà la gratitudine” (Jung)

Questa mattina mi sono risvegliata cercando qualcosa nel risveglio, ho cercato di capire che cosa fosse, guardando dentro di me, e ho visto che si trattava di qualcosa che non sapevo, che la mia anima aveva semplicemente bisogno dell’inaspettato, del misterioso, del meraviglioso.

Non so il perché di un simile pensiero e aspettativa, non avevo memoria di aver fatto sogni correlati, eppure ricordo bene che il desiderio, la nostalgia, di questa esperienza, che pure in passato devo avere avuto, era fortissimo.

Dico devo avere avuto, perché non credo si possa avere nostalgia di qualcosa che non si è sperimentato, anche se, di primo acchito, non so ricordare né come né quando mi sia capitato,

però mi riesce facile ritrovare la sua presenza, come se fosse qualcosa che è sempre lì, in attesa di essere richiamato.

E sono certa che la sua natura non è di quelle che ci vengono mostrate nelle svariate saghe cinematografiche, edulcorate o orrorificate (si può dire?) dalla  disneygeneration, prevedibili anche nel disgusto; sono certa sul suo modo di manifestarsi in me, si tratta di un meraviglioso che scaturisce dalla normalità, quello che non ti aspetti e che quando l’incontri (se), ti lascia senza parole, piena di stupore, buttata all’improvviso in un altro mondo che ti rende capace di ritrovare quella genuinità di sentimenti che credevi di avere dimenticato, strada facendo negli anni.

Capace di sentire finalmente che credi, al di là di ciò che è o non è probabile.

Quando mi chiedo se possa essere un sentimento religioso, mi viene in mente il post  che cita Jung e mi rispondo che certo non è antireligioso, anche se non potrei dire che è la meraviglia a connotare il mio modo di intendere la religiosità… eppure Gesù di meraviglioso ne sapeva pur qualcosa, o no?

Ma parliamo di meraviglioso magico o miracoloso?

E non potrebbe essere lo stesso evento? Qualcosa che avviene inspiegabilmente, che non ha una causa apparente, che va oltre le leggi fisiche che conosciamo e a cui siamo abituati (anche se non le conosciamo poi così bene), a ricondurre tutti gli eventi.

Oppure no?

Appartiene al magico, per esempio, trasformare una zucca in una carrozza, dei topi in cavalli, e gli stracci di Cenerentola in uno splendido abito da sera: questo è il mondo delle fiabe, del gioco immaginativo, dove tutto è possibile, siamo nell’infanzia del mondo, anche se non necessariamente nel mondo dei bambini.

Appartiene al miracoloso, invece, la guarigione, da parte di Gesù, del paralitico; è miracoloso camminare sulle acque, risuscitare i morti.  Per semplicità mi riferisco solo ad episodi del Vangelo, ma, come si sa, sono tanti i santi che hanno compiuto miracoli; ma se il miracolo è condizione essenziale per la santificazione, non si sa però di alcun santo che abbia trasformato un rospo in un principe.

I miracoli sono, tradizionalmente, eventi legati al dolore, alla necessità, alla malattia, sono risposte del divino a implorazioni dell’umana sofferenza, oppure (nella Bibbia), tendono a mostrare la potenza divina agli uomini che ne dubitano, gli eventi magici sono determinati da una fata o da una strega, più raramente da un mago buono o cattivo che sia, che li compiono per i motivi  più vari, a volte per puro capriccio.

Questo è quanto, di solito, si pensa riguardo alle due questioni;  siamo stati noi a scindere queste due facce del meraviglioso e a relegarle in ambiti diversi, come se appartenessero a due diversi ministeri, e abbiamo fatto in modo che sempre più si distanziassero, così tanto l’abbiamo fatto che il miracoloso in Gesù, che tanto mi aveva colpita, nelle mie prime letture del Vangelo, attraverso le omelie sentite negli anni, ha perso per me il suo carattere di prodigio a favore di una interpretazione ‘piamente’ educativa (piena di buone intenzioni), più portata a sottolineare i comportamenti pietosi, amorevoli, virtuosi, che il mistero, l’eccezionalità e la terribilità – nel senso di sconvolgimento di tutto un sistema di riferimento – che Gesù provoca con i suoi prodigi. Chi  può negare che resuscitare un defunto sia un fatto tremendo? Chi vi assistesse potrebbe lui morire d’infarto.

Mi chiedo se sull’onda della rivalutazione della fiaba, che all’inizio del novecento è stata fatta dalla psicoanalisi, non vi sia qualche possibilità di riassimilare il suo lessico e la sua atmosfera al  miracoloso. Abbiamo scoperto, attraverso diversi studiosi, una delle prime fu Marie Louise von Franz, che la fiaba rappresenta miti che ci accompagnano fin dalle nostre origini, che vivono in noi e ci conducono nel nostro vivere. Non è un accostamento così indegno, penso a qualcuno che ci ha provato: ricordo la gioia con cui ho letto  Rainer Maria Rilke nelle ‘Storie del buon Dio’, e Martin Buber quando riscrive le fiabe di Rabbi Nachman. Gli stessi Vangeli Apocrifi sfiorano spesso  l’atmosfera fiabesca raccontando episodi dell’infanzia di Gesù; ma anche nei Vangeli canonici la stessa atmosfera è indelebilmente impressa dal racconto della stella cometa, dal fatto che Gesù, alla nascita, venga omaggiato da tre Magi (loro sono proprio fiabeschi), che  lo considerano l’incarnazione di un prodigio.

Se magico e miracoloso si fondessero, senza cadere nel trabocchetto della superstizione, non recupereremmo forse più facilmente quella dimensione infantile che sembra così necessaria per una fede intera che coinvolga tutto l’essere?

Così necessaria per la riscoperta del meraviglioso in noi.

 

Commenti

  1. Carmela De Santo dice:

    Cara Grazia, concordo con te che abbiamo perso la dimensione della meraviglia, ma ,affinche’ il mondo della magia, del fantastico riemerga , si riattivi in noi, bisogna che diamo spazio, che realizziamo il bambino interiore , che è capace di stupirsi, immaginare , sognare… Per realizzare , ri-suscitare il pensiero bambino , è necessario unificare il nostro essere, lavorare alla ricomposizione della scissione aperta in noi dalla divisione mente/corpo ; spirito/materia ;razionale/emotivo. Se l’ adulto che è in noi si china a “prendere in braccio” il bambino interiore, che attende di essere liberato dal buio dell’ abbandono, la nostra vita ritrovera’ la magia e la gioia dell’ infanzia .

  2. Cara Grazia,

    ricevo questo post come un dono inatteso, ed è forte la concordanza con quanto sento nel cuore. Penso proprio che tu abbia individuato un “nodo” da sciogliere, ed insieme un tema di grande, grande importanza. Perché spessissimo, tra i credenti o i non credenti, manca totalmente questo spazio, questo ambito di meraviglia, di incanto, di “fiaba”. Il compositore Olivier Messiaen parlava della “favola vera” della fede cristiana, recuperando così con questo apparente paradosso la nozione di stupore e meraviglia, propria delle fiabe.

    Purtroppo spesso nella pastorale ordinaria, nelle prediche che capita di ascoltare, manca totalmente questa componente d’incanto, di meraviglia. Che invece – ed è qui il problema – il cuore dell’uomo attende, di cui ha una grandissima sete. Tanto è vero (penso lo avremo sperimentato tutti) che quando ci capita di sentire un accento diverso, durante una celebrazione, o una conversazione, tutto in noi si mobilita, tutto si dispone a bere di quest’acqua, ed intimamente ecco che ci rallegriamo, ci confortiamo.

    Parimenti, chi non crede, guarda alla fede cristiana come ad un asettico regolamento, spogliato di ogni meraviglia (e mi pare chiaro che non abbiano nessuna intenzione, normalmente, di caricarselo sulle spalle…). Così tante volte mi sono sentito chiedere “tu che sei cristiano… ma questa cosa per voi è bene, è male? Quanto è male? Qual è la punizione? Con quante preghiere si bilancia? Che dice il Catechismo?”, e praticamente mai mi sono sentito interrogare sulla meraviglia, l’incanto, di credere in cose… “incredibili”! Insomma, per essere brutalmente concreti: sempre le solite domande sul sesso e la Chiesa, e nessuno mai caschi dalla meraviglia quando capisce che un cristiano crede cose mirabolanti, crede che una Vergine concepisce, crede che in una ostia c’è il Corpo di una Persona (voglio dì, altro che fiabe!).

    Vedo tutto questo come fortemente legato al tuo post, cara Grazia. Vedo un campo che si apre, che ci si apre davanti, dove sarà utile e bello lavorare. La “convenienza” della fede, sarà difficile da da recuperare, se non recuperiamo questo “incanto”.

    Ieri sono andato a vedere “L’ultimo Jedi”, della saga di Guerre Stellari. C’è una battuta fulminante, ad un certo punto, che mi si è impressa nella mente: “La galassia ha bisogno di leggende”. Ecco, abbiamo bisogno di leggende, di fiabe vere, che conservino tutto il gusto delle favole, inclusa ovviamente la drammaticità (le fiabe autentiche sono anche drammatiche, come sappiamo).

    La gente nella “galassia” del mondo moderno, non ha più tempo per i regolamenti, i divieti, già la vita è abbastanza dura.

    Ha sete di un annuncio “magico” che sgretoli il muro di cinismo, che ha eretto per non morire.
    Ha sete di credere nell’incredibile.

    Ha sete di favole,
    vere.

  3. GianCarlo Salvoldi dice:

    Cara Grazia Gavioli di “Prodigi e magie”,
    Cara Silvia Rambaldi di “Un bellissimo dono”,
    Caro Marco Castellani di “Un mondo incantato, di nuovo”,
    leggo in ritardo e non in ordine cronologico i vostri articoli che mi riempiono di meraviglia e di gioia.
    Il suono di queste vostre voci umane/sovrumane spazza via il freddo scientismo sul cosmo e lo riscalda di armonie.
    Sento levarsi un coro da cuori umani che dal profondo rilanciano messaggi captati da un cosmo amico e Uni-verso.
    Non può essere casuale che abbiate scritto queste vostre profonde riflessioni in tempi ravvicinati e vicino al Natale del Salvatore: forse cominciamo a “risuonare” insieme, nell’Uno.
    Tu, Grazia, scrivi del magico, del meraviglioso e del miracoloso in modo tale che il solo accostarli dà loro una luce ed un senso nuovi, almeno per me.
    E queste categorie collegate in questo modo danno consistenza a tante parti di noi che esistono ma di cui spesso non abbiamo neanche consapevolezza o che non sappiamo definire, e pure ci riempiono di de-siderio e di nostalgie.
    Queste potenti realtà interiori rispecchiano forse le potenti forze vitali che animano il cosmo?
    Forse è così, e quindi tu sei con-sonante con Marco astronomo, e offri chiavi interpretative possibili ai quesiti che emergono dalla ricerca scientifica.
    Ma soprattutto apri a dimensioni nuove di lettura di quel cosmo che la modernità ha visto nelle sue vertiginose dilatazioni quantitative, e nelle quali l’uomo rischia di naufragare perchè la ricerca scientifica arida non sa cogliere la dimensione qualitativa e il senso di questo cosmo.
    Marco sonda il macro e ne cerca l’anima, e tu cerchi e suggerisci ipotesi di risposte sondando il nostro micro.
    Sono grato al gruppo di creatività scientifica, a te Grazia, ai praticanti che stanno scrivendo cose molto significative: siamo spinti da un anelito al quale il cammino iniziatico di “Darsipace” propone risposte sostenibili.
    Un abbraccio a ciascuno di voi, GianCarlo

  4. Ciao Grazia.a mio avviso difficilmente conciliabili per tradizione.da una parte il bisogno di cambiare le carte in tavola con discorsi e atti ben precisi ordinati dal propio io(il magico).dall’altro l’attesa fiduciosa della sensibile discesa di Dio in noi (il miracoloso).due movimenti opposti.davide

  5. Grazia gavioli dice:

    Carmela ciao,
    hai ragione di dire che siamo noi a dover prendere in braccio la nostra parte bambina per liberarla dal buio dell’abbandono, questo atto che sembra così semplice richiede però consapevolezza e un enorme lavoro di decostruzione, di demolizione dei muri di separazione dietro ai quali l’abbiamo riparata. Tra magico e miracoloso io percepisco vi sia uno di quei muri, costruito per ‘mettere al sicuro’ la nostra concezione del Sacro. Certo non l’abbiamo eretto tu o io, forse la vera scissione è cominciata negli anni bui della caccia alle streghe o magari anche prima, ma proprio per questo è ancora più difficile da individuare e sanare se non attraverso una ricerca consapevole.
    Auguri a te, a me, a tutti noi, perché ci riesca. Grazia

  6. Marilisa Cucculelli dice:

    Cari frequentatori,
    ho visitato per la prima volta oggi questo spazio e, miracolosamente?, ho trovato i vostri post che mi hanno aperto nuovi spunti di riflessione. Grazia ha ragione, avremmo bisogno di magia che stupisca, avremmo bisogno di miracoli, che diano risposta al cupo dolore che risuona sempre più spesso in noi tutti. Pensando a questo la bambina che è dentro di me ha immaginato la meraviglia, ha assaporato la consolazione, ha desiderato il conforto, ha sperato il cambiamento. Grazie ha voi ho capito che possiamo farcela.
    Grazie.
    Marilisa

  7. Grazia gavioli dice:

    Ciao Marco,
    la nostra con-sonanza, come la chiama Giancarlo, forse ha un’origine comune nelle correnti di pensiero che circolano in aria intorno a Natale, sono temi che ora si sentono in modo particolare, ma io credo che esistano tutto l’anno, vivendo in una specie di assopimento che ce li lascia percepire confusamente, li sento come una carenza, una tensione verso qualcosa che manca alla nostra società di superspecializzati tecnocrati.
    Come tu dici sarà utile e bello lavorare in questo campo e cercare di riprendere contatto con l’archetipo del fanciullo, il Fanciullo Divino e cercare in Lui/noi il senso del meraviglioso, proprio dell’infanzia nostra e dell’umanità.
    A proposito di ‘Guerre stellari’, a parte che il mio gatto si chiama Jedi (per dire quanto mi sia piaciuto), sembra che Lucas abbia delineato i personaggi dopo aver studiato il testo di Joseph Campbell: ‘L’eroe dai mille volti’, dove junghianamente l’autore ricercava l’origine ancestrale di questo mito dell’inconscio collettivo.
    Infine, grazie di aver citato Oliver Messiaen che non conoscevo e mi sembra un compositore molto interessante.
    Auguri per un 2018 pieno di meraviglia e nuovi significati. Grazia

  8. Grazia gavioli dice:

    Caro Giancarlo
    che belle cose dici!
    Mi sembra che quanto ho scritto, trasposto nel tuo commento, diventi molto più significativo e carico di diverse armonie, quanto dici del lavoro comune ne amplifica la portata, andando a ricollegarlo ad una valorizzazione della ricerca autonoma, ma anche comune, che facciamo in Darsi Pace. Grazie, ricambio l’abbraccio e ti mando auguri di un fecondo nuovo anno.

  9. Grazia gavioli dice:

    Caro Davide
    d’accordo con te sulla difficoltà di conciliare i due aspetti, ma la tradizione, quando se ne conoscano i limiti, si può cambiare, certo non si fa con un atto magico ma con un faticoso lavoro di decostruzione e costruzione insieme, naturalmente vale la pena farlo solo se si è spinti dalla necessità, altrimenti è tempo perso.
    Ciao e auguri. Grazia

  10. Grazia gavioli dice:

    Marilisa, una bella sorpresa la tua visita! E se veramente è stata così proficua, torna a visitarci ancora e approfondiremo la conoscenza. Auguri, Grazia.

  11. La meraviglia e lo stupore sono stati d’animo sul bilico di un’ambivalenza. La meraviglia può dare vita all’abbandono aperto e disarmato di coloro che, lasciato tutto, decidono di seguire Gesù. Ma lo stupore può ritrarsi nel sospetto, nello scandalo (Mt13,53), nell’ostilità fino a volerlo uccidere. La meraviglia perciò sembra che da sola non basti, che abbia bisogno di una decisione che la oltrepassi. Infatti Gesù in genere chiede silenzio per i miracoli, sa che possiamo essere tratti facilmente in inganno dal gesto prodigioso agli occhi. Perché la vita chiede resistenza alla distanza, quando la notte si infittisce, il Getsemani preme e non è rimasto più nulla di meraviglioso. Allora occorre il coraggio del maratoneta che corre ancora, anche quando i muscoli sono ormai allo spasmo, perché è dopo il 42° km che ne potrà cogliere il senso.
    Personalmente, mi sento più a mio agio quando le vie battute dalla sapienza vengono tenute distinte, conservandone la specificità. Miti, fiabe, parabole, racconti storici, vangeli ecc. sono tutti generi letterari (usando questa espressione in senso lato, non accademico) che la Bibbia conosce, anzi che la costituiscono. Tuttavia, non mi sentirei di mescolare il fiabesco con l’annuncio evangelico. Per dirla alla grossolana, tra Gesù e il genio della lampada per me c’è una differenza invalicabile. Le fiabe ci attraggono in un movimento di identificazione nei personaggi che ci insegna tantissimo su di noi. Così il mito che “narra di quelle cose che non furono mai, ma sono sempre” per dirla con Sallustio, con un bellissimo esempio nei primi 11 capitoli di Genesi. Eppure, avendo deciso di dare credito a quella Parola che annuncia la prossimità del Regno di Dio ne colgo una potenza di vita che non ha eguali e che desidero preservare come differenza perché di lì mi viene una forza che non mi viene da nessun’altra parte.
    iside

  12. Grazia gavioli dice:

    Iside ciao, anche se non ti conosco personalmente, ti conosco e apprezzo per i bellissimi contributi ad ‘Altra scienza’, grazie di avere commentato il post, condivido in pieno la differenza che rimarchi tra stupore e meraviglia, mentre il primo spiazza e puó aprire a rifiuto e negatività, la seconda ti consegna all’evento in maniera assolutamente acritica. Per quanto riguarda invece la mescolanza di generi letterari, comprendendo in questa definizione anche i testi sacri, io credo che una maggiore apertura gioverebbe, le contaminazioni, come vengono chiamate oggi, in tempi di crisi (e il nostro lo è), sono necessarie, lo dice bene Maurice Bellet in ‘Il pensiero che ascolta’ per arricchire e dare nuove valenze a vecchie forme che non sono più vitali, o almeno non lo sono più abbastanza per chi, come me, si considera solo una ricercatrice e certo non ha l’acutezza del tuo sguardo di fede.

  13. Grazie Grazia per l’attenzione ad AltraScienza http://www.altrascienza.it/
    iside

  14. Anonimo dice:

    Il meraviglioso e il miracoloso nutrono la nostra immaginazione, e poi la nostra anima e il nostro spirito, dipende da noi la profondità alla quale vogliamo arrivare. Siamo inariditi da un mondo meccanico, impostato sui “soldi”, separato dalla meraviglia della natura, annoiato da diatribe pseudo politiche, da tele e whatsapp spazzatura.
    Personalmente, è una dimensione che cerco senza pregiudizi e limitazioni, ho bisogno di essere il più libera e autonoma possibile, è ora che cresciamo e ci prendiamo la responsabilità delle nostre scelte…

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